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Società

Parkinson di Franceschini: sei anni senza dirlo in pubblico

Il Parkinson di Franceschini, diagnosticato nel novembre 2020, e' stato reso pubblico solo ora in un'intervista al Corriere della Sera. Sei anni di politica con la malattia, il messaggio contro lo stigma e le reazioni bipartisan da Conte a Calderoli.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Parkinson di Franceschini: l'aula deserta di un'assemblea parlamentare italiana, banchi in legno e microfoni
Immagine generata con IA

Il Parkinson di Franceschini non è una notizia dell'ultimo minuto: è una diagnosi che ha quasi sei anni e che il senatore del Partito Democratico ha deciso di rendere pubblica soltanto ieri, in una lunga intervista a Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera. «Ho il Parkinson. Mi è stato diagnosticato nel novembre del 2020. È stata una botta tremenda», ha raccontato l'ex ministro della Cultura. In mezzo, quasi sei anni di telefonate, incontri e riunioni: il Parkinson di Franceschini c'era, la politica pure, e nessuna delle due ha ceduto il passo all'altra.

Il Parkinson di Franceschini e la diagnosi del novembre 2020

Il primo a insospettirsi non è stato un medico curante, ma un collega. «Un amico ha notato come muovevo le mani», ha spiegato Franceschini. Poi è arrivato l'avvertimento del senatore Graziano Delrio, che di professione è medico: «Trascini i piedi, fatti visitare». Da lì l'iter clinico e la diagnosi. Il Parkinson di Franceschini viene accertato nel novembre 2020, quando il senatore sedeva al ministero della Cultura nel governo Conte II — incarico che avrebbe mantenuto anche con Mario Draghi, fino all'ottobre 2022.

Non era il primo problema di salute. «Avevo avuto un infarto nel 2014, più qualche altro acciacco ben risolto. Però, insomma, si trattava d'incidenti di percorso che un po' tutti mettiamo in preventivo», ha detto al Corriere. «Il Parkinson è una malattia diversa, ti accompagna per sempre.» Recentemente, ha aggiunto, sul quadro clinico si è innestata una forma di parkinsonismo atipico che incide sull'equilibrio e provoca una difficoltà della parola. Con un'ironia che attraversa tutta l'intervista: «Il che, intendiamoci, per un politico può anche essere un bene…».

Parkinson di Franceschini: l'aula deserta di un'assemblea parlamentare italiana, banchi in legno e microfoni
Il Parkinson di Franceschini è convissuto per sei anni con il lavoro parlamentare: «telefonate, incontri, riunioni». · Immagine generata con IA

Il Parkinson di Franceschini e il riflesso di nascondersi

La parte più utile dell'intervista non riguarda il politico, ma il paziente. Franceschini descrive con precisione la reazione che ha avuto e che, dice, hanno quasi tutti: «Più che un pensiero, s'è trattato d'un riflesso istintivo: tentare di nascondere la malattia. Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi. Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco. Altri sono scossi da un tremore irrefrenabile».

Il punto è lo stigma, e il senatore lo nomina per quello che è. «Molti malati sono perciò inclini, letteralmente, a nascondersi. Qualcuno arriva addirittura a celare la diagnosi ai propri familiari, c'è chi decide di lasciare il proprio posto di lavoro.» La decisione di rendere pubblico il Parkinson di Franceschini è maturata anche grazie alla testimonianza del giornalista Vincenzo Mollica: «Parlare pubblicamente della mia malattia, è chiaro, mi costa, e molto. Però ci ho riflettuto a lungo». Il messaggio finale è una sola riga, ripetuta in ogni ripresa d'agenzia: non isolatevi, continuate a vivere.

Franceschini indica anche il metodo, che è tutt'altro che retorico: «È fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare. Per cercare di combattere il Parkinson, oltre ai farmaci, è decisivo riuscire a riempire le proprie giornate e ripetersi: io non mollo, io continuo a vivere, a esserci». Infatti, l'intervista non è un congedo dalla politica: è la descrizione di come si continua a farla.

Cosa dicono i numeri sul Parkinson di Franceschini e degli altri

Il racconto ha riportato al centro una patologia che l'immaginario collettivo continua a leggere male. Come ha ricordato all'ANSA Fabrizio Stocchi, responsabile del Centro Parkinson dell'IRCCS San Raffaele di Roma, «contrariamente a quello che si pensa, non riguarda esclusivamente la popolazione anziana: un paziente su quattro presenta l'esordio della malattia prima dei 50 anni».

C'è poi il dato di tendenza, che è quello che dovrebbe preoccupare chi programma la sanità: il Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa più comune e quella in più rapida crescita al mondo. «I casi sono raddoppiati negli ultimi 15 anni e si stima un ulteriore aumento nei prossimi 15», ha spiegato Stocchi, per il quale la scelta di rendere noto il Parkinson di Franceschini «è importante anche per superare lo stigma».

