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Esplosione a Cassino: due ustionati trasferiti a Roma

Esplosione a Cassino, in via Guado Santa Maria: un appartamento all'ultimo piano sventrato, il tetto crollato e due operatori sanitari gravemente ustionati, stabilizzati e trasferiti in elicottero al centro grandi ustionati del Sant'Eugenio di Roma.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Esplosione a Cassino: tetto di una palazzina sfondato dalla deflagrazione, travi e coppi scoperti in un centro abitato del Lazio
Immagine generata con IA

Una violenta esplosione a Cassino ha sventrato nella mattinata di lunedì 24 agosto un appartamento all'ultimo piano di una palazzina di via Guado Santa Maria, nel Frosinone, provocando il crollo della copertura dell'edificio. Il bilancio provvisorio è di due persone gravemente ustionate. I sospetti degli inquirenti, per il momento, si concentrano su una fuga di gas.

C'è però un dettaglio che distingue l'esplosione a Cassino dagli altri episodi della stessa serie: i due feriti non sono stati curati nell'ospedale della loro città, dove pure erano arrivati in poco più di mezz'ora. Sono stati stabilizzati e poi portati altrove, a oltre cento chilometri di distanza. Non è stata una scelta clinica discrezionale, ma la conseguenza di come è fatta in Italia la rete che si occupa delle ustioni gravi.

Esplosione a Cassino, cosa è successo in via Guado Santa Maria

La deflagrazione è avvenuta intorno alle 8.40, preceduta da un boato avvertito distintamente in tutta la zona e seguita da una colonna di fumo visibile a grande distanza. Secondo la ricostruzione dell'ANSA, l'appartamento coinvolto si trovava all'ultimo piano dello stabile al civico 12, e la violenza dello scoppio ha fatto cedere per intero il tetto della palazzina.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, il personale sanitario del 118 e i carabinieri della Compagnia di Cassino. L'area circostante è stata transennata e interdetta al passaggio, in attesa delle verifiche sulla stabilità della struttura. Nel corso della mattinata sono arrivati anche il sindaco Enzo Salera e il sostituto procuratore Laura D'Elia.

I due feriti dell'esplosione a Cassino sono un uomo di 54 anni e una donna di 40. Si tratta, secondo quanto ricostruito dalla stampa locale, di due operatori sanitari dell'ospedale Santa Scolastica, conviventi e originari della provincia di Salerno. Sono stati soccorsi e portati proprio al pronto soccorso della struttura in cui lavorano, dove risultano arrivati tra le 9.18 e le 9.25.

Vigili del fuoco in controluce su un'autoscala mentre lavorano sulla copertura danneggiata di un edificio residenziale
Le squadre dei vigili del fuoco hanno lavorato per ore alla messa in sicurezza dello stabile e alla verifica della stabilità. Immagine illustrativa. · Immagine generata con IA

Perché due feriti coscienti sono stati intubati subito

Nell'esplosione a Cassino entrambi i feriti sono giunti in pronto soccorso vigili e coscienti, con ustioni al volto. Nonostante questo, come riferisce l'Italpress, i sanitari hanno deciso di sottoporli a intubazione prima di qualunque altra manovra. È una sequenza che a prima vista sembra sproporzionata rispetto alle condizioni apparenti dei pazienti, e invece è esattamente la procedura corretta.

In un'ustione da fiammata, infatti, il pericolo immediato non è quasi mai la pelle. È la via aerea. L'aria surriscaldata inalata nell'istante della deflagrazione danneggia laringe e trachea, che nelle ore successive si gonfiano progressivamente fino a rischiare di chiudersi. Un paziente lucido e in grado di parlare può quindi peggiorare in modo rapido e silenzioso, molte ore dopo l'incidente.

Per questo l'ustione al viso viene trattata dai protocolli come un indicatore di rischio per le vie respiratorie, e non come una lesione estetica. Inoltre c'è una ragione pratica decisiva: intubare un paziente ancora sveglio e con la gola libera è un'operazione ordinaria, mentre farlo quando il gonfiore ha già ristretto il passaggio diventa una manovra d'emergenza dall'esito incerto. La stabilizzazione al Santa Scolastica non è stata dunque una tappa intermedia burocratica, ma la condizione necessaria perché i due feriti dell'esplosione a Cassino potessero affrontare il trasferimento.

