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Tav Napoli-Bari: venti misure cautelari su tre tratte

Venti misure cautelari sui cantieri della Tav Napoli-Bari: corruzione, caporalato e fatture false fra Napoli, Avellino e Benevento. Mazzette nascoste nei panettoni, 34 lavoratori egiziani a Grottaminarda con turni fino a venti ore e calcestruzzo sotto le soglie di progetto.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Tav Napoli-Bari: viadotto ferroviario in costruzione in una valle dell'Appennino campano all'alba
Immagine generata con IA

L'inchiesta sulla Tav Napoli-Bari è arrivata quattro giorni dopo un comunicato di buone notizie. Il 25 settembre Rete Ferroviaria Italiana annunciava l'avvio dello scavo della galleria Melito, l'ultima delle tre previste nel lotto Apice-Hirpinia. Martedì 29 settembre il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli ha notificato venti misure cautelari sui cantieri della stessa opera.

I reati contestati nell'inchiesta sulla Tav Napoli-Bari, a vario titolo, sono cinque: intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, emissione di fatture per operazioni inesistenti, corruzione per l'esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio e favoreggiamento. Tutti i destinatari delle misure sono indagati e presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

Tav Napoli-Bari: venti misure cautelari su tre tratte

L'ordinanza sulla Tav Napoli-Bari è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura guidata da Nicola Gratteri, con il pubblico ministero Henry John Woodcock. Le misure si dividono in dieci arresti domiciliari, sette obblighi di dimora con presentazione alla polizia giudiziaria — in due casi accompagnati dalla sospensione dall'esercizio del pubblico servizio — e tre interdittive con sospensione totale per la durata di un anno.

Le tratte finite nel fascicolo sulla Tav Napoli-Bari sono tre: Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano. Coprono le province di Napoli, Avellino e Benevento. Il gip ha inoltre disposto il sequestro preventivo del profitto dei reati di corruzione, finalizzato alla confisca anche per equivalente: l'importo non è stato reso noto.

Quello che le indagini sulla Tav Napoli-Bari hanno seguito non è una singola gara, ma l'intera catena. Dall'affidamento dei lavori alla loro esecuzione, dalla contabilizzazione ai controlli, fino ai pagamenti alle imprese. Più la gestione dei materiali di scavo, quella dei rifiuti di cantiere e la fornitura di calcestruzzo. Secondo l'ordinanza sarebbe emerso un «sistema di rapporti corruttivi» tra imprenditori e pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che, «in ragione delle responsabilità tecniche, amministrative e di cantiere esercitate», avrebbero agevolato determinate imprese. Il testo del provvedimento è stato ripreso per esteso dalle cronache campane.

Panettoni, orologi e una Porsche: il listino dei favori

La parte dell'inchiesta che circolerà di più è anche la meno importante, ed è bene dirlo subito. Durante i controlli del periodo natalizio nei cantieri della Tav Napoli-Bari i finanzieri hanno trovato diecimila e quattromila euro in contanti nascosti tra panettoni e biscotti. In altri casi il denaro viaggiava dentro pacchi confezionati con latticini: uno era stato deliberatamente marcato «Durc», la sigla del documento unico di regolarità contributiva.

Il resto del listino ricostruito dagli inquirenti è altrettanto concreto: cinque orologi di pregio per un valore complessivo di 19.900 euro, una Porsche Macan messa a disposizione per una vacanza, un trattorino tosaerba da 3.722 euro, un iPhone, un paio di cuffie bluetooth, un'imbarcazione con skipper, soggiorni e l'assunzione di un familiare. Un bonifico da 18.300 euro sarebbe stato in parte destinato al pagamento di un appartamento a Roccaraso, come corrispettivo di una corsia preferenziale nei pagamenti. Altri cinquemila euro in contanti sono stati recuperati.

