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Cinema

Comitato di selezione Oscar: cinque nomi per 21 film

Il comitato di selezione che ha designato L'estranea per gli Oscar 2027 era composto da cinque persone, e l'ANICA ne ha pubblicato i nomi senza una qualifica accanto. Il primo è il direttore generale Cinema del Ministero della Cultura.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Comitato di selezione Oscar: sala istituzionale romana vuota con lungo tavolo e sedie
Immagine generata con IA

Il comitato di selezione che il 23 settembre ha scelto il film italiano per gli Oscar 2027 era composto da cinque persone. L'ANICA ne ha pubblicato i nomi uno accanto all'altro, in un comunicato di poche righe, senza una qualifica: Giorgio Carlo Brugnoni, Cristina Comencini, Federica Lucisano, Francesco Melzi D'Eril, Niccolò Vivarelli. Il primo di quei cinque nomi è il direttore generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura.

Tutte le testate hanno titolato sul film. L'estranea di Paolo Strippoli, thriller horror passato in concorso a Venezia 83, rappresenterà l'Italia nella categoria International Feature Film. Il regista ha trentatré anni e ha parlato di «un segnale enorme, fortissimo». È la notizia, ed è giusta. Ma è solo la metà di quello che il comitato di selezione ha messo per iscritto quella mattina.

Il comitato di selezione pubblicato senza un ruolo accanto

Il testo dell'ANICA del 23 settembre è asciutto. Dice che il comitato di selezione è stato istituito «su incarico dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences», che si è riunito «davanti a un notaio», elenca i cinque nomi e riporta la motivazione del voto: L'estranea è stato scelto «perché è un film nuovo, di genere, di un giovane autore, che ha da poco iniziato il suo percorso ed è stato apprezzato dal pubblico e dalla critica nazionale e internazionale».

Accanto ai cinque nomi del comitato di selezione non c'è una professione, un'azienda, un incarico. Il lancio ANSA non li riporta affatto. Il Fatto Quotidiano li ricopia nell'ordine esatto del comunicato, senza aggiungere chi siano. Nessuna delle riprese consultate — Adnkronos, RaiNews, Sky TG24, LaPresse, Fanpage, Leggo — scrive che uno dei cinque giurati è il dirigente che al Ministero della Cultura firma i decreti sul cinema. Non perché lo abbiano nascosto: perché il comunicato non lo diceva, e nessuno è andato a controllare.

Chi siede nel comitato di selezione

La scheda pubblica della Direzione generale Cinema e audiovisivo è esplicita. Giorgio Carlo Brugnoni è direttore generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura da ottobre 2025. Prima era vice capo di gabinetto del ministero da maggio 2023 e consigliere economico del ministro da dicembre 2022. Da novembre 2025 siede inoltre nel board of management di Eurimages, nell'executive council dell'Osservatorio europeo dell'audiovisivo e nel board di EFAD, l'associazione delle agenzie cinematografiche europee. Viene da Cassa Depositi e Prestiti e ha un dottorato in gestione bancaria e finanziaria.

La direzione che guida è l'ufficio che assegna il tax credit, i contributi selettivi e i contributi automatici al cinema italiano: è la stessa struttura che gestisce il riparto del Fondo cinema e audiovisivo. Quindi l'uomo che decide come si distribuiscono i soldi pubblici ai film italiani è anche uno dei cinque del comitato di selezione che hanno votato quale film italiano va agli Oscar.

Non è vietato da nulla. Il bando ANICA non pone requisiti sulla composizione del comitato di selezione: l'Academy «invita l'ANICA a formare il Comitato», punto. Chi compone il comitato di selezione, e quanti ne facciano parte, è una scelta discrezionale dell'associazione. Proprio per questo la scelta è un fatto, e meritava una riga.

Gli altri quattro. Federica Lucisano è presidente dell'Unione Produttori dell'ANICA, cioè dirigente dell'associazione che organizza il voto, e amministratrice delegata del gruppo di produzione fondato dal padre Fulvio, scomparso ad agosto. Cristina Comencini è regista e sceneggiatrice. Francesco Melzi D'Eril è un produttore, cresciuto alla Mikado di Roberto Cicutto e Luigi Musini. Niccolò Vivarelli è un giornalista, corrispondente italiano di Variety. Due dei cinque membri del comitato di selezione, quindi, non siedono lì come professionisti del cinema ma come titolari di una carica: una dell'ANICA, una dello Stato.

Da nove a cinque: il comitato di selezione si è dimezzato

Un anno fa lo stesso comitato di selezione ne contava nove, di nomi. Il comunicato con cui il 23 settembre 2025 l'ANICA designava Familia di Francesco Costabile elencava Micaela Fusco, Alessandra Magliaro, Gabriele Muccino, Olivia Musini, Simona Paggi, Federico Pontiggia, Micaela Ramazzotti, Stefano Sardo e Vito Sinopoli: registi, attori, montatori, critici, produttori, giornalisti. La rappresentanza istituzionale in quella stanza era una sola, quella dell'ANICA — Micaela Fusco è oggi presidente dell'Unione Esportatori Internazionali dell'associazione.

