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DirittoEconomia e Finanza

Inchiesta sull'ex Ilva: Morselli indagata per bancarotta

Inchiesta sull'ex Ilva: la Procura di Milano ipotizza la bancarotta fraudolenta e ha iscritto nel registro degli indagati Lucia Morselli. Il fascicolo nasce da una relazione dei commissari straordinari e dall'azione civile da sette miliardi contro ArcelorMittal.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

L'inchiesta sull'ex Ilva aperta dalla Procura di Milano ha un'ipotesi di reato pesante — bancarotta fraudolenta — e un nome già iscritto nel registro degli indagati: Lucia Morselli, ex presidente e amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia e poi di Acciaierie d'Italia. La notizia, anticipata da La Stampa e dalla Gazzetta del Mezzogiorno e ripresa il 27 agosto dalle agenzie, riapre il capitolo che a Taranto nessuno ha mai chiuso: chi ha portato il più grande stabilimento siderurgico d'Europa al dissesto, e chi ne paga il conto.

Il fascicolo dell'inchiesta sull'ex Ilva non nasce da un esposto anonimo né da una segnalazione dell'ultima ora. Nasce da una relazione che i commissari straordinari di Acciaierie d'Italia hanno depositato in Procura a giugno, dopo essere stati ricevuti dal procuratore Marcello Viola. Le nuove indagini sono ora coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Pellicano e dal sostituto Luigi Luzi.

Inchiesta sull'ex Ilva: che cosa contestano i pm di Milano

Al centro ci sono ipotesi distrattive e falsi in bilancio. Secondo la ricostruzione accusatoria — ancora tutta da verificare, e gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva — l'obiettivo di quelle condotte sarebbe stato indebolire il gruppo siderurgico a vantaggio della multinazionale franco-indiana che lo controllava. Sono due contestazioni che, nell'inchiesta sull'ex Ilva, camminano insieme: le distrazioni riguardano il patrimonio, i falsi in bilancio la sua rappresentazione contabile.

Il perimetro temporale dell'inchiesta sull'ex Ilva copre gli anni dal 2019 al 2024, cioè l'intera stagione in cui lo stabilimento è stato gestito sotto il controllo di ArcelorMittal. Gli accertamenti riguardano in particolare le scelte sulla conduzione degli impianti, sugli investimenti e sulle manutenzioni: le tre voci che, sommate, determinano se un'acciaieria resta viva o si spegne lentamente.

La difesa si è mossa lo stesso giorno in cui l'inchiesta sull'ex Ilva è diventata pubblica. «Lucia Morselli è una persona integra che si è messa al servizio di questa azienda e ha sempre lavorato per il suo bene», ha dichiarato l'avvocato Giuseppe Iannaccone, che la assiste insieme al collega Daniele Ripamonti. I legali si dicono «intenzionati a intrattenere una interlocuzione attiva con i magistrati», certi che emergerà «la sua completa innocenza». Morselli è oggi presidente di Pininfarina.

Dal risarcimento da sette miliardi al fascicolo penale

Per capire da dove arriva l'inchiesta sull'ex Ilva bisogna tornare a gennaio. I commissari straordinari — Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, assistiti dall'avvocato Andrea Zoppini — hanno depositato davanti alla sezione specializzata Imprese del Tribunale di Milano un'azione di responsabilità civile contro ArcelorMittal e contro chi aveva deleghe gestionali. La richiesta di risarcimento è di sette miliardi di euro, con una voce specifica da 947,4 milioni per il danneggiamento del patrimonio industriale.

Il documento di sintesi di quell'azione contiene la tesi che oggi regge anche l'inchiesta sull'ex Ilva: il collasso finanziario non sarebbe il risultato di errori isolati o di un improvviso deterioramento del mercato, ma di una strategia pianificata e prolungata di trasferimento unilaterale di risorse verso la capogruppo. I commissari parlano di una governance parallela — l'amministratore delegato e alcuni consulenti di fiducia — che avrebbe scavalcato il consiglio di amministrazione rispondendo direttamente ai vertici della multinazionale.

ArcelorMittal ha respinto tutto. In una nota del 29 gennaio il gruppo ha dichiarato di «non ravvisare alcun fondamento né fattuale né giuridico» nelle accuse, ha rigettato «tutte e ciascuna delle accuse» e ha annunciato una difesa «vigile e determinata», rivendicando circa due miliardi di investimenti. La prima udienza civile è fissata per il 30 novembre 2026.

Qui sta il primo dato che vale la pena tenere a mente: il procedimento civile ha una data, l'inchiesta sull'ex Ilva no. Un fascicolo per bancarotta fraudolenta su cinque anni di gestione di un impianto con quel perimetro non si chiude in pochi mesi, e nel frattempo la fabbrica deve decidere che cosa fare di sé stessa.

Perché l'inchiesta sull'ex Ilva passa da Milano e non da Taranto

C'è una geografia giudiziaria che racconta la vicenda meglio di molte cronache. Il destino ambientale dello stabilimento è appeso al decreto della Corte d'Appello di Milano che impone lo spegnimento dell'area a caldo — cokerie, altiforni, acciaierie — entro la fine di ottobre. La causa civile da sette miliardi è a Milano. E adesso a Milano approda anche l'inchiesta sull'ex Ilva sui conti della gestione precedente.

