Osservatorio moda italiana: Cnmi misura il valore
Cnmi e McKinsey presentano «Il bello della moda», il primo osservatorio moda italiana: 5% della produzione industriale, cinque volte più occupazione e Carlo Capasa riconfermato presidente fino al 2028.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

L'osservatorio moda italiana ha finalmente un nome e un metodo: si chiama «Il bello della moda» ed è il primo strumento con cui la Camera Nazionale della Moda Italiana (Cnmi) prova a misurare, dati alla mano, quanto pesa davvero il fashion system sull'economia del Paese. Presentato martedì 1° luglio 2026 al Teatro Studio Melato di Milano insieme a McKinsey & Company, l'osservatorio arriva nello stesso giorno in cui l'assemblea dei soci ha riconfermato all'unanimità Carlo Capasa alla presidenza fino al 2028.
Il messaggio, infatti, è chiaro: la moda italiana non chiede più soltanto di essere celebrata, ma di essere misurata. Ed è proprio questo il cambio di passo che il nuovo strumento vuole imprimere al racconto del settore.
Osservatorio moda italiana: cosa misura «Il bello della moda»
Il nuovo osservatorio moda italiana nasce come una serie di pubblicazioni periodiche dedicate all'impatto industriale, occupazionale, formativo, culturale e sociale del comparto, come documentato in dettaglio da Pambianconews. McKinsey & Company figura come knowledge partner, affiancata da IntelliSurvey e dal contributo di Angelo Rughetti, con il coinvolgimento progressivo di università e centri di ricerca come Open Impact.
Il calendario è già scandito fino al 2028 con quattro report. Si parte nell'inverno 2026 con «L'ecosistema della moda: contributo economico all'economia italiana», per poi passare nell'estate 2027 al tema del Made in Italy come marchio globale di lifestyle. Seguiranno, infine, l'analisi della moda come forza culturale (inverno 2027) e uno sguardo alla filiera del futuro tra sostenibilità e innovazione (estate 2028).

Cinque volte più occupazione: i numeri dell'osservatorio moda italiana
Il dato-simbolo è netto: in Italia la moda genera circa cinque volte più occupazione rispetto ad altri comparti manifatturieri. Tradotto in cifre, l'osservatorio moda italiana calcola 19 posti di lavoro creati per ogni milione di euro di produzione industriale, con oltre 500mila occupati diretti e circa un milione di addetti lungo l'intera catena del valore, distribuiti su 47 province.
«La moda rappresenta circa il 5% di tutta la produzione industriale italiana, una dimensione comparabile all'automotive e superiore al farmaceutico», ha spiegato Gemma D'Auria, senior partner di McKinsey. Un peso confermato anche dalla pelletteria, che con circa 17 miliardi di euro di produzione si avvicina ai valori del comparto farmaceutico, come riportato da Adnkronos.
Non conta soltanto l'industria, tuttavia. Quasi sette visitatori stranieri su dieci indicano la moda tra le principali ragioni per scegliere l'Italia come meta di viaggio, mentre le operazioni di fusione e acquisizione nel settore risultano circa cinque volte superiori alla media nazionale, segno di un'attrattività finanziaria fuori scala. Numeri che si aggiungono a un quadro già solido, come racconta il record del tessile-abbigliamento da 58 miliardi che rende l'Italia leader in Ue.
Capasa riconfermato: il consiglio Cnmi fino al 2028
Nella stessa giornata l'assemblea ordinaria ha rieletto all'unanimità Carlo Capasa presidente e consigliere delegato per il biennio 2026-2028: è il sesto mandato consecutivo per il manager, alla guida di via Alberto da Giussano dal 2015, come conferma Panorama. «Accolgo questo incarico con grande senso di responsabilità», ha dichiarato, ricordando come la moda italiana sia chiamata ad «affrontare sfide importanti e riaffermare il proprio valore strategico» per il Paese.
Rinnovato anche il consiglio direttivo, che porta in dote nomi di primo piano dell'industria: da Francesca Bellettini (Gucci) a Lorenzo Bertelli (Prada Group), da Alfonso Dolce (Dolce&Gabbana) a Remo Ruffini (Moncler), fino a Renzo Rosso (Otb), Luigi Maramotti (Max Mara) e Ermenegildo Zegna. Tra le new entry spiccano lo stesso Bertelli, il nuovo ad di Giorgio Armani Giuseppe Marsocci e Luca Lisandroni (Brunello Cucinelli). Mario Boselli resta presidente onorario. Perciò il segnale di continuità con una precisa apertura al ricambio generazionale appare evidente.
All'evento hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, Renzo Rosso e Alfonso Dolce. Proprio il presidente di Otb ha messo l'accento sull'intelligenza artificiale: «L'AI è uno strumento straordinario per rendere le aziende più efficienti», ha detto, «ma solo chi saprà integrare competenze, tecnologia e la capacità di raccontare la propria identità continuerà a fare del Made in Italy un modello di riferimento globale». Una linea che dialoga con il piano di rilancio della moda italiana al 2030 e con il lavoro dell'intero comparto sulla moda di sistema.

Formazione e attrattività: il 70% degli studenti dall'estero
Un capitolo a parte riguarda la formazione, dove i numeri raccontano una calamita globale. Nelle principali scuole di moda italiane fino al 70% degli studenti arriva dall'estero, un valore che nelle top academy tocca livelli sei volte superiori alla media nazionale. Infatti l'Italia continua ad attrarre talenti creativi da tutto il mondo, che poi alimentano brand, atelier e distretti produttivi.
A completare il quadro c'è un patrimonio culturale diffuso: oltre 50 musei della moda e più di 1.200 tra archivi e collezioni, custodi di una memoria che l'osservatorio considera parte integrante del valore economico. La moda, quindi, viene letta come infrastruttura culturale oltre che come industria.
Il senso dell'operazione, in fondo, è tutto qui. Dopo decenni passati a raccontare passerelle e desiderio, la Cnmi sceglie la strada dei dati per difendere il peso strategico del settore davanti alla politica e ai mercati. Con l'osservatorio moda italiana «Il bello della moda» il fashion system prova così a trasformare l'eleganza in argomento economico misurabile, in vista di una stagione che si annuncia decisiva per il Made in Italy.


