Proposte della Cnmi: undici richieste senza un testo
Le proposte della Cnmi per la legge di bilancio 2027 sono undici e sono partite il 21 ottobre, quando la manovra non aveva ancora un testo: il termine del 20 ottobre era slittato e il Consiglio dei ministri è atteso il 28. Per una volta il settore arriva prima degli emendamenti.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Le proposte della Cnmi per la legge di bilancio 2027 sono undici, sono partite il 21 ottobre verso Governo e Parlamento e hanno una caratteristica che nessuno ha raccontato: nel momento in cui sono state inviate, la legge di bilancio non esisteva. Non come bozza in discussione, non come testo riservato. Non esisteva affatto.
È un dettaglio di calendario che cambia il significato dell'intero documento. Le agenzie e la stampa di settore hanno titolato sulla richiesta — undici misure, crediti d'imposta, energia, dazi — come se il comparto stesse inseguendo una manovra già scritta. Invece sta parlando a un foglio bianco, e questo non era mai accaduto nei due anni precedenti.
Le proposte della Cnmi precedono la manovra, non la inseguono
Il termine lo fissa la legge di contabilità pubblica. L'articolo 7, comma 2, lettera d) della legge 196 del 2009, nel testo in vigore dal 9 settembre 2016, elenca fra gli strumenti della programmazione «il disegno di legge del bilancio dello Stato, da presentare alle Camere entro il 20 ottobre di ogni anno».
Quel termine, tuttavia, non è perentorio: è una scadenza di ordine, non una decadenza. Lo ha messo a verbale il Quotidiano Nazionale il 14 ottobre, raccontando il Consiglio dei ministri che approva il Documento programmatico di bilancio ma cancella dall'ordine del giorno le linee della manovra: «Slitta così il termine, non perentorio, del 20 ottobre per trasmettere il disegno di legge». Il motivo dichiarato è l'attesa del via libera formale del Consiglio Ue alla clausola nazionale di salvaguardia, passaggio atteso il 9 novembre, su uno scostamento da circa 28,8 miliardi per il biennio 2027-2028.
Il 20 ottobre, infatti, il testo non è arrivato in Parlamento. Il Sole 24 Ore, ripreso quella mattina, ha spostato la presentazione del disegno di legge in Consiglio dei ministri al 28 ottobre, rispetto al 23 inizialmente pianificato. Il 22 ottobre un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi ha fissato l'obiettivo del via libera «la prossima settimana». Quindi, quando l'associazione ha inviato il suo pacchetto, mancavano ancora sette giorni alla prima stesura ufficiale.
La differenza è sostanziale. Entrare in un testo che si sta scrivendo è un lavoro di istruttoria con il Ministero dell'Economia; entrare in un testo già trasmesso significa cercare un parlamentare che firmi un emendamento e sperare che sopravviva alla sessione. Le proposte della Cnmi sono arrivate, per una volta, dalla parte giusta del calendario.
Due anni fa le proposte della Cnmi erano emendamenti
Il confronto con il 2024 è documentato e va nella direzione opposta. Quando l'associazione mise sul tavolo sette proposte per la legge di bilancio 2025, il disegno di legge era già stato firmato dal Presidente della Repubblica ed era passato in mano al Parlamento. L'associazione dovette allora chiedere un'audizione alla Commissione Bilancio della Camera, e le sue richieste erano formalmente «proposte emendative»: inseguimento, non istruttoria.
L'anno dopo il numero cambia ancora. Il 24 novembre 2025 Carlo Capasa dichiarava alla stampa: «Abbiamo mandato 13 proposte alla Legge di Bilancio 2026». Sette, tredici, undici: la serie dice che il documento non è un manifesto occasionale ma un appuntamento fisso, e che il suo contenuto si riscrive ogni dodici mesi sulla base di quello che è stato ottenuto e di quello che non ha funzionato.
Il credito d'imposta design: settanta milioni diventano duecento
La prima delle undici richieste è la proroga fino al 2030 del credito d'imposta per le attività di design e ideazione estetica, con aliquota al 10% e uno stanziamento proposto di 200 milioni di euro annui. Letta da sola è una cifra come un'altra. Letta accanto a quello che la stessa associazione diceva un anno prima, è una correzione di rotta con una data precisa.
