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Documenti francesi su Ustica: Parigi rompe il silenzio

I documenti francesi sulla strage di Ustica sono stati messi a disposizione della giustizia italiana: la Procura di Roma verso il ritiro della richiesta di archiviazione alla vigilia dell'udienza del 30 settembre davanti al gip.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il mar Tirreno al tramonto verso l'isola di Ustica, sullo sfondo dei documenti francesi Ustica che Parigi trasferira all'Italia
Immagine generata con IA

I documenti francesi sulla strage di Ustica esistono, sono catalogati negli archivi del ministero della Difesa di Parigi e per trentasei anni non hanno mai attraversato le Alpi. Da oggi, 28 settembre 2026, la situazione è cambiata: l'ambasciata di Francia a Roma ha fatto sapere che quella documentazione è a disposizione della giustizia italiana. Non una parte. Tutta.

La conseguenza è immediata e pesantissima: la Procura di Roma è pronta a ritirare la richiesta di archiviazione sull'inchiesta per il DC-9 Itavia precipitato nel mar Tirreno la sera del 27 giugno 1980, con 81 persone a bordo. Nessuna si salvò.

Cosa contengono i documenti francesi promessi all'Italia

Secondo la ricostruzione dell'ANSA, la nota verbale dell'ambasciata francese è stata trasmessa al ministero degli Esteri il 21 settembre. Da lì ha seguito il percorso istituzionale completo: Presidenza del Consiglio, ministero della Giustizia, infine la Procura di Roma.

Il perimetro dichiarato è ampio. I documenti francesi coprono un arco che va dal 1981 ai primi anni Novanta e comprendono gli atti del ministero della Difesa transalpino, cioè proprio il materiale a cui si riferivano le rogatorie italiane rimaste senza risposta. Nella nota, inoltre, Parigi si dichiara disponibile ad assecondare ulteriori richieste qualora dovessero arrivare.

È una formula diplomatica, ma pesa. Significa che il canale non si chiude con una singola consegna: resta aperto per le domande che i magistrati vorranno porre dopo aver letto le carte.

Faldoni d'archivio ingialliti legati con fettuccia su un tavolo di legno scuro in un ufficio ministeriale
I documenti francesi riguardano il periodo 1981-primi anni Novanta e includono gli atti del ministero della Difesa di Parigi. · Immagine generata con IA

I documenti francesi e l'udienza del 30 settembre

Il tempismo non è casuale. Mercoledì 30 settembre è fissata davanti al gip di Roma l'udienza di opposizione all'archiviazione, e in quella sede la Procura sarebbe pronta a ritirare la propria richiesta. Sarebbe la prima volta che un'inchiesta su Ustica si riapre grazie a documenti francesi, cioè per una decisione presa a Parigi anziché a Roma.

La richiesta di archiviazione riguardava due fascicoli riuniti, entrambi contro ignoti, aperti dai pm di piazzale Clodio nel 2008 e nel 2022. Il primo nacque dalle dichiarazioni dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che alla Francia aveva attribuito responsabilità dirette; il secondo da una denuncia dell'associazione dei familiari delle vittime. In entrambi i casi l'assenza di documenti francesi è stata parte del problema.

L'impianto accusatorio della Procura, va ricordato, non è mai stato neutro: l'ipotesi è quella della battaglia aerea, e la pista della bomba a bordo è stata esclusa. Infatti, se i documenti francesi contenessero tracciati radar o piani di volo di quella sera, andrebbero a incidere esattamente su quel punto.

Undici rogatorie rimaste senza documenti francesi

Per capire perché una nota diplomatica faccia notizia dopo quarantasei anni bisogna guardare al numero delle domande rimaste inevase. Il giudice istruttore Rosario Priore inviò undici richieste alla Francia tra il 1984 e il 1990. Il pubblico ministero Erminio Amelio le ripeté tra il 2010 e il 2014. Oggi il fascicolo è nelle mani del procuratore aggiunto Antonio Clemente, che sui documenti francesi dovrà decidere entro mercoledì.

Le domande, sempre le stesse, sono note: le registrazioni radar dell'area del disastro, la posizione esatta delle portaerei Clemenceau e Foch quella notte, i piani di volo dei caccia francesi diretti in Libia e la natura di una traccia radar siglata «LL004» rilevata nei pressi della base aerea di Solenzara, in Corsica.

