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Elicottero italiano in Bosnia: assetti aerei da 4 a 7

Quattro militari morti e undici feriti nello schianto di un elicottero italiano in Bosnia, a Brčko. Due vittime erano una squadra di evacuazione medica della Croce Rossa. La scheda parlamentare in vigore dal 1° gennaio portava gli assetti aerei da quattro a sette.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Quattro dischi d'acciaio raggruppati e tre distanziati su carta avorio: gli assetti aerei dell'elicottero italiano in Bosnia passano da quattro a sette
Immagine generata con IA

Un elicottero italiano in Bosnia-Erzegovina si è schiantato nel pomeriggio di giovedì 29 ottobre 2026 in località Gorice, nel distretto di Brčko, mentre operava per la missione europea EUFOR Althea. A bordo del CH-47 Chinook c'erano quindici militari: quattro sono morti, undici sono rimasti feriti. Due delle vittime appartenevano all'Esercito, i sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi del Comando Aviazione dell'Esercito di Viterbo; due al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci. È il bilancio più grave mai registrato dal contingente italiano in quel teatro.

Che cosa si sa dell'elicottero italiano in Bosnia

Le circostanze restano da accertare, e nelle prime ore le fonti ufficiali non coincidono su un punto non secondario: l'orario. L'AGI colloca l'impatto attorno alle 16, l'ANSA parla genericamente di pomeriggio, il comunicato di EUFOR scrive «la sera del 29 ottobre». Il primo lancio d'agenzia è delle 18.01. La divergenza conta, perché determina le condizioni di luce al momento della manovra.

Anche la fase di volo è incerta. L'ambasciatrice d'Italia a Sarajevo, Sarah Castellani, arrivata sul posto, ha riferito che l'incidente «sarebbe avvenuto in fase di decollo dall'aeroporto di Brčko, quindi immediatamente dopo». Alcuni testimoni citati dal ricostruzione dell'ANSA parlano invece di un velivolo che volava basso e che avrebbe compiuto diverse virate prima di toccare terra. Fra le ipotesi circola l'urto con cavi ad alta tensione. Sulle cause dello schianto dell'elicottero italiano in Bosnia il ministero della Difesa si limita a dire che «sono in corso di accertamento»; EUFOR parla di «addestramento di routine» e annuncia «un'indagine approfondita e completa». Non c'era maltempo: il sindaco di Brčko, Siniša Milić, ha detto all'ANSA che il mezzo «è caduto in una zona disabitata, per fortuna, non lontano dalle prime case del villaggio di Gorica».

Secondo l'unico comunicato ufficiale diffuso da EUFOR, due feriti sono stati trasferiti in una struttura sanitaria di Tuzla e nove sono stati curati a Brčko: tutti in condizioni stabili. La forza europea ha anche chiesto ai cittadini di non alimentare speculazioni e di affidarsi ai soli canali ufficiali.

Foglio avorio piegato a fisarmonica su fondo nero, l'ultima piega segnata da un filo oro: il mandato ONU dell'operazione Althea scade il 31 ottobre 2026
Il mandato dell'elicottero italiano in Bosnia è annuale: la risoluzione 2795 lo ha rinnovato per dodici mesi, fino al 31 ottobre 2026. · Immagine generata con IA

Due morti e un ferito erano una squadra di evacuazione medica

Il dettaglio che riqualifica l'espressione «addestramento di routine» arriva dalla Croce Rossa. In un comunicato pubblicato la sera stessa, l'associazione precisa che Zecchillo e Procacci erano rispettivamente infermiere e soccorritrice del Corpo Militare e che un terzo componente della stessa squadra di evacuazione medica è rimasto ferito. A bordo dell'elicottero italiano in Bosnia, quindi, non c'era soltanto un equipaggio: c'era un team MEDEVAC al completo. «Il dolore per la scomparsa improvvisa dei nostri due colleghi è indicibile», ha dichiarato il presidente nazionale Rosario Valastro, che ha detto di seguire le condizioni del terzo militare.

Non è un particolare marginale, e per una ragione documentale. La scheda con cui il Parlamento autorizza ogni anno il dispositivo militare nei Balcani si intitola, alla lettera, «Proroga dell'impiego di un dispositivo militare nei Balcani Occidentali, incluso il personale del Corpo militare volontario e del Corpo infermiere volontarie della Croce Rossa». Il personale della Croce Rossa morto in Bosnia non è un'aggiunta: è nel titolo del mandato.

La scheda parlamentare: assetti aerei da quattro a sette

Qui sta il fatto che nessun lancio d'agenzia ha riportato. La relazione analitica sulle missioni internazionali (Doc. XXVI, n. 4), arrivata alla Camera il 19 maggio 2026, contiene la scheda 1/2026, in vigore dal 1° gennaio. Confrontata con la retrospettiva dell'anno precedente contenuta nello stesso documento, racconta una crescita precisa della componente a cui apparteneva l'elicottero italiano in Bosnia:

  • personale: dalle 255 unità massime autorizzate nel 2025 alle 320 del 2026 (+25%);

  • mezzi terrestri: da 45 a 53;

  • mezzi aerei: da 4 a 7, un aumento del 75%, il più marcato delle tre voci.

