Vai al contenuto
Newsletter

Società

Carcere di Pisa, microspie nelle celle: rivolta in diretta

Carcere di Pisa, rivolta al Don Bosco: una quarantina di detenuti prende il controllo di un reparto dopo aver trovato microspie nelle celle e trasmette tutto in diretta su TikTok. Il paradosso di uno Stato che sa ascoltare ma non sa controllare.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Muro di cinta del carcere di Pisa Don Bosco illuminato di notte durante la rivolta
Immagine generata con IA

Il carcere di Pisa è finito in diretta su TikTok. Nella serata di mercoledì 30 settembre una quarantina di detenuti della casa circondariale Don Bosco ha preso il controllo di un intero reparto, barricandosi dietro cancelli e suppellettili per impedire l'ingresso alla polizia penitenziaria. All'origine della sommossa non c'è il caldo, né una rissa fra gruppi: nelle celle erano state trovate delle microspie.

È questo a rendere la notte del carcere di Pisa un caso diverso da tutti gli altri di un'estate italiana segnata dalle rivolte. Qui i detenuti non protestano soltanto contro le condizioni della detenzione. Protestano contro un atto investigativo. E lo fanno trasmettendolo in tempo reale a quindicimila persone, da un telefono che in quel reparto non sarebbe mai dovuto entrare.

Carcere di Pisa: la cronologia di una serata fuori controllo

L'orario d'inizio è l'unico dato su cui le fonti divergono: Il Tirreno e Adnkronos collocano l'esplosione della protesta intorno alle 18, La Nazione e Il Fatto Quotidiano intorno alle 19. Concordano su tutto il resto. Il fronte è il secondo reparto giudiziario del carcere di Pisa, quello che il sindacato Uil Fp indica come popolato da circa cinquantasei persone.

I rivoltosi hanno eretto barricate, lanciato oggetti e acqua contro gli agenti e versato olio sui pavimenti, una scelta che rende i percorsi scivolosi e, come ha notato il sindacato, facilmente infiammabili. La polizia penitenziaria del carcere di Pisa è arrivata in assetto antisommossa, con scudi e manganelli, schierandosi su una scala di collegamento fra i piani, separata dai detenuti da un'inferriata. È probabile, riferiscono le cronache locali, che siano stati usati anche lacrimogeni.

Nel carcere di Pisa sono entrate alcune ambulanze del 118 per prestare soccorso dopo gli scontri, mentre all'esterno si radunavano polizia e carabinieri. Sono arrivati rinforzi della penitenziaria da Firenze, reparti speciali e il supporto della questura. In serata, da Roma, sono giunti i negoziatori della polizia penitenziaria: il loro compito era convincere i rivoltosi a desistere. Le richieste dei detenuti erano due e precise — un confronto immediato con la direttrice dell'istituto e con il comandante del reparto.

Fuori dal muro di cinta, intanto, si erano radunate alcune decine di persone: familiari, amici, e qualche esponente della galassia antagonista pisana. A notte fonda la situazione veniva descritta come sotto controllo. Nessun bilancio ufficiale dei feriti, al momento, è stato diffuso.

Microspie nelle celle: il nodo della prova di evacuazione

La ricostruzione che ha incendiato il reparto è la stessa in tutte le agenzie. Nelle ore precedenti la direzione del carcere di Pisa avrebbe fatto uscire i detenuti dalle celle per una prova di evacuazione. Secondo quanto i reclusi hanno raccontato nella diretta, sono rimasti fuori per circa due ore. Al rientro, nulla. Solo più tardi, ispezionando gli spazi, hanno individuato i dispositivi elettronici che avrebbero fatto esplodere il carcere di Pisa: cimici e microcamere, nascoste all'interno delle camere di pernottamento.

Che gli apparecchi fossero stati collocati «a fini investigativi» lo riportano sia l'ANSA sia Open. Qui serve una precisazione che nessuna delle parti in campo ha interesse a fare: le intercettazioni ambientali in carcere non sono di per sé un abuso, sono uno strumento previsto dall'ordinamento e subordinato all'autorizzazione di un giudice. Quello che al momento non è pubblico è il perimetro dell'operazione — in quale procedimento rientri, chi l'abbia disposta, quali persone fossero effettivamente il bersaglio.

Microspia smontata trovata su una branda in una cella del carcere di Pisa
I detenuti del Don Bosco hanno scoperto cimici e microcamere nelle celle dopo essere stati fatti uscire per una prova di evacuazione. · Immagine generata con IA

La rivendicazione dei rivoltosi, invece, è stata formulata in termini di diritto, non di condizioni materiali: «Abbiamo il diritto di non essere spiati e di poter parlare liberamente mentre siamo in cella senza avere il timore di essere intercettati». È una frase che sposta il terreno dello scontro. Una rivolta per il sovraffollamento chiede più spazio; quella del carcere di Pisa chiede un confine, e chiede che qualcuno dica dove passa.

Carcere di Pisa, la diretta TikTok e il paradosso dei jammer

La protesta è uscita dalle mura perché qualcuno, dentro, aveva un cellulare. Il detenuto che ha aperto la diretta ha mostrato i dispositivi trovati alternando italiano e albanese; il video ha raggiunto quasi quindicimila spettatori prima di essere interrotto. Nelle immagini si distinguono le barricate, gli agenti dietro l'inferriata, e si sentono invocare le parole «dottore» e «ambulanza». Nel corso della serata dal carcere di Pisa sono partite almeno due diverse trasmissioni.

