Cantiere del Colosseo: il monumento ha chiuso alle 10.30
Nel cantiere del Colosseo Andrea Moretti è precipitato da dieci metri alle 00.30. Il Parco archeologico sostiene di aver deciso la chiusura «già nella notte», ma il suo stesso avviso la fa decorrere dalle 10.30: due ore di visite regolari dopo la morte di un operaio di ventidue anni.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il cantiere del Colosseo si è fermato alle 00.30 di mercoledì 23 settembre, quando Andrea Moretti è precipitato per una decina di metri dal settore del secondo ordine dell'Anfiteatro Flavio. Aveva ventidue anni. Il monumento, invece, non si è fermato: ha aperto regolarmente alle 8.30 e ha chiuso al pubblico solo alle 10.30, dieci ore dopo la caduta. Quel divario di due ore non è una ricostruzione giornalistica: è scritto, nero su bianco, nell'avviso con cui il Parco archeologico ha comunicato lo stop al cantiere del Colosseo e la sospensione delle visite.
Cantiere del Colosseo: dieci ore fra la caduta e la chiusura
La cronologia della notte nel cantiere del Colosseo è ricostruibile solo con documenti ufficiali, e tutti e tre esistono. Primo: l'orario di apertura. Il sito del PArCo indica che «il Colosseo apre alle 8.30», con ultimo ingresso alle 18.15 fino al 30 settembre. Secondo: l'avviso di chiusura straordinaria, che alla voce «indicazioni tecniche» precisa che «la chiusura riguarda tutti gli ingressi programmati a partire dalle ore 10.30». Terzo: la riga sui rimborsi, che vale per «gli ingressi previsti dalle ore 10.30 in poi».
Infatti è quella riga a chiudere la questione. Se i rimborsi partono dalle 10.30, allora tutti i biglietti con fascia oraria precedente sono stati onorati: per due ore, dentro il cantiere del Colosseo dove era appena morto un operaio, sono entrati visitatori paganti come in una mattina qualsiasi.
Tuttavia la prima decisione era stata ancora più ristretta. Il PArCo aveva disposto la chiusura del solo settore del secondo ordine, cioè l'area del cantiere del Colosseo in cui era avvenuto l'incidente — un'area che, come ha riferito Open, non era nemmeno sotto sequestro della magistratura. A quel punto è intervenuto il segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola: «Il Colosseo non si ferma neanche davanti la morte. Una vergogna». E ancora: «L'umanità viene prima dei turisti». Solo dopo quelle parole, e dopo le proteste di Ugl e M5s, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha disposto la chiusura dell'intero monumento.

Quel «già nella notte» che l'atto ufficiale non conferma
Qui sta il punto più delicato. Nella nota diffusa alla stampa il Parco archeologico sostiene che la chiusura è stata decisa «come da indicazioni ricevute dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nottetempo sul posto», e che «la decisione, assunta già nella notte, è stata attuata dopo aver gestito il primo turno di visita, composto da migliaia di persone ignare dell'accaduto». Lo stesso Giuli, raggiunto il cantiere del Colosseo nelle ore successive, ha parlato di «chiusura controllata disposta nottetempo».
La motivazione addotta è di ordine pubblico: «Una chiusura immediata degli accessi avrebbe infatti determinato una forte concentrazione di visitatori all'esterno del monumento, con possibili ripercussioni sulla sicurezza e sull'ordine pubblico». È un argomento legittimo e va riportato per intero. Però resta il fatto che la parte dispositiva dell'atto — quella che produce effetti, cioè i rimborsi — decorre dalle 10.30 e non dall'apertura. Una decisione presa alla mezzanotte e mezza che non tocca alcun ingresso prima delle 10.30 è, nei suoi effetti concreti, una decisione che comincia alle 10.30.
Inoltre la sequenza raccontata dalle agenzie è di segno opposto alla versione della nota: prima il settore, poi la protesta sindacale, poi l'intero monumento. Nel cantiere del Colosseo, quella notte, era morto un operaio; il perimetro della chiusura si è allargato mentre cresceva la pressione pubblica, non prima. Perché la differenza conta: una cosa è fermare un sito per lutto, un'altra è fermarlo per non doverne più discutere.
Chi era Andrea Moretti, rocciatore a ventidue anni
Andrea Moretti era nato a Tottea, frazione del Comune di Crognaleto, in provincia di Teramo: poco più di mille abitanti. Era un operaio rocciatore, specializzato nelle lavorazioni in quota e in fune, un mestiere diffuso fra i giovani delle aree montane teramane. Aveva iniziato dopo aver lasciato la scuola di Belle Arti a Firenze, seguendo le orme del padre Fabrizio, a sua volta operaio, rimasto invalido circa trent'anni fa per un grave infortunio sul lavoro nel quale perse una gamba. Amava i cavalli e il tiro con l'arco. Aveva tre sorelle maggiori.
Il sindaco di Crognaleto, Orlando Persia, lo aveva incontrato l'8 settembre alla festa patronale del paese: «Un giovane appassionato del suo lavoro, molto orgoglioso per il fatto di lavorare nel monumento più famoso del mondo». Quindi anche l'ultima conversazione del sindaco con lui riguardava il cantiere del Colosseo. Il Comune ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali. Sul posto, quella notte, sono intervenuti i carabinieri, il medico legale, il pubblico ministero di turno, l'Ispettorato del lavoro e il personale dell'Asl Spresal.
