Clooney a Venezia 83: Leone d'oro e discorso politico
Clooney a Venezia 83 ha aperto l'83esima Mostra del Cinema ricevendo il Leone d'oro alla carriera da Pietrangelo Buttafuoco, introdotto da Laura Dern. Dal palco un discorso sulla paura come strumento politico, in conferenza stampa l'attacco alla «kakistocrazia» e l'allarme su giornalismo e IA.

Clooney a Venezia 83 ha aperto l'83esima Mostra internazionale d'arte cinematografica trasformando una serata di gala in un discorso politico. Mercoledì 2 settembre, nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido, l'attore e regista americano ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera dalle mani del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, dopo l'introduzione dell'amica Laura Dern. La standing ovation è stata lunga, ma sono state le parole pronunciate dal palco a definire l'inaugurazione.
Clooney a Venezia 83: «le storie sono pericolose per chi spaccia paura»
Il cuore del discorso è stato un appello contro la costruzione politica della paura. «Nessuno ride in una lingua diversa. Nessuno piange in una lingua diversa — ha detto l'attore —. I genitori si preoccupano allo stesso modo. I bambini sognano allo stesso modo. L'amore appare straordinariamente simile in ogni lingua, il che rende difficile credere che siamo così diversi come ci viene costantemente detto.»
Poi il passaggio più duro, costruito su un argomento storico. «Viviamo un'epoca in cui chi detiene il potere ci dice di temerci l'un l'altro — ha proseguito —. Le prime persone che gli autoritari cercano di mettere a tacere non sono i politici. Sono i giornalisti che fanno domande. Sono gli artisti che rifiutano le risposte semplici.» Da qui la frase destinata a circolare: «Le storie sono sempre pericolose per chi spaccia paura.»
Nessuna retorica sull'onnipotenza del cinema, tuttavia. «I film non fermano le guerre. Non riducono l'inflazione. Non spostano le elezioni», ha ammesso, «ma ci ricordano che uno sconosciuto non è mai uno sconosciuto». Un tributo video con i messaggi di Adam Sandler, Noah Baumbach, Alexander Payne, Steven Soderbergh e Brad Pitt ha preceduto la consegna. In platea, accanto alla moglie Amal, l'attore ha risposto con una gag alla presentazione di Dern, che lo aveva definito «un uomo di profonda umanità e integrità».

Dalla «kakistocrazia» al giornalismo: la conferenza stampa del Lido
La conferenza stampa di Clooney a Venezia 83, poche ore prima della cerimonia, aveva già fissato il tono. «Non è facile vivere in un Paese che è guidato dalle persone meno capaci di farlo», ha dichiarato l'attore sessantacinquenne, che ha parlato della propria America senza mai pronunciare il nome di Donald Trump. Il riferimento è alle elezioni di midterm di novembre, «sicuramente un momento per tirare le somme».
La parola che ha fatto il giro delle redazioni e arrivata subito dopo, a proposito del segretario alla Difesa Pete Hegseth e di un suo post ironico sulle donne delle forze armate canadesi: «L'idea che la crudeltà sia alla base e faccia parte del divertimento del mondo e davvero una cosa assurda. Questa è kakistocrazia», cioè il governo dei peggiori. Infine la domanda retorica: «Dov'è finito il senso della decenza? Supereremo anche questo e ne emergeremo migliori.»
Sul giornalismo, il riferimento è stato all'assetto proprietario dell'informazione: «I più ricchi del mondo attualmente sono proprietari del Washington Post, di Twitter e della maggior parte delle fonti delle nostre informazioni: è preoccupante. Ma c'è ancora spazio per un buon giornalismo.» Quindi l'intelligenza artificiale, con una stima netta: circa il 30 per cento dei posti di lavoro nel settore visivo destinato a sparire, e un avvertimento al pubblico, «non credete a tutto quello che vedete». Non è mancato il capitolo clima, con la previsione che «prima o poi avremo dei governi che vogliono affrontare la situazione».
Clooney a Venezia 83 dopo ventotto anni di Lido
Il premio arriva al termine di una frequentazione quasi ininterrotta. Il debutto veneziano risale al 1998 con Out of Sight, quando Clooney stava per lasciare E.R.; nel 2003 torna fuori concorso con Prima ti sposo, poi ti rovino dei fratelli Coen. Il 2005 è l'anno decisivo: Good Night, and Good Luck, il film in bianco e nero su Edward R. Murrow e il maccartismo, gareggia per il Leone d'oro e lo perde contro I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee.
Seguono Michael Clayton in concorso nel 2007, Burn After Reading in apertura nel 2008, Le idi di marzo nella serata inaugurale del 2011, Gravity ad aprire la settantesima edizione nel 2013. Nel mezzo, il matrimonio con Amal Alamuddin celebrato in città il 27 settembre 2014. Poi Suburbicon nel 2017, Wolfs fuori concorso nel 2024 e, l'anno scorso, Jay Kelly di Noah Baumbach. «Amo questa città da circa trent'anni», ha detto al Lido.

Un premio alla carriera a un regista che ha smesso di dirigere
C'è però un dato che rende il Leone d'oro a Clooney a Venezia 83 meno lineare di quanto appaia. Alla stessa conferenza stampa, Clooney ha spiegato di aver messo da parte la regia: «Ho due bambini e non faccio più il regista per passare più tempo con loro», dato che recitare comporta meno mesi lontano da casa. I gemelli Alexander ed Ella hanno nove anni.
Infatti la voce più politica della serata appartiene a un autore che ha smesso di firmare film politici. Good Night, and Good Luck, Le idi di marzo e in parte Suburbicon erano esattamente il tipo di cinema civile che il discorso del Lido invocava. Ventun anni dopo il film su Murrow, inoltre, l'avversario che l'attore descrive non è più un inquisitore di Stato ma la concentrazione proprietaria dell'informazione, sommata a una tecnologia che rende la verifica dei fatti sempre più difficile. La denuncia resta, lo strumento con cui la metteva in scena no.
Una serata inaugurale attraversata dalla politica
Il contesto ha fatto il resto. Sul red carpet il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha sfilato con pochette e spilla nei colori della Palestina, mentre la presidente di giuria Maggie Gyllenhaal ha parlato di «problema sistemico» a proposito della singola regista in concorso su venti titoli. Sullo sfondo restano l'appello di Venice4Palestine, il documentario Naza in concorso e la contestazione ucraina al Dau di Ilya Khrzhanovsky.
La serata si è chiusa con la proiezione di Ink di Danny Boyle, il film d'apertura in concorso sulla scalata di Rupert Murdoch al tabloid The Sun: un altro racconto sul potere di chi controlla le notizie. Con Clooney a Venezia 83 la Mostra ha dunque scelto di aprire su un doppio fronte, quello del divismo e quello del giornalismo, e i prossimi undici giorni di programmazione diranno quanto quella cornice regge. La rassegna prosegue al Lido fino al 12 settembre. Il resoconto integrale della cerimonia è disponibile nella cronaca dell'ANSA, mentre le dichiarazioni sul futuro della carriera sono raccolte da Sky TG24.