Il confronto diventa più eloquente se si guarda l'altra metà della stessa scheda. Joint Enterprise, l'operazione NATO che copre il Kosovo e vale 1.597 dei 1.917 militari autorizzati, ha in dotazione un solo assetto aereo. Althea, con un quinto del personale, ne ha sette. Degli otto aeromobili schierati dall'Italia in tutti i Balcani occidentali, sette sono in Bosnia. E mentre il parco mezzi complessivo del dispositivo balcanico scende da 694 a 606 unità rispetto al 2025, la componente aerea in Bosnia è l'unica voce che cresce in modo sensibile. Il fabbisogno finanziario della scheda per il 2026 è di 158.825.698 euro, di cui 50,7 milioni esigibili nel 2027.

L'allegato dei costi dello stesso documento assegna alla voce «EUFOR Althea assetti vari» un generale di divisione: la scheda, firmata a maggio, mette già in bilancio il comandante della missione. È lo stesso metodo che aveva permesso di leggere in anticipo la scorta sotto comando nazionale nel Mar Rosso, scritta nella scheda mesi prima di diventare una polemica politica.

Tre bacinelle smaltate bianche su travertino, due capovolte e una in piedi, con un filo oro: la squadra di evacuazione medica della Croce Rossa a bordo dell'elicottero italiano in Bosnia
Dei tre militari del Corpo Militare della Croce Rossa che componevano la squadra di evacuazione medica, due sono morti e uno è rimasto ferito. · Immagine generata con IA

Il mandato dell'elicottero italiano in Bosnia scade il 31 ottobre

C'è una coincidenza di calendario che va detta per quello che è, perché è verificabile su un documento pubblico. La base giuridica elencata nella scheda 1/2026 cita la risoluzione UNSCR 2795 (2025), con cui il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha riconosciuto ad Althea il ruolo principale nella stabilizzazione della pace e ne ha rinnovato il mandato «per un periodo di dodici mesi, fino al 31 ottobre 2026».

Lo schianto è avvenuto a due giorni da quella scadenza. Secondo il Security Council Report, il centro che monitora i lavori del Consiglio, il dibattito semestrale sulla Bosnia-Erzegovina e il voto sulla riautorizzazione erano in programma per il 30 ottobre, con una bozza di rinnovo di un anno che ricalca gli stessi paragrafi operativi della 2795 senza aggiungere elementi nuovi. La bozza è scritta dal Coordination and Drafting Group, di cui l'Italia fa parte insieme a Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti e Russia. Al momento in cui scriviamo l'esito del voto non è noto: negli ultimi anni il rinnovo è passato all'unanimità, Mosca compresa, ma è un punto che resta da verificare e che non va dato per scontato.

Resta il quadro: il Paese che comanda la missione — dal 21 gennaio 2026 il generale di divisione Maurizio Fronda, dopo i turni del 2005-2006 e del 2008-2009 — perde quattro militari il giorno prima che si decida se l'operazione continua. Althea conta circa 1.600 militari di 24 Paesi, quartier generale a Camp Butmir, Sarajevo; il contingente italiano è il più numeroso.

Perché sette velivoli, e perché ora

La scheda non spiega le ragioni dell'aumento, e inventarle sarebbe un errore. Dice però due cose utili. La prima è che l'operazione «non ha un termine di scadenza predeterminato» ma è condition based: subordinata al raggiungimento delle condizioni per il disimpegno. La seconda è che il documento autorizza esplicitamente l'«osmosi di assetti e personale» fra le operazioni della stessa scheda, purché gli incrementi in una siano compensati da riduzioni nell'altra, nel rispetto dei numerici massimi e del volume finanziario complessivi. In altre parole: dentro quel perimetro, gli assetti si spostano senza un nuovo voto parlamentare.

Il contesto politico bosniaco, nella stessa relazione, è descritto come «ancora segnato dalle profonde divisioni interne», con riferimento alla decadenza del leader serbo-bosniaco Milorad Dodik dalla presidenza della Republika Srpska. Nel 2025 l'Italia aveva attivato e rischierato in teatro l'ITA Aviation Pool dall'11 marzo al 30 aprile, poi una compagnia dell'ORF Battalion da giugno e una seconda da luglio, fino al 30 settembre. Una forza di riserva di circa 700 unità, condivisa con il Kosovo, resta basata in Italia.

Infine il mezzo. L'elicottero italiano in Bosnia apparteneva al 1° reggimento Antares di Viterbo e, secondo le prime ricostruzioni dell'ANSA, era arrivato in Bosnia la mattina di mercoledì 28 ottobre, meno di quarantotto ore prima dello schianto. Il CH-47 è un progetto Boeing dei primi anni Sessanta, in servizio da circa settant'anni e ancora impiegato da molti Paesi per la capacità di carico: fino a cinquanta persone. L'Esercito italiano opera la versione CH-47F, affiancata in teatro dagli AB-205. L'inchiesta della Difesa e quella di EUFOR diranno se il problema è stato il mezzo, l'ostacolo o la manovra. Nel frattempo, la domanda che il documento permette di porre è un'altra: cosa serviva all'Italia, in Bosnia, nel 2026, per passare da quattro assetti aerei a sette.

Per il metodo — leggere l'autorizzazione parlamentare prima delle dichiarazioni — si veda anche la lettura del dossier su Strade Sicure.

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