Diciassette centri per i grandi ustionati, uno solo nel Lazio

Solo dopo l'intubazione è scattato l'elitrasporto verso il centro Grandi Ustionati dell'ospedale Sant'Eugenio di Roma. Qui l'esplosione a Cassino incrocia un dato strutturale che vale ben oltre il singolo incidente.

I centri per grandi ustionati censiti in Italia sono diciassette in tutto, e sono distribuiti in modo molto irregolare. Otto regioni — Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Molise, Umbria e Valle d'Aosta — non ne hanno nemmeno uno. Il Lazio ne ha esattamente uno, il Sant'Eugenio, che è anche il più grande del Paese per numero di posti letto e funge da riferimento per l'Italia centrale e meridionale.

La conseguenza è che per un ustionato grave del Frosinone la destinazione utile non è l'ospedale più vicino, ma l'unico attrezzato della regione. Un reparto per grandi ustionati non è semplicemente una rianimazione con più personale: richiede camere a pressione e temperatura controllate, sale operatorie dedicate agli innesti e un'équipe che tratta quel tipo di lesione tutti i giorni. Non è replicabile in ogni presidio, e infatti non lo si replica.

Stanza di terapia intensiva vuota in un reparto per grandi ustionati, letto e ventilatore polmonare sotto luce clinica
Un posto letto di terapia intensiva in un reparto per ustioni: ambiente controllato e ventilazione assistita. Immagine illustrativa. · Immagine generata con IA

È per questo che l'elicottero non è un lusso ma un pezzo della terapia: comprime un trasferimento di oltre cento chilometri in una finestra temporale in cui il paziente è ancora stabile. Quindi la catena che si è vista nell'esplosione a Cassino — soccorso sul posto, pronto soccorso di prossimità per la via aerea, volo verso il centro specializzato — non è un percorso improvvisato, ma il modo in cui il sistema è disegnato per funzionare.

Esplosione a Cassino, la stessa scena vista due giorni prima

Non si tratta però di un caso isolato: basta tornare indietro di due giorni per trovare una scena quasi sovrapponibile a quella dell'esplosione a Cassino. Il 22 agosto una esplosione ha colpito una palazzina di Perugia: ultimo piano, tetto crollato, due feriti gravi, ipotesi di fuga di gas. Gli stessi elementi, nello stesso ordine.

I percorsi sanitari, però, sono stati diversi. In Umbria non esistono centri per grandi ustionati e i feriti sono rimasti nell'ospedale cittadino. Lo stesso 22 agosto, invece, dopo l'esplosione in una casa di Carovigno, nel Brindisino, l'uomo ustionato è stato portato all'ospedale Perrino di Brindisi, che un centro per grandi ustionati ce l'ha. Tre incidenti quasi identici, tre logistiche completamente diverse, decise non dalla gravità ma dalla geografia.

Un fascicolo contro ignoti e i rilievi ancora in corso

La procura della Repubblica di Cassino, guidata dal procuratore capo Carlo Fucci, ha aperto sull'esplosione a Cassino un fascicolo contro ignoti. È l'atto con cui si apre formalmente l'accertamento quando ci sono feriti gravi e la causa non è stabilita: serve a disporre perizie e sequestri, non indica un sospettato.

Nel frattempo vigili del fuoco e carabinieri stanno ricostruendo l'origine dell'esplosione a Cassino, che dovrà distinguere tra impianto interno, apparecchio a gas e recipiente portatile: sono responsabilità e regimi di controllo differenti. Tuttavia, finché i rilievi non saranno conclusi, la fuga di gas resta l'ipotesi prevalente e non una conclusione.

Nelle prossime ore si attendono il bollettino del Sant'Eugenio sulle condizioni dei due ricoverati e l'esito delle verifiche di agibilità sullo stabile di via Guado Santa Maria. Infine, resta la lezione meno visibile di questa esplosione a Cassino: davanti a un'ustione grave la prossimità dell'ospedale conta molto meno di quanto si creda, e ciò che decide davvero è dove si trova, in quella regione, l'unico reparto in grado di curarla.

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