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Carcere di Siracusa, agenti si lanciano dal tetto: 11 feriti

Undici agenti feriti, alcuni costretti a lanciarsi da quattro metri: la rivolta sui tetti del carcere di Siracusa chiude quattro giorni di violenze a Cavadonna, un istituto con 724 detenuti per circa 540 posti che i sindacati avevano già definito fuori controllo.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il carcere di Siracusa in contrada Cavadonna visto dall'esterno al tramonto, con il muro di cinta e le torrette di illuminazione
Immagine generata con IA

Il carcere di Siracusa è diventato in pochi giorni il caso più grave dell'estate penitenziaria italiana. Giovedì 27 agosto un gruppo di detenuti della casa circondariale di contrada Cavadonna ha forzato le recinzioni dei cortili di passeggio, è salito sui tetti dell'istituto e ha bersagliato con pietre, calcinacci e sbarre di ferro gli agenti della polizia penitenziaria mandati a fronteggiarlo. Alcuni poliziotti, per sfuggire al lancio, si sono gettati giù da circa quattro metri di altezza. Undici sono finiti in ospedale.

Il particolare del salto dal tetto non era emerso subito: è stato reso noto soltanto sabato 29 agosto, quarantotto ore dopo i fatti, e ha trasformato una protesta di cronaca locale in un caso nazionale. Perché la domanda che pongono ora i sindacati non riguarda soltanto chi ha lanciato le pietre, ma chi ha deciso di far salire su quel tetto sei o sette agenti armati soltanto di scudi.

Che cosa è successo nel carcere di Siracusa

La ricostruzione fornita all'ANSA dall'Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria (Osapp) descrive una sequenza rapida. In attesa di un trasferimento, un gruppo di detenuti ha divelto le recinzioni delle aree di passeggio e ha guadagnato la copertura dell'istituto, danneggiando i pannelli fotovoltaici installati sui tetti. Da lassù è cominciato il lancio di oggetti contro il personale rimasto a terra.

Il bilancio della notte nel carcere di Siracusa è di undici agenti feriti: sette portati al pronto soccorso di Siracusa e quattro all'ospedale di Avola. Hanno riportato traumi e contusioni, nessuno è in pericolo di vita. Per contenere la rivolta sono stati richiamati in servizio agenti liberi dal turno ed è stato fatto affluire personale da altri istituti, mentre all'esterno si posizionavano carabinieri, polizia e Guardia di finanza. La protesta si è esaurita soltanto nella notte.

«C'è un aspetto sul quale pretendiamo immediatamente chiarezza: chi ha deciso, disposto o autorizzato che gli agenti salissero sul tetto per fronteggiare detenuti che avevano a disposizione pietre, calcinacci e sbarre di ferro?», ha domandato Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato polizia penitenziaria, che ha chiesto la rimozione del direttore e del comandante dell'istituto e l'apertura di un'inchiesta amministrativa. Il segretario provinciale dell'Osapp, Giuseppe Argentino, ha aggiunto di ritenere «inaccettabile che un numero così limitato di facinorosi abbia potuto determinare un tale livello di violenza».

Pannelli fotovoltaici distrutti sul tetto di un istituto penitenziario, fra calcinacci e una sbarra di ferro
I detenuti saliti sulla copertura hanno danneggiato l'impianto fotovoltaico e usato calcinacci e sbarre di ferro come proiettili. Immagine illustrativa. · Immagine generata con IA

Quattro giorni di tensione a contrada Cavadonna

La rivolta del 27 agosto non è un episodio isolato, ma il picco di una sequenza compressa in pochi giorni. Il 26 agosto, intorno alle 13.30, nel Blocco 20 era scoppiata una rissa fra due gruppi di detenuti, italiani e stranieri, finita con diversi trasferimenti al pronto soccorso. In quel momento, ha denunciato l'Osapp, nel reparto erano presenti soltanto due agenti, perché il resto del personale era in pausa pranzo: «Lasciare interi reparti sotto la vigilanza di soli due agenti mette a repentaglio l'incolumità fisica del personale e la sicurezza della struttura».

Il giorno dopo la rivolta, venerdì 28 agosto, la tensione è ripresa. Alcuni detenuti hanno appiccato il fuoco alle sterpaglie vicino alle celle usando indumenti come innesco; le fiamme hanno raggiunto la caldaia esterna e hanno prodotto una colonna di fumo nero che ha richiesto l'intervento dei vigili del fuoco. Nella stessa giornata un gruppo del Blocco 20 ha tentato di irrompere in un'altra sezione: nella spinta un cancello ha travolto un agente, finito al pronto soccorso. Un altro poliziotto è stato scaraventato a terra e trascinato lungo le scale dal terzo piano, riportando la frattura di un braccio e trenta giorni di prognosi.

A questa catena vanno aggiunti, nelle settimane precedenti, uno sciopero della fame di alcuni detenuti contro le condizioni di detenzione e un episodio in cui altri reclusi avevano minacciato gli agenti con forbici da carta usate come armi da taglio. L'Osapp aveva già definito la situazione del carcere di Siracusa «fuori controllo» prima che si arrivasse ai tetti.

