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Esplosione a Carovigno: sei feriti, quattro sono bambini

Esplosione a Carovigno, in provincia di Brindisi: sei persone in ospedale, un anziano con ustioni di terzo grado e quattro minorenni intossicati dai fumi. Le prime ipotesi puntano a una bombola o alla caldaia.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Esplosione a Carovigno: facciata annerita di una palazzina residenziale del Brindisino dopo una deflagrazione domestica
Immagine generata con IA

Un'esplosione a Carovigno, in provincia di Brindisi, ha mandato in ospedale sei persone nel primo pomeriggio di sabato 22 agosto. Un uomo anziano è l'unico ad aver riportato ustioni: è stato trasportato in codice rosso all'ospedale Perrino di Brindisi con lesioni di terzo grado, e le sue condizioni preoccupano i medici. Gli altri cinque — la moglie e quattro minorenni — sono finiti al pronto soccorso per l'inalazione dei fumi. Nessuno dei bambini è in pericolo di vita.

La deflagrazione all'origine dell'esplosione a Carovigno ha interessato un appartamento in una palazzina di via Martiri di via D'Amelio, nella zona 167 del paese, come riferito dall'ANSA. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, i carabinieri, la polizia locale, il 118 e la protezione civile. L'intero stabile è stato temporaneamente sgomberato per verificare che non ci fossero altri pericoli, mentre partivano le operazioni di messa in sicurezza.

Parete e soffitto di una cucina anneriti dalla fiammata dopo lo scoppio di una bombola di gas in casa
Immagine illustrativa: la traccia di fuliggine lasciata da una fiammata domestica risale la parete e si allarga sul soffitto. Non ritrae l'abitazione coinvolta. · Immagine generata con IA

Esplosione a Carovigno: che cosa dicono le prime ricostruzioni

Sulla causa gli investigatori non si sbilanciano, e sull'esplosione a Carovigno nessuna pista è al momento privilegiata. Le prime informazioni raccolte sul posto puntano a una bombola oppure alla caldaia presente nell'abitazione, ma nessuna delle due ipotesi è confermata e l'accertamento tecnico è appena cominciato. È una distinzione che conterà: un recipiente portatile di GPL e un apparecchio fisso collegato alla rete non si guastano nello stesso modo, non si controllano con le stesse regole e non producono lo stesso tipo di incidente.

C'è anche una ragione pratica per cui il bilancio dell'esplosione a Carovigno è cambiato nel corso del pomeriggio. Le prime cronache locali, uscite intorno alle 13.49, parlavano di due bambini accompagnati in ospedale; i dispacci delle agenzie di poco dopo le 14.45 ne contavano quattro. Non è una contraddizione fra fonti, è il modo in cui si assesta un conteggio quando i soccorsi lavorano ancora sul posto e le persone vengono valutate una alla volta.

Sei feriti, uno solo colpito dalla fiammata

Vale la pena fermarsi sull'aritmetica dell'esplosione a Carovigno, perché racconta più del titolo. Le persone coinvolte sono sei. Quelle raggiunte dall'esplosione vera e propria, cioè dal calore e dalla pressione della deflagrazione, sono una: l'uomo ustionato. Le altre cinque sono state colpite da ciò che è arrivato dopo, il fumo che ha saturato l'appartamento.

Detta così sembra una sfumatura da referto. Non lo è. Significa che il danno maggiore, in termini di numero di persone, non è stato prodotto dall'evento che ha fatto rumore, ma dalla sua coda. Inoltre quella coda ha una geometria diversa: la fiammata è istantanea e ha un raggio corto, il fumo invece riempie un volume e ci mette minuti, non secondi, a diventare pericoloso. Chiunque si trovi tra quelle mura in quei minuti è esposto, indipendentemente da dove fosse al momento dello scoppio. È questa, con ogni probabilità, la ragione per cui l'esplosione a Carovigno ha prodotto cinque intossicati e un solo ustionato.

