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Stabilicum approvato Camera: 217 sì, ora al Senato

Stabilicum approvato Camera: la riforma della legge elettorale incassa il primo via libera di Montecitorio con 217 sì, 152 no e 2 astenuti. Premio di maggioranza al 42%, liste bloccate e voto ai fuorisede: ora il testo passa al Senato tra le proteste delle opposizioni.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Stabilicum approvato Camera: emiciclo parlamentare italiano con i tabelloni di voto accesi
Immagine generata con IA

Stabilicum approvato Camera: nella seduta del 16 luglio 2026 Montecitorio ha dato il primo via libera alla riforma della legge elettorale voluta dal centrodestra, con 217 voti a favore, 152 contrari e 2 astenuti. Il testo — ribattezzato «Stabilicum» dalla maggioranza e «Melonellum» dalle opposizioni — passa ora all'esame del Senato, dove la partita resta apertissima.

La giornata ha chiuso settimane di tensioni dentro e fuori l'Aula. Infatti, la maggioranza arrivava al voto finale reduce da una pesante battuta d'arresto sulle preferenze, mentre le opposizioni hanno trasformato l'emiciclo in un fronte di protesta compatto. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana è dovuto intervenire più volte per riportare l'ordine.

Stabilicum approvato Camera: il voto 217 a 152

Il testo è stato licenziato in prima lettura con i voti del centrodestra. Contro si sono schierati Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Più Europa, ma anche Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che ha votato no perché «sono sparite le preferenze». Un dettaglio non secondario: la riforma nasce all'interno della coalizione di governo ma la spacca proprio sul metodo di scelta degli eletti.

Con lo Stabilicum approvato alla Camera si chiude quindi la prima delle tre tappe parlamentari necessarie. Il percorso era iniziato il 26 febbraio con il primo testo, era proseguito con le audizioni in Commissione Affari Costituzionali e con l'adozione del testo base il 3 giugno, per poi approdare in Aula. La discussione, calendarizzata inizialmente per il 26 giugno, era stata rinviata al 14 luglio tra oltre duecento emendamenti. Il quadro completo dei passaggi era stato anticipato quando il testo era stato incardinato in Aula.

Cosa prevede la riforma elettorale

Il cuore del provvedimento è il premio di governabilità. Alla lista o coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti su base nazionale vengono assegnati seggi aggiuntivi: fino a 70 deputati alla Camera e 35 senatori a Palazzo Madama. Sono previsti dei tetti massimi — 220 seggi alla Camera e 113 al Senato — pensati per evitare maggioranze schiaccianti. Se nessuno raggiunge la soglia del 42%, oppure se Camera e Senato producono esiti divergenti, scatta il proporzionale puro senza premio.

Sul fronte delle soglie di sbarramento, la riforma fissa il 10% per le coalizioni e il 3% per le singole liste, con un meccanismo di «ripescaggio» per la migliore lista sotto il 3%. Confermate le liste bloccate: gli elettori non potranno esprimere preferenze, ma sceglieranno candidati già ordinati dai partiti. Tra le novità c'è anche il voto ai fuorisede: studenti e lavoratori domiciliati altrove da almeno nove mesi potranno votare nel comune di domicilio iscrivendosi in un'apposita lista entro il 31 dicembre dell'anno precedente. Ridisegnata infine la circoscrizione Estero.

La sconfitta sulle preferenze e le fratture nel centrodestra

Il passaggio più delicato è arrivato il 14 luglio, quando un emendamento sostenuto da Fratelli d'Italia per reintrodurre le preferenze è stato respinto per un solo voto, a scrutinio segreto. È stata la sconfitta parlamentare più pesante subita dal governo Meloni sul terreno delle regole del gioco, con una quarantina di franchi tiratori nella stessa maggioranza. Lega e Forza Italia, che avevano già ceduto sull'impianto originario dello Stabilicum, non hanno seguito l'iniziativa dei meloniani.

Tuttavia lo scontro non è chiuso. Matteo Salvini si è detto pronto a «recuperare le preferenze in qualche forma» al Senato, mentre il vicepremier Antonio Tajani ha minimizzato: «Non mi preoccupa la questione dell'emendamento, quel che conta è che questa legge porti stabilità», aggiungendo che le preferenze «non sono mai state un elemento fondamentale». Per la maggioranza ha parlato Giovanni Donzelli (FdI): «La stabilità oggi sembrava scontata, ma non lo era fino a pochi anni fa».

Le opposizioni: «legge truffa» e bagarre in Aula

Durissime le opposizioni. Giuseppe Conte (M5S) ha accusato la maggioranza di «confezionare una vergognosa legge elettorale con un premio di maggioranza incostituzionale». Elly Schlein (Pd) ha rincarato: «Meloni ha tradito anche i suoi alleati per inseguire Vannacci». Per Riccardo Magi (Più Europa) si tratta di un vero e proprio «colpo di Stato elettorale».

La protesta si è vista anche nei banchi, dove sono comparsi cartelli con la scritta «legge elettorale = legge truffa» e «Meloni ha fallito», tra cori e bagarre. Non è la prima volta che il centrodestra viene accusato di forzatura: già a maggio un fronte di giuristi aveva sollevato dubbi di costituzionalità, come raccontato nell'articolo sulle 126 firme dei costituzionalisti contro la riforma. Il nodo delle liste bloccate, in particolare, secondo diversi osservatori rischia di finire davanti alla Corte costituzionale.

Ora la battaglia si sposta al Senato

Con lo Stabilicum approvato alla Camera, la scena si sposta ora a Palazzo Madama. Il rischio concreto, per la tenuta dei tempi, è che al Senato tornino le preferenze: in quel caso il testo dovrebbe tornare a Montecitorio per una terza lettura, con l'incognita di arrivare pronti prima delle elezioni politiche previste per la primavera del 2027. La posta in gioco, del resto, va oltre la tecnica elettorale e riguarda gli equilibri raccontati anche nelle recenti cronache di politica e società.

Va inoltre ricordato che lo Stabilicum approvato Camera non tocca solo la ripartizione dei seggi, ma anche le regole di accesso alla competizione: è previsto l'esonero dalla raccolta firme per i gruppi già costituiti entro il 31 dicembre 2025, mentre la circoscrizione Estero viene articolata in due ripartizioni per la Camera (Europa ed extra-Europa) e una per il Senato. Sono dettagli che, sommati al premio e alle liste bloccate, disegnano un sistema pensato per dare un vincitore certo la sera stessa del voto. Proprio su questo punto le forze di governo e le opposizioni offrono letture opposte: stabilità contro rischio di alterazione della rappresentanza.

Per approfondire, le fonti principali sulla giornata parlamentare sono il resoconto dell'ANSA sul via libera con 217 sì, la scheda tecnica di Pagella Politica su cosa prevede la riforma e la ricostruzione de Il Post sulla sconfitta sulle preferenze. Perché la riforma diventi legge, adesso, servirà l'ultima parola del Senato.

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