Cinema italiano a Toronto: cinque film e un mercato nuovo
Il cinema italiano a Toronto porta cinque lungometraggi e nove coproduzioni al TIFF, dal 10 al 20 settembre. Ma la novità dell'edizione 2026 è il mercato ufficiale che debutta per la prima volta, con oltre 130 compratori da 49 paesi e un padiglione italiano coordinato da Cinecittà.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il cinema italiano a Toronto si presenta quest'anno con cinque lungometraggi maggioritari e nove coproduzioni di minoranza, ma la notizia vera non sta nell'elenco dei titoli: sta nella stanza accanto alle sale. Dal 10 al 20 settembre il Toronto International Film Festival apre la sua cinquantunesima edizione e per la prima volta, dopo mezzo secolo di vita, la affianca a un mercato vero e proprio. La spedizione parte quindi con un bagaglio diverso dal solito: il cinema italiano a Toronto non porta soltanto registi e interpreti, ma produttori, agenti di vendita e un padiglione istituzionale.
Cinema italiano a Toronto: cinque film in cinque sezioni diverse
La line-up è stata organizzata dall'Area Promozione Contemporaneo di Cinecittà, che come ogni anno cura la selezione nazionale. Apre le danze Succederà questa notte di Nanni Moretti, atteso alla prima mondiale nel concorso di Venezia e poi ospite delle Special Presentations canadesi. Dallo stesso concorso veneziano arriva L'estranea di Paolo Strippoli, che a Toronto finisce in Midnight Madness, la sezione notturna dedicata al cinema di genere.
Edoardo Gabbriellini torna al festival con La città dei vivi, tratto dal libro di Nicola Lagioia e interpretato tra gli altri da Valerio Mastandrea, collocato in Centrepiece. Una storia, esordio alla regia di Anna Foglietta con Alba Rohrwacher e Guido Caprino, entra in Discovery dopo il passaggio veneziano in Orizzonti. Infine Idda di Irene Dionisio, di cui ci eravamo occupati quando era stato annunciato in concorso a luglio, è l'unico dei cinque ad avere a Toronto la sua anteprima mondiale.
Le cinque sezioni sono cinque pubblici diversi, ed è questo il dato interessante. Non c'è una vetrina unica del cinema italiano a Toronto: c'è un film d'autore, uno di genere, un adattamento letterario, un esordio e un'opera seconda in gara. Ad accompagnarli saranno Jasmine Trinca, Anna Foglietta, Alba Rohrwacher, Paolo Strippoli, Edoardo Gabbriellini e Tecla Insolia, con almeno un interprete o un regista per ciascun titolo.
Il TIFF diventa un mercato: 23 milioni e oltre 130 compratori
Fino all'anno scorso Toronto era un festival enorme e un crocevia di trattative, ma privo di un mercato ufficiale che le ospitasse. Dal 2026 non è più così. TIFF: the Market debutta dal 10 al 16 settembre al Metro Toronto Convention Centre, sostenuto da un investimento triennale del governo federale canadese da 23 milioni di dollari canadesi e dall'appoggio di Telefilm Canada.

I numeri della prima edizione sono già consistenti: oltre 130 compratori da 49 paesi hanno confermato la presenza, secondo quanto riportato da Screen International, con oltre 150 tra società di vendita e di promozione. Tra i compratori annunciati compaiono Picturehouse, Metropolitan Film Export, Tobis, Bona Film Group e l'italiana Eagle Pictures. Ecco perché la trasferta del cinema italiano a Toronto quest'anno pesa più delle precedenti: cambia la natura dell'appuntamento, non solo la sua vetrina.
Un padiglione, sei produttori e sette venditori
Dentro il nuovo mercato il cinema italiano a Toronto occupa l'Italian Pavilion, coordinato da Cinecittà per la Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura insieme a ICE Agenzia. Non è uno stand di rappresentanza: alle postazioni dedicate alla produzione siederanno Cinedora, dispàrte, INDIANA Production, K+, tempesta e Minerva Pictures, quest'ultima presente anche sul fronte delle vendite internazionali.
Il momento centrale è fissato per venerdì 11 settembre, quando lo Spotlight: Italy illustrerà agli operatori stranieri location, incentivi fiscali, strumenti di finanziamento e opportunità di coproduzione. All'incontro parteciperanno sei case di produzione italiane selezionate in collaborazione con Telefilm Canada e sette società di vendita internazionale. È un appuntamento che parla la lingua dei meccanismi del tax credit molto più di quella dei tappeti rossi.
