Marianna Madia Italia Viva: addio al Pd di Schlein
Marianna Madia lascia il Pd e approda al gruppo Italia Viva di Renzi: si allarga la diaspora riformista dem, Picierno attacca, Schlein resta in silenzio.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Marianna Madia Italia Viva: la deputata ed ex ministra ha lasciato il Partito Democratico per approdare, da indipendente, al gruppo parlamentare di Italia Viva alla Camera. L'annuncio è arrivato lunedì 4 maggio 2026 con una lettera alla capogruppo dem Chiara Braga, e ha innescato l'ennesima frattura nell'area riformista del centrosinistra italiano.
Una mossa attesa da mesi, ma il cui tempismo — a poche ore dal record di longevità conquistato dal governo Meloni — pesa come un macigno sulla segreteria di Elly Schlein. Inoltre, l'addio di Madia non è isolato: arriva poche settimane dopo il passaggio dell'eurodeputata Elisabetta Gualmini ad Azione, e altri nomi pesanti del Nazareno potrebbero seguire la stessa traiettoria.
La lettera a Chiara Braga: una scelta «sofferta» ma non di rottura
«Provo da un'altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra. Sempre uniti per lo stesso obiettivo: liberare l'Italia da questo pessimo governo. Vi abbraccio tutti». È il messaggio di commiato che Madia ha inviato ai colleghi di gruppo, accompagnato dalla lettera ufficiale alla capogruppo Chiara Braga. Una scelta definita «difficile e sofferta», presa «in una logica non di rottura ma di continuità dell'impegno».
Tuttavia, le parole della 45enne ex ministra suonano come un atto d'accusa diretto alla linea Schlein: «il Pd da solo non è sufficiente». Madia rivendica la necessità di consolidare un'«area di riformismo radicale» che rafforzi il centrosinistra, citando esplicitamente le capacità della neo-sindaca di Genova Silvia Salis e il progetto di Casa Riformista lanciato da Matteo Renzi.
Marianna Madia Italia Viva: il ritorno all'antica casa renziana
L'approdo nel gruppo Italia Viva-Casa Riformista segna per Madia un ritorno alle origini politiche. Era stata ministra per la Semplificazione e la pubblica amministrazione dal 2014 al 2018, prima sotto Matteo Renzi e poi sotto Paolo Gentiloni. Quando Renzi uscì dal Pd nel 2019 per fondare Italia Viva, Madia restò nel partito; oggi la traiettoria si chiude.
«L'ingresso di Marianna Madia nel gruppo Italia Viva-Casa Riformista è una buona notizia per tutti», ha commentato Renzi in una nota. «Lo è per i riformisti del centrosinistra che vogliono costruire una casa diversa ma collegata e complementare al Pd. Ritrovo un'amica, una compagna di strada, una colonna del mio governo». Il senatore Davide Faraone ha confermato a Rai Radio1 che il primo benvenuto nelle chat interne è arrivato da Maria Elena Boschi.

Per il momento Madia non si iscrive formalmente al partito, restando deputata indipendente nel gruppo: una formula tecnica che le lascia margini di manovra in vista delle prossime liste elettorali. Infatti, secondo fonti parlamentari, la decisione finale sull'iscrizione potrebbe arrivare in autunno.
Il silenzio del Nazareno e l'attacco di Picierno
La reazione del vertice Pd è stata gelida — quasi muta. È toccato all'eurodeputata e vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno rompere l'imbarazzo: «È un silenzio preoccupante e onestamente inspiegabile quello del Nazareno su una ferita dolorosissima per il Pd: l'addio di una delle fondatrici del partito. L'uscita di Madia non può essere derubricata a fatto personale, ma racconta un disagio che riguarda la natura del partito».
Una stoccata che fotografa la tensione interna. Nel gruppo parlamentare dem si registra «dispiacere ma nessun dramma», secondo le ricostruzioni che filtrano da Montecitorio. Tuttavia, i più critici puntano il dito sulle difficoltà che Madia avrebbe incontrato con Schlein nella corsa a una ricandidatura: la «mannaia» delle liste elettorali, come la definisce qualcuno, è già il convitato di pietra.
La diaspora riformista: da Gualmini a Delrio, chi può seguire
L'addio di Madia rilancia la mappa delle possibili nuove uscite. Quindi i riflettori si accendono su Graziano Delrio, ex ministro delle Infrastrutture, che il prossimo 16 maggio organizzerà a Roma un evento della sua Comunità democratica con Romano Prodi e altre associazioni civiche. L'obiettivo dichiarato è «stimolare il partito» dall'interno — la formula «extra ecclesiam nulla salus» ripetuta dai più concilianti — ma la cornice somiglia molto a quella di un cantiere parallelo.

Nel frattempo Renzi accelera con le «Primarie delle idee», il percorso che dovrebbe sfociare nella stesura di un programma comune del centrosinistra. La cosiddetta «quarta gamba» del campo progressista — accanto a Pd, M5S e Avs — comincia ad avere contorni più definiti: Italia Viva, Più Europa, frammenti di Azione, esponenti del riformismo dem in uscita. Un'area che punta a contendersi lo spazio centrista tradizionalmente occupato dal Pd di Letta e Franceschini.
Chi è Madia: dottorato in economia, due governi, una commissione UE
Nata a Roma il 27 settembre 1980, laurea in scienze politiche e dottorato in economia, Madia entra in Parlamento nel 2008 con il Partito Democratico — è tra le fondatrici. Nei suoi quattro anni a Palazzo Vidoni guida la riforma della pubblica amministrazione che porta il suo nome (legge 124/2015), tra le più contestate per la mole di decreti attuativi e i ricorsi sulle deleghe in bianco. Nel 2018 è anche portavoce del Pd. Attualmente ricopre il ruolo di vicepresidente della commissione parlamentare politiche dell'Unione Europea.
Il suo profilo — riformista, atlantista, vicino al mondo accademico — la colloca esattamente nel solco politico che Renzi cerca di intercettare. Di conseguenza, l'arrivo di Madia rafforza l'asse renziano in Parlamento e accresce la pressione su un Pd già scosso dai tre anni di opposizione frontale al governo Meloni più longevo della storia repubblicana.
Lo scenario verso le prossime elezioni
Il vero banco di prova sarà il programma di coalizione. Renzi punta a usare le Primarie delle idee come piattaforma per imporre una linea più moderata su giustizia, lavoro e politica estera, terreni sui quali il Pd di Schlein ha spostato l'asse a sinistra. Perché il bipolarismo funzioni — la tesi sostenuta dai riformisti — serve un centro progressista forte capace di intercettare l'elettorato moderato che oggi diserta le urne o si rifugia nel terzo polo.
L'opposizione al governo resta unita nei voti più simbolici, come è successo nei mesi scorsi sul decreto sicurezza approvato con la fiducia alla Camera. Tuttavia, la struttura interna dell'alleanza progressista mostra crepe profonde, soprattutto quando si entra nel merito dei programmi. La defezione di Madia certifica che il Pd di Schlein ha un problema politico, non soltanto organizzativo.
Infine, la prossima settimana sarà decisiva: tra l'evento Delrio del 16 maggio e i lavori della commissione Politiche Ue, Madia avrà la prima occasione pubblica per declinare la sua nuova collocazione. Lo stesso vale per gli altri riformisti rimasti al Nazareno — Picierno, lo stesso Delrio, e quelli che il senatore Andrea Marcucci raccoglie nel suo cantiere centrista. La diaspora, insomma, è solo all'inizio.
Per approfondimenti sulla cronaca della giornata, si rimanda alla copertura di ANSA, Sky TG24 e HuffPost Italia.


