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Stabilicum legge elettorale: 126 firme contro la riforma

Stabilicum legge elettorale: 126 costituzionalisti firmano l'appello contro la riforma di Meloni. Premio di maggioranza, liste bloccate e premier indicato sulla scheda finiscono sul banco degli imputati.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Stabilicum legge elettorale: aula del Parlamento italiano con Costituzione in primo piano
Immagine generata con IA

Stabilicum legge elettorale: la doccia fredda di 126 firme

La nuova Stabilicum legge elettorale del governo Meloni inciampa nel parere durissimo di 126 docenti di diritto costituzionale. L'appello «Torniamo alla Costituzione», pubblicato lunedì 11 maggio 2026, è diventato in poche ore la prima vera battaglia istituzionale dell'esecutivo più longevo del centrodestra. Tra i firmatari pesano nomi come Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Mauro Volpi, Enrico Grosso, Antonio Ruggeri ed Emanuele Rossi. Tutti contestano tre pilastri della riforma: il premio di maggioranza, l'eliminazione di fatto delle preferenze e l'indicazione preventiva del presidente del Consiglio sulla scheda.

La levata di scudi accademica arriva proprio nel giorno in cui Giorgia Meloni convoca a Palazzo Chigi Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi per accelerare. Inoltre il calendario stringe: la commissione Affari costituzionali della Camera ha avviato le audizioni tecniche e la maggioranza punta all'approvazione di un primo testo entro luglio. La Stabilicum legge elettorale, secondo i critici, riprende vizi e ambizioni dell'Italicum di Matteo Renzi, già cassato dalla Corte costituzionale nel 2017 con la sentenza 35.

Costituzionalisti firmano l'appello contro lo Stabilicum di Meloni
L'appello dei 126 costituzionalisti chiede di tornare ai principi della Carta del 1948. · Immagine generata con IA

I tre nodi della riforma: premio, liste e premier

Il primo nodo è il premio di maggioranza. I 126 firmatari avvertono che «il premio possa risultare eccessivo, fino a portare la lista o coalizione vincente verso il 60% dei seggi». Per l'accademia, la distorsione comprime in modo «abnorme» la rappresentanza, perché può consegnare a una minoranza relativa di elettori una maggioranza schiacciante in Parlamento. Tuttavia la maggioranza, per voce dei capigruppo Giovanni Donzelli (FdI), Alessandro Battilocchio (FI), Andrea Paganella (Lega) e Alessandro Colucci (NM), insiste sul punto opposto: regole che producano «risultati chiari, non governi di minoranza».

Il secondo nodo riguarda le liste bloccate. L'appello le definisce un meccanismo che «consegna ancora una volta la selezione dei parlamentari alle leadership di partito», svuotando il rapporto tra eletti ed elettori. Le proposte tecniche in discussione affidano l'intera composizione delle Camere a candidature rigidamente posizionate dai segretari, senza preferenze. Di conseguenza il deputato che entra in aula deve la propria sopravvivenza politica al partito molto più che al territorio. Dario Parrini, responsabile riforme del Partito Democratico, ha definito il premio «spropositato» e bocciato senza riserve le liste bloccate, mentre Forza Italia chiede a Tajani di trattare per reintrodurre quote di preferenza.

Il terzo nodo è l'indicazione del candidato premier sulla scheda. Per i costituzionalisti, scrivere il nome del futuro presidente del Consiglio accanto al simbolo «contrasta con i principi che reggono nel nostro ordinamento la nomina del Governo», disciplinata dall'articolo 92 della Costituzione, che assegna al capo dello Stato la prerogativa di scegliere. Infatti L'Espresso ha già ribattezzato la Stabilicum legge elettorale come un «premierato di fatto», un cambio di sistema travestito da semplice riforma del voto.

Seggio elettorale italiano con urna e cabina, simbolo della riforma del voto
Senza preferenze i candidati sarebbero blindati dalle direzioni dei partiti. · Immagine generata con IA

La maggioranza apre, il centrosinistra oscilla

Lunedì sera i capigruppo di Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati hanno annunciato la disponibilità a un tavolo con le opposizioni. «Pronti al confronto se l'obiettivo condiviso è la stabilità», hanno fatto filtrare fonti della maggioranza, indicando che i contatti partiranno nei prossimi giorni dalla Camera. Tajani, prudente, ha aperto a modifiche: «La legge va migliorata». Forza Italia spinge per ammorbidire il premio e reintrodurre quote di preferenza, mentre la Lega tutela il proprio elettorato del Nord e Fratelli d'Italia non vuole mollare il punto sull'indicazione del premier.

Sul fronte opposto il quadro è frammentato. Secondo Il Riformista, Elly Schlein tifa silenziosamente per l'approvazione della Stabilicum legge elettorale: senza premio, alle politiche del 2027 si profilerebbe un pareggio capace di spalancare scenari di candidature alternative — da Paolo Gentiloni a Silvia Salis — che la metterebbero in minoranza dentro il Partito Democratico. Giuseppe Conte, invece, insiste sulle primarie di coalizione, perché i sondaggi M5S lo darebbero in vantaggio. Infatti il leader pentastellato è tornato all'attacco subito dopo l'intervento per la neoplasia benigna, accusando il governo Meloni di voler «cambiare le regole del gioco a partita iniziata».

Stabilicum legge elettorale: tempi parlamentari e Quirinale

La corsa parlamentare entra nella fase decisiva. La commissione Affari costituzionali della Camera ha calendarizzato le audizioni dei costituzionalisti firmatari dell'appello — un atto di cortesia istituzionale che non garantisce ascolto sostanziale. I capigruppo della maggioranza intendono portare il testo in aula entro l'estate, con l'obiettivo di un'approvazione finale entro l'autunno. La controriforma, ricordano gli osservatori, si integra con il disegno di legge sul premierato già in seconda lettura al Senato: due binari paralleli che convergono verso lo stesso esito politico.

Il dibattito sui media registra un crescente allarme dei giuristi: la Stabilicum legge elettorale non è solo una contesa tecnica ma il banco di prova del rapporto tra esecutivo, Parlamento e Quirinale prima della tornata del 2027. Le opposizioni, già scosse dall'addio di Marianna Madia a Italia Viva, devono decidere se sedersi al tavolo della maggioranza o costruire un fronte di rifiuto in nome della Costituzione del 1948. Infine la mossa dei 126 firmatari ricorda al Paese che le regole del voto non sono materia tecnica: sono il perimetro stesso della democrazia rappresentativa.

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