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Cinema

Intelligenza artificiale a Venezia: il forum a porte chiuse

Il 4 settembre un forum su invito porta l'intelligenza artificiale a Venezia come argomento autonomo: al tavolo Clooney, Gyllenhaal, Tornatore e un cardinale del Vaticano. Barbera sposta la domanda dai contratti alla creatività, mentre dal 27 agosto il film di Kore-eda risponde già in sala.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Intelligenza artificiale a Venezia: sala storica veneziana con tavolo ovale e sedie vuote, immagine illustrativa del forum del 4 settembre
Immagine generata con IA

Il cartellone dell'ottantatreesima Mostra del Cinema è pieno di film, ma la discussione destinata a pesare di più non è in programma. Il 4 settembre, alla Scuola Vecchia della Misericordia, un forum su invito porta l'intelligenza artificiale a Venezia come argomento autonomo, staccato dai titoli in concorso. Si intitola The Future of… Creativity e a introdurlo è Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra.

Non è un panel di settore, e nemmeno una tavola rotonda di addetti ai lavori. Al tavolo che discuterà di intelligenza artificiale a Venezia siedono un compositore premio Oscar, un cardinale del Vaticano, due artisti visivi, la presidente di Signal e George Clooney. Inoltre l'organizzazione non è della Biennale: il forum è promosso da Finch & Partners e da Creative Artists Agency. Una società di consulenza e un'agenzia di rappresentanza, cioè, hanno costruito il tavolo al quale il cinema discuterà del proprio futuro.

Intelligenza artificiale a Venezia: chi siede al tavolo del 4 settembre

La lista dei relatori è la parte più informativa dell'annuncio. Accanto a Clooney, Leone d'oro alla carriera 2026, ci sono Maggie Gyllenhaal — attrice e regista, quest'anno presidente della Giuria Internazionale — e Giuseppe Tornatore. C'è poi Alexandre Desplat, premiato con Oscar, Bafta e Grammy per colonne sonore come quelle di Grand Budapest Hotel e La forma dell'acqua.

Il tavolo però si allarga ben oltre il cinema, ed è qui che l'intelligenza artificiale a Venezia smette di essere una questione di mestiere. Partecipano il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione, la scultrice e pittrice Kennedy Yanko, l'artista visivo Marc Quinn, la regista Shannon Murphy (Killing Eve) e Meredith Whittaker, presidente di Signal. Il programma prevede due tavole rotonde.

Una composizione del genere non è casuale. Mettere accanto a un divo di Hollywood una tecnologa e un prefetto vaticano significa spostare la discussione dal terreno contrattuale a quello antropologico. Non «quanto ci costerà», dunque, ma «che cosa siamo quando una macchina racconta al posto nostro»: è questa la cornice entro cui l'intelligenza artificiale a Venezia verrà affrontata.

La domanda che Alberto Barbera sposta di lato

Nella nota che presenta il forum sull'intelligenza artificiale a Venezia, il direttore della Mostra è esplicito su quale conversazione intenda evitare. «Lo storytelling ha accompagnato ogni fase della civiltà umana e gli strumenti per raccontare le storie non hanno mai smesso di evolversi», scrive Barbera. «L'intelligenza artificiale potrebbe rivelarsi il cambiamento più grande mai avvenuto, con un impatto sull'attività umana forse persino superiore a quello della rivoluzione industriale del XIX secolo».

Fin qui è la premessa attesa. Il passaggio decisivo viene subito dopo: «Si discute molto, e giustamente, dei suoi aspetti preoccupanti: le ripercussioni sull'occupazione, sui diritti d'autore e sui diritti di immagine degli artisti, nonché la dimensione etica del fenomeno. Credo tuttavia sia importante partire da una domanda diversa: cosa significa tutto questo per la creatività stessa, e quali nuovi strumenti, se ce ne sono, potrebbe offrire per sostenere il lavoro degli artisti, e dei registi in particolare».