Il motivo è tecnico: lì hanno sede la società e il tribunale che nel febbraio 2024, dopo l'ingresso in amministrazione straordinaria, ne ha dichiarato lo stato di insolvenza. L'effetto, però, è politico. Le tre decisioni che valgono il futuro di Taranto si prendono a un migliaio di chilometri di distanza, in tre aule diverse, senza un calendario comune.

Va aggiunto che l'inchiesta sull'ex Ilva aperta a Milano non è l'unico fronte che riguarda Morselli. A Taranto è tuttora in corso un procedimento sulle presunte irregolarità nella gestione delle emissioni di anidride carbonica e delle quote Ets, in cui l'ex amministratrice delegata è indagata, tra gli altri, per associazione a delinquere finalizzata all'inquinamento, disastro ambientale e truffa ai danni dello Stato. Due Procure, due ipotesi di reato diverse, la stessa gestione.

Il conto del passato arriva mentre si cerca un compratore

Il tempismo è la parte più delicata. L'inchiesta sull'ex Ilva diventa pubblica esattamente nella settimana in cui il governo prova a chiudere la partita industriale. Il 26 agosto un consiglio dei ministri lampo ha varato una norma per «assicurare la continuità operativa di impianti di interesse strategico nazionale»: per le imprese che gestiscono almeno un impianto in amministrazione straordinaria la fideiussione potrà avere durata ridotta, invece di essere garantita per periodi molto lunghi. È la risposta allo stop sulla gestione dei rifiuti industriali notificato dal Mase e alle garanzie finanziarie giudicate inadeguate dalla Provincia di Taranto.

Sul fronte degli acquirenti, invece, il quadro resta mobile, e l'inchiesta sull'ex Ilva vi si inserisce come una variabile in più. Il ministro Adolfo Urso ha annunciato dal Meeting di Rimini che alla gara internazionale, accanto a Jindal e Flacks e alla cordata italiana, si è aggiunto «un quarto grande operatore europeo». Il nome emerso è quello della holding ceca Ce Industries, che però ha subito frenato: «Il gruppo non ha presentato, al momento, alcuna offerta per le attività dell'Ilva a Taranto», ha spiegato un portavoce, «è troppo presto per formulare ipotesi su una possibile operazione».

La cordata italiana, intanto, si allarga. Alle quattordici imprese che hanno aderito alla manifestazione di interesse coordinata da Federacciai e dal suo presidente Antonio Gozzi si è aggiunta Eusider, della famiglia Anghileri, che consuma oltre un milione di tonnellate l'anno di coils e lamiere e dichiara un fatturato consolidato superiore al miliardo. Giorgia Meloni ha messo per iscritto, in una lettera al prefetto Ernesto Liguori, che il tavolo sull'ex Ilva tornerà a riunirsi «entro i primi giorni di settembre» e che ne verrà convocato un secondo, dedicato allo sviluppo della città.

Taranto, i Giochi e i ventimila

Mentre l'inchiesta sull'ex Ilva prendeva forma negli uffici della Procura, Taranto ospitava la ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo con il claim Embrace the future. Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno fatto girare per la città un furgone con una vela pubblicitaria che ne ribaltava la grafica: «Non si gioca con il futuro di 20.000 lavoratori! Ambiente, salute e lavoro».

Non è una polemica di contorno: è la stessa posta in gioco che l'inchiesta sull'ex Ilva affronta dal lato delle responsabilità. Lo spegnimento dell'area a caldo azzera le commesse dell'appalto e dell'indotto, ed è la ragione per cui le aziende fornitrici hanno già avviato la procedura di licenziamento collettivo, come abbiamo raccontato nel pezzo sui licenziamenti collettivi a Taranto. Sergio Mattarella, in un messaggio al Quotidiano di Puglia, ha definito la condizione della città «un problema e, insieme, un impegno nazionale», augurandosi che Taranto torni ad «abbracciare il futuro». Meloni, contestata all'inaugurazione, ha risposto di comprendere «perfettamente le ragioni di chi, qui a Taranto, esprime il proprio dissenso».

Il punto è che le due partite non si parlano. L'inchiesta sull'ex Ilva guarda indietro, a cinque anni di bilanci e di manutenzioni mancate; i tavoli di settembre guardano avanti, a chi metterà i soldi per far ripartire un impianto che a fine ottobre perde la sua parte più pesante. La prima serve a stabilire responsabilità, la seconda a salvare posti di lavoro: nessuna delle due, da sola, restituisce a Taranto una prospettiva. Chi conosce le vertenze industriali sa che questa asimmetria — un accertamento lungo anni e una scadenza che corre a settimane — è la condizione normale della siderurgia italiana, non l'eccezione, come mostra il modo in cui il Paese ha gestito le altre crisi raccontate nella nostra sezione di economia e finanza.

Resta una domanda che l'inchiesta sull'ex Ilva non può risolvere e che il mercato porrà comunque a chiunque si presenti al tavolo di settembre: un impianto su cui pendono una causa civile da sette miliardi, un arbitrato internazionale che ArcelorMittal ha aperto contro lo Stato italiano davanti all'Icsid di Washington nell'estate del 2025 e ora un fascicolo per bancarotta fraudolenta è un asset industriale o un contenzioso con le ciminiere. La risposta, per una volta, non la darà un tribunale di Milano.

Fonti: ANSA, CosmoPolis, ANSA Economia, MF-Milano Finanza.

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