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Incidente in Valle Antrona: due morti contro i cavi

Un uomo di 60 anni e una donna di 63 sono morti nell'incidente in Valle Antrona del 26 agosto: il velivolo su cui viaggiavano ha urtato dei cavi tesi sopra il lago artificiale di Campliccioli, a 1.400 metri di quota, e ha preso fuoco. Restano da chiarire il tipo di mezzo e la base di decollo.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Incidente in Valle Antrona: lago artificiale di montagna con diga e cavi tesi sopra il bacino
Immagine generata con IA

L'incidente in Valle Antrona di mercoledì 26 agosto ha spento due vite in pochi secondi, a circa 1.400 metri di quota, sopra lo specchio d'acqua del lago artificiale di Campliccioli. Un velivolo biposto ha urtato dei cavi tesi sopra il bacino, ha preso fuoco ed è precipitato sul prato che costeggia la riva, nel territorio del comune di Antrona Schieranco, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola. A bordo c'erano un uomo di 60 anni e una donna di 63 anni: per entrambi non c'è stato nulla da fare.

Tuttavia, a poche ore dallo schianto, la parte più istruttiva di questa storia non è la dinamica, che appare drammaticamente lineare. È tutto quello che ancora non si sa. Non si sa con certezza che tipo di macchina fosse. Non si sa quali cavi abbia colpito. E soprattutto non si sa da dove fosse decollata.

Incidente in Valle Antrona: la dinamica al lago di Campliccioli

L'allarme è scattato intorno alle 11 secondo le prime ricostruzioni delle testate piemontesi, mentre l'ANSA colloca l'impatto verso le 11.30. La sequenza riferita dai vigili del fuoco è netta: il velivolo ha impattato contro dei cavi, si è incendiato ed è caduto vicino al lago, «nel lato del prato».

Sul posto sono intervenute le squadre del comando dei vigili del fuoco del VCO, affiancate dall'elicottero Drago del reparto volo di Malpensa, impiegato sia per il soccorso sia per lo spegnimento delle fiamme. Il 118 ha fatto alzare anche l'elisoccorso, decollato da Borgosesia. Il dispositivo mobilitato per l'incidente in Valle Antrona è stato dunque imponente, ma nessuno dei due interventi è servito a salvare qualcuno.

Quella dell'incidente in Valle Antrona è infatti una zona impervia, in alta valle, dove ogni minuto di avvicinamento pesa. È la stessa aritmetica che avevamo già visto all'opera raccontando il trasferimento in elicottero di due ustionati da Cassino a Roma: in emergenza la geografia non è uno sfondo, è una variabile del soccorso. Qui però non c'era tempo da comprimere, perché l'esito era già scritto al momento dell'urto.

Un autogiro o un elicottero ultraleggero?

Il primo elemento incerto riguarda la macchina stessa. L'ANSA scrive che il mezzo «sarebbe un autogiro, anche chiamato giroplano, un velivolo con rotore superiore non collegato al motore». Quasi tutte le testate locali, invece, parlano di un «elicottero ultraleggero». Non è una sfumatura lessicale da poco.

Il rotore di un autogiro, infatti, non è mosso dal motore: gira per effetto dell'aria che lo attraversa mentre la macchina avanza. Ne discende una differenza sostanziale rispetto a un elicottero: un autogiro non può restare immobile in volo, ha bisogno di velocità per sostenersi. Quindi, in una gola stretta come quella in cui si è verificato l'incidente in Valle Antrona, le opzioni di manovra a bassa quota non sono affatto le stesse.

Finché la perizia non stabilirà di che velivolo si trattasse, ogni ricostruzione della traiettoria resta provvisoria. Perciò, in questa fase, ridurre l'incidente in Valle Antrona a una formula semplice — «un elicottero caduto in montagna» — significa già dire qualcosa che le fonti non autorizzano.

Cavi d'acciaio e pilone di una teleferica di servizio in alta montagna, ostacolo tipico del volo a bassa quota
I cavi tesi sopra le valli alpine sono sottili, spesso non segnalati e quasi invisibili in volo: restano uno degli ostacoli più insidiosi per i velivoli leggeri. · Immagine generata con IA

Incidente in Valle Antrona: i cavi, l'ostacolo che non si vede

Il secondo punto aperto è quali cavi siano stati colpiti. Quotidiano Piemontese parla di cavi elettrici che attraversano la zona sopra il bacino artificiale, e la stessa indicazione compare su altre testate dell'alto Piemonte. Il titolo di una testata varesina fa invece riferimento ai cavi di una funivia. L'ANSA, più prudente, si limita a «dei cavi».

Sul piano della sicurezza del volo, però, la distinzione conta meno di quanto sembri, perché il problema è identico nei due casi. Un cavo teso sopra un invaso di montagna è un filo d'acciaio di pochi centimetri, spesso privo di sfere di segnalazione, che si confonde con il fondo roccioso e sparisce del tutto controluce. Non è un ostacolo che si vede e si evita: è un ostacolo che si sa che c'è, oppure non lo si vede affatto.

Le valli dell'Ossola, inoltre, ne sono attraversate in modo capillare: elettrodotti al servizio degli impianti idroelettrici, teleferiche per gli alpeggi, funivie di servizio delle dighe. Il bacino di Campliccioli sta esattamente dentro questo reticolo. Ed è questa, con ogni probabilità, la ragione per cui l'incidente in Valle Antrona si è consumato senza che nessuna manovra potesse evitarlo.

