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ModaEconomia e Finanza

Dazi sulla pelletteria: il Mercosur li tiene per sempre

I dazi sulla pelletteria italiana in Brasile e Argentina non si azzerano in otto anni come quelli sull'abbigliamento: nell'Appendice 2-A-2 dell'accordo Ue-Mercosur ventidue righe su ventitré del capitolo 42 restano escluse per sempre, e l'Europa apre il primo giorno.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Due dischi d'ottone identici su travertino e un nastro dorato che attraversa solo il primo: i dazi sulla pelletteria restano fermi mentre quelli europei si azzerano
Immagine generata con IA

I dazi sulla pelletteria italiana in Brasile e in Argentina non si azzereranno nel 2034, come quelli sull'abbigliamento. Non si azzereranno nemmeno nel 2041, come quelli sulle scarpe di pelle. Non si azzereranno mai. Sta scritto nell'Appendice 2-A-2 dell'accordo Ue-Mercosur, in applicazione provvisoria dal 1° maggio 2026, e non compare in nessuno dei comunicati con cui questo mese la filiera ha celebrato l'intesa.

La settimana appena chiusa è stata quella della «Mercosur Week», con i forum di Confindustria sulle opportunità del mercato sudamericano, e del lancio ripreso da tutte le testate di settore: sul tessile moda i dazi si azzerano in otto anni. È vero, e riguarda filati, tessuti e capi confezionati. Non riguarda i dazi sulla pelletteria, che restano dove sono: una parte della moda italiana, e non la meno importante, dall'accordo non è stata toccata.

Dazi sulla pelletteria: ventidue righe su ventitré portano la lettera «E»

L'Allegato 2-A dell'accordo è una tabella da 2.320 pagine. Per ogni voce doganale indica l'aliquota di partenza e una «staging category», cioè il ritmo con cui quell'aliquota scende a zero: «0» significa subito, «8» in nove tappe annuali, «15» in sedici. Esiste però una categoria che non appare nei riassunti divulgativi, ed è una lettera. La definisce il punto 6, lettera v) della Sezione A: i dazi sui prodotti «nella staging category "E" sono esclusi dalle preferenze tariffarie e restano all'aliquota base fissata nello schedario di quella Parte».

Non è una transizione lunga. È un'assenza di transizione. E nel capitolo 42 della nomenclatura Mercosur — borse, borsette, portafogli, portamonete, cinture, abbigliamento e guanti in pelle, articoli da viaggio — ventidue delle ventitré righe portano la «E». L'unica eccezione è la voce 42021210, i bauli e le valigie con superficie esterna di plastica, che entrano in categoria 15: dazio zero il 1° gennaio 2041. Tutto il resto resta dov'è, al 20% in Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, e al 35% per i portamonete e gli «altri articoli» con superficie di plastica o di materie tessili.

Lo stesso codice a otto cifre, due destini opposti

La simmetria si rompe nel modo più leggibile possibile, perché le due tabelle usano gli stessi codici. La voce 42022100 — borsette con superficie esterna di cuoio — nell'Appendice 2-A-1, quella europea, ha aliquota di partenza 3% e staging category «0»: dazio azzerato dal primo giorno di applicazione, il 1° maggio 2026. Nell'Appendice 2-A-2, quella del Mercosur, la stessa voce ha aliquota 20% e staging category «E».

Lo scarto non è un dettaglio tecnico: significa che i dazi sulla pelletteria brasiliana in ingresso in Europa sono già spariti, mentre quelli italiani in ingresso in Brasile sono intatti. Si ripete identica sulle cinture (42033000: Ue 5% → «0»; Mercosur 20% → «E»), sull'abbigliamento in pelle (42031000: Ue 4% → «0»; Mercosur 20% → «E»), sui guanti in pelle, sulla valigeria, sui portachiavi e i portasigarette. Nell'intero perimetro della moda — i capitoli dal 41 al 65 più la gioielleria e l'occhialeria — la tabella europea conta 1.676 righe e nessuna esclusione; quella del Mercosur ne conta 1.615 e 157 esclusioni. Tutte dalla parte italiana del tavolo.

