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Alfabetizzazione visiva: il manifesto e il patto coreano

Alfabetizzazione visiva: a Saint-Paul-de-Vence l'Italia ha co-promosso con la Francia il manifesto che chiede all'UNESCO un quadro normativo, e ha firmato con la Corea del Sud un accordo di coproduzione. In casa il piano per le scuole vale 20,1 milioni e il bando chiude il 18 settembre.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Aula scolastica vuota al tramonto con proiettore acceso e schermo bianco, immagine simbolo dell'alfabetizzazione visiva a scuola
Immagine generata con IA

L'alfabetizzazione visiva è diventata materia di trattativa internazionale il 7 settembre 2026, a Saint-Paul-de-Vence, sulle colline delle Alpi Marittime. In quel borgo di pietra si è tenuto il primo Sommet Lumière, il vertice mondiale dedicato al futuro del cinema e dell'immagine animata, copresieduto dal presidente francese Emmanuel Macron e dal presidente sudcoreano Lee Jae-myung. Le cronache italiane hanno raccontato quasi soltanto una stretta di mano: quella fra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e Ted Sarandos, co-amministratore delegato di Netflix. Nel frattempo, sullo stesso tavolo, l'Italia firmava due documenti che nessuno ha titolato.

Il primo è il Manifesto per l'educazione all'alfabetizzazione visiva universale, scritto insieme alla Francia. Il secondo è un accordo di coproduzione cinematografica con la Corea del Sud. Sono due atti di natura opposta — uno culturale e senza dote, l'altro industriale e vincolante — e insieme raccontano che cosa l'Italia sia andata a fare in Provenza. Il primo trasforma l'alfabetizzazione visiva in un impegno diplomatico; il secondo mette una firma su un mercato.

Alfabetizzazione visiva: che cosa dice davvero il manifesto

Il testo è stato redatto congiuntamente dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura italiano e dal Centre national du cinéma et de l'image animée francese. Chiede che l'alfabetizzazione visiva venga riconosciuta come «apprendimento fondamentale del XXI secolo», alla pari del leggere e dello scrivere, e invita l'UNESCO a studiare la costruzione di un «quadro normativo internazionale» in materia.

Le priorità indicate sono tre. La prima riguarda la scuola: integrare l'educazione all'immagine nei programmi di ogni ordine e grado, con quadri di competenze adattati ai curricoli, formazione degli insegnanti e metodi comuni di valutazione. La seconda riguarda le sale, definite «uno degli ultimi luoghi in cui le immagini si scoprono insieme». La terza riguarda la pratica: si legge meglio ciò che si impara a fare, quindi l'alfabetizzazione visiva passa anche dal produrre immagini, non solo dal guardarle.

Secondo la ricostruzione di Boxoffice Pro, il manifesto è stato adottato da sette Stati — Costa d'Avorio, Francia, Grecia, Indonesia, Iraq, Nigeria e Repubblica di Corea — da diciannove agenzie cinematografiche nazionali e regionali, fra cui il British Film Institute, l'Austrian Film Institute, lo Swedish Film Institute e la coreana KOFIC, e da oltre ottanta organizzazioni: il Festival di Cannes, il Busan International Film Festival, Pathé, Gaumont, Kinepolis, La Fémis, la USC School of Cinematic Arts.

Un dettaglio merita di essere segnalato senza appianarlo: in quell'elenco l'Italia compare fra i promotori del testo insieme alla Francia, non fra gli Stati che lo hanno poi formalmente adottato. La Francia figura in entrambe le liste. Nessuna delle due amministrazioni ha spiegato pubblicamente la differenza.

