Coperture della manovra: contati 7,4 dei 26 miliardi
Il comunicato del Consiglio dei ministri dice che le coperture della manovra da 26 miliardi arrivano «in prevalenza» dall'attivazione delle clausole. Le cifre pronunciate in conferenza stampa ne coprono 7,4: banche, giochi, energia e un miliardo tagliato ai ministeri.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Le coperture della manovra approvata mercoledì 28 ottobre dal Consiglio dei ministri stanno in una sola frase del comunicato ufficiale: «Le coperture sono state reperite, in prevalenza, attraverso l'attivazione delle clausole». Diciassette parole, nessuna cifra, in fondo al secondo capoverso. Tutte le testate hanno titolato sull'IRPEF al 33% fino a 55mila euro. Quella frase, invece, non l'ha citata quasi nessuno — ed è la sola in cui il governo dice da dove vengono i soldi.
Perché «le clausole» significa debito. Sono le due National Escape Clause negoziate con Bruxelles, cioè l'autorizzazione a sforare il deficit per spese di energia e difesa. Il Consiglio dei ministri n. 195 si è aperto alle 15.15 a Palazzo Chigi e si è chiuso alle 16.56. Nel mezzo è passata la quinta e ultima legge di bilancio della legislatura.
Le coperture della manovra pronunciate in conferenza stampa valgono 7,4 miliardi su 26
Giorgia Meloni ha dedicato alle coperture l'ultimo capitolo del suo intervento, e ha fatto quattro numeri. Al settore finanziario — banche e assicurazioni — sono chiesti «circa cinque miliardi e più», insieme all'aumento della Tobin Tax, con una franchigia di 90mila euro che azzera l'impatto sulle popolari e sulle cooperative. Alle società energetiche altri «circa 700 milioni». Dal settore dei giochi «altri 700 milioni». Dal taglio alla spesa dei ministeri «circa un miliardo».
La somma è 7,4 miliardi. La manovra, come ha detto la stessa presidente del Consiglio aprendo la conferenza stampa, «vale complessivamente circa 26 miliardi di euro» nel 2027, e il comunicato aggiunge 27 miliardi nel 2028. Le cifre pronunciate coprono dunque il 28,5% del totale. Per il restante 71,5% non è stato detto un numero: c'è quella subordinata sulle clausole.
Non è una deduzione ostile, è l'ordine delle parole del governo. Prima «l'attivazione delle clausole», poi le maggiori entrate da finanza, giochi ed energia, infine «il contributo dei Ministeri e della Presidenza». L'avverbio «in prevalenza» sta davanti al debito. Detto altrimenti: le coperture della manovra hanno un nome quantificato per 7,4 miliardi e un nome generico per gli altri diciotto e mezzo.

Da 23,5 a 26 miliardi, tredici giorni dopo Bruxelles
C'è poi un dettaglio che la cronaca di giornata ha lasciato cadere. Il 15 ottobre il governo aveva trasmesso alla Commissione europea e alle Camere il Documento programmatico di bilancio, e lì la manovra era quantificata in 23,5 miliardi. Era ancora quello il numero il 27 ottobre, all'uscita del vertice di maggioranza, e lo era la mattina stessa del 28, quando la stampa economica annunciava «il pacchetto da 23,5 miliardi» in arrivo in Consiglio dei ministri.
Alle 16.56 il pacchetto valeva 26 miliardi. Due miliardi e mezzo in più — il 10,6% — rispetto al documento depositato a Bruxelles tredici giorni prima. Una parte dello scarto Meloni l'ha spiegata: il miliardo recuperato all'ultimo dai ministeri. Il resto no, e nemmeno il comunicato lo attribuisce a una delle coperture della manovra elencate poche righe prima.
Il punto non è la cifra in sé, perché il DPB fissa cornici e non articoli di legge. Il punto è che la crescita è avvenuta dopo l'invio a Bruxelles, sul lato degli impieghi, in un negoziato che su queste stesse clausole era già stato tirato: la Commissione aveva risposto alla richiesta italiana di flessibilità aggiuntiva ricordando che i margini erano «già» stati concessi.
Quattordici miliardi e mezzo che non si possono spendere altrove
Dentro i 23,5 miliardi del DPB, 14,5 erano bloccati sulle spese per energia e difesa previste dall'attivazione della clausola di salvaguardia. È una precisazione decisiva e passa quasi sempre sotto silenzio, perché cambia la natura della manovra: più della metà non è denaro che il governo può allocare dove preferisce. È denaro che può prendere a prestito soltanto a condizione di spenderlo su due voci. Il vincolo di destinazione, dentro le coperture della manovra, pesa quanto l'importo.
Infatti il taglio dell'IRPEF, il voucher agli over 75, il Fondo sanitario, il bonus mamme e il salvadanaio per i neonati non si pagano con quei 14,5 miliardi. Si pagano con il resto — ed è il resto che si è dovuto trovare chiedendo cinque miliardi alle banche e tagliando un miliardo ai ministeri.
Meloni ha aggiunto un particolare che nessuno ha ripreso. Una parte delle risorse della clausola energia finanzia i climatizzatori nelle scuole e l'efficientamento di università e ospedali: misure «operative immediatamente, cioè dal 2027, che è l'anno però in cui si devono fare i bandi, e quindi le risorse vengono erogate a partire dal 2028». Il deficit si autorizza nel 2027; la spesa arriva l'anno dopo.
Il taglio dell'IRPEF è il 4,6% della manovra
La misura che ha dato il titolo a tutti costa 1,2 miliardi. Era stata ipotizzata con la soglia a 60mila euro, e in quella versione valeva 2,7 miliardi; è stata limata a 55mila nelle ore precedenti il Consiglio dei ministri, dimezzando il conto. Su 26 miliardi fa il 4,6%: la misura più discussa dell'autunno occupa meno di un ventesimo delle coperture della manovra.
