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Moda

Tavolo permanente moda: Italia e Francia unite al Mimit

Tavolo permanente moda: al Mimit Adolfo Urso e il francese Sébastien Martin varano un gruppo di lavoro stabile su commercio e filiera, un fronte europeo del lusso contro l'ultra fast fashion.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Tavolo permanente moda: sala riunioni istituzionale con bandiere di Italia e Francia e tessuti di alta sartoria
Immagine generata con IA

Il tavolo permanente moda tra Italia e Francia è realtà. Oggi, 15 luglio 2026, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy il ministro Adolfo Urso e l'omologo francese Sébastien Martin hanno varato un gruppo di lavoro stabile sul commercio e sulla cooperazione di filiera. L'incontro romano trasforma in struttura permanente l'intesa avviata a Parigi lo scorso giugno, quando Urso aveva incontrato i vertici di LVMH e Kering.

Attorno allo stesso tavolo si sono seduti anche il viceministro Valentino Valentini, la sottosegretaria Mara Bizzotto, la Camera della Moda, Confindustria, le Regioni e i sindacati. Presente pure la Federazione Moda Italia, che ha espresso soddisfazione per la nascita di un presidio dedicato al commercio del settore.

Tavolo permanente moda: cosa nasce al Mimit

Il tavolo permanente moda non è un semplice vertice diplomatico. Si tratta di un organismo bilaterale destinato a riunirsi con regolarità per coordinare le politiche industriali dei due Paesi che, insieme, rappresentano il cuore del lusso mondiale. Roma e Parigi puntano a difendere le catene del valore, armonizzare le regole europee e presentarsi come un blocco unico a Bruxelles.

«Questa deve essere la stagione del rinascimento industriale dell'Europa», ha dichiarato Urso, rilanciando l'idea di riportare la manifattura al centro delle scelte comunitarie. Il ministro ha definito l'intesa un modello esportabile ad altri comparti strategici. La cooperazione, spiega la nota congiunta del Mimit, nasce per mettere in comune strumenti, dati e strategie negoziali.

La scelta di rendere permanente il confronto risponde a una logica precisa. A giugno, a Parigi, l'apertura tra Urso, Bernard Arnault e Luca de Meo era rimasta un'intesa di principio; oggi, a Roma, quel dialogo diventa una sede istituzionale con incontri calendarizzati. In questo modo Italia e Francia intendono superare la logica del vertice occasionale e costruire un metodo di lavoro continuativo, capace di reagire in tempi rapidi alle pressioni dei mercati globali e alle decisioni di Bruxelles.

Un fronte europeo contro l'ultra fast fashion

Il dossier più urgente resta la lotta all'ultra fast fashion. Italia e Francia spingono insieme per l'adozione, a livello europeo, di un dazio fisso di 3 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue, misura entrata in vigore il 1° luglio 2026. Non a caso la stampa di settore ha già ribattezzato l'intesa come il fronte europeo del lusso.

I numeri spiegano l'urgenza. Secondo i dati citati da Urso, ogni anno quasi 5,9 miliardi di articoli — oltre il 90% dei quali provenienti dalla Cina — entravano in Europa senza pagare dazi. Un flusso che, secondo il governo, distorce la concorrenza e mette a rischio la filiera manifatturiera del continente. Inoltre, l'asse italo-francese chiede regole più severe su tracciabilità e sostenibilità dei prodotti importati.

Tax credit e incentivi per la filiera del lusso

Sul fronte interno, il governo italiano ha ricordato gli strumenti già attivi per sostenere le imprese della moda. Il credito d'imposta per il design vale 60 milioni di euro: appena aperta la piattaforma sono arrivate oltre 400 domande, tanto che il Mimit sta valutando un rifinanziamento.

A questi si aggiungono i mini contratti di sviluppo, fino a 100 milioni destinati agli investimenti del settore con progetti da 1 a 20 milioni ciascuno, previsti dalla Legge annuale per le Pmi. Il piano Transizione 5.0, infine, mette sul piatto quasi 10 miliardi di incentivi su base triennale: in un solo mese sono arrivati oltre 9.000 progetti, per più di 3 miliardi di investimenti. Rifinanziata anche la Nuova Sabatini per l'acquisto di macchinari. Perciò il tavolo permanente moda non resta un semplice annuncio, ma poggia su risorse già stanziate.

Un modello che guarda oltre la moda

Urso e Martin hanno chiarito che il metodo sperimentato sulla moda potrà essere replicato. Il perimetro dei comparti strategici da difendere insieme comprende infatti anche elettrodomestici, automotive, siderurgia, chimica, microelettronica, materie prime e spazio. Del resto, l'industria della moda italiana è un pilastro dell'economia: il tessile e l'abbigliamento valgono da soli 58 miliardi di euro, a conferma del peso di una filiera che ora chiede protezione politica.

Sul fronte industriale, la nascita del tavolo permanente moda è stata accolta con favore. La Federazione Moda Italia ha parlato di un passo atteso da tempo, mentre Confindustria e la Camera della Moda hanno insistito sulla necessità di trasformare gli impegni politici in misure concrete e stabili nel tempo. Il settore, del resto, arriva a questo appuntamento dopo mesi difficili, segnati dal calo dei consumi e dalla contrazione dell'export verso alcuni mercati chiave, a partire dalla Cina.

«Italia e Francia insieme a difesa dei nostri comparti strategici»: è la sintesi affidata da Urso e Martin. La partita, tuttavia, si giocherà a Bruxelles, dove l'asse italo-francese dovrà convincere gli altri Stati membri. Quindi il tavolo permanente moda, nato oggi al Mimit, diventa il primo banco di prova di una nuova stagione di politica industriale europea. Ulteriori dettagli sull'iniziativa sono disponibili sulla sezione moda di Repubblica.

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