Su questo punto il commento più tagliente è arrivato da Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia Penitenziaria. Mentre a Napoli Secondigliano, ha osservato, «si magnificano i risultati ottenuti con l'impiego di jammer che impedirebbero l'utilizzo fraudolento di telefonia cellulare», nel carcere di Pisa «si consumano tumulti in diretta TikTok»: il «paradosso evidente di un sistema penitenziario da riformare profondamente al di là degli slogan».

L'asimmetria è tutta lì, ed è il vero contenuto politico della serata. Lo Stato ha la capacità tecnica di installare microspie dentro una cella del carcere di Pisa, ma non quella di impedire che nella stessa cella entri uno smartphone acceso. Sa ascoltare, non sa controllare. Ed è la seconda di queste due capacità a garantire la sicurezza di chi ci lavora.

Scala di collegamento fra i piani vista attraverso un'inferriata nel carcere di Pisa
Gli agenti in assetto antisommossa si sono schierati sulla scala fra i piani, separati dai detenuti da un'inferriata. · Immagine generata con IA

Va detto con precisione anche ciò che i detenuti hanno affermato e che nessuno ha ancora verificato. Nella diretta hanno denunciato di essere «stati picchiati con i manganelli». La Nazione, che ha visionato le immagini, annota che gli uomini inquadrati erano a viso scoperto e senza evidenti segni di percosse. Sono due elementi che stanno insieme e che vanno tenuti insieme: un'accusa circostanziata e un riscontro visivo che non la conferma.

Due specie di cimici dentro il carcere di Pisa

C'è un cortocircuito che spiega la rabbia meglio di qualunque comunicato sindacale. Nel carcere di Pisa, in questo momento, esistono due specie di cimici. Quelle elettroniche, trovate mercoledì nelle celle. E quelle vere, nei letti, che la Camera penale di Pisa, le associazioni di volontariato e la garante delle persone private della libertà personale denunciano da tempo, insieme alla scarsità delle docce.

Le prime sono arrivate in poche ore, con mezzi tecnici e una regia. Le seconde resistono a decine di segnalazioni. È una sproporzione di attenzione che chiunque, in quel reparto, è in grado di misurare a occhio. E quando l'amministrazione mostra di saper essere rapidissima su ciò che serve a lei e immobile su ciò che serve a chi è dentro, la legittimità di ogni provvedimento successivo si assottiglia.

Il contesto materiale, del resto, è quello che l'AGI definisce «grave stato di precarietà»: sovraffollamento cronico e pesanti carenze igienico-sanitarie. Nel carcere di Pisa si contano oltre trecento reclusi, una pressione aggravata dalla chiusura di una sezione di Sollicciano e dai trasferimenti che ne sono seguiti. Un problema fiorentino scaricato, di fatto, su un istituto che già non reggeva.

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha commentato in serata che la priorità assoluta era «che la situazione rientri senza conseguenze» per detenuti e personale, aggiungendo che quanto accaduto «richiama ancora una volta l'attenzione sulle condizioni delle nostre carceri». È la stessa formula già sentita a Palermo e a Siracusa, dove la crisi ha prodotto quattro giorni di scontri con undici agenti feriti.

La bomba a orologeria annunciata a gennaio

La parte meno commentata di questa storia è che era stata scritta in anticipo, e per iscritto. Il 17 gennaio 2026, nello stesso istituto, un detenuto del blocco Terreno A raggiunse da solo e senza accompagnamento la postazione del «cancello centro» e tentò di strangolare un agente. Il sindacato Sinappe Toscana parlò di «violazione gravissima», denunciò «l'utilizzo indiscriminato della sezione Terreno A con celle aperte» e i «gravi e ormai cronici ritardi nella riorganizzazione dell'istituto». La formula usata fu esplicita: «una vera e propria bomba a orologeria, pronta a esplodere».

Il 26 agosto, sempre nel carcere di Pisa, un'agente è stata aggredita mentre accompagnava una detenuta in infermeria. Francesco Oliviero, segretario nazionale del Sappe, chiese di smettere di «parlare di singoli episodi» e di intervenire su organici e organizzazione dei servizi. Due allarmi formali in otto mesi sul carcere di Pisa, entrambi centrati sulla gestione dei movimenti interni e sull'organico. Poi il terzo, che non è più un allarme.

Resta la domanda che né la Regione né i sindacati hanno posto, e che è l'unica davvero nuova: se le microspie nel carcere di Pisa erano legittime, perché la loro scoperta ha prodotto quaranta persone barricate invece di una protesta formale? La risposta probabilmente non sta nel diritto, ma nel credito. Un'amministrazione che ha ancora credito verso chi amministra può permettersi di essere opaca. Il carcere di Pisa, mercoledì sera, ha scoperto di non averne più. Le prossime ore diranno se qualcuno, ai piani alti dell'amministrazione penitenziaria, se ne è accorto. La cronaca di quest'anno, che raccontiamo pezzo dopo pezzo nella sezione Società, invita alla prudenza.

Le ultime

Newsletter

Ogni articolonella tua posta

Scegli tu quanto spesso e su quali temi. Te ne vai con un clic, quando vuoi.

Quanto spesso