La scadenza del 9 ottobre e il turno di notte
Il cantiere del Colosseo in cui Moretti lavorava riguarda il nuovo impianto di illuminazione dell'Anfiteatro Flavio: la sostituzione dei 120 faretti esistenti e la posa di nuovi proiettori. Il progetto porta la firma dell'architetta Francesca Storaro, figlia di Vittorio Storaro, ed è finanziato da Tod's di Diego Della Valle nel solco delle manutenzioni degli ultimi quindici anni. L'inaugurazione era fissata per il 9 ottobre: sedici giorni dopo la notte dell'incidente. Il 22 settembre, poche ore prima della caduta, la stampa romana aveva annunciato l'avvio della nuova luce.
Da qui una domanda che nessuno ha ancora sciolto e che non equivale ad affermare un nesso causale: perché nel cantiere del Colosseo si lavorava di notte. La risposta ovvia — il monumento di giorno è pieno di visitatori — è anche quella che descrive il vincolo. Un sito che incassa biglietti ogni quarto d'ora può far entrare le squadre solo quando i cancelli sono chiusi, e questo sposta il lavoro in quota nelle ore peggiori. Quindi il turno notturno non è un dettaglio organizzativo del cantiere del Colosseo: è la conseguenza diretta di un calendario di visite che non si interrompe mai. Sarà la Procura a stabilire se, e quanto, quel vincolo abbia pesato.

Appalti pubblici: cosa cercano i magistrati nel cantiere del Colosseo
La Procura di Roma, con l'aggiunto Antonino Di Maio, indaga per omicidio colposo. Il dato tecnico più pesante è che Moretti è stato trovato con l'imbracatura indossata ma senza la fune agganciata, e che la fune non risulta spezzata. Sono stati sentiti i due colleghi presenti nel cantiere del Colosseo al momento della caduta, uno dei quali è il cognato della vittima. Gli accertamenti riguardano la dinamica, affidata a una consulenza tecnica, la formazione degli operai e i documenti dell'appalto, acquisiti presso il Parco archeologico.
Proprio l'appalto è il fronte politico. «Pensare che un ragazzo di ventidue anni possa morire in un cantiere pubblico indica la gravità e l'insostenibilità della situazione: parliamo di un appalto nel settore pubblico», ha detto il segretario della Cgil Maurizio Landini. «Questo sistema di appalti uccide. Questa è una responsabilità politica che non può essere più taciuta». È lo stesso nodo — catena dei subappalti, ultimo anello, controlli — emerso nell'inchiesta sull'agguato agli operai edili di Trieste, dove il rapporto dell'Ispettorato nazionale del lavoro certificava il 71,8% di irregolarità nel comparto. La differenza è che il cantiere del Colosseo è dello Stato, e lo Stato in questo caso è committente.
Giorgia Meloni ha parlato di una morte «inaccettabile», il sindaco Roberto Gualtieri di una perdita che «colpisce tutta Roma». Il Ministero della Cultura ha sospeso tutti i lavori nel sito, cantiere del Colosseo compreso, in attesa degli accertamenti.
I numeri Inail presentati ventiquattr'ore prima
C'è una coincidenza che rende questa morte più difficile da archiviare. Il 22 settembre, cioè il giorno prima, il presidente dell'Inail Fabrizio D'Ascenzo aveva presentato alla Camera la Relazione annuale 2025. I casi mortali denunciati sono stati 1.198, in calo del 3,3% rispetto ai 1.239 del 2024: 1.189 lavoratori — trentasette in meno — e nove studenti. Il tasso è sceso a 3,69 decessi ogni centomila occupati. Le denunce di infortunio sono però salite a 600mila e le malattie professionali a 98.312, il dato più alto degli ultimi ventisei anni.
Millecentottantanove morti in un anno fanno 3,26 al giorno. E il calo, letto in valore assoluto, dice quanto sia lenta la discesa: al ritmo del 2025, meno trentasette vittime l'anno, azzerare quel numero richiederebbe trentadue anni. Si arriverebbe al 2058. Andrea Moretti, che ne aveva ventidue, ne avrebbe compiuti cinquantaquattro. È un'estrapolazione lineare su una sola annualità, non una previsione: serve a dare la scala, non a fare una profezia.
Lo stesso documento misura anche l'altro lato. L'Inail ha chiuso il 2025 con un avanzo finanziario di competenza di oltre 1,74 miliardi, un avanzo di amministrazione superiore a 53 miliardi e un fondo di cassa di 47,51 miliardi, di cui 47,18 giacenti presso la Tesoreria Centrale dello Stato. Il Bando Isi, la principale leva di incentivo alla prevenzione, vale 600 milioni: l'1,3% di quel fondo di cassa, il 5,8% dei 10,38 miliardi incassati in premi. Quindi il sistema è finanziariamente solido; la quota che torna alle imprese per mettere in sicurezza i cantieri — dal più piccolo fino al cantiere del Colosseo — resta un decimale.
Il decreto-legge 159 del 2025, convertito dalla legge 198, ha attribuito all'Istituto nuove funzioni proprio sulla formazione nei settori a maggior rischio: costruzioni, logistica, trasporti. Il cantiere del Colosseo rientrava nel primo. Vale lo stesso ragionamento già fatto su quattro braccianti morti ad Amendolara: la norma esiste, la statistica migliora di qualche decimale, e intanto l'ultimo anello della catena continua a pagare il prezzo pieno.
Infine resta il dettaglio che dice tutto della gerarchia dei valori in campo. Il Parco archeologico ha motivato il ritardo nella chiusura con il rischio di assembramenti fuori dal monumento, «con possibili ripercussioni sulla sicurezza e sull'ordine pubblico». La sicurezza, cioè, è stata invocata per tenere aperto un sito dentro il quale la sicurezza era appena venuta a mancare. Nel cantiere del Colosseo quella notte è morto un ragazzo di ventidue anni, e il primo turno di visita è entrato lo stesso.


