Vai al contenuto
Newsletter

Economia e FinanzaFashion WeekModa

Sostegno alla moda: i 100 milioni fermi da 49 giorni

Meloni apre la Milano Fashion Week a Palazzo Reale e rivendica il sostegno alla moda citando i 100 milioni per le PMI della filiera. Ma la scheda del Mimit dice ancora che i termini per le domande saranno fissati da un decreto mai arrivato: 49 giorni dopo la firma lo sportello resta chiuso.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Sostegno alla moda: tavolo di gala apparecchiato e deserto in una sala storica milanese, la cena di apertura della Fashion Week
Immagine generata con IA

Il sostegno alla moda ha avuto la sua sera di gala. Il 23 settembre, a Palazzo Reale, Giorgia Meloni è arrivata alla cena inaugurale della Milano Fashion Week organizzata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana e ha spiegato perché ci teneva a esserci di persona: «in un momento che non è facilissimo per un comparto che però continua a darci grandi risultati», ha detto, serviva «dare un segnale anche fisico di presenza e di vicinanza». Poi la frase che ha fatto il titolo ovunque: «anche per dire che il governo c'è».

È la prima volta in anni che un presidente del Consiglio apre la settimana della moda milanese, e il sostegno alla moda è stato il filo di tutto il suo intervento. Il gesto ha un peso politico reale, e la premier non si è limitata al simbolo: ha citato una cifra. Quella cifra, però, oggi non è ancora spendibile da nessuna impresa italiana. Ed è lì che il sostegno annunciato e quello effettivamente disponibile smettono di coincidere.

Sostegno alla moda: che cosa ha detto la premier

Nel passaggio ripreso dall'Adnkronos, Meloni ha rivendicato un sostegno alla moda fatto non solo di presenze: «non solamente con i provvedimenti, non solamente con le risorse. Avrete visto i 100 milioni per incentivare gli investimenti. L'ultimo di tante cose che stiamo facendo».

La misura esiste davvero, e va detto subito: come forma di sostegno alla moda non è un annuncio a vuoto. Nasce dall'articolo 3 della legge 11 marzo 2026 n. 34, la legge annuale sulle PMI, ed è stata disciplinata dal decreto ministeriale del 6 agosto 2026. Cento milioni a valere sul Fondo per la crescita sostenibile, contributo a fondo perduto più finanziamento agevolato, riserva del 25% alle micro e piccole imprese e del 40% al Mezzogiorno. Sulla carta è lo strumento più consistente di sostegno alla moda messo in campo da questo governo.

Il problema è a valle. Inoltre, come già raccontato in questo giornale quando il decreto è stato pubblicato, quei soldi hanno un difetto che nessun comunicato mette in evidenza: non hanno una data di apertura.

I 100 milioni esistono, lo sportello no

La verifica è immediata e chiunque può rifarla. La scheda ufficiale del Mimit dedicata alle «PMI operanti nella filiera della moda» riporta, alla voce «Modalità di accesso», una sola frase: «I termini e le modalità per la presentazione delle domande saranno definiti con un successivo decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese». Ultima modifica della pagina: 10 settembre 2026. Alla data in cui scriviamo, quella frase è ancora lì.

Tradotto: il sostegno alla moda è scritto, finanziato e regolato, ma la finestra per presentare domanda non è mai stata aperta. Un'impresa che ieri sera avesse ascoltato la premier e stamattina volesse chiedere quei fondi non troverebbe nessun modulo da compilare. Il conto dei giorni è impietoso per il sostegno alla moda: 170 giorni dall'entrata in vigore della legge, il 7 aprile; 49 giorni dalla firma del decreto ministeriale; 14 giorni dal comunicato che annunciava i 100 milioni.

Sostegno alla moda: corridoio ministeriale deserto con uno sportello chiuso, immagine dei 100 milioni non ancora accessibili
Il decreto è firmato da 49 giorni, ma le domande per i 100 milioni non si possono ancora presentare. · Immagine generata con IA

C'è un dettaglio che rende il ritardo ancora più visibile. Lo stesso 6 agosto in cui veniva firmato il decreto sulla moda, la stessa Direzione generale per gli incentivi alle imprese firmava il decreto direttoriale che fissava «termini e modalità per la presentazione delle domande» di un'altra misura, Scoperta imprenditoriale II. Stesso giorno, stessa direzione, due destini diversi: per una misura i termini sono arrivati subito, per la filiera del tessile e della pelletteria no.

Sei finestre aperte, nessuna per il sostegno alla moda

L'elenco pubblico dei decreti direttoriali del Mimit permette di misurare quanto sia lento questo specifico sostegno alla moda rispetto al resto. Dal 6 agosto a oggi la direzione ha prodotto sei provvedimenti per altre misure: il 22 settembre tre in un giorno solo — presentazione domande per le soluzioni digitali a supporto della conformità normativa, aggiornamento della graduatoria degli Accordi per l'innovazione 2025, elenco dei candidati ammessi al corso per revisori di cooperative. Il 14 settembre la proroga dei termini IPCEI CAM. L'11 settembre due atti sul bonus colonnine domestiche, di cui uno intitolato, per l'appunto, «Termini di apertura».

Quindi: il giorno prima che la premier dicesse «il governo c'è» alla platea della moda italiana, quella direzione stava firmando tre decreti, nessuno dei quali di sostegno alla moda. Nessuno dei sei riguardava la filiera moda. Il ritardo non è dunque una congestione generale degli uffici, ed è questo che lo rende una scelta di priorità più che un incidente burocratico.

