Nicaragua rompe con l'Italia: il caso Casimirri
Nicaragua rompe con l'Italia: Managua interrompe le relazioni diplomatiche dopo le parole di Tajani, che ha definito estremista il governo Ortega e chiesto l'estradizione dell'ex brigatista Alessio Casimirri, coinvolto nel sequestro Moro.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Nicaragua rompe con l'Italia: il governo di Managua ha annunciato l'interruzione di ogni relazione diplomatica con Roma dopo le dure parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito «estremista» l'esecutivo di Daniel Ortega e ha chiesto ancora una volta l'estradizione di Alessio Casimirri, l'ex brigatista rosso coinvolto nel sequestro di Aldo Moro e rifugiato da oltre quarant'anni in Centro America. La crisi, esplosa il 16 luglio 2026, riporta al centro della scena uno dei capitoli più dolorosi della storia repubblicana italiana.
Nicaragua rompe con l'Italia: cosa è successo
Tutto nasce da un intervento di Tajani a Madrid, a margine del vertice del Partito Popolare Europeo. Il vicepremier ha attaccato frontalmente Managua: «L'Italia non condivide nulla con la visione di governi estremisti come quello del Nicaragua, un Paese che continua a proteggere pericolosi terroristi delle Brigate Rosse, come Alessio Casimirri». Le sue parole sono state rilanciate da tutte le principali testate, a partire dall'agenzia ANSA.
La reazione è stata immediata. Il ministero degli Esteri nicaraguense ha bollato le dichiarazioni come «ingiustificate, aggressive e irresponsabili», sostenendo che violino le norme di rispetto tra Stati. Nella stessa giornata Managua ha consegnato una nota di protesta all'ambasciata italiana e ha comunicato l'intenzione di «interrompere ogni relazione diplomatica con il Governo italiano». È così che il Nicaragua rompe con l'Italia, trasformando una polemica verbale in un vero e proprio incidente internazionale, come sottolineato anche dal Il Sole 24 Ore.
Tajani, tuttavia, non ha fatto marcia indietro. Anzi, ha ribadito la linea di Roma: «L'Italia continua a chiedere che Casimirri risponda davanti alla giustizia italiana per i reati di cui è stato riconosciuto colpevole». La Farnesina ha aggiunto che «il Governo italiano non dimentica le vittime del terrorismo».
Chi è Alessio Casimirri, l'ex Br rifugiato a Managua
Per capire perché il Nicaragua rompe con l'Italia proprio su questo nome, bisogna tornare al 16 marzo 1978. Alessio Casimirri, nato a Roma il 2 agosto 1951, figlio di Luciano Casimirri, storico direttore della sala stampa vaticana, entrò nelle Brigate Rosse nel 1977 con il nome di battaglia «Camillo». Proveniva da una famiglia dell'alta borghesia cattolica, un dettaglio che rese ancora più clamorosa la sua militanza armata.
Quella mattina, in via Fani, Casimirri prese parte all'agguato in cui il commando brigatista rapì Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, e trucidò i cinque uomini della sua scorta. Secondo le ricostruzioni processuali, il suo compito fu bloccare con una Fiat 128 la via di fuga delle auto del presidente, un ruolo decisivo per la riuscita dell'operazione. Moro sarebbe stato ucciso 55 giorni dopo, il 9 maggio 1978. La ricostruzione del profilo di Casimirri è stata ripercorsa nel dettaglio anche dal Corriere della Sera.
Condannato in via definitiva a più ergastoli, Casimirri riuscì a fuggire e a rifarsi una vita in Nicaragua già dai primi anni Ottanta. Infatti è l'unico componente del commando di via Fani a non essere mai stato arrestato né estradato. Nel Paese centroamericano ha ottenuto la cittadinanza — secondo diverse fonti nel 1999 — e ha avviato attività imprenditoriali, gestendo ristoranti a Managua.
Perché l'estradizione è sempre stata negata
Il nodo è giuridico prima ancora che politico. La Costituzione del Nicaragua vieta l'estradizione dei propri cittadini: da quando Casimirri ha ottenuto il passaporto locale, ogni richiesta italiana si è infranta contro questo muro. Roma ha presentato istanze per decenni, sotto governi di segno opposto, senza mai ottenere risultati concreti.
Quindi la partita si gioca sul piano diplomatico e su quello della pressione internazionale, più che su quello strettamente processuale. La scelta di Tajani di alzare i toni definendo «estremista» l'esecutivo Ortega va letta in questa cornice: una mossa politica destinata a far parlare, che però ha innescato una reazione più dura del previsto. Non è la prima volta che la Farnesina finisce al centro di uno scontro con un governo straniero, come già accaduto in altri casi di tensione internazionale seguiti dalla nostra redazione.
Nicaragua rompe con l'Italia: le conseguenze diplomatiche
La rottura annunciata da Managua ha un peso simbolico enorme, ma effetti pratici tutti da valutare. Il Nicaragua di Daniel Ortega è ormai isolato sulla scena internazionale, colpito da sanzioni europee e statunitensi per la repressione del dissenso interno. Interrompere le relazioni con Roma, quindi, si inserisce in una strategia di progressiva chiusura verso l'Occidente.
Per l'Italia, invece, la questione tocca una ferita profonda: quella degli anni di piombo e del debito di giustizia verso le vittime del terrorismo e le loro famiglie. Perciò difficilmente il governo Meloni arretrerà sulla richiesta di estradizione, anche a costo di un raffreddamento dei rapporti con Managua. Infine, la vicenda rischia di avere ricadute sulla presenza italiana nel Paese, dalla cooperazione allo sviluppo alla tutela dei connazionali.
Resta il paradosso di fondo: a quasi cinquant'anni dal delitto Moro, un capitolo del terrorismo italiano continua a produrre effetti sulla politica estera di Roma. La vicenda che vede il Nicaragua rompere con l'Italia è, in fondo, l'ennesima dimostrazione di quanto il passato non sia mai davvero chiuso. La partita, sul piano diplomatico, è appena cominciata.


