Javier Bardem premiato a Roma dopo due festival a vuoto
Javier Bardem riceverà il Premio alla Carriera della Festa del Cinema di Roma dalle mani di Paolo Sorrentino, dal 13 al 25 ottobre all'Auditorium. Ma nel 2026 l'attore spagnolo era in concorso a Cannes con El ser querido e a Venezia 83 con Bunker: da entrambi i festival è tornato senza alcun premio.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il Premio alla Carriera della Festa del Cinema di Roma 2026 va a Javier Bardem, e glielo consegnerà Paolo Sorrentino. L'annuncio è arrivato lunedì 14 settembre dal presidente della Fondazione Cinema per Roma, Salvatore Nastasi, su proposta della direttrice artistica Paola Malanga: la ventunesima edizione si terrà dal 13 al 25 ottobre all'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.
C'è però un dato che nessuno dei lanci d'agenzia mette in fila. Nel 2026 Javier Bardem è andato in concorso ai due maggiori festival europei — Cannes a maggio, Venezia a settembre — ed è tornato a mani vuote da entrambi. Roma gli dà, in ottobre, il premio che in quattro mesi non gli hanno dato né la Croisette né il Lido.
Javier Bardem e il premio che arriva due giorni dopo Venezia
La cronologia è stretta al punto da sembrare una risposta. Sabato 12 settembre la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal chiude l'83ª Mostra di Venezia assegnando il Leone d'oro a Woman Unknown e la Coppa Volpi maschile a John Malkovich. Lunedì 14, quarantotto ore dopo, la Fondazione Cinema per Roma diffonde il comunicato sul riconoscimento all'attore spagnolo.
Non è una polemica, ed è bene dirlo subito: i premi alla carriera si costruiscono con mesi di anticipo e la proposta di Malanga non nasce certo nel weekend del palmarès. Tuttavia il calendario produce comunque il suo effetto ottico, perché colloca il riconoscimento romano nella settimana esatta in cui Javier Bardem usciva dal Lido senza nulla in mano.
La targa gli verrà consegnata durante la proiezione di El ser querido di Rodrigo Sorogoyen, film inserito nella sezione Best of 2026. Lì Javier Bardem interpreta Esteban Martínez, regista leggendario con un passato di violenza ed eccessi.
Cannes 2026: sette minuti di applausi e nessuna statuetta
La prima tappa del giro a vuoto porta la data del 16 maggio. El ser querido debutta in concorso alla 79ª edizione del Festival di Cannes, uno dei ventidue titoli in corsa per la Palma d'oro, e la sala del Grand Théâtre Lumière riserva a Javier Bardem un'ovazione di sette minuti. La critica segue: 85% di giudizi positivi su Rotten Tomatoes, 76 su cento di media pesata su Metacritic, quattro stelle su cinque dal Guardian di Peter Bradshaw, che definisce il film «inquietante».

Scritto da Sorogoyen con Isabel Peña, fotografato da Álex de Pablo, lungo centotrentacinque minuti, il film è una coproduzione ispano-francese costruita come una matrioska. Esteban Martínez sta dirigendo Desierto, un film d'epoca sulla colonizzazione spagnola del Sahara occidentale, e affida il ruolo principale a Emilia (Victoria Luengo), la figlia che non vede da oltre tredici anni. Il set diventa il luogo in cui l'abuso si traveste da perfezionismo artistico, e quel ruolo vale a Javier Bardem le recensioni migliori della sua stagione.
Il 23 maggio, però, la giuria di Park Chan-wook assegna la Palma d'oro a Fjord di Cristian Mungiu e il Grand Prix a Minotaur di Andrey Zvyagintsev. Il premio per la migliore interpretazione maschile va ex aequo a Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward di Lukas Dhont: due statuette d'attore disponibili, nessuna delle due assegnata a Javier Bardem. Curiosità che vale più di un aneddoto: in quella stessa edizione la Spagna vince la migliore regia con La bola negra, firmata da Javier Calvo e Javier Ambrossi. Tre Javier in concorso; i due premiati per la regia sono gli altri due.
Venezia 83, il secondo passaggio a vuoto di Javier Bardem
La seconda tappa è molto più recente. L'8 settembre, in Sala Grande, Bunker di Florian Zeller viene proiettato in concorso alla Mostra: qui Javier Bardem è Miguel, architetto spagnolo trapiantato a Londra, accanto a Penélope Cruz nel ruolo della moglie Sofia, con Paul Dano, Stephen Graham e Patrick Schwarzenegger nel cast.
