Carmine Sirica, morto l'infermiere ustionato a Cassino
Carmine Sirica, l'infermiere di 54 anni ustionato nell'esplosione del 24 agosto a Cassino, è morto al Sant'Eugenio di Roma dopo cinque giorni. Aveva ustioni sul 90 per cento del corpo; resta gravissima la compagna.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Carmine Sirica è morto nella notte fra venerdì e sabato al centro grandi ustionati dell'ospedale Sant'Eugenio di Roma. Aveva 54 anni, faceva l'infermiere all'ospedale Santa Scolastica di Cassino e aveva riportato ustioni sul 90 per cento del corpo nell'esplosione che lunedì 24 agosto ha sventrato l'ultimo piano di una palazzina di via Guado Santa Maria. Fra la deflagrazione e la sua morte sono passati cinque giorni.
Quei cinque giorni sono la parte della vicenda che il giorno dell'esplosione non si poteva ancora raccontare. Infatti la cronaca del 24 agosto si era chiusa su due feriti gravi caricati su un elicottero e su un dettaglio clinico che allora suonava quasi rassicurante: erano entrambi vigili e coscienti. Come avevamo raccontato quello stesso giorno, il percorso dei soccorsi era stato rapido e corretto. Non è bastato.
Carmine Sirica, cinque giorni fra Cassino e il Sant'Eugenio
La ricostruzione delle fonti sanitarie riportata dall'ANSA è lineare. L'esplosione è avvenuta intorno alle 8.45 di lunedì, nell'appartamento all'ultimo piano dove Carmine Sirica viveva con la compagna. Lo scoppio ha fatto crollare il tetto e reso inagibile l'intero edificio, tanto che le famiglie degli altri piani hanno dovuto trovare una sistemazione provvisoria.
I due feriti sono stati portati prima al pronto soccorso del Santa Scolastica, l'ospedale in cui lavoravano entrambi, e poi trasferiti in elicottero al Sant'Eugenio, l'unico centro per grandi ustionati del Lazio. Lì Carmine Sirica è rimasto ricoverato fino alla notte di venerdì. L'AGI ha sintetizzato quel lasso di tempo con una parola che le agenzie usano di rado: agonia.

Il numero che il 24 agosto non si poteva pubblicare
C'è un dato che oggi cambia la lettura di tutta la vicenda: il 90 per cento della superficie corporea. Quel numero circolava già lunedì, ma compariva su una sola testata locale e non era confermato da nessuna delle agenzie. Per di più stonava con la fonte allora più solida, che descriveva due persone vigili e coscienti. Per questo lo avevamo lasciato fuori dal pezzo del 24 agosto, scrivendo soltanto «gravemente ustionate».
Adesso quel numero lo scrive l'ANSA, e vale la pena dirlo apertamente invece di farlo scivolare dentro il racconto: era vero. La stessa nota che annuncia la morte di Carmine Sirica precisa che le ustioni della compagna, operatrice socio-sanitaria di 40 anni, interessano circa il 70 per cento del corpo. Due percentuali, una accanto all'altra, nella stessa stanza dello stesso appartamento.
La lezione non è che il numero andasse pubblicato subito. È che nelle prime ore di un'ustione grave la cronaca dispone quasi sempre della descrizione sbagliata: quella dei soccorsi, che è rapida e visibile, invece di quella dell'estensione, che è lenta e la conosce solo il reparto.
Perché «vigile e cosciente» non era una buona notizia
Il punto tecnico spiega la distanza fra il bollettino di lunedì e l'esito di sabato. Nell'ustione estesa la percentuale di superficie coinvolta è il principale predittore della sopravvivenza, e lo è fin dal primo minuto: un 90 per cento è una condizione che la medicina moderna riesce raramente a ribaltare, anche quando il paziente arriva sveglio e in grado di rispondere.
La coscienza, infatti, descrive lo stato neurologico in quel momento, non la prognosi. Nelle ore e nei giorni successivi arrivano lo shock da perdita di liquidi, l'insufficienza d'organo e le infezioni, e sono queste a decidere l'esito. Tuttavia il linguaggio della cronaca fa esattamente il contrario: registra il momento in cui il ferito parla e lo restituisce come segnale positivo. La morte di Carmine Sirica cinque giorni dopo non è quindi un peggioramento improvviso, ma il decorso ordinario di una lesione che era già gravissima quando l'elicottero è decollato.
Vale anche il rovescio, ed è la ragione per cui questo articolo non chiude la vicenda: la compagna di Carmine Sirica è ancora ricoverata nello stesso reparto, in condizioni descritte come gravissime. Trenta punti percentuali di differenza separano due traiettorie cliniche cominciate nello stesso istante.
Il fascicolo di Carmine Sirica cambia nome
Sul piano giudiziario la morte modifica la qualificazione del reato. La Procura di Cassino aveva aperto un fascicolo contro ignoti subito dopo l'esplosione e contro ignoti resta, perché nessuna persona è al momento indagata; con il decesso, però, l'ipotesi di lavoro passa da lesioni colpose a omicidio colposo, come riportato dal Messaggero. È un passaggio quasi automatico, ma cambia l'orizzonte degli accertamenti.

L'ipotesi prevalente resta una fuga di gas di cui la coppia non si era accorta. Secondo TuNews24 l'innesco sarebbe stato l'accensione di un comune fornello da cucina, ma saranno le verifiche tecniche dei vigili del fuoco sull'impianto a stabilirlo. Sono due cose distinte e conviene tenerle separate: da dove usciva il gas e che cosa ha acceso la miscela.
Questa distinzione è la ragione per cui il caso di Carmine Sirica somiglia agli altri di questa estate. Perugia, Carovigno, Cassino, Mileto: quattro episodi in un mese, tutti seguiti nelle cronache di società, in cui l'oggetto dell'indagine non è un impianto industriale ma un tratto domestico, quello a valle del contatore, per il quale in Italia non esiste un obbligo generalizzato di verifica periodica. È il segmento a cui i dati del settore attribuiscono la stragrande maggioranza dei morti da gas negli usi civili.
Due sanitari della stessa Asl
Resta un ultimo elemento, e non è un dettaglio di colore. Carmine Sirica era un infermiere del Santa Scolastica; la compagna è un'operatrice socio-sanitaria dipendente della stessa Asl di Frosinone e in servizio nello stesso ospedale. Il pronto soccorso che li ha stabilizzati lunedì mattina era il loro posto di lavoro, e i colleghi che li hanno intubati erano i loro colleghi.
Originario di San Valentino Torio, in provincia di Salerno, Carmine Sirica si era trasferito in Ciociaria per il lavoro, come Radio Cassino ha ricordato dando la notizia. Due comunità, quella cassinate e quella dell'agro nocerino-sarnese, si sono trovate perciò a piangere la stessa persona a trecento chilometri di distanza.
Il nome della compagna circola sulle cronache locali in due versioni diverse. Poiché è una persona viva, ricoverata in condizioni gravissime, e le fonti non concordano, in questo articolo non compare: l'unica cosa che conta oggi è che il secondo bilancio di via Guado Santa Maria non è ancora scritto.