Nove blocchi d'acciaio che digradano fino quasi a terra e un decimo fermo all'altezza iniziale, fuori dalla linea dorata
Le nove tappe annuali della categoria «8», che azzerano il dazio il 1° gennaio 2034, e la categoria «E», che lo lascia al livello di partenza. · Immagine generata con IA

Calzature: il 2041 per la pelle, il «mai» per tutto il resto

Il capitolo 64 racconta la stessa storia con una gradazione in più. Delle 36 righe dello schedario Mercosur, diciassette sono «E»: le calzature di gomma e plastica, quelle di materie tessili, quelle di cuoio rigenerato, i suoli esterni, i sottopiedi. Restano al 35% in Brasile e Argentina, a tempo indeterminato. Altre diciassette — le calzature di cuoio naturale, il cuore dell'export dei distretti marchigiani e veneti — sono in categoria 15, cioè dazio zero il 1° gennaio 2041: quest'anno l'aliquota brasiliana scende dal 35% al 32,7%, due punti e tre decimi.

Dall'altra parte, l'Unione europea non esclude nulla: delle sue 78 righe del capitolo 64, tredici sono già a zero dal 1° maggio scorso, trentasei si azzerano il 1° gennaio 2033 e venticinque il 1° gennaio 2036. Il suo dazio più alto sulle calzature, il 17% su gomma e plastica, sparisce comunque entro dieci anni. Quello brasiliano sulle stesse scarpe non sparisce affatto.

Il confronto con i dazi sulla pelletteria è immediato: nel capitolo 42 non esiste nemmeno il 2041, perché non esiste alcuna scadenza. Il quadro si ripete nei comparti contigui: nelle pellicce il Mercosur esclude dieci righe su tredici e l'Ue azzera subito tutte e ventitré le sue; nella concia esclude quaranta righe su settantasette; nella gioielleria ventidue su sessantaquattro, mentre l'Europa porta a zero immediato tutte e cinquantasei le proprie. Nell'occhialeria l'Ue azzera 235 righe su 241 il primo giorno; il Mercosur ne mette 180 a dieci anni, 62 a quindici e trenta nella lettera «E».

Perché Bruxelles può scrivere «tutte le esportazioni» ed essere esatta

La scheda della Commissione europea su come esportare dopo l'applicazione provvisoria dice: «Riduzioni tariffarie drastiche per il tessile: i dazi del 35% sul tessile iniziano la loro transizione di otto anni verso lo zero per tutte le esportazioni Ue verso il Mercosur, con un primo taglio di 3,9 punti percentuali il primo giorno». L'affermazione è letteralmente corretta. Nei capitoli dal 50 al 63 — filati, tessuti, maglieria, abbigliamento — non c'è una sola esclusione, né da una parte né dall'altra: 1.159 righe europee e 1.015 righe Mercosur, tutte liberalizzate, con ritmi quasi identici. L'abbigliamento confezionato, capitoli 61 e 62, è interamente in categoria 8: il dazio brasiliano del 35% è sceso a 31,1% quest'anno e arriverà a zero il 1° gennaio 2034.

Il punto è un altro: quel documento, 5.083 caratteri in tutto, contiene due volte la parola «tessile» e zero volte le parole pelletteria, calzature, cuoio, accessori, occhialeria e gioielleria. Il perimetro del comunicato coincide esattamente con il perimetro di ciò che è stato liberalizzato: i dazi sulla pelletteria non vengono negati, semplicemente non vengono nominati. Ciò che è stato escluso sta fuori dalla frase, non dentro una smentita. Vale la pena ricordare che il tessile-abbigliamento italiano, pur valendo 58 miliardi di euro e il primato europeo, è solo una parte del sistema moda.

