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Esplosione a Mileto: «il B&B è regolarmente autorizzato»

Esplosione a Mileto, nel Vibonese: la proprietaria del B&B fa sapere tramite il legale che l'attività era regolarmente autorizzata. La famiglia slovena ustionata resta in prognosi riservata in tre centri specializzati diversi.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

L'esplosione a Mileto, nel Vibonese, ha una nuova voce: quella della proprietaria del bed and breakfast in cui, la sera del 25 agosto 2026, una famiglia di turisti sloveni è rimasta gravemente ustionata. Attraverso il proprio legale, l'avvocato Tommaso Zavaglia, la titolare della struttura ha fatto sapere che «l'attività esercitata è regolarmente autorizzata» e che l'immobile, di recente costruzione, «è dotato di tutte le certificazioni previste dalla normativa vigente».

È il primo intervento della proprietà da quando la deflagrazione ha spedito un padre, una madre e la loro bambina di dieci anni in tre centri per grandi ustionati di tre regioni diverse. Le indagini della Procura di Vibo Valentia, però, sono appena cominciate: quello che l'esplosione a Mileto lascia aperto non è soltanto il capitolo delle responsabilità, ma una domanda più larga su che cosa significhi davvero «in regola» quando si affitta una casa ai turisti.

Esplosione a Mileto: che cosa è successo nel B&B

I fatti risalgono a martedì 25 agosto, fra le 20.30 e le 20.40, in una struttura ricettiva che sorge nelle campagne a pochi chilometri dal centro di Mileto, in provincia di Vibo Valentia. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, a esplodere è stata una bombola di gas collegata a un cucinino. La famiglia slovena — il padre, la madre e la figlia di dieci anni — si stava apprestando a cenare nell'alloggio che occupava, ed è lì che si è verificata l'esplosione a Mileto.

Le fiamme divampate subito dopo sono state domate dai vigili del fuoco, intervenuti con due squadre dalla sede centrale di Vibo Valentia, una squadra dal distaccamento di Ricadi, un'autobotte e il funzionario di servizio. I danni descritti dai rilievi raccontano la violenza dell'esplosione a Mileto: il solaio dei locali interessati è stato lesionato, le pignatte — i blocchi di laterizio che alleggeriscono il solaio — si sono staccate, una parete in cartongesso è crollata.

I tre feriti hanno riportato ustioni di secondo e terzo grado su oltre il 30% della superficie corporea. Trasportati inizialmente all'ospedale Jazzolino di Vibo Valentia, sono stati intubati e dichiarati in prognosi riservata. Le testate locali, a partire dal Vibonese, indicano in 48 e 44 anni l'età dei genitori e riferiscono che nella struttura, capace di ospitare fino a dodici persone, quella sera fosse in corso una festa privata. Al momento dell'esplosione a Mileto, dunque, nella struttura non ci sarebbe stata soltanto la famiglia slovena.

Il salvataggio: due carabinieri fuori servizio e la piscina

Il dettaglio che ha colpito di più, nelle ore successive all'esplosione a Mileto, non riguarda l'impianto ma il soccorso. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Sud e ripreso da Zoom24, a intervenire per primi sarebbero stati due giovani carabinieri fuori servizio — un militare della Stazione di San Costantino Calabro e una collega della Stazione di Vibo Valentia — che in quel momento si trovavano nei pressi della struttura.

Si sarebbero precipitati all'interno, avrebbero visto quelle che le cronache descrivono come «due torce umane» e avrebbero afferrato la bambina gettandola in piscina, prima di attivare la catena dei soccorsi. Altre ricostruzioni locali aggiungono l'uso di un estintore nel tentativo di contenere le fiamme e riferiscono che i tre turisti, circondati dal fuoco, si siano gettati da soli nell'acqua. La dinamica esatta dei primi minuti dopo l'esplosione a Mileto dovrà essere ricostruita dagli investigatori.

Resta un fatto, e non è marginale: la prima risposta all'esplosione a Mileto non è arrivata da un dispositivo di sicurezza, da un rilevatore o da un allarme, ma da due persone che passavano di lì. È lo stesso schema che si ripete in quasi tutti gli incidenti domestici da gas, dove il tempo utile si misura in secondi e la differenza la fa chi è più vicino.

Tre feriti, tre regioni: perché i trasferimenti sono andati così lontano

La bambina è stata trasferita a Bari, il padre a Palermo, la madre a Catania. I tre feriti dell'esplosione a Mileto sono finiti in tre centri specializzati di tre regioni diverse, nessuno dei quali in Calabria. Non è una scelta organizzativa discutibile: è l'unica possibile, perché in Italia i centri per grandi ustionati sono diciassette e otto regioni — la Calabria fra queste — non ne hanno nemmeno uno.