Vale la pena rileggere quell'elenco. Occupazione, diritto d'autore, diritti d'immagine sono esattamente i tre fronti su cui il conflitto degli ultimi anni si è combattuto davvero, contratto per contratto. Barbera non li nega, anzi li dichiara legittimi, ma li mette da parte per un pomeriggio. Il modo in cui l'intelligenza artificiale a Venezia viene messa a tema, quindi, è già una scelta di campo: si parla di strumenti e di immaginazione, non di clausole.

È una scelta difendibile, perché su vertenze e contratti collettivi un festival non ha alcuna voce in capitolo. Chi porta l'intelligenza artificiale a Venezia dentro un programma culturale, del resto, non ha gli strumenti per firmare accordi. Tuttavia la scelta va detta per quello che è. Il perimetro del dibattito viene fissato prima che il dibattito cominci, e a fissarlo è chi ospita.

Un'agenzia di talenti, una consulenza, un forum su invito

Il secondo elemento che l'annuncio consegna quasi di sfuggita riguarda la regia dell'operazione. The Future of… Creativity è organizzato da Finch & Partners, la società guidata da Charles Finch, e da Creative Artists Agency, una delle maggiori agenzie di rappresentanza al mondo. Chi negozia i contratti degli artisti, in altre parole, è anche chi allestisce il tavolo su cosa l'intelligenza artificiale a Venezia farà agli artisti.

Non è il primo appuntamento della serie. Il forum nasce dal simposio inaugurale The Future of… Film, tenuto a maggio durante il Festival di Cannes a Villa Dorane, ad Antibes, con Darren Aronofsky, James Gray, Nadine Labaki, Whit Stillman e J.A. Bayona, più i dirigenti di Mubi, A24, Sony Pictures Classics, Neon, Focus Features e Sony Pictures. Già allora gli organizzatori dichiaravano di voler replicare il format altrove, Venezia e Doha comprese: l'approdo dell'intelligenza artificiale a Venezia, insomma, era in programma da mesi.

L'edizione veneziana allarga però il campo oltre il cinema: l'intelligenza artificiale a Venezia viene esaminata per come, insieme agli altri mutamenti tecnologici, sta trasformando la creatività in tutte le discipline. Non è la prima volta che un grande festival apre le porte a chi quella tecnologia la costruisce: a maggio era stata Cannes a far discutere, e ne avevamo scritto a proposito di Meta partner del festival. Il format ora si sposta al Lido e cambia interlocutori.

Portone di legno chiuso di un palazzo veneziano affacciato sul canale, immagine illustrativa del forum su invito
Il simposio del 4 settembre si tiene su invito, alla Scuola Vecchia della Misericordia. Immagine illustrativa, non riferita alla sede reale dell'incontro. · Immagine generata con IA

Anche in sala si discute di intelligenza artificiale a Venezia e altrove

Mentre il Lido prepara la discussione teorica, la stessa materia è già sugli schermi italiani. Dal 27 agosto è in sala Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda, presentato in concorso all'ultimo Festival di Cannes e distribuito in Italia da Lucky Red e Bim Distribuzione.

Il film racconta di una coppia benestante, Otone e Kensuke Komoto, che ha perso il figlio di sette anni e accoglie in casa un androide identico al bambino, rigenerato grazie all'IA con tutti i dati disponibili: voce, ricordi, carattere, abitudini. Un clone, in sostanza. La domanda che il film pone è se possa essere amato davvero, e nessun convegno sull'intelligenza artificiale a Venezia la formulerà in termini più diretti.

Kore-eda spiega di essersi ispirato ai cosiddetti resurrection business cinesi, «aziende che usano IA, avatar e simulazioni vocali dei defunti». E aggiunge: «Raccolgono in pratica solo le cose belle e positive delle persone scomparse, ma sappiamo tutti che non ci sono solo le cose belle e tutto questo alla fine non funziona». Sul merito della questione che l'intelligenza artificiale a Venezia si prepara a discutere il regista giapponese è netto, e per nulla allarmato: «Non dobbiamo avere paura dell'intelligenza artificiale: anche se riuscisse a fare film migliori dei miei, certo non per questo smetterò di fare il regista».