Va aggiunto il contrappeso, perché esiste. Quando una finestra si apre davvero, il denaro raggiunge il settore in tempi rapidissimi: l'8 luglio il Mimit annunciava che il credito d'imposta design aveva esaurito 60 milioni in 24 ore, con oltre 400 pratiche in prevalenza del comparto moda. La macchina del sostegno alla moda funziona, quando viene accesa. È l'interruttore che questa volta non è stato premuto.

Quanto pesa davvero il sostegno alla moda sui conti del comparto

Tuttavia il punto non è solo il calendario. È anche la proporzione. Il fatturato del sistema moda italiano vale 91,384 miliardi e ha perso circa 10 miliardi dal 2023. Rapportati a quella perdita, i 100 milioni di sostegno alla moda coprono l'1%. Rapportati al fatturato annuo, lo 0,11%.

Divisi per le 37.331 imprese censite da Confindustria Moda, i fondi di sostegno alla moda valgono 2.679 euro a testa — cifra teorica, perché il decreto non funziona così: ammette programmi fra 1 e 20 milioni con agevolazione fino al 75%, cioè un massimo di 15 milioni a programma. Sette programmi al tetto massimo assorbirebbero l'intero stanziamento. Tolti i 40 milioni riservati al Mezzogiorno, per Toscana, Veneto, Marche e Lombardia restano 60 milioni: quattro programmi.

Non è una critica alla misura in sé, che è selettiva per scelta e serve a finanziare investimenti veri, non a distribuire ristori. È però la misura esatta di che cosa quel sostegno alla moda può e non può fare: è un intervento industriale mirato su poche decine di aziende strutturate, non una risposta di sistema alla crisi di un comparto che conta 372.200 addetti.

Sostegno alla moda: laboratorio artigianale di pelletteria italiano fermo, con banco da lavoro e macchina da cucire inattiva
Le PMI della filiera restano il destinatario dichiarato dei 100 milioni: per ora, senza una data. · Immagine generata con IA

La sala di Palazzo Reale e la filiera fuori

Al tavolo della premier sedevano il sindaco Beppe Sala, il presidente della Camera Nazionale della Moda Carlo Capasa, l'ambasciatore statunitense Tilman Fertitta e i vertici dei gruppi più solidi del settore: Luca de Meo per Kering, Frédéric Arnault per LVMH, Andrea Guerra per Prada, Alfonso Dolce, Diego Della Valle, Renzo Rosso, Remo Ruffini, Gildo Zegna, Brunello Cucinelli. Con loro Anna Wintour, Bianca Balti e Ghali.

È una fotografia utile per capire a chi serve il sostegno alla moda, perché racconta due comparti diversi che condividono lo stesso nome. Le maison presenti a Palazzo Reale hanno bilanci che reggono. I 100 milioni non sono per loro: il decreto si rivolge alle PMI della filiera, i terzisti, i laboratori, i pellettieri e i tessitori che non erano in quella sala e che sono esattamente il segmento in cui la crisi morde. Il sostegno alla moda annunciato davanti ai primi è destinato ai secondi.

Infatti la settimana era cominciata con un altro dato poco festoso: i visitatori italiani della Fashion Week sono passati dal 54% al 40,6% del pubblico in una sola edizione, diventando minoranza nella propria città.

La polemica parallela: Milano invece di New York

La serata ha prodotto anche uno scontro politico che con il sostegno alla moda c'entra solo di riflesso. Nelle stesse ore si teneva l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove l'Italia era rappresentata da Antonio Tajani. Matteo Renzi ha attaccato: «Sono tutti a New York. Quasi tutti, perché Meloni non è venuta. E manda Tajani». E ancora: «Partecipare all'Onu è un dovere, non uno schiribizzo della premier. Che vergogna, che figuraccia». Sulla stessa linea il M5S con Riccardo Ricciardi.

È una polemica di agenda, legittima ma separata dal merito del sostegno alla moda. Perché sul merito la domanda resta un'altra, e non la pone l'opposizione: se il governo c'è, quando apre lo sportello?

Che cosa guardare adesso

Il passaggio che trasformerà l'annuncio in sostegno alla moda effettivo è un atto amministrativo breve e già previsto: il decreto del direttore generale che fissa termini e modalità. Non richiede nuove risorse né un nuovo passaggio parlamentare: il sostegno alla moda è già coperto. Richiede una firma.

Finché quella firma non arriva, i 100 milioni restano una posta di bilancio corretta e un titolo di giornale. Il precedente del credito d'imposta design suggerisce anche che cosa succederà il giorno dell'apertura: una corsa, con le domande che superano la dotazione in poche ore e una graduatoria che — come prevede l'articolo 9 del decreto — premierà soprattutto chi ha gli indici di bilancio migliori. Infine, sarà interessante verificare quanto di quel sostegno alla moda finirà alle micro imprese, considerato che la soglia minima di un milione di euro per programma le costringe di fatto ad aggregarsi in gruppi da tre a sei.

Il governo, a Palazzo Reale, ha detto di esserci. Il modo più semplice per dimostrarlo non passa da una cena: passa da una data.

Le ultime

Newsletter

Ogni articolonella tua posta

Scegli tu quanto spesso e su quali temi. Te ne vai con un clic, quando vuoi.

Quanto spesso