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Dossieraggio Squadra Fiore: 11 indagati, c'è Del Deo

Dossieraggio Squadra Fiore: la procura di Roma indaga 11 persone tra cui l'ex numero due del Dis Giuseppe Del Deo. Perquisizioni Ros, peculato e accesso abusivo.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Dossieraggio Squadra Fiore: 11 indagati e perquisizioni del Ros a Roma
Immagine generata con IA

Il dossieraggio Squadra Fiore scuote la notte della Repubblica: 11 indagati, perquisizioni dei Ros in tutta Italia, l'ombra dei servizi segreti e un ex numero due del Dis accusato di peculato. Lunedì 20 aprile 2026, la procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati Giuseppe Del Deo, l'ex vicedirettore del Dipartimento informazioni per la sicurezza, insieme a imprenditori, ex carabinieri e figure storiche dello spionaggio industriale italiano.

L'inchiesta parte da un filone milanese, quello di Equalize-Striano del 2024, e sbarca nella Capitale con una trama che intreccia banche dati violate, nomi in codice da romanzo (naufrago, corazziere) e soldi che sarebbero spariti dalle casse dell'Aisi. Il nome della presunta associazione è stato scelto dagli stessi investigatori: Squadra Fiore, omaggio ironico alla figura di un ex carabiniere finito al centro dei dialoghi intercettati.

Dossieraggio Squadra Fiore: chi sono gli 11 indagati

La lista dei nomi, diffusa da ANSA e Adnkronos, racconta da sola la dimensione politica dell'inchiesta. Al centro c'è Giuseppe Del Deo, ex ufficiale dell'esercito approdato all'Aisi e cresciuto fino alla vicedirezione del Dis, la cabina di regia dei servizi italiani. Ha lasciato l'incarico nell'aprile 2025 e, dopo la notifica dell'atto, si è autosospeso dalla presidenza di Cerved.

Accanto a lui figurano nomi di peso. Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza di Pirelli e Telecom Italia, è un veterano dello scandalo Telecom-Sismi di vent'anni fa. Carmine Saladino, già amministratore delegato di Maticmind e presidente del cda di Sind, è accusato di una maxi-truffa da otto milioni collegata a bilanci gonfiati di oltre quaranta milioni di EBITDA. Infine compaiono Enrico Fincati, imprenditore che gestirebbe Sind, il generale della Guardia di Finanza Luigi De Lisi e il finanziere Rosario Bonomo, oltre a ex carabinieri come Vincenzo De Marzio e Mario Cella.

Tra le presunte vittime del dossieraggio spunta anche il nome di Leonardo Maria Del Vecchio, erede di EssilorLuxottica, che sarebbe stato oggetto di un tentativo di ricatto. Inoltre, i pm ipotizzano uno sbocco vaticano: alcune intercettazioni citano «uomini di Del Deo» intenti a «creare problemi in Vaticano», circostanza che apre uno scenario diplomatico delicatissimo.

Le accuse della procura di Roma

Il fascicolo, coordinato dal procuratore aggiunto Stefano Pesci con i sostituti Alessia Natale e Vittoria Bonfanti, contesta agli indagati un catalogo di reati che fotografa l'intera filiera del dossieraggio Squadra Fiore: associazione per delinquere, accesso abusivo a sistemi informatici di interesse pubblico, violazione della privacy, esercizio abusivo della professione di investigatore, peculato, truffa aggravata ed estorsione.

Banche dati nazionali violate nell'inchiesta sulla Squadra Fiore
Le banche dati nazionali al centro dell'indagine: accessi abusivi e informazioni riservate commercializzate dal gruppo. · Immagine generata con IA

Il cuore della contestazione è un'attività sistematica di spionaggio privato. Il gruppo, secondo l'accusa, avrebbe «acquisito e commercializzato in cambio di denaro informazioni riservate illecitamente estratte da banche dati nazionali protette». Tra i canali piratati ci sarebbero archivi fiscali, Sdi della Polizia, Anagrafe tributaria e sistemi di intelligence riservati. Il modus operandi ricorda l'inchiesta milanese Equalize, ma con un salto di qualità: qui i clienti erano imprenditori, manager e intermediari finanziari disposti a pagare cifre importanti per report su rivali, creditori o target da acquisire.

Quindi il Ros ha perquisito abitazioni e uffici tra Roma, Milano e altre città italiane, sequestrando pc, telefoni, chiavette cifrate e apparecchi che imiterebbero strumenti investigativi in dotazione alle forze dell'ordine. L'apparato tecnologico, sottolineano gli inquirenti, era «di livello istituzionale», segno che dentro la Squadra Fiore la competenza dei servizi si era riciclata sul mercato grigio.

