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Riforma legge elettorale 42%: testo in Aula il 26 giugno

Riforma legge elettorale 42%: il centrodestra deposita il nuovo testo Stabilicum 2.0. Premio salire al 42%, niente ballottaggio, candidato premier obbligatorio. Camera in Aula il 26 giugno, tempi contingentati a luglio.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

riforma legge elettorale 42% aula del Parlamento italiano
Immagine generata con IA

La riforma legge elettorale 42% entra nella fase decisiva. Mercoledì 27 maggio 2026 il centrodestra ha depositato in Commissione Affari costituzionali della Camera il nuovo testo base – ribattezzato dagli addetti ai lavori Stabilicum 2.0 – che alza al 42 per cento la soglia per il premio di maggioranza, cancella il ballottaggio e fissa il calendario verso l'Aula il 26 giugno. Un colpo d'acceleratore che riapre il braccio di ferro con le opposizioni.

Riforma legge elettorale 42%: cosa cambia rispetto alla bozza Bignami

Il cuore politico del provvedimento è il rialzo della soglia per scattare il premio di governabilità. Si passa dal 40 al 42 per cento, una correzione presentata dalla maggioranza come risposta ai rilievi di costituzionalisti e Corte Costituzionale sulla proporzionalità del bonus. Il vincitore – lista o coalizione che sia – continua a ottenere 70 deputati e 35 senatori di premio, ma il tetto massimo dei seggi assegnati alla maggioranza viene abbassato: 220 alla Camera (rispetto ai 230 della prima versione) e 113 al Senato (era 114). Quindi nessuna forza politica potrà arrivare al 60 per cento dei seggi parlamentari, frontiera spesso indicata come la linea rossa per le revisioni costituzionali.

La riforma legge elettorale 42% cancella inoltre il ballottaggio che la prima stesura prevedeva in caso di mancato raggiungimento della soglia. Al suo posto entra un proporzionale puro: se nessuno tocca il 42 per cento, i seggi si distribuiscono semplicemente in base ai voti, senza correttivi. Resta lo sbarramento al 3 per cento, soglia che protegge le formazioni medie come Azione di Carlo Calenda. Il premio non scatta, infine, se Camera e Senato producono maggioranze difformi: una clausola pensata per evitare la paralisi istituzionale che il bicameralismo perfetto ha spesso prodotto negli anni recenti.

Palazzo Montecitorio sede della Camera per la riforma legge elettorale 42%
Palazzo Montecitorio, sede della Camera: il 26 giugno arriverà in Aula il nuovo testo base. · Immagine generata con IA

Candidato premier obbligatorio e voto degli italiani all'estero

Due novità procedurali pesano quanto la soglia. La prima riguarda il candidato presidente del Consiglio: ogni lista o coalizione dovrà indicarne il nome al momento del deposito delle liste e del programma. In assenza dell'indicazione, le liste non vengono ammesse. È un'innovazione che porta il sistema italiano molto vicino al modello «presidenziale di fatto», anche se in Costituzione il premier resta nominato dal Capo dello Stato.

La seconda riguarda il voto degli italiani all'estero. La riforma legge elettorale 42% introduce nuove garanzie anti-frode – si parla di sistemi tipo QR code e tracciabilità delle schede – e delega al governo l'aggiornamento del regolamento attuativo entro tre mesi dall'entrata in vigore. Proprio su questo capitolo si è scatenato l'attacco delle opposizioni: il deputato del Partito Democratico Tony Ricciardi ha denunciato un linguaggio «troppo vago» che rischia di lasciare margini eccessivi all'esecutivo «su una materia che richiede vigilanza parlamentare».