Messe in fila, quelle utilità valgono qualche decina di migliaia di euro. L'opera su cui si innestano ne vale oltre sei miliardi. La sproporzione non è un dettaglio di colore: dice che l'oggetto dello scambio non era una somma di denaro, ma una funzione pubblica. Ed è esattamente il punto su cui l'inchiesta sulla Tav Napoli-Bari si distingue dalla solita cronaca di tangenti.

Trentaquattro egiziani a Grottaminarda, turni fino a venti ore

Il filone sul lavoro è quello che pesa di più nell'inchiesta sulla Tav Napoli-Bari. Nel cantiere di Grottaminarda gli inquirenti collocano 34 lavoratori di origine egiziana impiegati in condizioni descritte come particolarmente gravose: turni di dieci, dodici, quattordici, sedici e in alcuni casi fino a venti ore, con periodi di riposo ridotti in certe circostanze a tre o quattro ore.

Alle contestazioni sull'orario si aggiungono retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali o comunque sproporzionate rispetto alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, l'inosservanza delle disposizioni su igiene e sicurezza, metodi di sorveglianza sui lavoratori, situazioni alloggiative precarie e irregolarità nei permessi di soggiorno e nella documentazione sulla formazione obbligatoria. È lo schema che la magistratura italiana ha già trovato altrove, dai campi della Piana del Sele fino ai laboratori che cuciono per il lusso, come nell'inchiesta milanese sul caporalato nella moda.

Grottaminarda, in Irpinia, non è un cantiere qualunque della Tav Napoli-Bari: dà il nome a una delle gallerie del lotto Apice-Hirpinia, quella che il comunicato di Rfi del 25 settembre dava per completata insieme alla Rocchetta, nel bollettino sull'avvio dello scavo della Melito. Lo stesso comunicato ricorda che il lotto è stato affidato da Rete Ferroviaria Italiana al Consorzio Hirpinia AV, con la direzione lavori di FS Engineering. Nessuna delle fonti sull'inchiesta indica società o persone tra i destinatari delle misure: né il consorzio né la società di ingegneria risultano, allo stato, coinvolti.

Imbocco di galleria ferroviaria in costruzione con conci di rivestimento in calcestruzzo impilati al crepuscolo
Il lotto Apice-Hirpinia prevede tre gallerie: Grottaminarda e Rocchetta sono completate, lo scavo della Melito è cominciato il 25 settembre. · Immagine generata con IA

Calcestruzzo a 29 N/mm²: i carotaggi sulle opere non ultimate

Il terzo filone riguarda la qualità del calcestruzzo impiegato sulla Tav Napoli-Bari. I carotaggi eseguiti su opere non ancora ultimate avrebbero evidenziato, in alcuni casi, valori di resistenza inferiori a quelli previsti dal progetto: in un'occasione 30, 29 e 32 newton per millimetro quadrato, un risultato che portò al blocco dei lavori. Tra le cause ipotizzate negli accertamenti compaiono l'aggiunta di acqua, l'errato dosaggio degli additivi e anomalie nella preparazione e nel trasporto.

Per il gip si tratta di una circostanza di straordinaria gravità. E infatti è quella che cambia la natura del fascicolo: finché si parla di mazzette il danno è erariale, quando si parla di resistenza a compressione il danno è strutturale. Nella stessa indagine sulla Tav Napoli-Bari emerge inoltre lo smaltimento come rifiuti non pericolosi di materiali di scavo in cui erano presenti tracce di amianto.

Infine il meccanismo finanziario: un sistema di fatture per operazioni inesistenti avrebbe creato la disponibilità di contante poi in parte confluita nelle dazioni corruttive. È il pezzo che tiene insieme gli altri due, perché trasforma un flusso regolare di pagamenti pubblici nel denaro con cui si compra chi quei pagamenti li autorizza. Anche qui, la vicenda ricorda quanto accaduto nel cantiere del Colosseo: nelle grandi opere il punto debole non è quasi mai il progetto, è la catena di chi lo esegue.

