Fermo di prevenzione: 174 volte a Milano in due giorni
Il fermo di prevenzione è stato applicato 174 volte a Milano fra sabato e domenica, su 271 persone accompagnate in questura di cui 220 minorenni. Gli arresti sono 32. La misura che il governo valuta è in vigore dal febbraio 2026.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il fermo di prevenzione è stato applicato 174 volte a Milano fra sabato 17 e domenica 18 ottobre. Non è uno degli «ulteriori strumenti» che Giorgia Meloni ha annunciato di voler valutare nella riunione convocata per lunedì a Palazzo Chigi: è una misura già in vigore da febbraio, perfezionata dal Parlamento in aprile, e la questura di Milano l'ha usata su due terzi delle persone portate nei suoi uffici in quelle quarantotto ore.
Il dato sta dentro il bilancio diffuso lunedì mattina da via Fatebenefratelli, quello che le cronache hanno sintetizzato con il numero più grande: 271. Ma 271 non sono arresti. Sono le persone accompagnate negli uffici di polizia. Gli arresti sono 32.
Fermo di prevenzione: 174 casi su 271 accompagnati
Il bilancio complessivo della questura sui due giorni conta 271 persone accompagnate in questura, di cui 220 minorenni; 60 stranieri dichiarati, circa il 27%, quota che la questura stima intorno al 50% considerando anche gli italiani di seconda generazione. Gli arrestati sono 32 (23 minori, 13 stranieri), i denunciati 28 (23 minori, 15 stranieri). I feriti fra gli operatori, domenica, sono 14: dieci poliziotti e quattro agenti della polizia locale.
E poi quel numero: 174 trattenuti con il fermo di prevenzione. Vale la pena fare l'aritmetica, perché nessuno l'ha fatta. Se su 271 accompagnati i minorenni sono 220, i maggiorenni sono 51. Quindi, dei 174 casi di fermo di prevenzione, almeno 123 hanno riguardato minorenni. Non è una stima: è il numero minimo che i due dati rendono possibile.
Questo conta perché la richiesta politica uscita dal fine settimana è precisamente quella. La Lega chiede di trasformare in decreto legge urgente alcune misure del disegno di legge sulla sicurezza all'esame del Senato, il cosiddetto «anti-maranza»: il fermo preventivo anche per i minorenni, il divieto di aggregazione per i responsabili di violenze di gruppo, il reato di danneggiamento di gruppo con la possibilità dell'arresto differito. Il primo punto di quell'elenco è, parola per parola, il fermo di prevenzione che a Milano era già operativo. Matteo Salvini ha aggiunto la richiesta di «maggiore libertà d'azione» per gli agenti: «Parlo della potenza degli idranti, parlo del taser».
Fermo di prevenzione: che cosa dice l'articolo 11-bis
La misura applicata a Milano nasce dall'articolo 7, comma 2, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2026, n. 54. Quel comma non crea un articolo nuovo nel decreto del 2026: inserisce un articolo 11-bis nel decreto-legge 21 marzo 1978, n. 59, la vecchia legge sul fermo di polizia per identificazione. È una distinzione che molte cronache hanno compresso, attribuendo l'«articolo 11 bis» al decreto sicurezza: l'articolo appartiene al testo del 1978, è il decreto del 2026 che ce l'ha messo.
Il testo, verificato su Normattiva, consente a ufficiali e agenti di polizia di accompagnare nei propri uffici, nel corso di operazioni disposte «in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico» e «in presenza di un attuale pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica», le persone per le quali sussista «un fondato motivo di ritenere» che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione. Gli indizi ammessi sono tipizzati: il possesso degli oggetti elencati dalle leggi 110/1975 e 152/1975, oppure «la rilevanza di precedenti penali o di segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza alle persone o sulle cose in occasione di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi cinque anni».
Il fermo di prevenzione, dunque, non è un fermo di polizia giudiziaria e non presuppone un reato: presuppone una previsione, ancorata a indizi tipizzati. Il trattenimento dura «il tempo strettamente necessario» e comunque non oltre le dodici ore. Al pubblico ministero va data notizia immediata dell'ora dell'accompagnamento e delle condizioni: se ritiene che non ricorrano, ordina il rilascio.

Il comma sui minorenni è già legge, e l'ha scritto il Parlamento
Qui sta il punto che il dibattito di queste ore ignora. L'articolo 11-bis contiene un comma 3-bis dedicato esclusivamente agli infradiciottenni, e il testo di Normattiva lo segnala tra doppie parentesi: significa che non c'era nel decreto di febbraio, è stato aggiunto in sede di conversione, dunque dal Parlamento, con la legge del 24 aprile.
Dice che quando il fermo di prevenzione riguarda un minore di diciotto anni le comunicazioni vanno al «procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni», e che «coloro che esercitano la responsabilità genitoriale sono informati senza ritardo dell'accompagnamento e sono altresì invitati a presentarsi presso gli uffici di polizia per prendere in consegna il minorenne all'atto del rilascio».