I numeri del carcere di Siracusa: 724 detenuti per 540 posti

Dietro la cronaca c'è una struttura che i dati descrivono come fragile da tempo. La casa circondariale di Cavadonna ospitava 724 persone alla fine di luglio, a fronte di una capienza regolamentare di circa 540 posti: un tasso di affollamento intorno al 134 per cento, appena sotto la media nazionale ma sufficiente a saturare ogni margine organizzativo. Il sistema italiano nel suo complesso, secondo il rapporto di metà 2026 dell'associazione Antigone, contava a fine luglio 64.741 detenuti per 46.343 posti regolamentari.

Sono però gli indicatori qualitativi a distinguere il carcere di Siracusa dalla media. Le rilevazioni di Antigone segnalano celle fatiscenti, infiltrazioni d'acqua, pavimentazioni divelte e muffa diffusa, oltre alla mancanza di acqua calda in molti locali e alla presenza di parassiti e ratti. Nel 2025 risultavano oltre duecento detenuti con quadri psichiatrici gravi, un dato superiore alla media nazionale, a fronte di un servizio psicologico presente solo per poche ore alla settimana. Inoltre, nel 2024 l'istituto ha emesso 61,8 provvedimenti di isolamento ogni cento detenuti, contro una media nazionale di 19,8: più del triplo.

Cortile di passeggio deserto di un carcere sotto il sole, con una recinzione metallica forzata e piegata verso l'esterno
Dai cortili di passeggio, con le recinzioni divelte, i detenuti hanno raggiunto le coperture dell'istituto. Immagine illustrativa. · Immagine generata con IA

È lo stesso quadro che a fine agosto ha attraversato l'intera Sicilia penitenziaria. Il 23 agosto i garanti dei detenuti di Palermo, Messina e Siracusa avevano denunciato pubblicamente il «binomio esiziale sovraffollamento-calura», citando disordini già in corso a Catania e Messina e proprio uno sciopero della fame a Cavadonna. Ventiquattro ore dopo scoppiava l'incendio nel carcere minorile Malaspina di Palermo, con nove intossicati. Tre giorni più tardi, Siracusa.

Sindacati e governo leggono la stessa notte in modo opposto

Sulla rivolta è intervenuto Alberto Balboni, senatore di Fratelli d'Italia e sottosegretario alla Giustizia con delega al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria dallo scorso aprile. «I fatti accaduti nel carcere di Cavadonna a Siracusa sono di una gravità inaudita», ha dichiarato, definendo «assolutamente inaccettabile» che un gruppo di detenuti stranieri scateni «una notte di guerriglia» e chiedendo per i responsabili «una pena esemplare che funga da esempio». Anche l'Osapp ha invocato «interventi immediati e punizioni esemplari», valutando positivamente che il provveditore regionale Maurizio Veneziano abbia preso personalmente in mano la situazione.

Tuttavia è proprio qui che le due letture divergono. Il governo rivendica un Piano carceri da 750 milioni di euro per 10 mila nuovi posti detentivi entro il 2027 e oltre 15 mila agenti penitenziari assunti dal 2022. I sindacati, invece, contestano il presente: due agenti a vigilare un intero reparto all'ora di pranzo, sei o sette uomini mandati su un tetto con i soli scudi, un pronto soccorso a Siracusa e uno ad Avola a smistare i feriti della stessa notte. Nessuna delle due ricostruzioni contraddice l'altra sui fatti; semplicemente, una guarda al 2027 e l'altra al 26 agosto.

Che cosa resta da chiarire

Al momento non è stata diffusa alcuna ricostruzione ufficiale dell'amministrazione penitenziaria: quanto si sa arriva dalle note sindacali e dai dispacci d'agenzia. Restano quindi aperti tre punti. Il primo è l'ordine di servizio contestato da Di Giacomo, cioè chi abbia autorizzato la salita sul tetto e con quali regole d'ingaggio. Il secondo è la posizione dei detenuti coinvolti, sui quali non risultano al momento provvedimenti resi noti né identificazioni: la qualificazione dei protagonisti come «stranieri» o «extracomunitari» è per ora un'attribuzione sindacale e politica, non un dato verificato dell'autorità giudiziaria. Il terzo è se all'annuncio dell'inchiesta amministrativa seguirà un'ispezione effettiva.

Infine c'è la questione di fondo, che riguarda tutta la cronaca sociale di questa estate. Il carcere di Siracusa ha prodotto in quattro giorni una rissa fra reparti, una rivolta sui tetti, un incendio e due agenti con fratture e prognosi lunghe. Nessuno di questi episodi è stato una sorpresa per chi ci lavora dentro: erano stati annunciati, per iscritto, da sindacati e garanti nelle settimane precedenti. Il tema, quindi, non è se il carcere di Siracusa tornerà a essere notizia, ma quanto tempo passerà prima che accada di nuovo. Come ha ricostruito l'ANSA, e come ha documentato in dettaglio il Post, la struttura era già oltre il limite ben prima di quel giovedì pomeriggio.

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