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Strade Sicure: 6.000 militari sorvegliano, non pattugliano

Strade Sicure torna in commissione Difesa giovedì con la richiesta leghista di 10.000 militari. Ma la legge di bilancio finanzia i 6.000 del contingente «limitatamente ai servizi di vigilanza di siti e obiettivi sensibili»: non per pattugliare le piazze.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Strade Sicure: palazzo istituzionale italiano all'alba protetto da transenne e dissuasori, un obiettivo sensibile presidiato dai militari
Immagine generata con IA

Strade Sicure torna in commissione giovedì mattina, e ci torna con un numero in copertina: diecimila. È la soglia che la Lega chiede di raggiungere per i militari impiegati nelle città italiane, contro i circa 6.800 di oggi. Il dibattito politico si è incollato a quella cifra. Ma la norma che tiene i soldati sul territorio dice un'altra cosa, e la dice per iscritto: il contingente è finanziato «limitatamente ai servizi di vigilanza di siti e obiettivi sensibili». Non per pattugliare le piazze.

È una differenza che non riguarda la dottrina militare: riguarda il mandato con cui Strade Sicure viene finanziata. Inoltre spiega perché il ministro della Difesa e il sottosegretario di Forza Italia rispondono alla richiesta leghista parlando di riordino normativo e non di disponibilità di uomini.

Strade Sicure: nata per sei mesi, prorogata fino al 2027

L'operazione nasce con il decreto legge 23 maggio 2008 n. 92, convertito nella legge 24 luglio 2008 n. 125. Il primo Piano d'impiego di Strade Sicure arriva con decreto del ministro dell'Interno di concerto con la Difesa il 29 luglio 2008 ed è operativo dal 4 agosto. I numeri di allora: tetto massimo 3.000 unità, durata sei mesi, estendibile a un anno.

Diciotto anni dopo il contingente di Strade Sicure è più che raddoppiato e la scadenza è fissata al 2027. Il dossier del Servizio studi della Camera sull'impiego delle Forze armate nella tutela dell'ordine pubblico elenca la catena delle proroghe: legge 147/2013, milleproroghe 2014, decreto legge 7/2015, decreto legge 78/2015, legge 131/2016, legge 232/2016, legge 205/2017 con proroga biennale, legge di bilancio 2020, legge di bilancio 2021. Poi la legge di bilancio 2022, quella per il 2024, quella per il 2025. Una dozzina di provvedimenti diversi per tenere in piedi Strade Sicure, una missione che sulla carta doveva durare un semestre.

Il picco di Strade Sicure arriva con la pandemia: la legge di bilancio 2021 autorizza 7.050 unità fino al 30 giugno di quell'anno, poi la discesa a 6.000 e a 5.000. La legge di bilancio 2024 risale a 6.000. Infatti il dossier della Camera annota che «la natura straordinaria che ha connotato il lancio dell'operazione nel 2008 ha da tempo lasciato il posto a un dispositivo più strutturato e continuativo».

Atrio deserto di una grande stazione ferroviaria italiana con transenne metalliche, scenario dell'operazione Stazioni sicure
Gli 800 militari di «Stazioni sicure» sono un contingente distinto, autorizzato da un comma diverso rispetto ai 6.000 di Strade Sicure. · Immagine generata con IA

Che cosa dice davvero la legge: vigilanza, non ronde

Qui sta il punto che il dibattito di questi giorni non tocca. I commi 625 e 626 della legge di bilancio 2025 prorogano fino al 2027 il contingente ordinario di Strade Sicure, pari a 6.000 unità, e specificano che il personale è impiegato «limitatamente ai servizi di vigilanza di siti e obiettivi sensibili». Il comma 627 proroga separatamente 800 unità per il controllo delle principali infrastrutture ferroviarie: è l'operazione «Stazioni sicure», nata con il decreto legge 133/2023 e portata da 400 a 800 unità dalla legge di bilancio 2024.

Il famoso 6.800, quindi, non è il contingente di Strade Sicure: è la somma di due contingenti distinti autorizzati da due commi distinti. E il più consistente dei due è vincolato per legge al presidio fisso. La norma del 2008 consente in astratto anche «perlustrazione e pattuglia in concorso e congiuntamente alle Forze di polizia», ma il finanziamento che tiene in piedi Strade Sicure oggi paga la sorveglianza di obiettivi, non il pattugliamento urbano. Chiedere più soldati nelle piazze non è quindi chiedere di più della stessa cosa: è chiedere una cosa diversa, che una proroga numerica non produce.

Strade Sicure e i poteri: agenti di pubblica sicurezza, non polizia giudiziaria

Il secondo vincolo di Strade Sicure è sui poteri. Il decreto del 2008 attribuisce ai militari la qualifica di agente di pubblica sicurezza, estendendo loro le facoltà dell'articolo 4 della legge 22 maggio 1975 n. 152, la cosiddetta legge Reale: identificazione e perquisizione sul posto. Tuttavia non attribuisce funzioni di polizia giudiziaria.

Tradotto: il militare di Strade Sicure può fermare, identificare, assistere all'evento criminoso e trattenere chi ha davanti, ma non può chiudere il ciclo. L'atto va consegnato a chi quelle funzioni le ha. Di conseguenza tremiladuecento uomini in più non sono tremiladuecento operatori in più capaci di portare a termine un intervento: sono tremiladuecento presenze che continuano a dipendere dalle forze di polizia per l'ultimo passaggio.

È esattamente la crepa di Strade Sicure che ha misurato lo studio in uscita sulla rivista scientifica Azienda Pubblica, firmato da Shield, il centro di ricerca e formazione strategica sulla sicurezza nazionale lanciato da SDA Bocconi a gennaio 2026. Il personale, si legge nella ricerca ripresa dall'ANSA, «può pattugliare e assistere a eventi criminali, ma non dispone sempre degli strumenti giuridici per completare il primo ciclo dell'intervento».