Lunedì mattina, davanti alla questura di Milano, diversi genitori si sono radunati per sapere cosa sarebbe successo ai loro figli. Le cronache l'hanno raccontato come una scena di colore, con l'intervista alla madre che non sapeva che suo figlio fosse andato in centro: «Era uscito insieme agli amici e a suo fratello». Non era colore. Era il comma 3-bis che funzionava esattamente come è scritto.
Tuttavia il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato che «né la minore età di alcuni protagonisti può far pensare a una qualche forma di impunità», mentre la norma che i suoi uffici stavano applicando contiene da sei mesi una procedura apposita per i minorenni. E il resto del pacchetto «anti-maranza» non è un'idea nuova: il ddl che introduce la presunzione di capacità di intendere e di volere per i 14-18enni, modificando l'articolo 98 del codice penale, è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 23 luglio 2026 e da allora attende l'esame parlamentare.
L'esercito in strada e il comma che lo tiene fermo
Forza Italia, al termine di una riunione straordinaria convocata da Antonio Tajani, ha chiesto l'invio immediato di altri agenti e militari e il rafforzamento di Strade Sicure. Anche qui il vincolo non è politico ma contabile: la legge di bilancio finanzia il contingente «limitatamente ai servizi di vigilanza di siti e obiettivi sensibili», e ai militari è attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza, non le funzioni di polizia giudiziaria. Più uomini non producono più presidio delle piazze, se la norma che li paga li destina agli obiettivi.
C'è però un dettaglio che lega i due piani, e che nessuno ha segnalato. La qualifica dei militari di Strade Sicure poggia sulle facoltà dell'articolo 4 della legge 152/1975, identificazione e perquisizione sul posto. È lo stesso articolo che il comma 1 dell'articolo 7 del decreto del 2026 ha riscritto, estendendolo ai «servizi espletati in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico» e sostituendo gli «strumenti di effrazione» con gli «strumenti di effrazione o atti ad offendere». Lo stesso articolo 7 che, al comma successivo, ha creato il fermo di prevenzione. La perquisizione sul posto durante i cortei, insomma, è stata allargata otto mesi fa.

Quanti sono i feriti: tre conteggi che non coincidono
Sul numero degli agenti feriti circolano cifre incompatibili, e conviene tenerle separate per fonte e per data. Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza ha riferito che nelle manifestazioni di sabato sono rimasti feriti 141 appartenenti alle forze dell'ordine su tutto il territorio nazionale, con 197 persone accompagnate negli uffici di polizia, 28 arrestate (12 minorenni, 6 stranieri) e 43 denunciate.
Ma la sola questura di Milano, per il sabato, ha contato 104 operatori che hanno fatto ricorso a cure mediche più 13 manifestanti, avvertendo che si trattava di «cifre ancora da stimare con precisione». E la questura di Bologna, per lo stesso pomeriggio, ne ha comunicati 75, diciotto dei quali con prognosi fra i dieci e i trenta giorni, oltre a 5 arrestati — quattro minorenni, nati fra il 2008 e il 2010 — e danni a dodici automezzi di servizio.
Centoquattro più settantacinque fa centosettantanove, cioè più del totale nazionale di 141. I due conteggi non misurano la stessa cosa — «feriti» non equivale a «ricorso a cure mediche» — e sono stati chiusi in momenti diversi. Il problema è che sono stati stampati nella stessa riga come se fossero sommabili.
Il Movimento 17 ottobre e il sabato che viene
Il corteo di sabato a Milano era quello contro il caro-vita indetto da Italia in Piazza: circa 5.000 partecipanti secondo la questura. I primi lanci di oggetti sono partiti in via Broletto, poco dopo la partenza da piazza Duomo, da «almeno 2mila giovanissimi»; poi barricate, fuochi, cariche di alleggerimento con lacrimogeni. Domenica i saccheggi si sono spostati da piazza Duomo a piazza Cairoli e Cordusio, con l'assalto al Carrefour di via Torino e al Decathlon di largo Cairoli, mentre i gruppi si spostavano in metropolitana. La procura di Milano ha chiesto il carcere per cinque maggiorenni, accusati a vario titolo di devastazione, saccheggio e resistenza pluriaggravata.
Da lunedì esiste un soggetto che rivendica il seguito: il Movimento 17 ottobre, nato su Instagram e Telegram, che annuncia manifestazioni ogni sabato e respinge ogni addebito — «I violenti siete voi che ci avete negato il futuro» — arrivando a etichettare come «esproprio proletario» un video in cui la merce rubata nei negozi del centro viene consegnata a un senzatetto. Il calendario della mobilitazione autunnale, del resto, era già fitto prima di questo fine settimana, fra lo sciopero generale del 30 ottobre e la mobilitazione studentesca del 20 novembre.
Sullo sfondo, i numeri del Viminale rielaborati nell'Indice di criminalità del Sole 24 Ore: i minorenni denunciati o arrestati nel 2025 sono stati 39.600 contro i 38.247 del 2024, +3,54% in un anno e quasi +34% sul 2019, pur restando il 5% del totale degli autori. Mentre scriviamo il vertice di Palazzo Chigi è in corso e non è stato diffuso alcun comunicato. Qualunque cosa ne esca, il fermo di prevenzione che il governo potrebbe annunciare è già stato usato 174 volte, e il comma che lo applica ai minorenni compie sei mesi.


