Tax credit distribuzione: nove giorni chiusi in sei minuti
Una finestra di nove giorni esaurita in sei minuti: il tax credit distribuzione per il 2025 è stato chiuso in anticipo dal decreto del 27 ottobre, mentre la sessione precedente era finita in un giorno solo. Dentro ci sono l'ordine cronologico e un calendario che fissa l'aliquota.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Sei minuti. Tanto è durata davvero la finestra di nove giorni che il Ministero della cultura aveva aperto per il tax credit distribuzione, il credito d'imposta che restituisce alle imprese una quota dei costi sostenuti per portare un film italiano in sala e all'estero. Alle 12:06 del 21 ottobre 2026 — sei minuti dopo l'apertura dello sportello — tutte le domande ammesse risultavano già trasmesse in via definitiva. Il decreto che ne prende atto porta la data di ieri.
È il decreto direttoriale 27 ottobre 2026 numero 3222, firmato alle 9:33 dalla dirigente del Servizio III Elena Giacone e alle 13:31 dal direttore generale Cinema e audiovisivo Giorgio Carlo Brugnoni. Dispone la chiusura anticipata della sessione 2025 per la distribuzione nazionale (TCDN) e internazionale (TCDIF), due giorni prima del termine che l'amministrazione si era data. Non c'è stato alcun esaurimento di fondi: semplicemente, non era rimasto nessuno che potesse ancora presentare domanda.
Il tax credit distribuzione si decide alle dodici in punto
Per capire i sei minuti bisogna leggere il decreto che aveva aperto la sessione 2025 del tax credit distribuzione, il numero 2828 del 25 settembre 2026. La procedura è costruita su due fasi obbligatorie e sequenziali. Nella prima, dal 2 al 12 ottobre, le imprese compilano la domanda sulla piattaforma DGCOL. Nella seconda, dalle 12:00 del 21 ottobre alle 23:59 del 29, la trasmettono in via definitiva. E qui sta il punto: possono accedere alla seconda fase soltanto le domande già compilate nella prima.
L'articolo 1, comma 5, è esplicito: la compilazione preliminare «non comporta il riconoscimento del credito d'imposta né attribuisce alcuna priorità ai fini dell'accesso alle risorse disponibili». Tradotto: dieci giorni di lavoro istruttorio non valgono un secondo di vantaggio. La priorità nasce tutta dopo, e la fissa l'orologio della piattaforma.
L'articolo 3, comma 2, chiarisce perché quell'orologio conta. Le domande «sono istruite e accolte secondo l'ordine cronologico di trasmissione definitiva e nei limiti delle risorse disponibili». Chi arriva quando il fondo è quasi finito viene ammesso «nei limiti delle risorse residue»: un rimborso parziale. Chi arriva dopo non prende nulla. Inoltre il sistema, avvertiva l'amministrazione, «sarà disattivato automaticamente al raggiungimento del limite delle risorse».
È una corsa, insomma, e il ministero lo sapeva al punto da scriverne il regolamento del fotofinish. Il comma 3 dello stesso articolo prevede infatti il caso in cui «due o più domande risultino trasmesse nel medesimo istante»: prevale il film uscito prima in sala, o il contratto di distribuzione internazionale con data certa anteriore. Si legifera sugli ex aequo al millisecondo. Poi, il 21 ottobre, tutti hanno premuto invia entro il sesto minuto.

Il tax credit distribuzione del 2024 finì in un solo giorno
Questa architettura a due fasi non è nata per caso: è la risposta a un disastro procedurale avvenuto nove mesi prima. La sessione relativa all'annualità 2024 era stata aperta dal decreto direttoriale 16 gennaio 2026 numero 23, con sportello alle 12:00 del 27 gennaio. Fase unica, nessuna precompilazione.
L'avviso che chiude quella sessione porta la data del 27 gennaio 2026, lo stesso giorno: «le risorse disponibili per l'annualità 2024 risultano esaurite, pertanto il sistema di presentazione delle richieste è stato disattivato». Trentacinque milioni di euro assorbiti in poche ore, ai sensi dell'articolo 19, comma 3, del decreto interministeriale che disciplina la misura. Quel comma aggiunge una frase che pesa: «Fino al termine dell'esercizio finanziario in corso, sono inammissibili nuove richieste».