Il calendario: tempi contingentati e Aula il 26 giugno

Il calendario è la vera novità rispetto alla settimana scorsa. La riforma legge elettorale 42% approderà in Aula della Camera il 26 giugno 2026, con l'esame del provvedimento che proseguirà in luglio a tempi contingentati. Prima però il percorso in commissione: il 3 giugno sono fissate le audizioni delle opposizioni, mentre il 4 giugno la maggioranza punta ad adottare formalmente il testo base. Una compressione drastica, considerando che la finestra precedente parlava di luglio per il primo passaggio.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha riassunto la posizione del centrodestra in una battuta diventata virale: «Se c'è la volontà politica, ci sono i tempi». Tradotto: la maggioranza non intende cedere sui ritmi parlamentari, perché vuole arrivare al primo via libera della Camera entro fine giugno e portare il provvedimento al Senato in autunno. Tuttavia il calendario del Senato resta più nebuloso, e nelle opposizioni circola la speranza che un rallentamento possa portare alle prossime elezioni con il vecchio Rosatellum ancora in vigore.

scheda elettorale italiana per la riforma legge elettorale 42%
La nuova scheda dovrà indicare anche il nome del candidato premier accanto al simbolo di lista. · Immagine generata con IA

Le posizioni dentro la maggioranza

Anche nel centrodestra non tutto fila liscio. Il nodo più sentito è quello delle preferenze elettorali: Fratelli d'Italia spinge per reintrodurle, mentre Forza Italia e Lega frenano. Il responsabile organizzazione di FdI Giovanni Donzelli ha però chiarito che «il testo non è inemendabile»: aperture sui dettagli sono possibili, purché non si tocchi l'impianto generale della riforma. La decisione sulle preferenze, in realtà, verrà rimandata a un voto segreto in Aula sugli emendamenti, soluzione classica quando la maggioranza non trova quadratura interna.

Il pacchetto, infine, è il frutto di una mediazione lunga settimane fra i capigruppo della maggioranza. La denominazione informale «Stabilicum 2.0» richiama la prima bozza Bignami della scorsa primavera, già criticata da 126 costituzionalisti in un appello pubblico (tema su cui afgmagazine.news era già intervenuto nello speciale dedicato allo Stabilicum e ai 126 costituzionalisti).

Opposizioni compatte: «arroganza istituzionale»

Sul fronte opposto il muro è netto. Il segretario del Partito Democratico Elly Schlein, attraverso i capigruppo Chiara Braga alla Camera e Francesco Boccia al Senato, parla apertamente di «arroganza istituzionale», accusando Giorgia Meloni di piegare «regole, prassi e procedure» all'interesse politico contingente. Stessa linea di Simona Bonafé, vicepresidente della Camera in quota Pd: il testo presenta «gravi forzature inaccettabili» e le condizioni per un dialogo appaiono «del tutto paradossali». Anche la società civile e i costituzionalisti rilanciano l'allarme democratico.

Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte chiude alla trattativa parziale: «È improbabile in questa fase ottenere un ripensamento radicale di questa legge elettorale. Quindi non possiamo accettare di ottenere una modifica su un singolo aspetto, per esempio l'introduzione delle preferenze, in un quadro complessivo che resta inaccettabile». Per Alleanza Verdi-Sinistra Filiberto Zaratti mette sul tavolo la critica del metodo: «Non è una partita di poker, mostriamo le carte». Anche Riccardo Magi di +Europa contesta «la segretezza» con cui è stato preparato il testo: «Stiamo giocando a nascondino, dov'è la versione nuova?». Pd, M5S, Avs, Italia Viva e +Europa chiedono compatti più tempo per l'analisi degli esperti prima delle audizioni di giugno.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

La riforma legge elettorale 42% è ora la pietra di paragone della legislatura. Dal voto di luglio – se i tempi saranno rispettati – dipende non solo l'architettura con cui si voterà alle prossime politiche del 2027, ma anche la tenuta del confronto tra maggioranza e opposizioni nei prossimi mesi. Infatti, il provvedimento finisce per intrecciarsi con il dibattito sul premierato e con l'eventuale ricorso alla Corte Costituzionale: due tornanti istituzionali capaci di ridisegnare i rapporti di forza al di là delle urne.

Sul tavolo restano poi i nodi del voto estero e delle preferenze, due capitoli che possono ancora cambiare in commissione. Inoltre, l'esito del Senato resta tutto da scrivere: lì la maggioranza ha meno margine numerico e ogni emendamento può diventare decisivo. La prossima fotografia del processo arriverà tra il 3 e il 4 giugno, quando le opposizioni saranno ascoltate e poi sarà adottato formalmente il testo base.

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