Un cordino dorato racchiude undici ciottoli identici e ne lascia tre appena fuori dal cerchio
Il comunicato della Commissione cita il «tessile» e mai pelletteria, calzature e occhialeria: tre voci appena fuori dal perimetro. · Immagine generata con IA

La federazione che chiedeva l'accordo è quella esclusa

Confindustria Accessori Moda rappresenta esattamente i comparti colpiti: calzature, pelletteria, abbigliamento in pelle, pellicceria e concia. Sono quattro capitoli doganali — 41, 42, 43 e 64 — che da soli raccolgono 89 delle 157 esclusioni. Il 23 gennaio 2026, quando il Parlamento europeo rinviò la ratifica alla Corte di giustizia, la presidente Giovanna Ceolini commentò: «Il rinvio dell'accordo Ue-Mercosur rappresenta un grave danno per l'intera nostra filiera».

I numeri che quella richiesta difendeva sono modesti: l'export di accessori moda verso il Mercosur valeva 73,6 milioni di euro nel 2024 (+0,5%) e 56,8 milioni nei primi nove mesi del 2025 (+5,4%, trainato dal Brasile), su un totale di settore che nei primi cinque mesi del 2026 ha sfiorato i 9,9 miliardi, in calo del 3%. È un mercato piccolo e proprio per questo la barriera pesa: i dazi sulla pelletteria al 20-35% sono la ragione per cui resta piccolo, e sono l'unica voce che l'accordo non tocca. Tuttavia la federazione ha sostenuto l'intesa senza che il perimetro delle sue esclusioni entrasse nel dibattito pubblico.

Anche la piattaforma nata il 16 ottobre a Fortaleza lo conferma nella struttura. L'EU–Mercosur Textile and Apparel Dialogue, promosso da Euratex con la brasiliana Abit e l'argentina Fita, riunisce i rappresentanti di settore due volte l'anno su investimenti, dogane, tracciabilità e sostenibilità. «L'accordo Ue-Mercosur apre un nuovo capitolo per i nostri settori», ha detto il presidente di Euratex Mario Jorge Machado. Il nome del tavolo, però, si ferma a «textile and apparel»: il commercio che copre vale 700 milioni di euro, 500 dei quali di export europeo. Pelletteria e calzature non ne fanno parte, come non fanno parte della liberalizzazione.

Il solo spiraglio si apre nel maggio 2029

L'esclusione non è però scolpita nella pietra, e va detto. Il paragrafo 9 dell'articolo 2.4 prevede che «a partire da tre anni dopo l'entrata in vigore», su richiesta di una delle Parti, il Sottocomitato sul commercio di merci «esamini misure per un migliore accesso al mercato», e attribuisce al Consiglio di associazione il potere di modificare l'Allegato 2-A con decisioni che «prevalgono su qualsiasi aliquota o staging category» già fissata. La lettera «E» può quindi essere riscritta, e con essa i dazi sulla pelletteria.

Il calendario, però, è preciso: non prima del 1° maggio 2029, su iniziativa di una delle due Parti e con una decisione che le vuole entrambe d'accordo. Sono tre anni in cui il dazio brasiliano sulle borse italiane resta al 20% mentre quello europeo sulle borse brasiliane è già a zero. Per i distretti che esportano questi prodotti — le Marche in testa — la domanda non è se l'accordo convenga, perché su filati e capi confezionati conviene. È se qualcuno, a Roma o a Bruxelles, abbia in agenda quella richiesta per il 2029.

Le fonti primarie sono pubbliche e verificabili: il testo integrale dell'accordo con tutti gli allegati, la scheda sull'applicazione provvisoria e il resoconto del tavolo tessile nato a Fortaleza. Infine, un confronto utile: le uniche 106 esclusioni europee dell'intero schedario stanno nei capitoli della carne, dei latticini, dei cereali e dello zucchero. Ogni Parte ha protetto quello che temeva. Nessuno, dalla parte italiana, ha protetto la pelle.

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