Reiscrizione dei sanitari radiati: 126 voti contro 113
La Camera ha approvato la reiscrizione dei sanitari radiati durante il Covid, raccontata come il reintegro dei medici no vax. Ma il testo rinvia a una norma su omicidio e lesioni colpose, e chi rifiutò il vaccino fu sospeso, non radiato.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La Camera ha licenziato il 28 ottobre, in prima lettura, la delega al Governo in materia di professioni sanitarie: 143 voti favorevoli, 113 contrari, 259 presenti. Di un provvedimento che riscrive la responsabilità penale e civile di ogni professionista della sanità italiana, il Paese ha discusso un solo articolo, quello sulla reiscrizione dei sanitari radiati durante la pandemia, raccontato come la rivincita dei medici no vax. Il testo approvato non nomina mai il vaccino. Nomina una norma del 2021 che parla d'altro: di omicidio colposo e di lesioni personali colpose.
Che cosa dice davvero la norma sulla reiscrizione dei sanitari radiati
L'articolo 8 dell'A.C. 2700-A non è una legge autonoma: inserisce un articolo 42-bis dentro il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 aprile 1950, n. 221, cioè il regolamento disciplinare degli Ordini delle professioni sanitarie. Vale la pena leggerne l'attacco testuale, perché è lì che la storia cambia: «Il sanitario radiato dall'Albo per fatti non dolosi commessi nel periodo di vigenza dell'articolo 3-bis del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44 […] può chiedere la reiscrizione alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie».
Le condizioni per la reiscrizione dei sanitari radiati sono cumulative e strette. I fatti devono essere non dolosi e devono essere «diretta conseguenza» di tre circostanze: la limitatezza delle conoscenze scientifiche al momento del fatto sulle patologie da SARS-CoV-2 e sulle terapie appropriate, la scarsità delle risorse umane e materiali disponibili in relazione al numero dei casi da trattare, il minore grado di esperienza del personale non specializzato impiegato per l'emergenza. L'istanza va presentata entro sessanta giorni dall'entrata in vigore. Se la radiazione deriva da una condanna penale serve la riabilitazione. E il comma 3 esclude espressamente «il diritto a ogni forma di risarcimento o indennizzo» per gli anni passati fuori dall'albo.
Non c'è nessun automatismo, quindi, e non c'è nessuna cancellazione delle radiazioni: c'è una procedura a domanda, decisa da un organo terzo. Ma il punto decisivo è un altro, ed è il rinvio normativo su cui la norma poggia il proprio perimetro temporale.
Il perimetro è quello di una norma sulla colpa medica
L'articolo 3-bis del decreto-legge 44/2021 si intitola «Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario durante lo stato di emergenza epidemiologica da COVID-19». Il suo comma 1 stabilisce che, durante l'emergenza, «i fatti di cui agli articoli 589 e 590 del codice penale, commessi nell'esercizio di una professione sanitaria e che trovano causa nella situazione di emergenza, sono punibili solo nei casi di colpa grave». Gli articoli 589 e 590 del codice penale sono l'omicidio colposo e le lesioni personali colpose.
C'è di più, e si vede soltanto mettendo i due testi uno accanto all'altro. Le tre circostanze elencate dal nuovo articolo 42-bis sono la trascrizione letterale del comma 2 dell'articolo 3-bis, dove servivano al giudice penale per valutare il grado della colpa. Inoltre il legislatore non ha ricopiato quei criteri per caso: li ha presi dalla norma che protegge chi un errore clinico l'ha commesso davvero, al letto di un paziente, con pochi mezzi e poche conoscenze.
Ne segue che la figura descritta dall'articolo 8 non è il professionista che ha rifiutato il vaccino. È il professionista radiato per una condotta colposa tenuta mentre curava. Sono due persone diverse, e il testo sceglie la seconda: la reiscrizione dei sanitari radiati che disegna è quella del medico rimasto in corsia.
Una precisazione d'obbligo sulle date, perché la formula usata è scivolosa. Il dossier del Servizio studi della Camera del 9 ottobre 2026 risolve «il periodo di vigenza dell'articolo 3-bis» nell'arco 31 gennaio 2020 – 31 marzo 2022, cioè la durata dello stato di emergenza, richiamando la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020 e il decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24. È la lettura ufficiale e la più solida. Resta il fatto che quell'articolo 3-bis è ancora nel corpo delle leggi — Normattiva lo dà in vigore e lo stesso limite di punibilità è stato prorogato tre volte, fino ai fatti commessi entro il 31 dicembre 2026, da un comma di un altro decreto. Tuttavia ancorare un termine di decadenza di sessanta giorni al «periodo di vigenza» di una disposizione prorogata a ripetizione è precisamente il genere di imprecisione che il Senato farebbe bene a sciogliere.