I cinque milioni spariti dall'Aisi e la pista Giambruno

Il capitolo più politicamente esplosivo riguarda il peculato contestato a Del Deo. Secondo Sky TG24, durante il suo incarico all'Aisi sarebbero stati dirottati circa cinque milioni di euro attraverso contratti affidati alla società Sind di Fincati. Il Giornale parla di un «ammanco per sette-otto milioni all'Aisi» emerso da intercettazioni. Si tratterebbe di fondi riservati, quelli che nel gergo delle agenzie di sicurezza sono il confine più delicato tra necessità operativa e controllo democratico.

Infatti gli investigatori ipotizzano «forti contiguità economiche» tra Del Deo e alcuni imprenditori fin dal 2012, ben prima dell'ascesa al vertice dei servizi. La ricostruzione è di una lunga convivenza tra incarichi pubblici, cariche societarie e presunti affari paralleli. Tutto questo alimenta un secondo filone: l'ipotesi che il dossieraggio Squadra Fiore abbia prodotto anche materiale sul cosiddetto caso Giambruno, il dossier relativo all'ex compagno della premier Giorgia Meloni, e che Del Deo sia stato «rimosso» dal governo proprio per questa vicenda.

La Procura di Roma coordina l'inchiesta sulla Squadra Fiore e Del Deo
Il fascicolo è coordinato dalla procura di Roma con il procuratore aggiunto Stefano Pesci. · Immagine generata con IA

Perciò l'indagine tocca nervi scoperti della maggioranza. L'esecutivo ha preso le distanze con una nota laconica: «Siamo noi ad averlo rimosso», hanno detto fonti di governo citate da Repubblica. Del Deo, da parte sua, ha diffuso una dichiarazione pacata: si dice «certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti nel più breve tempo possibile». Tuttavia la pressione politica è destinata a crescere nelle prossime settimane.

Perché l'inchiesta riapre la ferita dei dossier

Non è la prima volta che l'Italia scopre un mercato parallelo delle informazioni riservate. Negli ultimi due anni si sono succedute l'inchiesta milanese Equalize, il caso Striano alla Direzione nazionale antimafia e alcune indagini periferiche su società di investigazione private con sponde nelle caserme. Il filone romano ripercorre gli stessi snodi, ma aggiunge un tassello: la presenza di un ex vicedirettore del Dis rende il caso senza precedenti sul piano istituzionale.

Il tema di fondo è noto. L'accesso alle banche dati dello Stato è regolato da protocolli rigidi, eppure i sistemi di tracciamento delle interrogazioni continuano a mostrare buchi enormi. Inoltre la compenetrazione tra ex appartenenti agli apparati, società di intelligence privata e clientela di alto livello crea un ecosistema che si autoalimenta. Infine, la presenza nell'inchiesta di figure come Tavaroli conferma la tesi che il mercato del dossieraggio italiano abbia radici profonde, mai davvero estirpate dopo lo scandalo Telecom-Sismi del 2006.

Di conseguenza il Parlamento è chiamato a una riflessione più ampia. Il Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha già annunciato un approfondimento, mentre le opposizioni chiedono un'informativa urgente del governo in Aula. Perché il dossieraggio Squadra Fiore non è solo una storia di cronaca nera: è un test sulla tenuta del perimetro democratico che separa servizi dello Stato e interessi privati.

Prossimi passi dell'inchiesta

Ora la palla passa agli interrogatori di garanzia e all'analisi dei materiali sequestrati. Infatti il Ros dovrà esaminare migliaia di chat, documenti e tracciati di accesso alle banche dati per mappare ogni singola interrogazione illecita. L'ipotesi investigativa prevede un allargamento ad altri soggetti, sia sul versante degli ex 007 sia su quello dei clienti paganti.

Infine, resta da chiarire il perimetro dell'eventuale dossier Giambruno e la presunta pista vaticana. Tuttavia i tempi della giustizia italiana suggeriscono cautela: tra rinvii, riservatezze istruttorie e battaglie procedurali, il dossieraggio Squadra Fiore potrebbe accompagnarci per mesi, se non anni. Nel frattempo, la politica italiana ha aperto un nuovo capitolo sul tema dei controlli democratici, che afgmagazine.news continuerà a raccontare insieme agli altri dossier di Società.

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