Produzione cinematografica italiana: primo calo in sei anni
Il rapporto DGCA presentato a Venezia 83 certifica per la produzione cinematografica italiana il primo calo di budget in sei anni: 798,6 milioni, con gli investimenti nelle opere 100% italiane scesi da 529 a 411 milioni mentre il capitale estero cresce del 55%.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La produzione cinematografica italiana ha chiuso il 2025 con 403 lungometraggi classificati e 798,6 milioni di euro di costi complessivi: il primo arretramento del budget totale dopo sei anni di crescita ininterrotta. Il dato è nel rapporto I numeri del cinema e dell'audiovisivo italiano – Anno 2025, quindicesima edizione, presentato giovedì 3 settembre all'Italian Pavilion dell'Hotel Excelsior, al Lido, nel pieno della 83ª Mostra del Cinema di Venezia.
La lettura ufficiale è di segno opposto. «Le risorse complessivamente sbloccate quest'anno a sostegno del cinema e dell'audiovisivo hanno raggiunto circa 750,3 milioni di euro, tra tax credit e ulteriori strumenti di sostegno», ha dichiarato la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, anticipando le cifre del 2026. Il direttore generale Cinema e audiovisivo Giorgio Carlo Brugnoni ha parlato di «un comparto dinamico, capace di produrre cultura, economia e occupazione». Tuttavia i numeri della produzione cinematografica italiana nel 2025 raccontano una mutazione più profonda di una semplice flessione congiunturale.
Produzione cinematografica italiana: 403 film e un budget che scende
Sul piano quantitativo la tenuta è reale. I lungometraggi che hanno completato la classificazione sono 403, lo 0,8% in più del 2024 e il 29% in più del 2021. Di questi, 272 sono film interamente italiani — 150 di finzione e 122 documentari — ai quali si aggiungono 92 coproduzioni, per un totale di 364 titoli ammissibili. I cortometraggi salgono a 110, con un balzo del 52%.
È sul denaro che il quadro cambia. Il costo complessivo dei film prodotti scende del 4,6%, a 798,6 milioni. Le coproduzioni arretrano del 10,6% come numero di titoli. Infatti, dopo sei esercizi in cui la produzione cinematografica italiana aveva sempre aumentato la spesa aggregata, il 2025 inverte la curva. Il tax credit resta il principale strumento pubblico, con 215 milioni destinati alla sola produzione, mentre i contributi selettivi alle opere di iniziativa italiana salgono a 35 milioni, il 16% in più.

Produzione cinematografica italiana: il buco da 118 milioni
Il dettaglio che il comunicato non evidenzia è la composizione del calo della produzione cinematografica italiana. Gli investimenti nelle opere 100% italiane scendono da 529 a 411 milioni di euro: 118 milioni in meno, quasi un quarto della base di partenza. Nello stesso anno l'investimento estero nei film di finzione sale a 187 milioni, il 55% in più del 2024.
Il totale, quindi, cala meno di quanto sia calato il capitale nazionale, perché una parte del vuoto viene riempita da denaro straniero. Complessivamente il rapporto quantifica in 282 milioni i contributi pubblici ai film di iniziativa italiana, contro 289 milioni di fonti private: per la prima volta le due colonne sono quasi pari. Il numero di contratti di coproduzione, del resto, cresce a 134 (quattordici in più) con 39 Paesi partner, la Francia in testa con 23 film. La produzione cinematografica italiana non si sta contraendo: sta cambiando padrone al capitale.
L'incasso record che dipende da un film solo
Il capitolo dedicato alla sala è quello che la produzione cinematografica italiana ha presentato con maggiore enfasi. I film analizzati hanno generato 180 milioni di euro di incassi e 24 milioni di spettatori, appena due milioni sotto il 2019: il ritorno ai livelli pre-Covid, con incassi in crescita del 38% e presenze del 31,5% rispetto al 2024. L'82% dei film classificati è arrivato effettivamente nelle sale.
C'è però una precisazione che ribalta la lettura. Buen Camino di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, vale da solo 76 milioni: circa il 42% dell'incasso considerato dal rapporto. Al netto di quel titolo, il 2025 si ferma a 104 milioni, sotto i 130 milioni del 2024. Perciò il ritorno ai livelli del 2019 non è un ritorno del pubblico ma il risultato di un fenomeno singolo, e lo stesso rapporto ammette che i valori pre-pandemia sono stati raggiunti «con più film in sala e meno spettatori». Lo avevamo già osservato analizzando il box office dell'estate 2026, con la quota nazionale al 3,1%.
Un secondo indicatore della produzione cinematografica italiana va in direzione contraria alla narrazione della crescita: la quota di registe donne di film di finzione e documentari scende al 18%, dal 20% del 2024.

