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Crollo palazzina Porto Sant'Elpidio: 3 morti per gas

Crollo palazzina Porto Sant'Elpidio: esplosione all'alba in via Trentino per una fuga di gas, tre morti e due feriti. La dinamica, le vittime, i soccorsi USAR e le indagini della Procura di Fermo.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il crollo palazzina Porto Sant'Elpidio ha lasciato sgomenta l'Italia all'alba di sabato 6 giugno 2026: una violenta esplosione, con tutta probabilità innescata da una fuga di gas, ha sbriciolato un edificio di due piani in via Trentino, nel cuore della cittadina della provincia di Fermo. Il bilancio definitivo, ricostruito nelle ore successive, parla di tre morti e due feriti, con l'intera comunità marchigiana stretta attorno alle famiglie colpite e al sindaco Massimiliano Ciarpella, arrivato sul posto pochi minuti dopo il boato.

Crollo palazzina Porto Sant'Elpidio: la dinamica dell'esplosione

L'esplosione si è verificata poco dopo le 5 del mattino. La deflagrazione è stata talmente potente da far tremare l'intero quartiere e mandare in frantumi le finestre delle abitazioni vicine in un raggio di diverse centinaia di metri. Nel giro di pochi istanti, la palazzina — due piani più un sottotetto, in cui vivevano due nuclei familiari — si è letteralmente piegata su sé stessa, riducendosi a un cumulo di macerie alto pochi metri. Diversi residenti, svegliati di soprassalto, hanno raccontato di aver pensato a un terremoto: «Sembrava ci fosse il terremoto», ha dichiarato a RaiNews uno dei vicini di casa, che è uscito di corsa in strada credendo a una scossa sismica come quella che il 2 giugno aveva colpito la costa calabrese con magnitudo 6.2.

Sul posto sono intervenuti decine di mezzi dei vigili del fuoco insieme alle squadre del 118, ai carabinieri, alla polizia locale e alla protezione civile regionale. Le ricerche tra le macerie sono andate avanti per oltre nove ore, complicate dall'instabilità di quel che restava della struttura e dal rischio concreto di nuovi cedimenti durante lo scavo.

Le vittime: chi sono i tre morti del crollo nel Fermano

Le tre vittime del crollo palazzina Porto Sant'Elpidio sono Giuseppe Pieroni, 47 anni, informatico e contitolare di una piccola società IT della zona; Romano Cerquetti, 60 anni, estratto vivo dalle macerie ma deceduto poco dopo all'ospedale Torrette di Ancona per le gravissime ustioni e i traumi riportati; Ettorina Paccapelo, 89 anni, madre di Cerquetti, ritrovata senza vita nel pomeriggio sotto a un materasso che probabilmente l'ha protetta in un primo momento dalle macerie più pesanti, senza però riuscire a salvarla. Le due famiglie occupavano i due appartamenti dello stabile e si conoscevano da decenni.

I due feriti sono i genitori di Giuseppe Pieroni, Savino Pieroni, 89 anni, e Vittoria Lanciotti, 70 anni, ricoverati ad Ancona. Le loro condizioni, infatti, pur essendo serie, non sono state giudicate immediatamente in pericolo di vita: i sanitari del Torrette hanno parlato di ustioni e politraumi che richiederanno settimane di degenza, ma con prognosi cautamente ottimistica. Il primo a essere estratto vivo era stato un giovane sotto choc, individuato dai cani molecolari nelle primissime ore.

La causa: fuga di gas e bombole nel sottotetto

Secondo le prime ricostruzioni dei vigili del fuoco, l'origine della tragedia sarebbe una fuga di gas che avrebbe saturato un ambiente al piano superiore della palazzina nelle ore notturne. «Una fuga di gas avrebbe saturato un locale al secondo piano: con tutta probabilità l'accensione di una luce ha innescato l'esplosione», ha spiegato il portavoce del comando provinciale. Gli inquirenti stanno verificando l'ipotesi del coinvolgimento di una bombola di GPL e di bombole di ossigeno presenti nel sottotetto, utilizzate per uso domestico o terapeutico. Inoltre la Procura di Fermo ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità nella manutenzione dell'impianto e nella detenzione delle bombole.

