Manuale Cencelli: addio all'autore della lottizzazione
Manuale Cencelli: è morto a Roma a 90 anni Massimiliano Cencelli, ex funzionario della Democrazia Cristiana che diede il nome al metodo di spartizione delle cariche di governo tra partiti e correnti.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il Manuale Cencelli ha perso il suo autore: Massimiliano Cencelli è morto a Roma all'età di 90 anni. La notizia della scomparsa, resa nota domenica 9 agosto 2026, chiude la vicenda umana di uno degli uomini più citati e insieme più discreti della Prima Repubblica. Il suo nome, infatti, è diventato un modo di dire: quando in Italia si spartiscono poltrone, ministeri e sottosegretariati, si parla ancora oggi di "manuale Cencelli".
Manuale Cencelli: morto a 90 anni il suo autore
Nato nel 1936, Cencelli era un ex funzionario della Democrazia Cristiana. Non ricoprì mai incarichi di primo piano né sedette in Parlamento, eppure il suo cognome è entrato stabilmente nel lessico politico italiano. Il motivo è tutto in quel "manuale": non un libro vero e proprio, ma un metodo di calcolo per distribuire le cariche di governo e di partito in proporzione al peso delle correnti. Il Manuale Cencelli, in fondo, è la formula con cui la politica italiana ha imparato a mettere in fila ministeri e nomine.
La sua morte è stata segnalata dalle principali agenzie di stampa nel pomeriggio, e in poche ore il ricordo del suo metodo ha riempito i siti dei quotidiani. Un paradosso che lo stesso Cencelli, negli ultimi anni, aveva imparato a osservare con distacco e persino con una punta di fastidio.
Chi era Massimiliano Cencelli, funzionario della Dc

Cencelli si iscrisse alla Democrazia Cristiana a diciassette anni, ricevendo la tessera direttamente dalle mani di Alcide De Gasperi. Un dettaglio biografico che raccontava spesso con orgoglio, perché segnava l'ingresso in una stagione politica che considerava irripetibile. Negli anni Sessanta divenne un funzionario di partito, uno di quegli uomini di apparato che tenevano insieme la macchina organizzativa dello scudocrociato.
Proprio in quel ruolo dietro le quinte, tuttavia, maturò l'intuizione che lo avrebbe reso involontariamente celebre. Non un teorico del potere, ma un contabile della politica: qualcuno capace di tradurre i rapporti di forza interni in numeri, percentuali e caselle da riempire.
Come nacque il metodo: il congresso Dc e Taviani
L'origine del metodo risale al congresso della Dc del 1967. In un'intervista video rilasciata anni dopo, Cencelli raccontò che fu Paolo Emilio Taviani a chiedergli di organizzare la sua corrente, i cosiddetti "tavianei". Quando le correnti si riunirono per assegnarsi gli incarichi, Cencelli propose un ragionamento tanto semplice quanto rivoluzionario.
«Consideriamo la Dc come una società per azioni: noi tavianei abbiamo l'11%, quindi abbiamo diritto all'11% delle cariche di partito», spiegò. La risposta di Taviani fu lapidaria: «E allora comincia a fare i conti». Da quel calcolo su carta nacque quello che sarebbe passato alla storia come il Manuale Cencelli, un sistema per ripartire ministeri, sottosegretariati ed enti in base alla forza di ciascun gruppo.
Il meccanismo, di conseguenza, aveva una sua ferrea logica interna: nessuna corrente restava esclusa, ognuna otteneva esattamente ciò che il suo peso elettorale e congressuale le riconosceva. Un principio proporzionale che, agli occhi dei protagonisti, garantiva equilibrio ed evitava rotture. Agli occhi dei critici, invece, fotografava la degenerazione lottizzatrice dei partiti.
Dalla Prima Repubblica a oggi: un metodo mai tramontato

Il bello, o il paradosso, è che il metodo non è mai davvero tramontato. Ogni volta che si forma un governo o si rinnovano le nomine pubbliche, i giornali tirano fuori l'espressione "manuale Cencelli" per descrivere la distribuzione dei posti tra i partiti della maggioranza. Un lessico sopravvissuto alla fine della Dc, allo scioglimento delle correnti storiche e al cambio di intere generazioni politiche. In altre parole, il Manuale Cencelli è diventato una categoria del discorso pubblico, evocata a ogni trattativa di palazzo.
Lo stesso Cencelli, nel 2021, sostenne che persino la nomina dei sottosegretari nel governo guidato da Mario Draghi aveva seguito il suo criterio «al cento per cento». Un'affermazione che, al di là della polemica, confermava quanto quel principio proporzionale fosse radicato nella prassi italiana. Infatti, per quanto criticato, resta il modo più immediato per raccontare come si dividono le poltrone.
C'è persino un aneddoto che ne certifica la fama: il ministro Franco Sarti, noto per l'ironia, quando i giornalisti gli chiedevano indiscrezioni sulle nomine rispondeva secco: «Chiedete a Cencelli».
Le parole di Cencelli sul suo Manuale
Negli ultimi anni, Cencelli aveva sviluppato un rapporto ambivalente con la sua creatura. Da un lato rivendicava con orgoglio quel metodo: «Facevamo politica con uno spirito diverso, per noi era una gioia», ricordava, con la nostalgia di chi aveva vissuto la stagione dei grandi partiti di massa.
Dall'altro, però, negli ultimi tempi aveva chiesto quasi di essere dimenticato. «Che la smettano e comincino a ragionare in altri termini», dichiarò a 87 anni, osservando che gli italiani facevano i conti con la spesa e con le bollette e difficilmente si appassionavano a chi avesse un ministro in più. Un invito, tuttavia, rimasto inascoltato: perché il suo nome, ancora una volta, torna d'attualità proprio nel giorno della sua morte.
Per approfondire il contesto politico e sociale, restano utili le pagine di ANSA e di Sky TG24, mentre la scheda della Treccani registra ormai da tempo il termine tra i neologismi della lingua italiana. Altri ritratti di figure che hanno segnato la cronaca e la società italiana sono raccolti nella nostra sezione dedicata a il personaggio.