La macchina dei soccorsi che è seguita all'esplosione a Mileto dà la misura di quel vuoto. Il 118 ha inviato tre ambulanze, i feriti sono stati stabilizzati al pronto soccorso di Vibo Valentia e poi portati all'aeroporto di Lamezia Terme, dove erano stati predisposti tre voli distinti. A coordinare le operazioni è stato il direttore del pronto soccorso vibonese, Enzo Natale; per uno dei trasferimenti è stato coinvolto il viceprefetto Antonio Crisafulli, che ha attivato il Ministero della Difesa ottenendo un velivolo dell'Aeronautica militare. Gli altri due aerei sono stati messi a disposizione dal 118 della Calabria e dal 118 della Sicilia.

È lo stesso ingorgo logistico già visto il giorno prima nel Lazio, quando dopo l'esplosione di Cassino due operatori sanitari ustionati sono stati elitrasportati a Roma. Inoltre, nel caso dell'esplosione a Mileto la distanza pesa due volte: sulla tempestività delle cure e sulla possibilità, per una famiglia straniera, di restare unita mentre ognuno dei tre viene curato in una città diversa.

«Struttura regolarmente autorizzata»: la replica della proprietà

Due giorni dopo l'esplosione a Mileto, il 27 agosto, arriva la nota della titolare del B&B. «Prima di ogni cosa viene il dolore per quanto accaduto», scrive l'avvocato Zavaglia, che esprime «la più sincera vicinanza e solidarietà alla famiglia coinvolta nell'incidente» e sottolinea come la vicenda umana dei feriti debba restare al centro dell'attenzione.

Sul piano tecnico la posizione della proprietà è netta: attività regolarmente autorizzata, immobile di recente costruzione, tutte le certificazioni previste dalla normativa. La titolare, riferisce il legale, «ha già messo a disposizione degli investigatori l'intera documentazione tecnica relativa all'edificio» e si dichiara pronta a fornire ogni ulteriore chiarimento. Il testo della nota è stato diffuso dalle testate calabresi, fra cui il Corriere della Calabria.

Nessuna delle due cose, va detto con chiarezza, esclude l'altra: un'attività può essere perfettamente autorizzata e un incidente accadere lo stesso. Tuttavia è proprio qui che l'esplosione a Mileto diventa interessante oltre la cronaca, perché mette a confronto due nozioni di sicurezza che nel dibattito pubblico vengono spesso confuse — quella documentale e quella impiantistica.

Che cosa chiede la legge alle strutture ricettive dopo l'esplosione a Mileto

Dal 2023 le case affittate ai turisti hanno un obbligo esplicito. L'articolo 13-ter del decreto legge 145/2023, quello che ha introdotto il codice identificativo nazionale, prescrive che le unità immobiliari destinate alla locazione per finalità turistiche siano munite dei requisiti di sicurezza degli impianti e siano dotate di rilevatori di gas combustibili e di monossido di carbonio, oltre che di estintori. Le sanzioni per chi non si adegua vanno da 600 a 6.000 euro per ciascuna violazione accertata.

Il punto, però, è che si tratta quasi per intero di dispositivi di rilevazione: strumenti che avvisano quando il gas è già uscito. Non esiste invece, in Italia, un obbligo generalizzato di verifica periodica degli impianti a valle del contatore, ed è lì che si concentra la parte più pesante della statistica. Secondo i dati del Comitato Italiano Gas, fra il 2020 e il 2024 gli incidenti da gas negli usi civili sono stati 1.179, con 182 morti e 1.849 feriti: 172 di quei decessi ricadono proprio nel tratto di impianto di competenza di chi abita la casa, lo stesso quadro emerso dopo l'esplosione di Carovigno, nel Brindisino, il 22 agosto.

In una casa privata quel tratto appartiene a chi ci vive, che almeno in teoria sa quando ha cambiato la bombola. In una struttura ricettiva no: il gestore autorizza, l'ospite usa, e chi dorme in quella stanza non ha alcuno strumento per sapere in che stato sia il tubo dietro il cucinino. Perché l'esplosione a Mileto riguarda tutti gli affitti turistici, quindi, non serve attendere l'esito del fascicolo: la domanda sul divario fra carte in regola e manutenzione reale è già sul tavolo, e tocca decine di migliaia di strutture.

Nel frattempo gli accertamenti tecnici dei carabinieri della Stazione di Mileto e della Compagnia di Vibo Valentia, insieme ai vigili del fuoco, dovranno stabilire se a cedere sia stata la bombola, il raccordo o l'impianto dell'alloggio. Sarà quella perizia, e non la corrispondenza dei documenti, a dire che cosa è andato storto nell'esplosione a Mileto. Infine resta la parte che nessun verbale può chiudere: le condizioni della famiglia slovena, tre persone in prognosi riservata in tre ospedali lontani fra loro, e una bambina di dieci anni sorpresa a tavola la sera di una vacanza in Calabria.

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