Il 24 novembre 2025, infatti, Capasa descriveva la stessa misura così: «È già in essere e attualmente è al 5 per cento. Chiediamo di mantenere questo tipo di misura che scade a dicembre e, anzi, di portarlo al 10 per cento». E aggiungeva la stima di costo: «La misura costa intorno ai 70 milioni». L'aliquota chiesta oggi è la stessa di allora. Lo stanziamento no: 200 milioni sono quasi tre volte la cifra che l'associazione aveva indicato dodici mesi prima come il prezzo del suo stesso desiderio.
Che cosa è successo in mezzo lo dice il registro degli incentivi. La misura è arrivata, e il 7 luglio 2026 la sua dotazione da 60 milioni si è esaurita in 24 ore, con oltre 400 pratiche presentate in prevalenza da imprese della moda; il ministro Adolfo Urso dichiarò di essere «al lavoro per reperire ulteriori risorse». Il nostro pezzo del 24 settembre sul sostegno pubblico al settore aveva già usato quel precedente come misura della fila. Dunque i 200 milioni non sono una richiesta gonfiata a scopo negoziale: sono la quantificazione di una domanda che ha svuotato uno sportello in un giorno.

Le altre dieci richieste, in ordine
Il resto del pacchetto, nei numeri resi pubblici, si legge in fila. Un Albo delle Academy aziendali presso il Ministero delle Imprese, con credito d'imposta del 30% dei costi ammissibili fino a un milione per impresa. Un credito del 10% sull'incremento delle esportazioni verso Mercosur e Consiglio di cooperazione del Golfo nel biennio 2027-28, fino a 300mila euro annui per azienda. Un credito straordinario per il solo 2027, pari al 50% dei maggiori costi da dazi statunitensi, riservato a chi realizza almeno il 15% del fatturato negli Stati Uniti.
Sull'energia lo stanziamento proposto è di 70 milioni per il 2027, divisi fra 20 milioni per un credito del 30% sull'acquisto di elettricità da fonti rinnovabili — subordinato a un rincaro medio di almeno il 20% rispetto al 2026 — e 50 milioni per un incentivo del 30% sugli impianti e i sistemi di accumulo delle Comunità energetiche rinnovabili di filiera. Sul lavoro, la proroga fino a sei mesi dei trattamenti di integrazione salariale nel biennio 2027-28, per le imprese che abbiano perso almeno il 20% di fatturato o di ordini.
Seguono il pacchetto sugli invenduti (regole documentali certe per i conferimenti destinati al riutilizzo, incentivo fiscale alle donazioni agli enti dell'economia sociale, rimozione dei segni distintivi a tutela dei marchi), la premialità per i materiali rinnovabili nei contributi di responsabilità estesa del produttore, un credito del 30% per chi acquisisce partecipazioni in imprese strategiche della filiera con vincolo di produzione e occupazione in Italia per 36 mesi, l'agevolazione dei passaggi generazionali nelle imprese familiari e, ultima, la definizione agevolata dei crediti d'imposta per ricerca e sviluppo maturati fra il 2015 e il 2019.
Quello che le proposte della Cnmi non chiedono
In quell'elenco manca una riga su un capitolo che esiste già. Il decreto ministeriale del 6 agosto 2026 destina 100 milioni alle piccole e medie imprese della filiera della moda: non è un annuncio, è una misura firmata e finanziata. Quando questa redazione ha riletto la scheda dell'incentivo, il 24 settembre, la voce «Modalità di accesso» rinviava ancora i termini di presentazione delle domande a un successivo decreto direttoriale, e nelle settimane seguenti non è arrivato alcun annuncio di apertura.

Il documento, quindi, chiede un credito d'imposta nuovo per consolidare la filiera e non chiede di aprire i cento milioni che la filiera ha già. Non è una contraddizione logica — gli strumenti hanno perimetri diversi — ma è un'omissione che pesa, perché la richiesta più economica dell'intero pacchetto sarebbe stata anche la più rapida: un decreto direttoriale, non una norma di bilancio.
C'è infine un dettaglio che misura la pazienza del settore. L'undicesima richiesta, quella sui crediti di ricerca e sviluppo 2015-2019, era già la prima delle sette proposte del 2024, presentata allora come risposta a «un'annosa problematica in materia di certezza del diritto». Due anni e due leggi di bilancio dopo, è ancora in fondo alla lista.
Il numero da guardare, perciò, non è undici: è il 28 ottobre. Su un fatturato che il settore ha visto scendere a 91,384 miliardi, dieci in meno rispetto al 2023, le proposte della Cnmi hanno davanti cinque giorni di finestra aperta. Poi il testo esisterà, e si torna agli emendamenti.