Tuttavia è la misura di cui si è discusso per settimane. Per capirne la dimensione relativa: il voucher sanitario da 300 euro per gli over 75 con pensione fino a 28mila euro costa 1,6 miliardi, cioè più del taglio IRPEF, e in conferenza stampa è arrivato dopo. Il Fondo sanitario nazionale cresce di 3,4 miliardi, quasi tre volte tanto. Il credito d'imposta ZES vale 2,4 miliardi nel 2027. Il fondo per la flessibilità in uscita dalla pensione, 850 milioni.
Due milioni e mezzo di contribuenti: chi incassa davvero i 500 euro
Qui va chiarito un equivoco che il titolo «taglio IRPEF fino a 55mila euro» produce da solo. L'aliquota del 33% sulla fascia 28.000-50.000 euro esiste già: l'ha introdotta la manovra precedente, e Meloni lo ha ricordato esplicitamente. Quello che cambia ora è il tetto del secondo scaglione, che sale da 50mila a 55mila euro.
Dunque il beneficio è la differenza fra il 43% e il 33% su cinquemila euro di reddito: 500 euro l'anno al massimo, come ha detto la stessa presidente del Consiglio. E lo incassa per intero solo chi dichiara almeno 55mila euro. Chi dichiara fino a 50mila euro non prende nulla. Non meno: nulla.
Quanti sono gli altri? Le statistiche del Dipartimento delle Finanze sull'anno d'imposta 2024 — che per fortuna spezzano le classi di reddito proprio a quota 55mila — permettono di contarli. Sommando comune per comune i 7.897 record dell'open data IRPEF: i contribuenti con reddito complessivo oltre 55mila euro sono 2.544.015, cioè il 6,1% dei 41,5 milioni classificati per fascia e il 5,9% dei 42.837.963 che hanno presentato dichiarazione. Uno su sedici.

Il conto torna anche dall'altro lato. Due milioni e mezzo di contribuenti per 500 euro a testa fanno 1,27 miliardi: già più dell'intero costo dichiarato della misura. Significa che gli 1,2 miliardi sono assorbiti dal 6% che sta sopra i 55mila euro, e che per la fascia intermedia fra 50mila e 55mila — l'unica che resta da quantificare, perché l'open data non la isola — non avanza quasi niente. Il «taglio per il ceto medio» si ferma dove il ceto medio finisce — e dentro le coperture della manovra resta una voce da 1,2 miliardi su ventisei.
Il decreto bollette rinviato nello stesso Consiglio dei ministri
L'ultima riga da leggere sta nel capitolo «provvedimenti approvati in esame definitivo o rinviati». Su proposta del ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, il Consiglio dei ministri «ha deliberato il rinvio dell'esame dello schema di decreto-legge recante disposizioni urgenti per la riduzione del costo dell'energia elettrica e del gas in favore delle famiglie e delle imprese».
Urgenti, dice il titolo del provvedimento. Rinviato, dice la delibera. Nella stessa seduta in cui alle società energetiche sono stati chiesti 700 milioni di contributo e in cui l'energia compare fra le coperture, il decreto che doveva abbassare la bolletta è uscito dall'ordine del giorno. Meloni ha elencato fra le direzioni della manovra anche «prezzi del taglio del costo dell'energia» e ha annunciato un nuovo Energy Release da un miliardo per le piccole e medie imprese. Del rinvio non ha parlato. Il settore, intanto, figura due volte: fra le coperture della manovra come contribuente e fra le clausole come destinatario della spesa.
Le coperture della manovra e il muro del 2029
Resta la domanda che una legge di bilancio finanziata «in prevalenza» a debito pone sempre: quando si restituisce. La risposta era già scritta nel Documento programmatico di finanza pubblica di ottobre. Lo scostamento è autorizzato sul biennio 2027-2028, e l'articolo 6 della legge 243/2012 impone che il piano di rientro parta dall'esercizio successivo. Risultato: la correzione è tutta nel 2029, e vale 0,9 punti di Pil in un solo anno contro i 0,2 punti fra 2027 e 2028.
Il 2029 è però due anni oltre la scadenza naturale di questa legislatura. Meloni lo ha detto con parole sue: questa manovra «va letta non come un provvedimento a sé stante, ma come un altro tassello di una strategia di medio-lungo termine che ha quindi una logica di legislatura». La logica di legislatura, qui, è che la spesa cade dentro e il rientro cade fuori.
Infine un dato che la conferenza stampa ha trattato come un successo e che si legge anche al contrario. Dei 26 miliardi, circa 9 sono la proroga di misure che già esistono e che sarebbero scadute il 31 dicembre: ZES, bonus mamme, tassazione all'1% dei premi di produttività, superdeduzione al 120%, agevolazioni su agricoltura e pesca. «Non togliamo nulla di quello che abbiamo fatto fino ad ora», ha rivendicato la presidente del Consiglio. È vero. Ma vuol dire anche che oltre un terzo della manovra è il prezzo di restare fermi — e che il Documento programmatico, dove il deficit 2025 certificato dall'Istat al 3,08% pesa su ogni riga, quel prezzo lo aveva già messo in conto.
Il disegno di legge va ora alle Camere, dove la manovra viene storicamente riscritta. Giorgetti ha ripetuto per tutto ottobre che «la coperta è corta». Il comunicato del Consiglio dei ministri spiega, in diciassette parole, di che cosa sono fatte le coperture della manovra.
Fonti: Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 195 (governo.it, 28 ottobre 2026), l'intervento del Presidente Meloni in conferenza stampa e le statistiche sulle dichiarazioni fiscali del Dipartimento delle Finanze (anno d'imposta 2024).