Un velivolo partito da una base sconosciuta

Resta il terzo elemento, ed è il più significativo. Dalle prime informazioni raccolte sul posto, il velivolo non sarebbe decollato dalla vicina aviosuperficie di Masera, la struttura di riferimento dell'Ossola. La base di partenza, a diverse ore dallo schianto, non era ancora stata identificata.

Si tratta di una circostanza che dice molto sul mondo in cui si colloca l'incidente in Valle Antrona. Il volo da diporto o sportivo non richiede un piano di volo depositato come l'aviazione commerciale, e in larga parte non lascia una traccia consultabile in tempo reale. Un velivolo leggero può alzarsi da un campo privato, attraversare due valli e non comparire in nessun registro fino al momento in cui qualcuno lo cerca.

Chi indaga sull'incidente in Valle Antrona dovrà quindi ricostruire non solo la traiettoria finale, ma la provenienza stessa del mezzo e gli spostamenti compiuti prima dell'impatto. In altre parole, prima ancora di stabilire perché sia caduto, occorrerà stabilire da dove venisse.

Valle alpina dell'Ossola con lago di montagna e pista di servizio tra i boschi, area impervia per i soccorsi
L'alta Valle Antrona, al confine tra l'Ossola e la Svizzera: un ambiente stretto e impervio, dove i soccorsi arrivano quasi sempre dall'alto. · Immagine generata con IA

Tre velivoli leggeri caduti in otto giorni

L'incidente in Valle Antrona, per quanto isolato possa apparire, si inserisce in una sequenza ravvicinata. Due giorni prima, il 24 agosto, un elicottero ultraleggero era precipitato in fase di atterraggio a Foppolo, in provincia di Bergamo: a bordo il pilota di 28 anni e il vicesindaco Alessandro Gherardi, entrambi usciti da soli dal mezzo e trasportati in codice giallo all'ospedale Papa Giovanni XXIII. Il velivolo apparteneva al centro volo di proprietà dell'alpinista Simone Moro.

Cinque giorni prima ancora, il 19 agosto, si era chiusa nel modo peggiore la ricerca di un altro ultraleggero, scomparso la domenica mattina in Calabria con a bordo gli avvocati Carlo Arnulfo, 64 anni, e Angela Buccico, 55. Il relitto, quasi completamente carbonizzato, è stato individuato dopo tre giorni in una zona impervia di Fuscaldo, nel Cosentino.

Su quel caso vale la pena soffermarsi, perché rima con l'incidente in Valle Antrona più di quanto la distanza geografica suggerisca. L'elemento decisivo per restringere il campo delle ricerche non è stato un dato tecnico, né un segnale di localizzazione: è stata una donna che aveva visto il piccolo aereo passare a bassa quota vicino a casa sua e lo ha riferito ai soccorritori la sera del terzo giorno.

Ecco il filo che tiene insieme i due episodi. In Calabria sono serviti tre giorni e una testimone per capire dove fosse finito un velivolo. In Ossola, a poche ore dallo schianto, non si sapeva ancora da dove fosse partito. Non è sfortuna: è la conseguenza ordinaria di un'attività che vola in buona parte fuori dai sistemi di tracciamento.

Incidente in Valle Antrona: cosa segnala l'ANSV da anni

Questo squilibrio non è una novità per chi si occupa di sicurezza del volo. Nel presentare il rapporto informativo relativo al 2025, l'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo descrive un quadro molto preciso: «una ridotta sinistrosità nel trasporto aereo commerciale, limitata ad eventi di minore entità, una significativa presenza di incidenti nel campo elicotteristico ed una forte prevalenza di incidenti, anche mortali, nell'aviazione generale certificata ed in quella da diporto e sportiva».

Nello stesso anno l'agenzia ha aperto 25 inchieste di sicurezza e pubblicato 25 relazioni finali. Il messaggio che ne emerge è costante da diversi rapporti: il volo di linea in Italia è statisticamente sicurissimo, mentre il rischio si concentra quasi per intero nel segmento più leggero, meno regolato e meno visibile del traffico aereo.

L'incidente in Valle Antrona, in questa cornice, non è un'anomalia. È esattamente il tipo di evento che quei rapporti descrivono da anni: un velivolo leggero, una quota bassa, un ambiente montano, un ostacolo fisso.

Incidente in Valle Antrona: le domande che restano aperte

Le autorità competenti dovranno ora chiarire la dinamica esatta e accertare eventuali responsabilità. Tre punti, in particolare, meritano una risposta prima di poter dire di aver capito l'incidente in Valle Antrona: la natura del velivolo, la titolarità e la segnalazione dei cavi colpiti, la base di decollo.

Nel frattempo, resta il dato più duro. Il bilancio dell'incidente in Valle Antrona è di due persone di 60 e 63 anni, morte in una giornata d'agosto sopra un lago di montagna, per un ostacolo che non si vede finché non è troppo tardi. La montagna italiana ha già dimostrato quest'anno quanto rapidamente possa passare dal fondale alla causa: lo avevamo raccontato a giugno, con i sette alpinisti morti in ventiquattro ore sui Quattromila.

Infine, una considerazione che va oltre la cronaca. Ogni incidente in Valle Antrona di questo tipo apre un fascicolo che si chiuderà mesi dopo, quando l'attenzione sarà altrove. È in quei documenti — non nelle prime ore — che si decide se una tragedia produca una correzione o soltanto un ricordo.

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