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Imputabilità dei minori: il ddl del governo Meloni

Imputabilità dei minori: il ddl del governo Meloni introduce la presunzione di capacità dai 14 anni, modificando l'articolo 98 del codice penale. Cosa cambia e perché divide penalisti e opposizione.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Imputabilità dei minori, la facciata di un tribunale dei minori italiano al tramonto
Immagine generata con IA

L'imputabilità dei minori torna al centro del dibattito politico italiano. Il Consiglio dei ministri ha approvato il 23 luglio 2026 un disegno di legge, subito ribattezzato "norma anti-maranza", che modifica il modo in cui la giustizia tratta i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. La soglia dell'età resta invariata, ma cambia radicalmente l'impianto: da oggi la capacità di intendere e di volere del minore si presume, salvo prova contraria. Una svolta che il governo Meloni presenta come risposta alla criminalità giovanile e che, tuttavia, ha già acceso lo scontro con opposizione, penalisti ed educatori.

Imputabilità dei minori: cosa cambia con il ddl

Il provvedimento interviene sull'articolo 98 del codice penale, la norma che regola l'imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni. Fino a oggi il giudice doveva accertare, caso per caso, se il ragazzo fosse in grado di comprendere il disvalore delle proprie azioni. Con la riforma questa capacità viene invece presunta: sarà la difesa a dover dimostrare l'eventuale immaturità dell'imputato.

Si tratta, quindi, di un'inversione dell'onere della prova. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affidato l'annuncio a un videomessaggio: «Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne». E ancora: «Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni».

Codice penale aperto e martelletto del giudice, la riforma sull imputabilita dei minori modifica l articolo 98
Il ddl modifica l'articolo 98 del codice penale sull'imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni. · Immagine generata con IA

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha precisato che si tratta di una «presunzione relativa», cioè «soggetta a prova contraria», il cui obiettivo dichiarato è «facilitare le indagini». Il testo, infatti, non innalza le pene previste: interviene sul meccanismo processuale, non sulla misura della sanzione.

In concreto, il cambiamento sposta l'equilibrio del processo minorile. Oggi la valutazione della maturità è il cuore dell'accertamento davanti al tribunale per i minorenni; domani, con l'imputabilità presunta, quel giudizio diventa l'eccezione che spetta alla difesa provare. Per il governo significa procedimenti più rapidi e certi; per i critici, invece, il rischio è di comprimere una garanzia pensata proprio per tenere conto della fragilità dell'età evolutiva.

La presunzione di capacità e l'articolo 98

Per capire la portata della modifica sull'imputabilità dei minori basta un dato citato dallo stesso esecutivo. I proscioglimenti per immaturità non provata nella fascia 14-18 anni sono crollati da 256 nel 2004 a soli 60 nel 2024. Numeri che, secondo il governo, dimostrano come già oggi la non imputabilità sia un'ipotesi residuale, ma che i critici leggono in senso opposto: se le assoluzioni per immaturità sono ormai rare, perché ribaltare l'onere della prova?

Il ddl si inserisce, inoltre, in una linea politica ben precisa. È l'ultimo tassello di una serie di interventi che parte dal decreto Caivano e prosegue con i vari pacchetti sicurezza varati in questa legislatura. Sul tema abbiamo già raccontato l'iter del decreto sicurezza approvato alla Camera, di cui la nuova norma condivide l'impianto securitario.

Perché la questione è delicata, occorre ricordare il quadro costituzionale. L'articolo 27 della Costituzione fissa il principio della responsabilità penale personale e della funzione rieducativa della pena; l'articolo 31 impegna la Repubblica a proteggere l'infanzia e la gioventù. È su questo terreno che si gioca lo scontro giuridico attorno all'imputabilità dei minori.

Palazzo Chigi a Roma sede del governo Meloni che ha approvato il ddl sui minori
Palazzo Chigi: da qui è partito il ddl sull'imputabilità dei minori presentato come "norma anti-maranza". · Immagine generata con IA

Le reazioni: penalisti, opposizione e mondo educativo

Il fronte critico è ampio e trasversale. L'Unione delle Camere Penali parla di una «regressione culturale preoccupante» e di modifiche «radicali» alle fondamenta della giustizia minorile, tanto da ipotizzare profili di incostituzionalità. Dubbi sull'impianto della riforma sono stati raccolti anche dalle agenzie, come documenta l'ANSA.

Durissimo il mondo educativo. Don Claudio Burgio, cappellano dell'istituto penale minorile Beccaria di Milano, definisce la norma «un passo indietro», «una forma di giustizia che non rispetta l'età e la coscienza dei ragazzi». Secondo il sacerdote, i quattordicenni e i sedicenni spesso non hanno gli strumenti etici per comprendere la gravità delle proprie azioni: servirebbe educazione, non punizione. Anche UNICEF Italia e Save the Children hanno espresso «grave preoccupazione».

Sul piano politico, l'opposizione è compatta. Matteo Mauri (Pd) accusa il governo di «criminalizzare un'intera generazione»; Chiara Braga (Pd) sintetizza: «deboli con i forti, forti con i deboli». Angelo Bonelli (Avs) parla di «deriva autoritaria» e ricorda che i reati sono aumentati nonostante i numerosi decreti sicurezza già approvati. Infine la Cgil bolla il testo come «pericoloso, regressivo e sbagliato». Tutti i dettagli del provvedimento sono ricostruiti dall'ANSA, mentre le voci del mondo penitenziario minorile sono raccolte in questo approfondimento.

Cosa succede ora

Il disegno di legge sull'imputabilità dei minori è soltanto all'inizio del suo cammino: dovrà ora affrontare l'esame del Parlamento, dove si preannuncia una battaglia serrata. L'ex magistrato minorile Ciro Cascone ha definito la norma «contraddittoria» e teme che sia «una prova generale» per abbassare in futuro la stessa soglia dei 14 anni. Quindi, il vero banco di prova sarà l'aula, tra emendamenti, ricorsi annunciati e il possibile vaglio della Corte costituzionale. Di certo, il tema dell'imputabilità dei minori resterà uno dei terreni più caldi dello scontro tra governo e opposizione nei prossimi mesi.

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