Quindi la cornice non è soltanto emotiva. Una malattia cronica, progressiva e senza cura risolutiva, che colpisce il corpo lasciando intatte le capacità cognitive — «cali il ritmo del lavoro, lo adegui», ha detto il senatore — non è soltanto la storia personale che il Parkinson di Franceschini ha portato in prima pagina: è anzitutto una questione di continuità assistenziale e di organizzazione dei servizi, un terreno su cui il sistema sanitario italiano arranca da anni.

Sala di riabilitazione neurologica con parallele per il cammino, uno degli strumenti della terapia contro il Parkinson
Oltre ai farmaci, la riabilitazione motoria è parte integrante della gestione della malattia: anche il Parkinson di Franceschini viene raccontato come una routine quotidiana da riempire. · Immagine generata con IA

Dalla Prima Repubblica a oggi: la malattia dei politici non è più un segreto

C'è un secondo motivo per cui la vicenda merita attenzione, ed è storico. Per decenni, in Italia, le cartelle cliniche dei politici sono state materia riservata. Quando il 7 agosto 1964 il presidente della Repubblica Antonio Segni fu colpito da una trombosi durante un colloquio con Moro e Saragat, all'opinione pubblica venne detto che era malato e che sarebbe stato sostituito dal presidente del Senato: sulle condizioni effettive non trapelò nulla. Segni si dimise prima della dichiarazione di impedimento permanente, e la sua resta la presidenza più breve della Repubblica.

Non era un'anomalia italiana: esistono pochissime immagini di Franklin Delano Roosevelt sulla sedia a rotelle, e del cancro alla prostata di François Mitterrand non si seppe nulla per anni. Tuttavia, come ha ricostruito il Quotidiano Nazionale commentando il Parkinson di Franceschini, l'atteggiamento cambia intorno al 2015, quando Emma Bonino annunciò ai microfoni di Radio Radicale il tumore ai polmoni e poi raccontò le cure, fino all'annuncio della guarigione nel 2023.

Da allora la regola non scritta si è capovolta. Nell'ordine: Marco Bucci parlò in campagna elettorale delle trenta sedute di chemioterapia, Elena Bonetti ha reso noto quest'anno l'intervento per un tumore al seno, Giuseppe Conte a maggio l'asportazione di una neoplasia benigna. Solo quest'estate, prima di Franceschini, avevano parlato della propria salute Clemente Mastella, il 2 luglio a Benevento, e Alessandro Di Battista, ricoverato a Cuba per un malore. In un Paese in cui il linguaggio del potere è stato codificato fin dal Manuale Cencelli, la fragilità dichiarata è una novità recente.

La reazione bipartisan e ciò che resta dell'intervista

Le reazioni al Parkinson di Franceschini sono arrivate da tutti gli schieramenti. Giuseppe Conte ha parlato di «impagabile lezione di coraggio, dignità e forza»; Roberto Speranza ha osservato che «ci sono momenti in cui raccontare la propria fragilità diventa un gesto di grande forza». Goffredo Bettini ha definito l'esplicitazione della condizione di salute «un atto di onestà e di coraggio», mentre Matteo Renzi ha scritto che Franceschini resta «il parlamentare più lucido di tutti». Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno insistito sul messaggio ai malati; Carlo Calenda ha ricordato il nonno, il regista Luigi Comencini, che con il Parkinson continuò a girare film «fino a tardissimo».

Il commento più significativo, però, è arrivato dall'altra parte dell'emiciclo. Il senatore leghista Roberto Calderoli ha ricordato di aver reso pubblica nel 2013 la propria malattia e ha citato il collega dem Franco Mirabelli, che ha raccontato la convivenza con la SLA: «Parlarne in pubblico aiuta ad accendere un faro mediatico sulla ricerca». È la lettura più concreta dell'intera vicenda — e quella che il Fatto Quotidiano ha raccolto per intero.

Cortile di una casa campidanese nel Sud Sardegna al tramonto, con pergolato di vite e sedie in vimini
L'intervista sul Parkinson di Franceschini si è svolta nella casa campidanese di famiglia, vicino a Cagliari. · Immagine generata con IA

Resta, sullo sfondo, la frase in cui il senatore spiega che cosa la malattia ha fatto al suo mestiere: «Azzera le ambizioni personali, ti fa perdere quel senso di invincibilità che il politico si presume debba trasmettere, mostrando di non avere, quasi per definizione, debolezze, timori, fragilità». Infine, il Parkinson di Franceschini diventa così anche un fatto politico, ma non nel senso in cui di solito si usa l'espressione: non aggiunge un capitolo alla cronaca di partito, ne toglie uno alla retorica dell'uomo forte.

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