La geografia delle vendite è già definita: Playtime gestisce i diritti internazionali di Succederà questa notte, Le Pacte quelli de L'estranea, mentre nel padiglione PiperPlay rappresenta La città dei vivi, True Colours Una storia e Rai Cinema International Distribution Idda. Con loro lavoreranno Fandango Sales, Intramovies, Nexo Studios e Vision Distribution. Il cinema italiano a Toronto, insomma, arriva con il listino in mano.
Il cinema italiano a Toronto arriva quasi tutto dal Lido
Quattro dei cinque titoli maggioritari hanno già affrontato il pubblico veneziano prima di imbarcarsi. È una sequenza ormai consolidata: Venezia assegna il prestigio e costruisce la reputazione critica, Toronto verifica se quel prestigio si traduce in contratti di distribuzione. Il calendario dei due festival si sovrappone appena, e il cinema italiano a Toronto sfrutta la coda dell'attenzione generata al Lido.
Tuttavia il passaggio canadese non è una replica. Il festival dichiara un bacino di circa 650.000 spettatori, e le proiezioni nordamericane mettono i film davanti a una platea che non ha seguito il dibattito italiano, non conosce le polemiche di stagione e giudica soltanto quello che vede sullo schermo. Per un esordio come quello di Anna Foglietta, o per un film di genere come quello di Strippoli, è una prova più utile di qualsiasi recensione domestica.
Ai cinque lungometraggi si aggiungono le nove coproduzioni minoritarie — tra cui A Talent for Murder di Anton Corbijn in Gala Presentations, Low Lies the Land di Emanuele Gerosa e Rescue di Sine Plambech in TIFF Docs — e l'omaggio a Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi con il cortometraggio Frammenti Elettrici No. 1 - Rom (Uomini), del 2001. Contandoli tutti, i titoli con un legame italiano salgono a quindici, anche se i nuovi lungometraggi a maggioranza italiana restano cinque.
Le sale italiane aspettano già in autunno

Per il cinema italiano a Toronto la distanza tra la vetrina canadese e il botteghino di casa, infatti, è di poche settimane. Una storia esce con BIM Distribuzione il 24 settembre, La città dei vivi arriva con Eagle Pictures il 1° ottobre, L'estranea segue l'8 ottobre con 01 Distribution, che porterà Succederà questa notte in sala il 3 dicembre.
Il dettaglio più eloquente riguarda proprio Eagle Pictures, che compare contemporaneamente nell'elenco dei compratori accreditati al mercato di Toronto e tra i distributori italiani di uno dei cinque film selezionati. In quella coincidenza si legge la doppia natura della trasferta: l'Italia va in Canada per vendere, ma anche per comprare. È una postura industriale, non promozionale, e distingue questa edizione da un semplice giro di anteprime.
Che cosa vale davvero il Platform Prize
Sull'unica anteprima mondiale del cinema italiano a Toronto pesa infine una novità regolamentare che merita una precisazione, perché in questi giorni viene raccontata con qualche scorciatoia. Platform è l'unica sezione competitiva del TIFF e dal 2026 la vittoria garantisce a un titolo non anglofono l'idoneità alla considerazione per l'Oscar al miglior film internazionale.
Attenzione però al perimetro esatto: il beneficio scatta soltanto vincendo il premio, la selezione dell'Academy resta un processo separato e nessuna candidatura è automatica. Il film di Irene Dionisio, girato sull'Etna con Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano, ha quindi davanti una porta in più, non una corsia preferenziale.
«È una rappresentanza forte quella che l'Italia porta a Toronto», ha dichiarato Manuela Cacciamani, amministratrice delegata di Cinecittà, parlando di titoli capaci di intercettare «diverse tipologie di audience e mercato». La formula è quella d'ordinanza, però in questo caso descrive con precisione la posta in gioco: il cinema italiano a Toronto non va a cercare consenso critico, che a Venezia ha già ottenuto o mancato. Va a cercare acquirenti, in un mercato che apre i battenti per la prima volta e che nei prossimi anni deciderà quanto conta davvero l'etichetta della coproduzione italiana. La risposta, come sempre, non arriverà dai tappeti rossi ma dai contratti firmati dopo, a festival spento.