Sala cinematografica storica vuota vista dallo schermo, poltrone rosse in penombra sotto un soffitto decorato
Il manifesto definisce la sala «uno degli ultimi luoghi in cui le immagini si scoprono insieme»: per questo l'alfabetizzazione visiva, nel testo, passa anche dai cinema e non solo dalle aule. · Immagine generata con IA

Alfabetizzazione visiva: un vertice da sessanta Paesi

La cornice non era bilaterale. Il Sommet Lumière ha riunito oltre duecento fra creatori, dirigenti d'impresa e decisori pubblici in rappresentanza di più di sessanta Paesi, regioni e organizzazioni internazionali. Ne è uscita una Dichiarazione Lumière articolata in quindici principi, dalla centralità dell'opera al rifiuto dell'immagine ridotta a puro engagement, dalla tutela del diritto d'autore davanti all'intelligenza artificiale alla conservazione del patrimonio. Accanto ad essa sono state approvate dichiarazioni separate su intelligenza artificiale, pirateria, parità di genere sui set e sostenibilità delle produzioni. Fra tutti questi testi, quello sull'alfabetizzazione visiva è l'unico a chiamare in causa un'organizzazione delle Nazioni Unite.

Macron ha riassunto così la posta in gioco: «Come si impara a leggere a contatto con i libri, il nostro sguardo si forma con i film, le serie, le opere audiovisive di qualità». È l'argomento che regge tutta l'impalcatura dell'alfabetizzazione visiva: se le immagini si producono a costo quasi nullo e circolano senza filtro, saperle leggere smette di essere un'abilità estetica e diventa un requisito civico. Non è un tema nuovo per la Mostra di Venezia, dove il rapporto fra creazione e algoritmi era già finito al centro di un forum a porte chiuse sull'intelligenza artificiale.

Dallo stesso vertice sono usciti però anche impegni finanziari, e non tutti hanno riguardato l'Italia. Francia e Corea del Sud hanno annunciato un «Partenariato Lumière» da un miliardo di euro in cinque anni destinato al settore dell'immagine e alla sovranità culturale: un perimetro diverso da quello dell'educazione, che va tenuto distinto, ma che misura la scala con cui altri si sono presentati a Saint-Paul-de-Vence.

Il modello italiano di alfabetizzazione visiva vale 20,1 milioni

L'Italia siede fra i promotori del manifesto per una ragione precisa: è uno dei pochissimi Paesi ad avere già un programma nazionale strutturato in materia. Si chiama Piano nazionale cinema e immagini per la scuola, lo gestiscono insieme la Direzione generale Cinema del Ministero della Cultura e il Ministero dell'Istruzione e del Merito, e poggia su due leggi: la 107 del 2015, che introduce l'educazione all'immagine e al linguaggio cinematografico fra gli obiettivi formativi, e l'articolo 27, comma 1, lettera i) della legge 220 del 2016, che finanzia il rafforzamento delle competenze audiovisive a scuola. In pratica, l'alfabetizzazione visiva in Italia ha una base normativa da dieci anni.

Le cifre del 2026 sono note e verificabili. Gli avvisi sono tre e valgono complessivamente 20,1 milioni di euro: 11,4 milioni alle istituzioni scolastiche — 4,9 per i laboratori nelle secondarie, 3,5 per infanzia e primaria, 3 per i progetti nelle aree svantaggiate — 7,2 milioni agli enti territoriali con un tetto di 90 mila euro a progetto, 1,5 milioni ai progetti di rilevanza nazionale con un tetto di 180 mila. La finestra per candidarsi si è aperta il 13 luglio e si chiude il 18 settembre 2026; le attività potranno arrivare fino al 15 dicembre 2027. È la dote reale con cui l'Italia pratica in casa l'alfabetizzazione visiva che a Vence ha proposto al mondo.

Qui sta la coincidenza che nessuno ha messo in fila: il bando che finanzia l'alfabetizzazione visiva nelle scuole italiane si chiude undici giorni dopo la firma del manifesto che chiede al mondo di farne un apprendimento fondamentale. E la dote di quel piano, venti milioni l'anno, è poco più del tre per cento dei 660 milioni stanziati per il 2026 sul Fondo cinema, il capitolo da cui la linea promozione attinge.

Giuli lo ha detto in modo più esplicito di quanto la sintesi delle agenzie lasci intendere: le politiche di educazione all'immagine devono diventare «politiche strutturali, adeguatamente finanziate e capaci di mobilitare l'intero ecosistema culturale ed educativo». È, di fatto, l'ammissione che l'alfabetizzazione visiva, oggi, strutturale non è. Sul versante francese il confronto è impietoso per anzianità più che per importi: Ma classe au cinéma accompagna gli studenti dalla materna al liceo, Passeurs d'images presidia l'extrascolastico, e il solo Institut Lumière di Lione riceve circa cinquantamila studenti l'anno.

