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Addetto militare italiano espulso: la vendetta russa

L'addetto militare italiano a Mosca, capitano Vittorio Parrella, espulso dalla Russia: per Tajani è una plateale ritorsione dopo la spy story del 9 luglio.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Addetto militare italiano espulso da Mosca: sala diplomatica vuota all'alba
Immagine generata con IA

L'addetto militare italiano a Mosca è stato espulso dalla Federazione Russa insieme a un suo collaboratore, in quella che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito «una plateale ritorsione». La misura, resa nota il 20 luglio 2026, colpisce il capitano di vascello Vittorio Parrella e apre un nuovo capitolo di tensione diplomatica tra Roma e il Cremlino. Non si tratta di un episodio isolato, ma della risposta di Mosca a una mossa italiana di undici giorni prima.

Addetto militare italiano espulso: cosa è successo a Mosca

La decisione è arrivata al termine di una giornata concitata. In mattinata l'incaricato d'affari italiano Giovanni Scopa era stato convocato al ministero degli Esteri russo, alle 11:25, come primo segnale di protesta. Poche ore dopo è stata ufficializzata l'espulsione dell'addetto militare italiano e del suo collaboratore, entrambi in servizio presso l'ambasciata d'Italia nella capitale russa.

La portavoce della diplomazia russa Maria Zakharova ha confermato che si trattava di «una misura di ritorsione» nei confronti di Roma. Mosca, quindi, non ha nascosto la natura del gesto: una risposta diretta, quasi speculare, a quanto deciso dal governo italiano a inizio mese.

Valigetta diplomatica su una scala d'ambasciata deserta, simbolo dell'espulsione da Mosca
La partenza forzata del personale diplomatico segna un nuovo minimo nei rapporti tra Italia e Russia. · Immagine generata con IA

La ritorsione russa dopo l'espulsione dei due militari da Roma

Il precedente che ha innescato la vendetta russa risale al 9 luglio 2026, quando l'Italia aveva espulso due addetti militari dell'ambasciata russa a Roma, Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, concedendo loro tre giorni per lasciare il Paese. I due, secondo la ricostruzione della Farnesina, erano stati «colti in flagranza» mentre svolgevano attività di spionaggio.

Tajani non ha usato mezzi termini nel definire la differenza tra i due casi. «La Federazione russa ha espulso, senza motivo, l'addetto militare italiano a Mosca con un suo collaboratore. Si tratta di un atto di plateale ritorsione per l'espulsione dall'Italia di due addetti militari russi, loro sì colti in flagranza mentre svolgevano attività di spionaggio ai danni della nostra sicurezza nazionale», ha scritto il vicepremier sui social. Infatti, la simmetria numerica (due contro due) non corrisponde, secondo Roma, a una simmetria di responsabilità.

«La Russia può fare tutte le ritorsioni che vuole ma si tratta di vendette», ha aggiunto Tajani, ribadendo che la mossa italiana era fondata su prove concrete. Non è la prima volta che la Farnesina si trova a gestire un braccio di ferro con il Cremlino: già nell'aprile 2026 il ministero aveva convocato l'ambasciatore russo Aleksei Paramonov dopo gli insulti del conduttore Vladimir Solovyov alla premier Giorgia Meloni.

Spionaggio su Samp/T e missili Aster: le radici della crisi

Dietro l'espulsione dell'addetto militare italiano c'è un'inchiesta di controspionaggio scoperta oltre un anno prima, grazie a una segnalazione dell'Aisi e alle successive indagini dei carabinieri del Ros. Al centro dell'attività dei due militari russi ci sarebbero informazioni riservate ottenute pagando militari e agenti dei servizi italiani, alcuni dei quali ex ufficiali oggi indagati proprio per quei versamenti.

Gli obiettivi dello spionaggio, secondo le fonti, riguardavano dossier di primo piano per la sicurezza nazionale ed europea: il sistema di difesa aerea Samp/T, i missili Aster inviati a Kiev e le informazioni sulle missioni NATO in Bulgaria. Si tratta, quindi, di materiale sensibile legato al sostegno militare italiano all'Ucraina e alla postura dell'Alleanza Atlantica sul fianco orientale.

Skyline di una capitale al tramonto invernale, clima di tensione tra Roma e Mosca
Le informazioni cercate dai due militari russi riguardavano difesa aerea e forniture a Kiev. · Immagine generata con IA

Al momento dell'espulsione dei due russi, Tajani aveva parlato senza giri di parole di «spie al soldo del Cremlino», avvertendo che «Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l'Occidente e l'Italia» e definendo l'operazione «un'ingerenza grave e inaccettabile». La reazione russa, del resto, era stata annunciata quasi subito: Paramonov aveva accusato Roma di voler «limitare l'influenza russa».

La reazione di Tajani e le mosse della Farnesina

La partita diplomatica, tuttavia, non sembra destinata a chiudersi con questo scambio di espulsioni. Tajani ha ribadito che l'Italia continuerà a difendere la propria sicurezza nazionale, mentre la Farnesina valuta i prossimi passi in coordinamento con i partner europei e atlantici. Il tema dello spionaggio russo, infatti, è diventato una costante nelle cancellerie del continente.

Per l'esecutivo guidato da Meloni, la vicenda dell'addetto militare italiano conferma una linea di fermezza nei confronti di Mosca, in continuità con il sostegno a Kiev e con l'allineamento alla NATO. La sfida, però, è duplice: da un lato reggere la pressione delle «armi ibride» denunciate da Tajani, dall'altro evitare che l'escalation diplomatica comprometta i pochi canali di dialogo rimasti aperti con il Cremlino. Per approfondire le altre crisi internazionali seguite dalla nostra redazione è disponibile la sezione Voci dal mondo.

Infine, resta sullo sfondo la questione degli ex agenti italiani indagati per i pagamenti ricevuti: un filone giudiziario che potrebbe riservare nuovi sviluppi e che intreccia sicurezza, controspionaggio e politica estera. Come ricostruito da ANSA, Il Post e Open, la crisi tra Roma e Mosca è ormai entrata in una fase apertamente conflittuale.

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