Chi non si è vaccinato non è stato radiato: è stato sospeso
Qui il discorso pubblico si rompe del tutto, e lo rompe la legge che ha istituito l'obbligo. L'articolo 4, comma 4, del decreto-legge 44/2021 descrive la sanzione per il sanitario inadempiente con parole che non lasciano margini: l'atto di accertamento adottato dall'Ordine «ha natura dichiarativa e non disciplinare, determina l'immediata sospensione dall'esercizio delle professioni sanitarie ed è annotato nel relativo Albo professionale».

Tre conseguenze, tutte scritte. Primo: la sanzione era la sospensione, non la radiazione — che è l'extrema ratio del procedimento disciplinare. Secondo: quell'atto era dichiarativo e non disciplinare, mentre il nuovo articolo 42-bis vive dentro il regolamento disciplinare del 1950, quello che governa la reiscrizione dei sanitari radiati. Terzo: il comma 5 dello stesso articolo 4 fissava la fine della sospensione «comunque non oltre il 1° novembre 2022». È cessata per legge quattro anni fa. Non c'è nulla da reintegrare, perché non c'è nessuno che sia ancora fuori per quel motivo.
Nell'Aula questo è stato detto, e da chi fa il mestiere. «La radiazione è l'extrema ratio, cioè viene adottata dagli ordini professionali in casi gravissimi», ha scandito la deputata Marianna Ricciardi del MoVimento 5 Stelle il 27 ottobre: «Non stiamo parlando di chi non si è vaccinato, perché i sanitari che non si sono vaccinati non sono stati radiati, sono stati sospesi e sono già stati riabilitati. Nel caso della radiazione stiamo parlando di pochissime persone, una decina di persone». I casi che ha citato sono di altro tenore: «chi ha provato a curare con i fiori di Bach i tumori», «chi ha provato a curare infezioni gravissime con la papaya fermentata».
Che la platea reale non sia quella evocata lo ha confermato, poche ore dopo e dai banchi della maggioranza, il presidente della Commissione Affari sociali Ugo Cappellacci, di Forza Italia: «Il rifiuto del vaccino non dà alcun titolo a beneficiare di questa disposizione: le opinioni sui vaccini non sono il criterio». E ancora: «Presentarla come una sanatoria generalizzata per i no-vax significa attribuire un contenuto che questa non ha».
I numeri del voto: 126 a 113, e un articolo passato 258 a 0
Il tabulato delle votazioni qualificate della seduta n. 734 è il documento che misura la sproporzione, e sta in una pagina. Votazione n. 107, oggetto «mantenimento articolo 8»: presenti 241, votanti 239, astenuti 2, maggioranza richiesta 120, favorevoli 126, contrari 113. Approvato per sei voti sopra la soglia.

Nella stessa seduta, poche votazioni prima, l'articolo 7 — quello che estende l'esclusione della punibilità a negligenza e imprudenza, la limita ai casi diversi dalla colpa grave e mette le buone pratiche clinico-assistenziali sullo stesso piano delle linee guida — è stato approvato con 258 votanti e 258 voti favorevoli, zero contrari. L'articolo 6 sulla riforma degli Ordini: 142 a 2. L'articolo 9 sulla responsabilità civile: 132 a 2.
È questa la fotografia che nessuno ha pubblicato. L'articolo che cambia il regime di responsabilità penale di centinaia di migliaia di professionisti è passato all'unanimità e non ha fatto un titolo; la reiscrizione dei sanitari radiati, che riguarda secondo l'unica stima pronunciata in Aula una decina di posizioni, ha invece assorbito il dibattito nazionale e ha spaccato la maggioranza. Infatti la discussione si è concentrata sull'unico punto in cui la norma non decide quasi nulla.
Sulla decisività, il merito se l'è intestato il gruppo che l'ha rivendicata. «Io ho qui il tabulato del voto sull'articolo 8 e leggo testualmente: voti favorevoli 126, voti contrari 113, c'è una differenza di 13 voti», ha dichiarato Rossano Sasso del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free: «Se Futuro Nazionale avesse votato con l'opposizione, contro la maggioranza di Governo, il centrodestra sarebbe andato sotto». L'aritmetica gli dà ragione: spostando gli otto voti della componente dal sì al no, l'articolo 8 si sarebbe fermato a 118 contro 121, sotto la maggioranza di 120.
Che cosa cambia per davvero nella reiscrizione dei sanitari radiati
L'effetto giuridico dell'articolo 8 esiste, ma è un altro rispetto a quello annunciato, e per vederlo serve la regola ordinaria. Il regolamento del 1950 prevede che il sanitario radiato possa essere reiscritto a condizione che siano trascorsi cinque anni dal provvedimento, che abbia tenuto irreprensibile condotta dopo la radiazione e, se la radiazione dipese da condanna penale, che sia intervenuta la riabilitazione. Decide il consiglio dell'Ordine.