Fumi densi che invadono il corridoio di un appartamento, la causa piu frequente di intossicazione dopo un incendio domestico
Immagine illustrativa: il fumo si propaga lungo i corridoi e satura le stanze chiuse, colpendo anche chi era lontano dal punto dello scoppio. · Immagine generata con IA

Perché il GPL in bombola pesa più del gas di rete

Se per l'esplosione a Carovigno l'ipotesi della bombola verrà confermata, l'episodio andrà ad aggiungersi alla parte più letale della statistica nazionale. I dati del Comitato Italiano Gas, raccolti su mandato dell'Autorità di regolazione, dicono che nel 2024 il GPL ha causato 31 morti contro i 12 del gas canalizzato, a fronte di un numero di incidenti simile. Il rapporto è quindi molto sbilanciato: a parità di eventi, il gas in bombola fa quasi tre volte i decessi della rete.

Il motivo è fisico prima che normativo. Il GPL è più pesante dell'aria: se esce, non sale verso una finestra socchiusa, ristagna al livello del pavimento e si accumula negli angoli bassi di una stanza. Tuttavia c'è un secondo motivo, ed è geografico. La bombola è il combustibile di chi la rete del metano non ce l'ha, o non ce l'ha mai avuta: case isolate, piani senza allaccio, centri piccoli. È un gas che resta diffuso soprattutto dove l'infrastruttura non è arrivata.

Esplosione a Carovigno e il punto cieco italiano: dentro casa

Il quadro da tenere presente è quello degli incidenti domestici da gas, che in Italia hanno una regolarità impressionante e in cui l'esplosione a Carovigno rientra senza alcuna eccezionalità. Sempre secondo la rilevazione del Comitato Italiano Gas, fra il 2020 e il 2024 si contano 1.179 incidenti negli usi civili, 182 morti e 1.849 feriti. E circa il 96% di questi eventi accade a valle del contatore: non nelle condotte del distributore, ma nell'impianto interno all'abitazione, quello di cui risponde la famiglia.

Da quei numeri emerge un rapporto che descrive bene quanto accaduto in Puglia: per ogni persona che muore ce ne sono all'incirca dieci che restano ferite. Infatti l'esito più frequente di un incidente da gas domestico non è il decesso, è il ricovero — ustioni, intossicazioni, traumi — e proprio per questo la parte più numerosa del fenomeno è anche quella che si dimentica prima. I sei feriti dell'esplosione a Carovigno rientrano esattamente in quella voce.

Questo è anche il punto in cui la prevenzione italiana è più debole. Sull'impianto interno già installato non esiste un obbligo generalizzato di verifica periodica: la manutenzione della caldaia segue regole proprie, ma il tubo, il raccordo, il regolatore di una bombola restano affidati alla diligenza di chi ci abita. Era la stessa lacuna emersa poche ore prima nel caso dell'esplosione in una palazzina di Perugia, e quella al centro delle indagini sul crollo della palazzina di Porto Sant'Elpidio.

Che cosa resta da accertare

Sull'esplosione a Carovigno restano aperte tre questioni. La prima è l'origine: bombola o caldaia, con le conseguenze diverse che questo comporta sul piano delle responsabilità. La seconda è lo stato dello stabile, sgomberato in via precauzionale e da dichiarare agibile o meno dopo i rilievi. La terza riguarda le condizioni dell'uomo ricoverato al Perrino, l'unico ferito la cui prognosi non sia stata sciolta.

Quindi, per ora, l'unica lettura solida dell'esplosione a Carovigno è la più semplice. Un'esplosione dentro un appartamento non produce un ferito, ne produce quanti sono gli occupanti — e in una casa dove nel primo pomeriggio di agosto c'erano quattro bambini, questo ha significato sei barelle. Infine, se davvero l'innesco fosse una bombola, l'episodio finirebbe nella metà più pesante di una statistica che l'Italia conosce da anni e su cui, dentro le case, continua a non intervenire.

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