La trama incrocia due muri. Uno è quello del giardino conteso con un vicino di classe sociale diversa; l'altro è il rifugio sotterraneo che un miliardario della Silicon Valley gli commissiona alle Hawaii, per molti soldi e con qualche problema di coscienza. L'accoglienza è stata fredda: sul Fatto Quotidiano Davide Turrini ha parlato di un dramma familiare pasticciato, in cui l'impianto teatrale di Zeller non trova forma cinematografica e le prove di Javier Bardem e Penélope Cruz restano «l'unica virtù» del film.

Il verdetto del 12 settembre conferma la tendenza. Oltre al Leone d'oro a Woman Unknown, la giuria premia Possible Love con il Gran premio, Ilya Khrzhanovsky per la regia di Dau e il documentario Naza con il Premio speciale; le Coppe Volpi vanno a John Malkovich e Mathilde Arcel. Per la seconda volta in quattro mesi, insomma, Javier Bardem esce da un concorso maggiore senza nulla. Chi voglia il quadro completo della selezione tricolore di quest'anno lo trova nel nostro pezzo sui film italiani in corsa a Venezia 83.
Il film che Roma proietta esce in sala tre settimane dopo
Qui il premio smette di essere solo un omaggio e diventa anche un calendario. El ser querido arriverà nelle sale italiane il 12 novembre 2026 con il titolo L'essere amato, distribuito da Movies Inspired: la proiezione romana, dunque, precede l'uscita di poco più di tre settimane.
È un incastro che dice molto sul mercato. Un film passato in concorso a Cannes con Javier Bardem protagonista aspetta quasi sei mesi per vedere lo schermo italiano, e ci arriva spinto da una serata di gala invece che da una campagna di distribuzione. Il cinema d'autore europeo, in Italia, passa sempre più spesso dalla vetrina di un festival prima che dal circuito delle sale: un tema che attraversa anche il riassetto delle competenze pubbliche raccontato nel pezzo sull'Agenzia per il cinema e le altre notizie della nostra sezione Cinema.
Un attore dentro un albo di registi
C'è infine un dato che il comunicato non sottolinea. Negli ultimi anni il Premio alla Carriera della Festa è andato quasi sempre a chi sta dietro la macchina da presa: nel 2025, per la ventesima edizione, a Richard Linklater, Jafar Panahi ed Edgar Reitz, con il riconoscimento all'industria al produttore Lord David Puttnam. Nel 2024 lo ritirarono Johnny Depp e Viggo Mortensen, entrambi però presentando i propri film da registi. Nel 2023 toccò a Isabella Rossellini e al compositore Shigeru Umebayashi.
Scegliere un interprete puro, quindi, è una piccola inversione di rotta: premiare Javier Bardem significa tornare al mestiere dell'attore, per di più in una serata in cui a consegnargli la targa sarà un regista. E non risulta alcun film che abbia messo Sorrentino e l'attore di Las Palmas dalla stessa parte del set: il conferimento nasce come incontro, non come reunion.
L'Italia, del resto, nella carriera di Javier Bardem c'è da venticinque anni. Nel 2000 la Mostra di Venezia gli assegnò la Coppa Volpi per Prima che sia notte di Julian Schnabel, dove interpretava il poeta cubano Reinaldo Arenas; da quel ruolo arrivò anche la prima candidatura all'Oscar, nel 2001, primo attore spagnolo a ottenerla. Infine il 2008, l'anno in cui Javier Bardem divenne il primo attore spagnolo a vincere la statuetta: merito dell'Anton Chigurh di Non è un paese per vecchi, dei fratelli Coen.
Javier Bardem, la voce più esposta su Gaza
Il riconoscimento romano intercetta poi una stagione in cui l'interprete è diventato anche una figura politica. Il 14 settembre 2025, sul red carpet degli Emmy, Javier Bardem si presentò con una kefiah e disse alla stampa di non poter «lavorare con chi giustifica o sostiene il genocidio», invocando sanzioni contro Israele; nei giorni precedenti aveva firmato l'impegno promosso da Film Workers for Palestine, sottoscritto da circa 3.900 professionisti del settore.
La coincidenza merita di essere annotata: l'annuncio della Festa porta la data del 14 settembre 2026, un anno esatto dopo quella dichiarazione. Nessuno dei due fatti spiega l'altro, e la Fondazione non ha dato al premio alcuna motivazione politica. Resta però che Javier Bardem arriverà a Roma poche settimane dopo una Mostra in cui Naza, il documentario su Gaza di Yuval Abraham e Rachel Szor, ha raccolto il Premio speciale della giuria e l'applauso più lungo dell'edizione.
Dal 13 al 25 ottobre, dunque, l'Auditorium ospiterà una serata con due letture possibili: il tributo a una filmografia trentennale e il gesto di un festival che sceglie, in un autunno complicato, di mettere al centro un attore che non tace. La targa a Javier Bardem, in ogni caso, gliela metterà in mano Paolo Sorrentino.


