Sale d'essai: 7 milioni a 655 schermi, tre regioni a zero
Il decreto del ministero assegna sette milioni esatti a 655 sale d'essai in 384 comuni. Il registro della federazione di categoria ne elenca 378 in diciassette regioni: per Abruzzo, Calabria e Molise scrive «Nessuna sala presente», mentre lo Stato ne finanzia dodici.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Le sale d'essai italiane hanno ricevuto sette milioni di euro esatti. Non circa sette: esattamente 7.000.000,00, fino all'ultimo centesimo. Lo stabilisce il decreto direttoriale 30 gennaio 2026 n. 176 della Direzione generale Cinema e audiovisivo, che assegna la qualifica e il contributo per la programmazione svolta nel 2024. Mentre a Lucca si chiudono oggi gli Incontri del Cinema d'Essai, quel documento racconta del settore molto più di qualunque convegno.
Lo abbiamo letto per intero, tutte e 55 le pagine, e incrociato con il registro pubblico delle sale d'essai tenuto dalla federazione di categoria. I due elenchi non coincidono. E dove non coincidono c'è la notizia.
Sale d'essai: sette milioni esatti, esauriti all'ultimo euro
L'Allegato A del decreto elenca 504 soggetti e 655 sale d'essai ammesse al contributo, distribuite su 99 province e 384 comuni. Sommando le assegnazioni una per una si arriva a 7.000.000,00 euro: la cifra tonda non è un arrotondamento giornalistico, è il tetto dello stanziamento, consumato per intero. Quei fondi arrivano dal riparto del Fondo cinema, che per il 2024 valeva 696 milioni complessivi.
Infatti la serie storica dei decreti precedenti mostra la stessa logica. Nel 2021 le sale d'essai si erano divise 6.000.000 di euro fra 439 soggetti; nel 2023 la dotazione per le sale d'essai sale a 7.000.000 per 496 soggetti; nel 2024 resta a 7.000.000, ma i soggetti diventano 504. Il fondo non è stato tagliato: si è fermato. E un fondo fermo, con più richiedenti ammessi, è una riduzione per cassa — la media per soggetto scende da 14.113 a 13.889 euro.
Un dettaglio procedurale merita attenzione. Il decreto 176 «annulla e sostituisce, in autotutela» un precedente decreto del 31 dicembre 2025, motivando con il «ricalcolo dei contributi». L'amministrazione, insomma, ha rifatto i conti delle sale d'essai un mese dopo averli pubblicati.

Tre regioni senza nemmeno una sala nel registro della federazione
La FICE — Federazione Italiana Cinema d'Essai, nata nel 1980, aderente ad AGIS e alla confederazione internazionale CICAE — pubblica sul proprio sito l'elenco completo delle sale d'essai associate, navigabile regione per regione. Contandole una a una se ne ricavano 378 cinema in 17 regioni, su 85 province e 260 comuni.
Diciassette, non venti. Per Abruzzo, Calabria e Molise la pagina non è vuota per errore: restituisce una formula esplicita, «Nessuna sala presente». La federazione che rappresenta le sale d'essai al tavolo del ministero dichiara di non averne nemmeno una in quelle tre regioni.
Tuttavia il decreto ministeriale dice un'altra cosa. In Abruzzo lo Stato finanzia sei sale d'essai per 61.694 euro — il Cineteatro Massimo di Pescara, il Pacifico di Sulmona, il Teatro Zeta dell'Aquila, il Roma di Roccaraso, il S. Andrea di Pescara, l'Auditorium Zambra di Ortona. In Calabria ne finanzia altre sei per 33.835 euro, da Cosenza a Soverato, da Amantea a Borgia, da Polistena a Locri.
Dunque dodici sale d'essai esistono, programmano cinema di qualità e ricevono denaro pubblico per farlo, ma non compaiono nel registro dell'associazione di categoria. Il Molise è l'unico caso di assenza piena: zero sale finanziate. Eppure anche lì una domanda era stata presentata — quella del Cinema Oddo della parrocchia San Timoteo di Termoli, respinta. Il problema, quindi, non è che al Sud manchino le sale d'essai: è che non sono rappresentate.
Dove vanno i soldi delle sale d'essai
Riaggregando le 655 sale d'essai per macroarea, il Nord prende 3.618.789 euro (51,7%) con 361 sale, il Centro 2.121.108 (30,3%) con 170, il Mezzogiorno 1.260.103 (18,0%) con 124. Le prime due regioni per dotazione sono Lombardia (109 sale, 1.366.284 euro) e Lazio (44 sale, 1.003.041).
Il dato più istruttivo però è la media per sala, perché misura quanto pesa ciascuna. In Lazio una sala d'essai incassa in media 22.796 euro, in Friuli-Venezia Giulia 20.187, in Campania 15.351. In Emilia-Romagna, la regione con più sale d'essai in assoluto dopo la Lombardia, la media crolla a 7.872 euro; in Calabria si ferma a 5.639. Il contributo premia la singola sala forte, non la densità del tessuto.