Nel 2026 il comitato di selezione perde quattro teste e ne guadagna una nuova categoria: quella ministeriale. Infatti la giuria si assottiglia proprio mentre si allarga il tipo di soggetti che vi siedono. Ed è sparito anche il nome che l'anno scorso aveva prodotto la curiosità più vistosa: Gabriele Muccino, giurato nel 2025, quest'anno non sedeva nel comitato di selezione ma figurava fra i ventuno film italiani in corsa con Le cose non dette. Da chi vota a chi è votato, in dodici mesi.

Quindici preferenze per ventun film

Il dimezzamento non è una questione di stile, perché il regolamento di voto è rimasto quello di prima. Il PDF che l'ANICA linka in fondo alla pagina di designazione porta ancora in testa la dicitura «97ma Edizione degli Academy Awards»: è il testo scritto due edizioni fa, applicato a un comitato di selezione grande poco più della metà.

Quel regolamento impone che «alla prima votazione ciascun membro deve esprimere obbligatoriamente 3 (tre) voti, pena la nullità del voto». Tre preferenze a testa, cinque membri del comitato di selezione: quindici preferenze complessive. I film iscritti erano ventuno. Di conseguenza almeno sei dei ventun titoli non potevano ricevere neanche un voto, per aritmetica, prima ancora che qualcuno entrasse nella stanza. L'anno scorso nove giurati producevano ventisette preferenze su venticinque film: ogni titolo, in linea di principio, poteva essere nominato.

Il secondo turno ha lo stesso problema al contrario. I cinque del comitato di selezione esprimono un voto ciascuno sui cinque film sopravvissuti, per selezionarne tre; ma il regolamento aggiunge che «in caso di ex aequo verranno ammessi alla successiva votazione anche tutti i film classificatisi ex aequo con i primi 3». Con cinque voti su cinque film, la distribuzione che li separa uno per uno lascia tutti pari e li promuove tutti: la votazione che dovrebbe restringere non restringe niente.

Infine la terza votazione, quella decisiva, richiede al primo turno «la maggioranza qualificata (due terzi) dei voti». Due terzi di cinque fa quattro. Tuttavia due giurati su cinque bastano a impedirla e a spingere il voto ai turni successivi, dove la soglia scende all'assoluta e poi alla semplice, fino a ripetersi «a oltranza». Un comitato di selezione a nove esigeva sei voti su nove per chiudere al primo turno; a cinque ne esige quattro su cinque, che è una unanimità meno uno.

Urna di legno per lo scrutinio segreto del comitato di selezione ANICA
Scheda prestampata, croce sulla casella, notaio in sala: la procedura del comitato di selezione è rimasta quella scritta per la 97ª edizione degli Academy Awards. · Immagine generata con IA

Il resto della procedura del comitato di selezione è invariato e conserva un sapore antico: scheda prestampata con i titoli, croce sulla casella, notaio in sala, e per il giurato assente un delegato «nuncius» che riceve il voto per telefono e lo deposita al posto suo. Le spese notarili le pagano i film: cinquecento euro di iscrizione ciascuno, cioè diecimilacinquecento euro versati dai ventun candidati.

Il film scelto dal comitato di selezione esce l'8 ottobre

Sala cinematografica italiana vuota con schermo bianco illuminato
Il film scelto per gli Oscar arriva nelle sale italiane l’8 ottobre, otto giorni dopo la chiusura della finestra di eleggibilità fissata dal bando. · Immagine generata con IA

L'estranea arriva nelle sale italiane giovedì 8 ottobre con 01 Distribution. È prodotto da Propaganda Italia, Rai Cinema e Dinamo Film, con Kazak Productions e Tarantula in coproduzione, e ha nel cast Jasmine Trinca, Adriano Giannini, Romana Maggiora Vergano e Valeria Bruni Tedeschi. A Toronto, tre giorni prima del voto romano, era arrivato primo runner-up del Midnight Madness.

La finestra di eleggibilità fissata dal bando si è però chiusa il 30 settembre: la prima distribuzione doveva cadere tra il 1° ottobre 2025 e quella data. L'uscita italiana del film designato è otto giorni oltre. La qualificazione non poggia dunque sull'uscita in sala che il pubblico conoscerà, ma sulla definizione tecnica che il bando dà di «prima distribuzione» — sette giorni consecutivi di proiezione pubblica in una sala commerciale, dimostrati con un borderò SIAE o Cinetel — oppure su una prima uscita in un Paese diverso dall'Italia. Quale delle due strade sia stata percorsa, nei documenti pubblici non c'è. Il comitato di selezione ha insomma designato un film che in sala, in Italia, nessuno ha ancora potuto vedere.

Resta un'ultima cifra. Per la 99ª edizione l'Academy ha aperto una seconda porta alla categoria: vincere il premio principale in uno dei sei festival riconosciuti, fra cui il Platform Award di Toronto, dove era in concorso Idda di Irene Dionisio. Il Platform è andato ad Angh. La porta è rimasta chiusa, e il comitato di selezione non stava scegliendo il primo film italiano di due: stava scegliendo l'unico.

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