Tv e web, la contrazione che nessuno ha raccontato
Fuori dal perimetro della produzione cinematografica italiana in senso stretto il segno è apertamente negativo. Le opere audiovisive per le quali è stata consegnata la copia campione nel 2025 sono 226 — 167 televisive e 59 destinate al web — con un calo del 18% sul 2024, nonostante restino il 41% sopra il 2021. Il costo complessivo passa da oltre un miliardo a 814 milioni: meno 19% in dodici mesi.
Anche qui il tax credit è la principale forma di investimento pubblico nazionale, con 231 milioni, cifra superiore a quella riconosciuta al cinema. Nelle coproduzioni i capitali italiani superano quelli esteri, 56 milioni contro 47. Il picco produttivo del 2024, però, non è stato replicato da nessuno dei due rami della produzione cinematografica italiana, e la serialità è storicamente il comparto che assorbe più manodopera stabile. È il contesto in cui si inserisce il dibattito aperto sui fondi pubblici e sul riparto del fondo cinema.
«L'Italia sul set»: la produzione cinematografica italiana diventa servizio
La novità editoriale del rapporto sulla produzione cinematografica italiana è il quarto capitolo, L'Italia sul set, costruito con Italy for Movies, Cinecittà e SLC-CGIL. Nel 2025 sono state attivate 235 produzioni contro le 215 del 2024, con ottobre a quota 38, mese record. I set hanno occupato il territorio per circa 1.658 settimane di lavorazione, di cui 1.598,5 in Italia, coinvolgendo circa 18.000 addetti — duemila in più dell'anno precedente — oltre a più di 1.800 professionisti stranieri, per 801.552 giornate lavorative stimate. Il Lazio assorbe il 60% delle produzioni, Roma è la località più utilizzata.
Il capitolo sul credito d'imposta internazionale spiega perché quella sezione esiste. Le richieste di tax credit estero nel 2025 riguardano 36 film contro i 13 del 2024, per 198 milioni: una crescita del 195% in valore. Tra il 2016 e il 2025 il meccanismo ha attratto 231 film e 1,98 miliardi di investimenti complessivi. Gli Stati Uniti pesano per il 40% delle 40 produzioni interamente straniere girate in Italia, il doppio di Germania e Regno Unito. Fra i titoli citati compaiono The Dog Stars, Odissea e Il Diavolo veste Prada 2.
Ne esce un ritratto coerente: la produzione cinematografica italiana cresce come infrastruttura di servizio — maestranze, location, teatri di posa — mentre si assottiglia come iniziativa editoriale autonoma. Più giornate di lavoro, più set, più addetti; meno capitale italiano dentro i film italiani.

Le domande che il rapporto non pone
La lettura critica più netta è arrivata da Angelo Zaccone Teodosi, che sul Fatto Quotidiano ha definito il documento autoreferenziale e privo di approccio critico, contestando l'assenza di dati disaggregati sulla effettiva distribuzione in sala delle opere finanziate. Sullo sfondo restano il Fondo Cinema 2026 portato a 660 milioni, i 441 milioni di tax credit sui 606 inizialmente previsti e i 230 milioni di PNRR destinati a Cinecittà.
Il rapporto completo è consultabile sul sito della Direzione generale Cinema e audiovisivo, che ne ha pubblicato anche la sintesi in quattro capitoli; una ricostruzione analitica dei dati è stata proposta da CineGuru. Per il quadro d'insieme del settore resta utile la nostra sezione cinema.
Infine, il test verificabile per l'edizione 2026 del rapporto è duplice e riguarda proprio la produzione cinematografica italiana: gli investimenti nelle opere 100% italiane risaliranno sopra i 411 milioni, oppure il 2025 sarà stato il primo gradino di una discesa? E l'incasso di sala reggerà i 180 milioni senza un secondo Buen Camino a fare il 42% da solo? Le risposte, con ogni probabilità, arriveranno di nuovo da un Italian Pavilion al Lido, nel settembre 2027.


