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Economia e FinanzaModa

Fatturato moda italiana: 2,8 miliardi sotto la stima

Il fatturato moda italiana 2026 si fermerà a 91,384 miliardi, -1,6% sul 2025. Ma a febbraio la Camera Nazionale della Moda prevedeva 94,2 miliardi e il segno più: fra le due stime ci sono 2,8 miliardi e la chiusura dello Stretto di Hormuz.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Fatturato moda italiana in calo: telai fermi in una filatura tessile italiana all alba
Immagine generata con IA

Il fatturato moda italiana nel 2026 si fermerà a 91,384 miliardi di euro, in calo dell'1,6% sul 2025. È il numero che Carlo Capasa ha letto l'8 settembre alla conferenza stampa di presentazione della Milano Fashion Week. Quasi tutte le riprese lo hanno raccontato come un miglioramento, e in un certo senso lo è. Ma il termine di paragone giusto non è l'inizio di quest'anno: sta negli archivi della stessa Camera Nazionale della Moda Italiana. Il 5 febbraio, dallo stesso palco e nella stessa identica conferenza stampa di sette mesi prima, la previsione per il 2026 era 94,2 miliardi, con il segno più.

Fra le due previsioni sul fatturato moda italiana ci sono 2,816 miliardi di euro e 2,6 punti percentuali. Nessuno dei due numeri è comparso nei titoli di questa settimana.

Fatturato moda italiana: il numero di settembre e la promessa di febbraio

Il 5 febbraio 2026, alla vigilia della fashion week autunno-inverno, Capasa presentava i Fashion Economic Trends con un tono che oggi si rilegge con un certo stupore. «Il 2025 si chiude meno peggio di quanto ci aspettavamo, con una perdita del 2,6%, rispetto alle attese del -3,2%. Per il 2026 stimiamo un +1%, che indica un possibile ritorno in positivo per la moda tricolore», dichiarava allora il presidente della Cnmi. Il documento indicava 94,2 miliardi di ricavi e un export in crescita del 2,5%, oltre quota 90 miliardi.

Non era ottimismo isolato. Dopo otto trimestri consecutivi di contrazione, nel terzo trimestre 2025 i settori core — tessile, abbigliamento, pelle, pelletteria e calzature — erano tornati a crescere: luglio +1,4%, settembre +5,7%. Lo scenario di rischio elaborato dalla Cnmi arrivava a contemplare, nell'ipotesi migliore, un +4%. Il fatturato moda italiana sembrava avere toccato il fondo e ripartire.

Sette mesi dopo, dal medesimo palco, il numero è 91,384 miliardi. Non solo la crescita non c'è stata: il fatturato moda italiana registra il terzo calo consecutivo.

Fatturato moda italiana: che cosa ha rovesciato la previsione

La revisione non è arrivata a settembre. È arrivata a maggio, e la Cnmi ne ha indicato la causa senza giri di parole: la chiusura dello Stretto di Hormuz, alla fine di febbraio, ha cambiato radicalmente lo scenario. Il 14 maggio, alla conferenza della fashion week uomo, la previsione era già stata portata a 91,4 miliardi, cioè -1,5%.

Vale la pena notare la sequenza. Il +1% è stato annunciato il 5 febbraio; lo Stretto si è chiuso a fine febbraio. La stima ottimista è sopravvissuta poche settimane, e non è stata smentita dalla domanda di moda: è stata smentita da un evento geopolitico che con le passerelle non ha nulla a che vedere. Il fatturato moda italiana del 2026 si è deciso, in buona parte, in un braccio di mare fra Iran e Oman.

In quella stessa occasione Capasa ha messo agli atti il conto complessivo: «La moda italiana ha perso 10 miliardi di fatturato dal 2023 e quasi 7 in attivo dal 2024, sono numeri importanti. Chiederemo al governo misure specifiche sulle esportazioni, è necessario intervenire in maniera seria per mantenere viva la seconda industria del nostro Paese», ha detto il presidente della Cnmi in apertura.