Borgo di pietra provenzale al tramonto con ulivi, cipressi e colline sullo sfondo
Il vertice si è tenuto a Saint-Paul-de-Vence, nell'entroterra delle Alpi Marittime: qui l'alfabetizzazione visiva è passata da slogan pedagogico a documento firmato da sette Stati. · Immagine generata con IA

L'accordo con Seul che nessuno ha titolato

Il secondo documento italiano è di tutt'altra natura. Giuli e il ministro della Cultura coreano Chae Hwi-young hanno firmato un accordo di coproduzione cinematografica che costruisce la cornice giuridica entro cui le imprese dei due Paesi possono lavorare insieme. «Due grandi industrie cinematografiche metteranno in comune competenze, creatività e capacità produttiva», ha dichiarato il ministro, come riporta Italpress.

L'intesa non nasce dal nulla. Si innesta sul Partenariato strategico speciale avviato nel giugno 2026 dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal presidente Lee Jae-myung, e prosegue un percorso che la sottosegretaria Lucia Borgonzoni fa risalire al protocollo firmato con la Korea Creative Content Agency a Venezia nel 2025 e agli incontri del dicembre successivo. A ottobre l'Italia porterà un padiglione nazionale al Festival di Busan; nello stesso mese arriverà al Museo nazionale coreano la mostra degli Uffizi Botticelli e il Rinascimento, dopo i capolavori di Capodimonte esposti a Seul nel 2025.

È il documento con effetti industriali immediati, ed è quello di cui in Italia si è scritto meno. Vale la pena notare la simmetria: la Corea del Sud è al tempo stesso il Paese che firma con Roma un trattato di coproduzione, quello che ha adottato il manifesto sull'alfabetizzazione visiva e quello che con Parigi ha annunciato il miliardo. Tre tavoli diversi, un solo interlocutore: Seul si è seduta sia dove si scrive l'alfabetizzazione visiva sia dove si firmano gli assegni.

Il manifesto arriva mentre la legge che lo regge viene riscritta

C'è infine un tempismo interno che merita attenzione. La base giuridica del piano scolastico è l'articolo 27 della legge 220 del 2016, cioè la legge cinema che il Parlamento sta riscrivendo proprio in queste settimane: il testo unificato approvato all'unanimità in commissione è atteso in Aula alla Camera dalla ripresa dei lavori, il 9 settembre. Ne abbiamo raccontato limiti e silenzi quando è passato senza un solo emendamento, nella riforma della legge cinema: una delega di ventiquattro mesi sul credito d'imposta, un'Agenzia che nascerà nel 2028, nessuna tassa di scopo.

Le associazioni delle sale hanno letto il testo e riferiscono che gli articoli 26 e 27 della vecchia legge restano in piedi. Se così sarà, il piano sull'alfabetizzazione visiva sopravvive alla riforma senza modifiche. Resta però il paradosso di fondo: l'Italia esporta come modello internazionale un programma che in casa vale il tre per cento del fondo di settore, e lo fa nella settimana in cui la norma che lo autorizza torna in discussione.

Il manifesto, va detto, non stanzia nulla e non vincola nessuno: chiede all'UNESCO di studiare un quadro normativo sull'alfabetizzazione visiva, e nel frattempo affida ai singoli Stati il compito di finanziarlo. Il gruppo di esperti italo-francese sulle politiche europee — che si insedierà a Roma in ottobre, durante la Festa del Cinema e il MIA, con in agenda la revisione della direttiva sui servizi media audiovisivi e il programma AgoraEU — dirà entro l'anno se l'alfabetizzazione visiva resta una dichiarazione d'intenti o diventa una voce di bilancio. Intanto, il 18 settembre, chiude un bando da 20,1 milioni. È da lì, non da Saint-Paul-de-Vence, che si misura quanto l'Italia creda davvero a ciò che ha firmato.

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