Strage alpinisti Alpi: 7 morti in 24 ore sui Quattromila
Strage alpinisti Alpi: tra venerdì 12 e sabato 13 giugno 2026 sette morti in 24 ore sui Quattromila tra Gran Paradiso, Cervino e Monte Bianco. Tre trentini, colleghi ed esperti, precipitano per 400 metri dalla parete Nord.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La strage alpinisti Alpi consumata tra venerdì 12 e sabato 13 giugno 2026 sui Quattromila del versante nord-occidentale è il bilancio più pesante della stagione: sette morti in ventiquattro ore tra Gran Paradiso, Cervino e Monte Bianco. La tragedia più grave si è verificata sulla parete Nord del Gran Paradiso, dove tre alpinisti trentini sono precipitati per 400 metri durante una salita iniziata prima dell'alba dal rifugio Chabod.
Strage alpinisti Alpi: tre trentini precipitano dalla parete Nord del Gran Paradiso
La sciagura più pesante della strage alpinisti Alpi è avvenuta poco sotto i 4.061 metri della vetta del Gran Paradiso, in Valle d'Aosta. Le vittime sono Antonio Sardano, 49 anni, figura storica di Trentino Emergenza e soccorritore del 118, Maicol Zenatti, 39 anni, informatico di Brentonico nel Roveretano, e Sergio Martinelli, 29enne economista e data analyst di Trento. Tutti e tre erano colleghi e considerati molto esperti di montagna.
I tre erano partiti prima dell'alba dal rifugio Chabod, puntando alla vetta lungo la classica via della parete Nord. La caduta, di circa 400 metri, si è consumata presumibilmente intorno a mezzogiorno di venerdì, in fase di salita. Nessun testimone ha assistito alla scena: l'allarme è scattato solo in serata, quando i familiari hanno iniziato a preoccuparsi del mancato rientro. I corpi sono stati recuperati a quota 3.600 metri dal Soccorso alpino valdostano e trasferiti all'obitorio del cimitero di Aosta. Sulla dinamica indagano i finanzieri del Sagf di Entrèves.

Cervino, Monte Bianco e Mont Maudit: gli altri quattro alpinisti morti
La strage alpinisti Alpi è proseguita nelle ore successive con altri quattro incidenti mortali distribuiti sui giganti del versante occidentale. Sul Cervino, un alpinista è morto durante una scalata classica: il compagno di cordata è uscito illeso ed è stato recuperato in elicottero. Sul Monte Bianco, due alpinisti hanno perso la vita lungo le creste del Mont Maudit, satellite del massiccio che culmina a 4.465 metri. Un settimo escursionista è poi morto in serata sul versante italiano del Bianco, portando il bilancio definitivo a sette vittime in meno di ventiquattro ore.
Anche la zona della Brenva, lo sperone roccioso che scende dalla vetta del Monte Bianco verso Courmayeur, è stata teatro di interventi simultanei del Soccorso alpino. Il sistema di soccorso valdostano e francese ha lavorato per tutto il weekend in condizioni di estrema pressione, con squadre impegnate contemporaneamente su tre cime diverse e quote tutte superiori ai 3.500 metri.
Le condizioni del meteo e il fattore neve
Tutti gli incidenti si sono verificati in una finestra di tempo bello stabile, con condizioni meteorologiche definite dai bollettini come "ormai estive". Paradossalmente, è proprio il bel tempo ad aver innescato l'assalto alle vette più iconiche delle Alpi occidentali, attirando ogni weekend centinaia di cordate. Tuttavia, l'inverno scarso di neve ha trasformato pareti normalmente percorribili in itinerari tecnicamente più impegnativi.
«Con poca neve quella parete diventa difficile», ha spiegato la rifugista del Chabod, sentita dopo la tragedia del Gran Paradiso. Infatti, su questi versanti la copertura nevosa primaverile funziona da "cemento" naturale che lega rocce, ghiaccio e detriti: quando manca, ogni passo richiede protezioni supplementari e la scivolata di un componente può trascinare l'intera cordata. È esattamente lo scenario ricostruito sulla parete Nord del Gran Paradiso: «Li abbiamo trovati alla base della parete e quindi si presuppone che la causa sia stata una scivolata di uno dei componenti che ha trascinato anche gli altri», ha raccontato Paolo Comune, guida alpina e direttore del Soccorso alpino valdostano.

Il Soccorso alpino sotto pressione: un sistema collaudato ma al limite
La strage alpinisti Alpi di questo weekend mette a dura prova un sistema di soccorso collaudato ma con risorse finite. Il Soccorso alpino valdostano, in particolare, ha gestito interventi simultanei su Gran Paradiso, Cervino e Monte Bianco, attivando contemporaneamente elicotteri, squadre di terra e personale medico. Di conseguenza, le tempistiche di intervento si sono dilatate proprio nei casi più complessi, come quello dei tre trentini, dove l'allarme è arrivato in ritardo e il recupero ha richiesto manovre in parete.
L'incidente del Gran Paradiso, peraltro, non è isolato: solo due settimane fa un'altra vittima era stata registrata sullo stesso tratto della parete Nord. Quindi il pattern è preoccupante e riapre il dibattito già emerso dopo le tragedie dell'estate 2024 sul fronte società: regolamentare gli accessi alle vie più frequentate, rafforzare la formazione obbligatoria, valutare protocolli di "bollettino traffico" per le pareti come si fa per i comprensori sci. Infine, la cronaca di queste ore conferma quanto rilevato anche dall'analisi ANSA sull'eccezionalità del bilancio: sette morti in 24 ore non si erano mai registrati sulle Alpi italiane in piena stagione estiva.
Regole base in parete: legarsi e corda tesa
Le prime ricostruzioni dei finanzieri del Sagf insistono sulla dinamica della scivolata in cordata: un elemento perde l'equilibrio, gli altri non riescono ad arrestare la caduta perché la corda non è perfettamente tesa o le protezioni intermedie non tengono. «Solite regole, bisogna legarsi e andare con la corda tesa», ha ribadito il direttore del Soccorso alpino valdostano sintetizzando le buone pratiche delle salite di alta quota.
Le Alpi occidentali italiane vivono ogni anno tra giugno e settembre il picco delle ascensioni ai Quattromila, con migliaia di alpinisti, italiani e stranieri, che salgono Gran Paradiso, Cervino, Monte Bianco e Monte Rosa. La cronaca del weekend ricorda però che anche per cordate esperte, su itinerari classificati come "normali", lo scarto tra una giornata riuscita e una tragedia può essere una sola scivolata su un tratto di neve dura.
L'eco emotiva è amplificata dalla biografia delle vittime del Gran Paradiso: tre professionisti trentini fra i 29 e i 49 anni, due dei quali con un passato attivo nel volontariato e nel soccorso sanitario. Una strage alpinisti Alpi che, prima ancora delle indagini tecniche, lascia una comunità di operatori della sanità e dell'alpinismo italiano in lutto e apre interrogativi destinati a pesare sull'intera stagione 2026.