Fra la revisione di maggio (91,4 miliardi) e il dato di settembre (91,384) la differenza è statisticamente nulla. Tradotto: in quattro mesi il fatturato moda italiana atteso non ha recuperato un solo euro. La «stabilizzazione» celebrata questa settimana è la stabilizzazione di una previsione già tagliata.

Container e gru di banchina in un porto commerciale italiano al tramonto, l export della moda in calo
L'export dei settori core, prima voce del fatturato moda italiana, si è fermato a 24,5 miliardi nei primi cinque mesi del 2026: il 2,3% in meno di un anno fa. · Immagine generata con IA

I due mercati su cui era costruita la crescita sono quelli che l'hanno affondata

Qui c'è il dettaglio più eloquente, e per ricavarlo basta mettere una accanto all'altra la tabella di febbraio e quella di settembre. A febbraio la Cnmi indicava tre mercati in testa alle attese per il 2026: Germania +6,6%, Stati Uniti +4,1%, Francia +0,8%. Il +2,5% dell'export era costruito soprattutto sui primi due.

I dati sul commercio estero aggiornati a maggio, diffusi la settimana scorsa, dicono l'esatto contrario. La Germania è a -4,2% (2,6 miliardi), gli Stati Uniti a -2,8% (2,2 miliardi). La Francia, il mercato da cui non ci si aspettava quasi nulla, è invece il primo mercato estero della moda italiana con 3,7 miliardi e cresce del 3,7%.

Lo scarto rispetto alle attese è di quasi 11 punti percentuali sulla Germania e di quasi 7 sugli Stati Uniti. Le due gambe della ripresa annunciata sono esattamente le due che hanno ceduto, mentre a reggere il fatturato moda italiana sono stati mercati che nessuno aveva indicato: oltre alla Francia, la Spagna (+4,5%) e Hong Kong (+6,8%).

Nel complesso l'export dei settori core, la voce che più contribuisce al fatturato moda italiana, si è fermato a 24,5 miliardi, -2,3%. Peggio hanno fatto i settori collegati — occhialeria, gioielleria, bigiotteria e beauty — a -7%, trascinati dal crollo della gioielleria verso gli Emirati Arabi (-27,4%). Il saldo commerciale resta ampiamente positivo, 16,3 miliardi, ma perde 1,1 miliardi sullo stesso periodo del 2025: un peggioramento interamente imputabile ai settori collegati (-1,4 miliardi), mentre il saldo dei core migliora di 226 milioni.

Fatturato moda italiana: tre cali di fila, ma sempre più piccoli

Va detto con altrettanta precisione, perché è la parte che dà ragione alla lettura ottimista. La serie storica del fatturato moda italiana è questa: oltre 101 miliardi nel 2023, 95,84 nel 2024, 92,87 nel 2025, 91,384 attesi nel 2026. Sono tre anni di segno meno, ma i cali si dimezzano ogni volta: circa il 5%, poi il 3,1%, ora l'1,6%.

Il secondo trimestre 2026 conferma il rallentamento della caduta: aprile +2,1%, maggio ancora negativo, giugno +1,9%, con una media trimestrale di +0,1%. I settori core restano a -0,3%, ma hanno recuperato rispetto al -1,8% del primo trimestre; i collegati crescono dell'1,3%. Nel retail, i primi sette mesi mostrano abbigliamento a +1,9% e cosmetici a +3,7%, con le calzature ferme a -1%. Sono i consumi interni, più che l'estero, a sostenere oggi la parte residua del fatturato moda italiana.