C'era stato anche un antefatto. Il 5 giugno 2025 la direzione aveva aperto una «sessione ricognitiva», in attesa che il nuovo decreto ministeriale fosse perfezionato, avvertendo però che la presentazione «non costituisce titolo per il riconoscimento del credito d'imposta». Chi aveva già fatto domanda ha dovuto rifarla da capo a gennaio. Tutto il carico arretrato si è così scaricato su un unico sportello.
Trentacinque milioni e un calendario che fissa l'aliquota
Le risorse del tax credit distribuzione escono dal riparto annuale del Fondo cinema. Per il 2025 il decreto ministeriale 6 marzo 2025 numero 55 ha destinato alle imprese di distribuzione 35 milioni su un Fondo da 696 milioni; identica dotazione, 35 milioni, era prevista per il 2024. Per il 2026 il riparto scende a 30 milioni: meno 14 per cento. Nello stesso passaggio l'esercizio cinematografico crolla da 25 a 5 milioni e le industrie tecniche da 12 a 1, mentre l'attrazione di investimenti esteri sale da 42,1 a 100 milioni.
A decidere quanto vale ogni domanda di tax credit distribuzione, però, non è solo il film: è il mese di uscita. Il decreto interministeriale 4 novembre 2025 numero 412 fissa un'aliquota base del 30 per cento, che sale al 40 per le prime proiezioni di febbraio, marzo, ottobre e novembre, e al 50 per quelle di aprile, maggio, giugno e settembre. Arriva all'80 per cento per i film difficili dal punto di vista commerciale, con dieci punti in più se a distribuirli è una società indipendente. Il tetto è di un milione di euro per opera.

Restano fuori da qualsiasi maggiorazione gennaio, luglio, agosto e dicembre, che si fermano al 30 per cento. Per dicembre e gennaio la logica regge: sono i mesi più ricchi al botteghino. Su luglio e agosto, invece, lo Stato continua a pagare l'aliquota minima proprio mentre gli esercenti sostengono il contrario. In un'intervista a Box Office del 26 ottobre, il presidente dell'Anec Fabrizio Larini e il direttore generale Simone Gialdini dichiarano «superato definitivamente il preconcetto che il pubblico nei mesi da giugno ad agosto trascura il cinema». Il decreto che tratta l'estate come stagione morta è stato firmato il 4 novembre 2025, prima di quell'estate.
Quello che il decreto di ieri non dice
Il numero delle domande presentate quest'anno non è pubblico, e nemmeno quanto dei 35 milioni sia stato impegnato. Una cosa però il decreto la dimostra per esclusione: il tetto non è stato raggiunto. Se lo fosse stato, la piattaforma si sarebbe disattivata da sola il 21 ottobre, come era accaduto a gennaio, e non sarebbe servito un provvedimento sei giorni dopo per spegnere una funzione che nessuno poteva più usare.
Ed è il contrappunto onesto: il meccanismo a due fasi del tax credit distribuzione ha funzionato. Nessuna impresa è rimasta fuori per un ritardo di pochi secondi, come invece poteva accadere a gennaio. Va aggiunto che la sessione di gennaio aveva già smaltito due anni di arretrato, quindi la platea di ottobre era per forza più piccola. La proroga del 12 ottobre, che ha spostato la precompilazione dal 12 al 14, è stata l'ultima porta utile: dopo quella data l'elenco dei concorrenti era chiuso, e i nove giorni successivi erano pura attesa.
Sullo sfondo restano le cifre della relazione di valutazione d'impatto trasmessa alle Camere il 29 settembre 2026. Per la distribuzione nazionale di film le domande approvate scendono da 210 nel 2023 a 88 nel 2024 e a 64 nel 2025, con un valore che passa da 46,2 a 18,9 e poi a 8,5 milioni. Il beneficio medio per domanda cala a 110,4 mila euro, circa un ottavo dei 879,7 mila euro della produzione. Gli autori della relazione invitano però alla cautela: il dato è per anno di approvazione e «non consente di stabilire se siano diminuite nella stessa misura le domande presentate».
Va detto infine che la tabella in cui quella stessa relazione misura il razionamento — credito richiesto contro credito confermato — copre gli incentivi alle sale e agli investimenti, dove lo scarto arriva al 34 per cento, ma non la distribuzione. Su questa linea, quanta domanda resti inevasa non lo sa nemmeno chi valuta la legge. Quel che si sa, e che vale per il cinema italiano quanto per i contributi alle sale d'essai, è che il tax credit distribuzione riconosciuto in ordine cronologico non premia il film migliore né il distributore più efficiente: premia chi ha la connessione più rapida a mezzogiorno di un martedì di ottobre.