Infine il caso limite. L'Anteo Palazzo del Cinema di Milano da solo riceve 204.485 euro: il 2,9% dell'intero fondo nazionale in un unico indirizzo, sei volte quanto ricevono tutte le sale d'essai della Calabria messe insieme. Vale più della somma di Molise, Valle d'Aosta, Calabria, Trentino-Alto Adige e Abruzzo (150.794 euro). Non è un'anomalia amministrativa: l'Anteo programma moltissimo e il meccanismo lo remunera di conseguenza. È però la fotografia di un sostegno che concentra.

Le bocciature si concentrano al Sud, e la regola spiega perché
L'Allegato C elenca le domande respinte: 22 soggetti, 24 sale d'essai mancate. Quindici di quelle 24 sono nel Mezzogiorno, sei al Centro, tre al Nord. Rapportando le bocciature al totale delle domande decise in ciascuna area, il tasso di rigetto è dello 0,8% al Nord, del 3,4% al Centro e del 10,8% nel Mezzogiorno: tredici volte il Nord.
La motivazione prevalente nel decreto è sempre la stessa, il «mancato raggiungimento delle percentuali minime di programmazione». Quelle percentuali le fissa per tutte le sale d'essai il decreto ministeriale 14 luglio 2017 n. 304, modificato nel marzo 2020, e non sono uguali per tutti: crescono con la popolazione del comune e con il numero di schermi. Una monosala in un paese sotto i 15 mila abitanti deve dedicare ai film d'essai almeno il 51% delle proiezioni; una struttura con più di tre schermi in una città sopra i 200 mila abitanti deve arrivare al 65%, destinandone il 40% a titoli italiani ed europei.
Di conseguenza la regola penalizza un profilo preciso: il cinema che in città è l'unico o quasi, deve coprire anche la domanda generalista e non riesce a tenere la soglia. È esattamente il profilo delle sale d'essai respinte — Reggio Calabria, Taranto, Barletta, Marsala, Ragusa, Foggia, Napoli, Termoli. La norma non cita il Mezzogiorno, ma la sua geometria colpisce soprattutto lì.
A Lucca le sale d'essai sono «presìdi», ma il fondo è fermo
Il raduno annuale delle sale d'essai, gli Incontri del Cinema d'Essai, è alla ventiseiesima edizione, dal 4 all'8 ottobre, la seconda a Lucca dopo Ravenna, Asti, Mantova e la parentesi di Gorizia. Mercoledì il Teatro del Giglio ha consegnato i Premi FICE a Maurizio Calvesi, Edoardo De Angelis, Tecla Insolia, Laura Samani, Claudio Santamaria, Vanessa Scalera e Filippo Timi, mentre il Box Office Award è andato a Vivo Film e al Cinema Beltrade di Milano. È lo stesso comparto dell'esercizio che a settembre aveva provato a riempire le sale con i biglietti a 3,50 euro, e di cui seguiamo gli sviluppi nella sezione Cinema.
Nello speciale distribuito agli accreditati convivono due voci. Il direttore generale Cinema e audiovisivo Giorgio Carlo Brugnoni scrive che le sale d'essai «sono presìdi culturali» e che il ministero le sostiene «con convinzione», citando un 2026 in crescita: incassi a +21,6% sulla media pre-pandemica, 12,9 milioni di presenze per le produzioni italiane (+15,9%), 20,8 milioni in estate, «il miglior risultato di sempre».
Poche pagine dopo, la presidente FICE Giuliana Fantoni usa la stessa parola per chiedere l'opposto della rassicurazione: «mi auguro che non venga ridotto ma possibilmente aumentato lo stanziamento del premio d'essai». E aggiunge che la disciplina dovrebbe premiare «non solo la programmazione, ma soprattutto l'attività come presidio culturale». Tuttavia i numeri delle sale d'essai dicono che il plateau è già arrivato: due anni di fila a sette milioni, con otto soggetti ammessi in più.
Al convegno del 7 ottobre sedeva anche Angelo Cagnazzo, dirigente del Servizio II della DG Cinema: lo stesso funzionario la cui firma, insieme a quella di Brugnoni, chiude il decreto da sette milioni. Il tavolo e la delibera, per una volta, hanno le stesse persone.
Che cosa guardare nel prossimo decreto
Il bando per la programmazione 2025 è stato pubblicato il 18 settembre 2026, quindi la verifica è a breve. Tre indicatori diranno se per le sale d'essai qualcosa è cambiato: se lo stanziamento resta inchiodato a sette milioni per il terzo anno; se il tasso di bocciatura nel Mezzogiorno scende sotto il 10%; e se la FICE arriverà al prossimo congresso ancora con tre caselle vuote nel proprio registro, mentre lo Stato continua a pagare dodici sale d'essai che quel registro non contempla.
Perché il punto, alla fine, non è quanto valgano sette milioni distribuiti sulle 655 sale d'essai — poco più di diecimila euro a sala, una cifra che non salva nessuno da sola. Il punto è che l'unica mappa condivisa del cinema di qualità italiano oggi è un allegato ministeriale, e che la federazione nata nel 1980 per disegnarla ne vede un pezzo in meno.