La cautela, però, ha basi solide. A giugno l'Istat ha registrato per tessile, abbigliamento, pelle e accessori una variazione tendenziale del -7,1%, fra le contrazioni più pesanti dell'intero manifatturiero italiano, in un semestre in cui la produzione industriale nazionale è invece cresciuta: mentre l'industria del Paese avanzava, la filiera che genera il fatturato moda italiana andava nella direzione opposta. E a luglio le vendite al dettaglio italiane sono salite dello 0,8% in valore ma scese dello 0,6% in volume: si spende un po' di più per comprare un po' di meno. Sul commercio mondiale di tessile e abbigliamento la stessa Cnmi commenta l'accelerazione di giugno (+3,8%) osservando che è «difficile considerare» quel dato «come l'inizio di una tendenza positiva».

Quell'-8,5% che le riprese hanno letto in tre modi diversi

Un numero merita una nota, perché ha fatto il giro delle testate con perimetri differenti. Diverse riprese hanno raccontato il -1,6% come un recupero rispetto a un -8,5% «di inizio anno»: Montenapo Daily lo attribuisce ai «primi mesi del 2026», Supply Chain Italy lo presenta come «stima iniziale» dell'intero esercizio. HUB Style, che ha ripreso il documento in dettaglio, lo riferisce invece al solo mese di gennaio.

La differenza non è accademica. Se l'-8,5% è un singolo mese, confrontarlo con una stima annuale non misura alcun recupero: mette a paragone due grandezze diverse. Il confronto omogeneo sul fatturato moda italiana — previsione 2026 contro previsione 2026 — resta quello fra il 94,2 miliardi di febbraio e il 91,384 di settembre.

Passerella vuota e panche bianche in un palazzo milanese prima di una sfilata della Milano Fashion Week
Il calendario della Milano Fashion Week primavera-estate 2027 conta 203 appuntamenti: mai così tanti mentre il fatturato moda italiana arretra. · Immagine generata con IA

Un calendario da record e un conto che non torna

La conferenza dell'8 settembre serviva a presentare la fashion week più grande di sempre: 203 appuntamenti e 61 sfilate dal 22 al 28 settembre, con Prada in apertura e il tributo a Giorgio Armani in chiusura. Ne avevamo raccontato l'impianto quando la Cnmi ne diffuse la prima bozza, in questo pezzo sul calendario di settembre. Il paradosso è che il fatturato moda italiana non è mai stato così lontano dai livelli del 2023 proprio nell'edizione con più eventi in calendario.

Non è una contraddizione, però, ed è importante dirlo. La settimana della moda misura l'attrattività della piazza milanese, non i ricavi delle aziende. Il primo osservatorio sull'impatto del fashion system italiano, presentato dalla stessa Cnmi a luglio, quantificava oltre 420.000 visitatori nelle fashion week del 2025, il 46% internazionali. L'affluenza alle sfilate, però, non entra nel fatturato moda italiana. Sono due indicatori che possono benissimo muoversi in direzioni opposte, e quest'anno lo fanno in modo particolarmente vistoso.

Il punto è un altro, ed è di metodo. Quando un'associazione di categoria presenta i propri dati economici nella stessa conferenza stampa in cui presenta il proprio evento di punta, il rischio è che il primo numero venga letto attraverso il secondo. Questa settimana è successo: il calendario record ha fatto da cornice, e il -1,6% del fatturato moda italiana è stato quasi ovunque incorniciato come «segnale di stabilizzazione». Interrogato dal Financial Times, che si chiedeva se la moda sia finita, Capasa ha risposto che «la moda italiana è forte, lo dicono i risultati dei nostri brand» e che è «un miracolo tenere botta in un periodo così difficile a livello globale». Sono affermazioni difendibili.

Resta però il dato che nessuno ha messo in fila: il 2026 doveva essere l'anno in cui il fatturato moda italiana smetteva di scendere, e lo aveva scritto la Cnmi stessa sette mesi fa. Non è andata così, e per capire perché conviene guardare a Hormuz, a Berlino e a Washington più che alle passerelle. Il prossimo appuntamento con i numeri sarà a febbraio, dallo stesso palco. Sarà interessante vedere che cosa promette per il 2027 — e quanto durerà. Per gli aggiornamenti sul comparto resta il nostro canale dedicato alla moda.

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