Bandiera europea sul feretro di Bonino, non il tricolore
Una bandiera europea, non il tricolore: il feretro di Emma Bonino è avvolto nel drappo dell'Unione, posato da Riccardo Magi. Oggi alle 12:30 le esequie di Stato in forma laica nella Protomoteca del Campidoglio, con Mattarella e Meloni.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Una bandiera europea al posto del tricolore. Il feretro di Emma Bonino, esposto da domenica nella sala della Protomoteca del Campidoglio, è avvolto nel drappo blu a dodici stelle dell'Unione europea. Oggi, martedì 15 settembre, alle 12:30, nella stessa sala si celebrano le esequie di Stato in forma laica con la commemorazione ufficiale, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Tutte le cronache hanno raccontato la fila e il cordoglio. Quasi nessuna si è fermata sul drappo: perché su quella bara c'è una bandiera europea e non il vessillo nazionale.

Il tricolore sulla bara non le spettava
La risposta non sta nel sentimento, ma nel protocollo. Le esequie di Stato sono regolate dalla legge 7 febbraio 1987 n. 36 e dalla circolare della Presidenza del Consiglio del 18 dicembre 2002, e le modalità della cerimonia le stabilisce l'ufficio del cerimoniale di Palazzo Chigi. In quel corpo di regole, una bandiera europea non compare da nessuna parte. Il funerale pubblico di Bonino, come abbiamo già ricostruito seguendo la sua ultima settimana, è passato dall'articolo 2 della legge: quello discrezionale, deliberato dal Consiglio dei ministri, non quello automatico riservato alle cinque alte cariche.
Lo stesso principio vale per i simboli. Il manuale di cerimoniale funebre pubblicato dalla rivista specializzata I Servizi Funerari è esplicito: la bandiera si dispone sopra il feretro quando il defunto è autorità militare o di pubblica sicurezza, sindaco, presidente di provincia o prefetto. La prassi del cerimoniale aggiunge il capo dello Stato in carica o emerito, i caduti nell'adempimento del dovere, le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, le medaglie d'oro al valor militare. Di una bandiera europea, naturalmente, non c'è traccia: non è un simbolo del cerimoniale italiano.
Emma Bonino non rientrava in nessuna di queste voci. Al momento della morte non ricopriva alcuna carica: era fuori dal Parlamento dal settembre 2022. Il tricolore sulla bara, quindi, non era un omaggio che qualcuno le abbia negato. Semplicemente non le spettava. E lo spazio lasciato libero dal protocollo l'ha occupato l'Europa.
La bandiera europea l'ha posata il suo partito
Il feretro è arrivato in Campidoglio poco prima di mezzogiorno di domenica 13 settembre, accolto dal picchetto d'onore, dal sindaco Roberto Gualtieri, dai deputati Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova e dalla sorella Domenica con gli altri familiari. È stato Magi, segretario di +Europa, a stendere la bandiera europea sulla bara. Sopra il drappo sono stati poi appoggiati una fotografia storica della leader radicale e alcune mimose, il fiore delle sue battaglie femministe.
Non è un gesto privo di conseguenze formali. L'agenzia LaPresse lo ha registrato in una riga, l'unica del panorama informativo italiano: sul feretro era stata posizionata una bandiera europea «superando le regole tipiche del cerimoniale». Nessuno, però, ha sviluppato la notizia. Eppure è il punto in cui la cerimonia di oggi dice qualcosa di preciso su chi è stata Bonino: lo Stato mette il decreto, le corone e gli onori; il drappo, invece, lo mette il movimento politico che l'ha seguita per cinquant'anni.
Il precedente Sassoli: la stessa bandiera europea nel 2022
Un precedente, del resto, esiste ed è recente. Il 14 gennaio 2022, nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, i funerali di Stato di David Sassoli si erano aperti con la bara avvolta nella stessa bandiera europea, trasportata da sei carabinieri in alta uniforme e accolta dagli onori militari con tre squilli di tromba.
La differenza, tuttavia, è sostanziale. Sassoli era presidente del Parlamento europeo in carica: quella bandiera europea era la sua bandiera istituzionale, l'equivalente esatto del tricolore per una carica italiana. Per Bonino, invece, il drappo non certifica una carica. Certifica una biografia. È la scelta di chi organizza il lutto, non l'atto dovuto di chi applica il protocollo.
Il confronto più utile, infatti, è un altro. L'ultima cerimonia laica di Stato di rango analogo fu quella di Giorgio Napolitano, il 26 settembre 2023: si svolse a Montecitorio, sede della Camera dei deputati, e a parlare furono i presidenti delle Camere Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, insieme a Giuliano Amato e al cardinale Gianfranco Ravasi. Oggi, al contrario, la sala è la Protomoteca: appartiene a Roma Capitale, non allo Stato. E sulla bara, al posto del vessillo nazionale, c'è una bandiera europea.