Carote cilindriche di calcestruzzo su un banco di laboratorio davanti a una pressa per prove di compressione
I carotaggi sulle opere non ancora ultimate avrebbero dato in un caso valori di 30, 29 e 32 newton per millimetro quadrato, sotto le soglie di progetto. · Immagine generata con IA

La Tav Napoli-Bari vale 145 chilometri e i soldi del Pnrr

Serve la scala per capire cosa è in gioco. La Tav Napoli-Bari, linea ad alta velocità e alta capacità, si estenderà per 145 chilometri e comprenderà 15 gallerie, 25 viadotti e 20 tra stazioni e fermate. Fa parte del corridoio ferroviario europeo TEN-T Scandinavia-Mediterraneo ed è finanziata anche con risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per un investimento complessivo stimato attorno ai 6,2 miliardi di euro.

Quanto della Tav Napoli-Bari sia già in esercizio lo dice Rfi. Il lotto Cancello-Frasso Telesino, 16,5 chilometri di cui quattro in galleria, è entrato in servizio a semplice binario nel settembre 2025 e con il raddoppio nel febbraio 2026. Nel giugno 2026 è stata attivata la tratta Napoli-Cancello, 15,6 chilometri e un investimento di circa 1,1 miliardi, insieme alle stazioni di Acerra e Afragola. Dal 15 settembre 2026 è aperta anche la fermata sotterranea di Casalnuovo. In totale sono 55 i chilometri di nuova linea già operativi sulla Tav Napoli-Bari.

Dal 1° luglio 2026, inoltre, un Frecciarossa diretto collega Lecce e Bari a Napoli senza cambi, percorrendo proprio la nuova tratta Napoli-Cancello. Bari-Napoli in circa tre ore e mezza, Lecce-Napoli in circa cinque. Restano in fase di completamento i raddoppi Frasso-Telese e Telese-Vitulano, gli ultimi due tasselli campani della Tav Napoli-Bari.

Tav Napoli-Bari, la domanda che il comunicato non pone

Rimesse su quella mappa, le tre tratte citate nell'ordinanza smettono di sembrare tre cantieri qualunque della Tav Napoli-Bari. Napoli-Cancello porta viaggiatori da giugno. Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano è in completamento. Apice-Hirpinia è in piena costruzione, con l'ultima galleria appena imboccata. Messe insieme, coprono l'intero ciclo di vita dell'opera: il finito, il quasi finito e il futuro.

Il dato rassicurante va detto per primo, perché è quello che le fonti documentano. Il calcestruzzo fuori specifica è stato trovato su opere non ancora ultimate, e il ritrovamento ha prodotto un blocco dei lavori. Dove qualcuno ha prelevato una carota, insomma, il controllo ha funzionato. Nessuna contestazione, allo stato, riguarda la sicurezza dei 55 chilometri della Tav Napoli-Bari già aperti al traffico, e nessuna fonte parla di verifiche in corso su quelle tratte.

Resta però la domanda che il comunicato della Procura non affronta, ed è la più semplice. L'accusa non riguarda in fondo il calcestruzzo: riguarda chi doveva controllarlo, contabilizzarlo e pagarlo. Se l'impianto accusatorio regge, la funzione che sarebbe stata comprata è esattamente quella che decide dove e quando si preleva un campione. Quante carote, allora, sono state estratte dalle opere che invece sono state ultimate, contabilizzate e liquidate? Nessun atto pubblico lo dice. Ed è la sola cifra che, in una vicenda piena di numeri, oggi manca.

Quattro giorni separano il comunicato sulla talpa Aurora che imbocca la galleria Melito dall'ordinanza che ha svuotato mezzo organigramma di cantiere. Nella stessa settimana la Tav Napoli-Bari ha mostrato le due cose che è insieme: un'opera pubblica che avanza davvero, e una catena di controlli che una Procura ritiene si potesse comprare con un panettone.

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