Lo studio Shield: il numero schierato è la metrica sbagliata

La ricerca individua quattro disallineamenti nel modello attuale di Strade Sicure. Il primo è istituzionale: «la missione eccezionale è divenuta permanente, ma il suo assetto continua a essere giustificato attraverso rinnovi anziché da una legge organica» che ne definisca finalità, criteri di uscita e valutazione. Il secondo è il vuoto sui poteri. Il terzo riguarda il modo in cui si misura il risultato: «il valore della presenza è spesso misurato in unità schierate, controlli o siti presidiati».

Il quarto è il costo opportunità, e cade nel momento peggiore: «ogni turno urbano sottrae tempo a preparazione, addestramento e recupero in una fase in cui la difesa collettiva richiede maggiore prontezza». Per l'Esercito, ricorda il dossier parlamentare, Strade Sicure è tuttora l'impegno più oneroso in termini di uomini, mezzi e materiali, con contributi di Marina, Aeronautica e Carabinieri, questi ultimi soprattutto nelle sale operative di comando e controllo.

Le proposte dello studio su Strade Sicure vanno in una direzione precisa: meno presìdi fissi e più pattugliamenti mirati nelle micro-aree ad alta domanda, più funzioni di polizia giudiziaria ma ristrette «alla flagranza e agli atti urgenti, senza attribuire ai militari competenze investigative generali». Vale la pena notarlo: la richiesta politica in discussione è denominata proprio nell'unità di misura che la ricerca considera poco significativa, cioè il numero di uomini schierati. Approfondimenti simili si trovano nella sezione Società del nostro archivio.

Aula di commissione parlamentare italiana vuota con banchi in legno e microfoni, dove si discute la risoluzione su Strade Sicure
La risoluzione che porterebbe Strade Sicure a diecimila militari è depositata dal 21 gennaio 2026: in otto mesi la commissione Difesa l'ha esaminata una volta sola. · Immagine generata con IA

Strade Sicure divide la maggioranza: Salvini, Crosetto, Forza Italia

Sul piano politico, Strade Sicure è diventata una faglia interna al centrodestra. Matteo Salvini rilancia da Milano, alla vigilia di Pontida, e sostiene che i 3.200 militari aggiuntivi si possano schierare in una settimana. La risoluzione, prima firma del deputato leghista Eugenio Zoffili, quantifica l'operazione in 109 milioni di euro l'anno e la giustifica con una mappa: 48 province coperte oggi, 61 capoluoghi senza presidio. Il conto, sostiene il Carroccio, si coprirebbe con i profitti di tre giorni di una grande banca italiana.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha risposto alla richiesta su Strade Sicure in modo tagliente: «Basta che non sia per motivi solo "estetici", per far vedere qualche mimetica per strada». E ha indicato la strada alternativa: «più che una risoluzione si acceleri il disegno di riordino della Difesa». La sua preferenza è nota da mesi ed è coerente con il vero limite di Strade Sicure, quello sui poteri: arruolare Carabinieri — ne sono previsti circa dodicimila in più — e recuperare la figura del carabiniere ausiliario, venuta meno con la sospensione della leva dal 2005. Comprare le funzioni, non i corpi.

Il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, di Forza Italia, ha chiuso il cerchio: «Non è un tema di tempi». Servono addestramento, forze effettivamente disponibili, equipaggiamenti, e prima ancora una modifica del disegno di legge sulla Difesa. Fratelli d'Italia si muove sulla stessa linea e punta a una riscrittura condivisa del testo per evitare una conta in commissione. Non è un dissenso sul numero: è un'obiezione sulla norma. La stessa dinamica che abbiamo raccontato a proposito del Fondo Safe e delle frenate leghiste sulla spesa per la Difesa.

Giovedì in commissione Difesa: che cosa si vota davvero

La seduta su Strade Sicure è fissata per giovedì mattina alle 9 alla Camera. Vale la pena ricordare un dettaglio che ridimensiona l'urgenza dichiarata: la risoluzione è stata depositata il 21 gennaio 2026 e da allora ha avuto una sola seduta di discussione, il 29 aprile. «Volere è potere», ha detto Zoffili parlando dei tempi del governo. Otto mesi di calendario parlamentare dicono che la volontà è stata scarsa anche da questo lato dell'aula. Lo stesso Zoffili ammette di non sapere quali modifiche arriveranno dall'esecutivo e spera vadano «nella direzione di avere ancora più soldati, anche oltre i 10mila».

Una risoluzione, peraltro, impegna il governo ma non modifica un comma. Perché i militari di Strade Sicure passino dal presidio al pattugliamento serve intervenire sulla norma che li finanzia, cioè su una legge di bilancio o su un provvedimento ad hoc. Infine c'è la questione che la ricerca di SDA Bocconi mette al centro e che nessuno dei tre partiti ha ancora affrontato: una legge organica che stabilisca a che cosa serve l'operazione, come si misura e quando finisce.

Perché il paradosso di Strade Sicure è tutto qui. È la più capillare e longeva operazione delle Forze armate sul territorio nazionale, e continua a essere governata con lo strumento del rinnovo temporaneo. Il precedente storico non rassicura: l'operazione «Domino», lanciata dopo l'11 settembre con un tetto di 4.000 militari per sei mesi, andò avanti fino al 2006. «Vespri siciliani», prevista fino al 31 dicembre 1992, fu prorogata al 30 giugno 1998. Le missioni interne dell'Esercito italiano hanno una costante: durano molto più a lungo del decreto che le istituisce. Strade Sicure non fa eccezione, e giovedì la discussione riguarderà ancora una volta quanti uomini, non quale legge.

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