Le corone dello Stato, il libro firme e il picchetto
Tutto il resto dell'allestimento, infatti, segue il cerimoniale alla lettera: l'unica variazione è la bandiera europea sul feretro. Il feretro poggia su un tavolo coperto da un drappo di velluto rosso scuro, con quattro candelabri a piantana ai lati e una guida rossa lungo il percorso d'accesso; all'ingresso, il libro firme su un tavolino anch'esso drappeggiato di rosso. Accanto alla bara si sono accumulate le corone inviate dalle presidenze del Senato, della Camera, del governo e da Radio Radicale.
Anche le corone hanno una grammatica. Il protocollo prevede che la corona del capo dello Stato sia accompagnata da due corazzieri, quella dei presidenti delle Camere e della Corte costituzionale da due valletti d'assemblea in uniforme, quella del capo del governo da due carabinieri in alta uniforme, quella dei sindaci da due agenti municipali. Le corone d'alloro, inoltre, sono riservate a eroi e martiri: per tutti gli altri, fiori freschi di stagione.
C'è infine una regola che oggi varrà anche in presenza del capo dello Stato, e che spiega meglio di qualunque commento cosa sia una cerimonia di Stato: se è schierato un picchetto militare, quel picchetto rende gli onori soltanto al feretro — e dunque, oggi, alla bandiera europea che lo copre. Anche se in sala c'è il presidente della Repubblica.
Due giorni di fila alla Protomoteca
La camera ardente è rimasta aperta domenica dalle 12 alle 19 e lunedì dalle 10 alle 19. In entrambe le giornate centinaia di cittadini hanno atteso in coda per sfilare davanti al feretro coperto dalla bandiera europea. «Ci sono tantissimi cittadini in fila per rendere omaggio a una donna straordinaria», ha detto il sindaco Gualtieri. «Tante persone sono qui per dire una sola parola: grazie».
Il dato politico, però, è chi è salito al Colle. Oltre ai compagni di strada — Bruno Tabacci, Marco Cappato, Benedetto Della Vedova — sono arrivati Paolo Gentiloni, Enrico Letta, Massimo D'Alema, Giuseppe Conte, Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Stefania Craxi. E poi gli avversari di una vita: Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini, Maurizio Lupi, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il vicepremier Antonio Tajani, che l'ha ricordata come «una combattente» per l'Europa federale. L'ambasciatore di Spagna Miquel Fernández-Palacios ha consegnato un messaggio dei reali spagnoli.
«Cinquant'anni fa nessuno avrebbe immaginato che posizioni radicali sarebbero state riconosciute da tutti», ha osservato Gentiloni. Non da tutti, per la verità: sul riconoscimento istituzionale ci sono stati applausi ma anche molti distinguo, soprattutto nel centrodestra, sui temi eticamente sensibili. «A qualcuno non piacerà questa decisione, tuttavia mi sembra un riconoscimento doveroso, per quanto postumo», ha sintetizzato Francesco Rutelli. Sulla bandiera europea, invece, non si è registrato un solo distinguo.

La veglia civile e la bandiera europea in piazza
Lunedì sera, alla chiusura della camera ardente, +Europa ha organizzato una veglia civile in piazza del Campidoglio. Anche lì il simbolo si è ripetuto, questa volta in scala monumentale: una grande bandiera europea è stata srotolata sul selciato sulle note dell'Inno alla gioia, l'inno ufficiale dell'Unione.
Ad aprire gli interventi sono stati Magi e Gualtieri. Poi si sono alternati la segretaria del Pd Elly Schlein, il leader di Avs Angelo Bonelli, lo scrittore Roberto Saviano, le giornaliste Serena Bortone e Francesca Fagnani, gli attivisti Antonella Soldo e Marco Cappato. Un cast di società civile, non di istituzioni: esattamente lo specchio rovesciato della cerimonia di oggi, dove in prima fila siederanno Mattarella e Meloni, a pochi metri dalla bandiera europea.
Oggi alle 12:30: diretta Rai, Colle blindato, Musei chiusi
Le esequie di Stato in forma laica cominciano alle 12:30 nella Protomoteca, davanti al feretro con la bandiera europea, e saranno trasmesse in diretta Rai, con un maxischermo allestito in piazza del Campidoglio per chi resta fuori. L'ordinanza del prefetto vieta l'accesso di qualunque veicolo al Colle; i Musei Capitolini restano chiusi dalle 9:30 a cessate esigenze; divieti di sosta e rimozione forzata interessano via dei Fori Imperiali tra piazza Venezia e largo Corrado Ricci, oltre alle strade che salgono al Campidoglio.
Alla fine, il quadro è questo. Lo Stato mette il decreto, le corone con i loro accompagnatori in uniforme, il picchetto sulla soglia, la diretta televisiva e l'ordinanza del prefetto. Dentro la sala, però, i simboli sono altri: le mimose del femminismo, una fotografia in bianco e nero, la sala di un Comune e una bandiera europea al posto del tricolore. Per una politica che ha passato mezzo secolo a chiedere allo Stato italiano di riconoscere ciò che la legge non prevedeva ancora, è una coerenza quasi letterale. Anche il suo ultimo atto pubblico passa da una norma facoltativa e da un drappo che il protocollo non contemplava. Per approfondire il contesto politico di queste settimane resta utile la nostra sezione Società.