Sul posto si sono mobilitati oltre 60 vigili del fuoco, di cui 40 specialisti del nucleo USAR (Urban Search And Rescue) provenienti dalle Marche e dall'Emilia-Romagna, con sei unità cinofile, droni con sensori termici ed escavatori per la rimozione controllata dei detriti. Tuttavia le squadre hanno lavorato a strati, rimuovendo pochi centimetri alla volta per non compromettere eventuali sacche di sopravvivenza tra le macerie. Infine, nel tardo pomeriggio, la conferma del ritrovamento dell'ultima vittima dispersa ha chiuso le operazioni di ricerca, lasciando il posto al lungo lavoro dei consulenti tecnici incaricati dalla magistratura.

Il cordoglio delle istituzioni e la comunità in lutto

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso «profondo cordoglio» alle famiglie delle vittime, confermando di seguire personalmente l'evolversi delle operazioni di soccorso in costante contatto con la Protezione Civile. Sul posto sono arrivati il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il prefetto di Fermo Edoardo D'Alascio e il sindaco Massimiliano Ciarpella, che ha proclamato il lutto cittadino. Ciarpella ha parlato di «mobilitazione straordinaria» di tutte le forze di soccorso, ringraziando in particolare i vigili del fuoco e i cittadini che hanno aperto le proprie case agli sfollati nelle prime ore concitate.

Quindi nel quartiere di via Trentino le palazzine adiacenti sono state evacuate per consentire le verifiche statiche: alcune presentano vetri infranti, crepe nei pannelli prefabbricati e danni alle facciate provocati dall'onda d'urto. Perciò una decina di famiglie ha trovato sistemazione temporanea presso strutture comunali, mentre la Croce Rossa ha attivato un punto di ascolto psicologico per i parenti delle vittime e per i residenti rimasti senza casa. Per ulteriori approfondimenti sui dossier di cronaca e società italiana seguiti dalla redazione, è disponibile la sezione dedicata di afgmagazine.news.

Sicurezza degli impianti domestici: una questione che torna a galla

La tragedia del Fermano riporta al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza degli impianti a gas nelle abitazioni private, soprattutto in edifici datati in cui convivono allacci alla rete metano e bombole di GPL utilizzate come back-up. Infatti l'Italia conta ancora alcuni milioni di unità abitative servite da bombole, in particolare nei piccoli centri delle aree appenniniche e costiere, dove la rete del metano non sempre arriva capillarmente. Di conseguenza i controlli periodici sugli impianti, obbligatori per legge ogni due anni, restano spesso disattesi.

Secondo i dati pubblicati nei rapporti annuali dei Vigili del Fuoco, le esplosioni domestiche da gas in Italia provocano in media tra le 15 e le 25 vittime ogni anno, con un picco nelle stagioni in cui aumenta l'utilizzo di cucine e stufe. Inoltre i rilievi sul campo, riportati anche da ANSA e AGI nelle ore successive al disastro, mostrano come la combinazione tra impianti vetusti, mancata manutenzione e detenzione domestica di bombole di ossigeno renda particolarmente vulnerabili gli appartamenti abitati da persone anziane o malate.

Il crollo palazzina Porto Sant'Elpidio rischia ora di diventare il caso simbolo di un dibattito più ampio sui controlli, sull'aggiornamento delle reti di distribuzione del gas e sulla necessità di sostegni economici alle famiglie per la messa a norma degli impianti. Infine, mentre la magistratura procede con i primi accertamenti, le associazioni dei consumatori chiedono una mappatura nazionale degli edifici a rischio e un piano straordinario di verifiche, soprattutto nei comuni costieri dove l'età media degli stabili residenziali supera spesso i quarant'anni.

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