La disciplina speciale cambia due cose: azzera l'attesa quinquennale per chi rientra nei requisiti e sposta la decisione dal consiglio dell'Ordine alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, che è un organo di natura giurisdizionale, competente in via ordinaria per i ricorsi contro i provvedimenti degli Ordini. È una sottrazione di competenza, non un colpo di spugna — ed è il motivo per cui gli Ordini protestano.
Il Servizio studi della Camera, nel documento che accompagna il testo, solleva tre riserve tecniche che non sono formalità. Chiede di «chiarire, anche in relazione al principio di eguaglianza», il rapporto tra disciplina ordinaria e speciale, e in particolare se per la via speciale resti il requisito dell'irreprensibile condotta. Chiede poi di precisare la decorrenza dei sessanta giorni. E osserva, «sotto il profilo redazionale», che sarebbe opportuno «formulare la disciplina speciale in termini di norma legislativa autonoma, evitando la novella legislativa in un atto regolamentare»: il Parlamento, cioè, sta modificando con legge un regolamento del 1950. Una nota dello stesso dossier ricorda inoltre che un altro disegno di legge del Governo, l'A.C. 2880, prevede una revisione della Commissione centrale a cui queste istanze andrebbero presentate.
Mattarella, la Fnomceo e il passaggio al Senato
Il 28 ottobre, mentre la Camera votava, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlava ai Giorni della Ricerca della Fondazione Airc: «L'opposizione pregiudiziale ai vaccini è uno dei sintomi più sconcertanti» del nostro tempo, a fronte di «credenze irrazionali e fake news distruttive» e di «fatti dolorosi di cronaca, con adulti o bambini che rischiano o addirittura perdono la vita che avrebbero potuto facilmente difendere». La coincidenza di calendario ha fatto il resto.
La Federazione nazionale degli Ordini dei medici ha agganciato quelle parole a un appello esplicito ai senatori. Filippo Anelli, presidente della Fnomceo — la stessa federazione il cui vertice era intervenuto sul caso dei dati sanitari anonimi sanzionati dal Garante —, ha chiesto che il Senato «riveda la disposizione sulla reiscrizione dei sanitari radiati per fatti commessi durante la pandemia», perché «le decisioni degli Ordini sono state assunte valutando le singole condotte, nel rispetto del Codice deontologico e a tutela della sicurezza dei cittadini». La richiesta è di salvaguardare «l'autonomia della funzione disciplinare». Anelli ha citato anche un dato della federazione: un'indagine con l'Istituto Piepoli che colloca all'86% la fiducia nella scienza medica, «ma anche un disorientamento quando si parla di vaccini».
Dentro la maggioranza la frattura non si è chiusa con il voto. La capogruppo di Forza Italia al Senato, Stefania Craxi, ha definito la misura un errore: «La disposizione votata alla Camera non ci convince e non può restare così com'è. Al Senato è nostra intenzione lavorare per modificarla. Non spetta al legislatore azzerare per legge, con un colpo di spugna, decisioni che competono agli Ordini». Il testo è ora a Palazzo Madama in seconda lettura: ogni modifica riporterebbe il provvedimento alla Camera. Non è la prima volta che un intervento sulla professione medica si incaglia tra annuncio e attuazione: era accaduto anche alla riforma dei medici di famiglia, e al decreto sul fentanyl negli ospedali.
Il contrappunto: l'articolo 8 non è privo di effetti
Sarebbe sbagliato liquidare la norma come pura propaganda, e per tre ragioni che vanno dette. La prima: chi dimostrerà di rientrare nei requisiti otterrà qualcosa di concreto, cioè la cancellazione di un'attesa di cinque anni. La seconda: il trasferimento della competenza alla Commissione centrale è una scelta di merito discutibile ma reale, e tocca l'autonomia disciplinare degli Ordini — che è esattamente ciò che la Fnomceo contesta. La terza: la platea di «una decina di persone» è una stima pronunciata in Aula da una deputata di opposizione, non un dato ufficiale. Nessun numero sulla reiscrizione dei sanitari radiati è stato fornito dal Governo né dal relatore durante l'esame, e la Commissione centrale non pubblica una statistica delle radiazioni del periodo: su questo punto il dibattito parlamentare si è svolto senza la cifra che lo avrebbe orientato.
Resta il paradosso, documentato riga per riga nel tabulato di una sola seduta. Per rivendicare una vittoria davanti all'area no vax, una parte della maggioranza ha votato una norma che, alla lettera, descrive il medico rimasto in corsia e non quello che se n'è andato. Quindi la reiscrizione dei sanitari radiati entrata nella legge è un'altra cosa rispetto a quella annunciata — e nel rumore è passata, approvata da duecentocinquantotto deputati su duecentocinquantotto, l'unica riforma che quella professione aveva davvero chiesto.


