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Moda

Tessile abbigliamento 58 miliardi: Italia leader Ue

Tessile abbigliamento 58 miliardi: il rapporto Confindustria Moda fotografa il 2025 in calo del 2,4%, export -1,6% a 36,9 mld. Sburlati: green, AI e giovani.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Skyline Milano e tessuti italiani simbolo del tessile abbigliamento 58 miliardi del rapporto Confindustria Moda 2026
Immagine generata con IA

I numeri del rapporto "Lo Stato della Moda 2026" raccontano un'industria che resta colossale ma che inizia a vibrare sotto le scosse del mercato globale: tessile abbigliamento 58 miliardi di euro di ricavi nel 2025, in flessione del 2,4% rispetto all'anno precedente. La fotografia, presentata martedì 9 giugno 2026 da Confindustria Moda nella sala convegni della UniCredit Tower di Milano, fa dell'Italia il primo polo manifatturiero europeo del settore. Tuttavia il quadro che ne esce non è celebrativo: è il manuale di sopravvivenza di un sistema che ha appena chiuso un esercizio difficile e si prepara a una primavera ancora più complicata.

Tessile abbigliamento 58 miliardi: la fotografia 2025

Il dato di sintesi è chiaro. Il sistema moda italiano vale 58,39 miliardi di euro di fatturato aggregato nel 2025, l'export pesa per il 63,3% del totale a quota 36,94 miliardi, il surplus commerciale supera i 10,4 miliardi. Sono cifre che, da sole, basterebbero a inquadrare il Paese come la più grande fabbrica del lusso e dell'abbigliamento d'Europa: l'Italia copre circa il 30% della produzione comunitaria di tessile-abbigliamento, è il secondo esportatore continentale e il quinto al mondo.

La filiera tiene insieme 37.331 imprese e 372.200 addetti, pari al 9,5% dell'occupazione manifatturiera italiana. Inoltre, rispetto al 2024, il numero delle aziende è sceso del 3,2% e gli addetti del 2,6%: un'erosione lenta ma costante, segnalata anche da ANSA Moda nell'edizione serale del 9 giugno.

UniCredit Tower di Milano sede della presentazione Lo Stato della Moda 2026 Confindustria Moda
UniCredit Tower a Milano, sede della presentazione del rapporto "Lo Stato della Moda 2026" il 9 giugno. · Immagine generata con IA

Export sotto pressione e crisi del cliente cinese

Se il fatturato cala del 2,4%, l'export perde l'1,6%: meno peggio del -6,1% accusato nel 2024, ma comunque un secondo anno consecutivo in territorio negativo. La spaccatura geografica è netta. Le vendite intra-Ue tornano a crescere del 2%, mentre i mercati extra-comunitari frenano. Francia, Germania e Stati Uniti restano i tre sbocchi principali, ma proprio Oltreoceano e in Estremo Oriente si concentrano le maggiori sofferenze.

Il rapporto individua tre fattori strutturali. Le tensioni geopolitiche nel Golfo continuano a comprimere i flussi logistici e i consumi dell'area mediorientale; i dazi annunciati dall'amministrazione Trump pesano sulla competitività dei prodotti italiani negli Stati Uniti; soprattutto, manca all'appello il consumatore cinese, sparito dal lusso globale dopo il rallentamento post-pandemico. Il mercato russo, peraltro, resta chiuso da quattro anni di sanzioni.

Sburlati: «Green, intelligenza artificiale e giovani»

Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, ha riassunto la rotta con una formula triadica: «Green, intelligenza artificiale e giovani». In sintesi, le leve della ripresa non passano dal recupero dei volumi persi ma dal riposizionamento dell'intera filiera. Sostenibilità come licenza per restare nei capitolati dei grandi marchi internazionali, AI come motore di efficienza produttiva e di personalizzazione, formazione tecnica giovanile come argine al ricambio generazionale.

Il piano illustrato in UniCredit Tower si articola su quattro pilastri al 2035: misure di sopravvivenza nel breve periodo, rifocalizzazione industriale e innovativa nel medio-lungo termine, presidio del mercato europeo come prima linea di difesa, integrazione tecnologica lungo tutta la filiera. Milano Finanza ha raccolto da Sburlati la sintesi più diretta: «La crisi del Golfo, i dazi Usa e la mancanza del cliente cinese continuano a pesare sul settore». In altre parole, infatti, non si tratta di un ciclo da attendere ma di un nuovo equilibrio da costruire.

Primi mesi 2026 in salita: Giappone, USA e Corea in calo

I dati parziali del primo trimestre 2026, anticipati durante la presentazione, scolpiscono una fotografia ancora più severa. L'export verso il Giappone perde il 10%, gli Stati Uniti cedono un altro 10%, la Corea del Sud crolla del 25%. Tre destinazioni storicamente premium per il made in Italy di fascia alta, dunque, mostrano simultaneamente segnali di indebolimento. Il dato sudcoreano è particolarmente preoccupante: Seoul era considerata la nuova frontiera asiatica del lusso italiano dopo la ritirata cinese.

Atelier sartoriale italiano con tessuti e tagli simbolo della filiera moda con 372.200 addetti
Un laboratorio sartoriale italiano: il sistema moda nazionale impiega 372.200 addetti distribuiti su 37.331 imprese. · Immagine generata con IA

L'analisi territoriale conferma la fragilità della frammentazione italiana. Il sistema è composto da migliaia di piccole e medie imprese che, prese singolarmente, faticano a reggere l'urto di una contrazione simultanea di tre mercati extra-Ue. Tuttavia, è proprio la diffusione capillare dei distretti — Biella, Como, Prato, Carpi, Marche, Brianza, Vicentino — a generare la resilienza che il sistema ha mostrato anche nell'esercizio scorso, riducendo della metà la velocità di caduta del 2024.

Pitti, Milano Unica e la corsa contro i dazi

L'appuntamento di Confindustria Moda anticipa di pochi giorni la doppia partenza estiva: Milano Unica al Rho-Fiera (luglio) e Pitti Uomo 110 alla Fortezza da Basso di Firenze dal 16 al 19 giugno. Due appuntamenti che fungono da banco di prova per il 2027 e che dovranno verificare quanto della retorica governativa sul "patto di sistema" italo-francese — siglato il 1° giugno dal ministro Adolfo Urso a Parigi con Bernard Arnault e Luca de Meo — riuscirà a tradursi in ordini concreti.

Sullo sfondo si muove anche un'iniziativa di valorizzazione culturale parallela: l'arte calzaturiera italiana è stata candidata a Patrimonio Immateriale UNESCO, con comitato promotore costituito l'11 giugno al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Una mossa che cerca di proteggere il know-how artigianale mentre i numeri industriali si raffreddano. Infine, resta l'incognita più politica: la trattativa tra Roma, Bruxelles e Washington sui dazi, che secondo Sburlati determinerà la temperatura dei prossimi diciotto mesi più di qualunque collezione.

Il rapporto chiude con una constatazione che vale come monito. L'Italia è ancora il primo manifatturiero della moda in Europa, ma la leadership non è più una rendita: va difesa con investimenti in tecnologia, formazione e sostenibilità. Quindi non basterà aspettare il ritorno dei consumatori cinesi o la fine dei dazi americani per riallineare il fatturato del 2024. Sarà necessario, di conseguenza, accelerare sulla transizione che Sburlati ha sintetizzato in tre parole: green, AI, giovani.

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