Quattro domande tecniche, verificabili, a cui un archivio militare può rispondere con un documento. È su questo terreno che i documenti francesi verranno misurati: non sulle intenzioni, ma su quante di quelle quattro caselle riempiranno.

Schermo radar analogico verde con traccia di scansione in una sala controllo degli anni Ottanta
Tra le richieste italiane mai evase: i tracciati radar e l'identità della traccia «LL004» vicino alla base di Solenzara. · Immagine generata con IA

Bonfietti: «Se non ci riesce la magistratura, può farcela solo la politica»

La reazione più netta arriva da Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica. «Avevamo chiesto la non archiviazione e questo sta arrivando, sarà sospesa», ha dichiarato a Sky TG24. «È un grande risultato. Ho sempre detto che se non ci riesce la magistratura, può farcela solo la politica».

Bonfietti rivendica anche il passaggio che ha sbloccato i documenti francesi: a metà giugno l'associazione aveva chiesto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di sollevare la questione con Emmanuel Macron. «Nel momento in cui il governo si è mosso si vedono risultati», ha aggiunto. «Ora cercheremo di capire che documentazione arriva».

Quest'ultima frase è la più onesta della giornata. Perché tra una disponibilità annunciata per via diplomatica e un faldone consegnato a un magistrato c'è una distanza che, nella storia di questa vicenda, si è già rivelata incolmabile più di una volta. La nostra cronaca del 46° anniversario della strage, tre mesi fa, si chiudeva proprio sulla richiesta di archiviazione che oggi rischia di saltare.

Da Palazzo Madama a Bologna: la giornata politica

L'annuncio sui documenti francesi è arrivato mentre al Senato era in corso la conferenza stampa «Ustica non si archivia», promossa dall'associazione dei familiari. Tuttavia il fronte, per una volta, ha attraversato gli schieramenti.

Il senatore di Azione Marco Lombardo ha insistito sul lessico: «Bisogna continuare a fare pressione sull'opinione pubblica affinché non si parli più di mistero di Ustica. Non è un mistero». La senatrice Ilaria Cucchi ha ricordato che «possiamo voltare pagina solo nel momento in cui viene riconosciuta la verità e poi la giustizia». Ivan Scalfarotto, di Italia Viva, ha definito «totalmente inaccettabile» che quanto accertato non diventi verità giudiziaria.

Dal versante europeo, l'eurodeputato Sandro Gozi ha commentato che «Parigi si conferma un partner leale anche sulle pagine più dolorose della nostra storia comune». Il deputato Pd Andrea De Maria parla di «passo storico». Intanto, come riporta il Resto del Carlino, il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha scritto a Meloni chiedendo al governo «un aggiornamento sullo stato di queste attività».

La tesi opposta: chi si aspetta una smentita

Non tutti leggono l'apertura di Parigi nello stesso modo. Carlo Giovanardi, ex ministro per i Rapporti con il Parlamento che riferì alle Camere sulla vicenda, sostiene che i documenti francesi serviranno a chiarire «per l'ennesima volta» che la Francia non c'entra, e rilancia la pista della bomba collocata da terroristi palestinesi, richiamando una lettera inviata all'epoca da Jacques Chirac a Giuliano Amato.

È una posizione minoritaria rispetto all'impianto della Procura, ma ha un merito involontario: ricorda che le carte non parlano da sole. Quindi la vera partita comincia quando i faldoni verranno tradotti, datati e confrontati con i tracciati italiani già agli atti.

Perché i documenti francesi cambiano la posta in gioco

Per quarantasei anni la strage di Ustica ha prodotto processi, perizie, una condanna civile dei ministeri e nessun nome. Il silenzio francese è stato uno degli argomenti usati per sostenere che oltre non si potesse andare. Quell'argomento, con la disponibilità dei documenti francesi, non è più utilizzabile.

Se i documenti francesi arriveranno davvero e conterranno le posizioni delle portaerei e i tracciati radar di quella notte, l'inchiesta avrà per la prima volta materiale nuovo su cui lavorare. Se invece si riveleranno carte amministrative già note, la delusione sarà proporzionale all'attesa. Infine, resta il dato politico: la riapertura, se arriverà mercoledì, sarà il frutto di una telefonata tra due capi di governo, non di un atto giudiziario. Per i familiari delle 81 vittime i documenti francesi sono comunque una vittoria. Per il sistema giudiziario italiano, una domanda scomoda che resta aperta. Puoi seguire gli sviluppi nella sezione Società del magazine.

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