La sua obiezione, tuttavia, è più interessante di qualunque allarme. «La cosa che divide esseri umani e androidi è soprattutto il corpo», osserva, «ma c'è un'altra cosa che ci divide completamente: l'immaginazione. Gli umanoidi sono intelligenti, però a certe cose non ci possono arrivare, non riescono ad immaginare». Nel film è la madre ad accorgersene, leggendo un libro illustrato al clone: il figlio vero le faceva domande che l'avatar non riesce nemmeno a pensare.

È la risposta più concreta emersa finora sull'intelligenza artificiale a Venezia come altrove, e arriva da un film invece che da un convegno. La differenza, infatti, non sta nella qualità del prodotto, ma nella capacità di formulare la domanda successiva.

Stanza giapponese vuota con tatami e un piccolo sgabello di legno, immagine illustrativa del film Sheep in the Box di Kore-eda
In Sheep in the Box una coppia accoglie in casa un androide identico al figlio perduto. Immagine illustrativa, non tratta dal film. · Immagine generata con IA

Masterclass in livestream, forum a porte chiuse

Nella stessa settimana la Biennale ha annunciato l'altro versante, quello aperto. Dal 3 al 9 settembre tornano le Masterclass alla Match Point Arena, allestita al Tennis Club Venezia al Lido, e si potranno seguire anche in livestream sul sito della Biennale.

Il calendario prevede Clooney il 3 settembre alle 16, il regista francese Luc Besson il 6 e l'attrice Ellen Burstyn, anche lei Leone d'oro alla carriera 2026, l'8. A queste si aggiungono due Masterclass The Art and Craft of Cinema organizzate da Cartier in collaborazione con la Biennale: Chloé Zhao in dialogo con il direttore della fotografia Lukasz Zal il 4 settembre, e Luca Guadagnino il 7. Nessuno di questi appuntamenti è dedicato all'intelligenza artificiale a Venezia, ma tutti sono accessibili a chiunque voglia seguirli.

Il contrasto è netto, e dice più di molte polemiche. Le lezioni dei maestri arrivano a chiunque abbia una connessione, mentre il tavolo sull'intelligenza artificiale a Venezia si tiene su invito, dietro le porte di un palazzo storico. Non è una contraddizione, perché i due formati servono scopi diversi. Segnala però due modi distinti di trattare lo stesso pubblico: al lettore si offre la lezione, non la deliberazione.

Perché l'intelligenza artificiale a Venezia non è un tema di cartellone

La Mostra ha già dimostrato quest'anno di saper reggere i conflitti che la attraversano. La polemica sul film Dau, contestato dall'Ucraina, e quella sul numero delle registe in concorso sono arrivate al Lido dall'esterno e hanno comunque trovato spazio. Il forum del 4 settembre funziona in modo diverso, perché non nasce da una pressione ma da un'iniziativa: nessuno lo ha chiesto, qualcuno lo ha proposto. L'intelligenza artificiale a Venezia non è arrivata al Lido spinta da una protesta, ma portata al tavolo da chi quel tavolo lo apparecchia.

Quello che accadrà alla Scuola Vecchia della Misericordia non produrrà delibere né accordi, e infatti non è questo il punto. Produrrà una cornice, e le cornici durano più delle dichiarazioni. Infine, se il modo legittimo di parlare di intelligenza artificiale a Venezia diventa «quali strumenti offre alla creatività», la conversazione sui contratti resta fuori dalla porta insieme a chi non è stato invitato.

Barbera dice di sperare che il confronto contribuisca «ad aprire un nuovo capitolo nel dibattito sul futuro della creatività e della narrazione». Quel capitolo, in realtà, è già aperto: sta nelle sale italiane dal 27 agosto. E la risposta che propone — la macchina non sa immaginare la domanda che nessuno le ha insegnato — è arrivata prima del convegno che dovrebbe cercarla.

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