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DirittoEconomia e Finanza

Legge delega nucleare: la spesa nuova è datata 2025

La legge delega nucleare è stata approvata in via definitiva dal Senato il 23 settembre 2026. L'articolo 4 autorizza una sola spesa nuova: 7,5 milioni per campagne informative, intestati al 2025 e al 2026. Tutto il resto è invarianza finanziaria.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Legge delega nucleare: piccolo reattore modulare in una valle italiana
Immagine generata con IA

La legge delega nucleare è stata approvata in via definitiva dal Senato il 23 settembre 2026 con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti. Giorgia Meloni l'ha definita «una promessa mantenuta», Gilberto Pichetto Fratin «una giornata storica per l'Italia». Nessuno, però, ha aperto l'articolo 4 della legge delega nucleare — quello che dice quanto costa. E l'articolo 4 dice una cosa sola: l'unica spesa nuova che il provvedimento autorizza vale 7,5 milioni di euro, è destinata a campagne informative, ed è intestata agli anni 2025 e 2026.

Legge delega nucleare: cosa ha votato davvero il Senato

Il testo della legge delega nucleare è l'atto Camera 2669, «Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile». Montecitorio lo aveva licenziato il 4 giugno 2026 con 155 sì, 86 no e 8 astenuti (Italia Viva); oltre alla maggioranza avevano votato a favore Azione e la componente PLD del misto. Al Senato la commissione Ambiente aveva dato mandato al relatore il 22 luglio: l'Aula ha votato due mesi dopo, senza modificare una virgola.

Sul merito, la legge delega nucleare non autorizza nessuna centrale: autorizza il Governo a scriverne le regole. L'articolo 1, comma 1, gli concede «dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge» per adottare «uno o più decreti legislativi» su produzione di energia nucleare e idrogeno, smantellamento degli impianti esistenti, rifiuti radioattivi, ricerca sulla fusione e riordino delle competenze.

Tutto il resto — dove si costruisce, con quale tecnologia, chi vigila, quanto costa — la legge delega nucleare lo rinvia a decreti che ancora non esistono. Pichetto ha annunciato di volerli chiudere «entro fine anno, di sicuro» e ha indicato il 2033-2034 come orizzonte per le prime centrali. A giugno, dagli stessi banchi, aveva detto 2034-2035.

Aula parlamentare vuota il giorno dopo il voto sulla legge delega nucleare
La legge delega nucleare è passata al Senato con 139 votanti, senza una modifica al testo della Camera. · Immagine generata con IA

Legge delega nucleare: i 7,5 milioni dell'articolo 4

Qui la legge delega nucleare smette di somigliare ai titoli. L'articolo 4, comma 2, «autorizza la spesa di 1,5 milioni di euro per l'anno 2025 e di 6 milioni di euro per l'anno 2026». Sono le uniche risorse fresche dell'intero provvedimento, e servono ad attuare due sole lettere dell'articolo 3: la z), «previsione di una opportuna campagna di informazione ai cittadini sull'energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e sostenibilità», e la aa), «previsione di opportune forme di informazione capillare per le popolazioni direttamente interessate nonché di procedure di consultazione delle medesime».

La copertura arriva «mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2025-2027 […] dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2025», attingendo all'accantonamento del MASE. Tradotto: una legge che entra in vigore a fine 2026 si copre su una tabella del bilancio 2025.

La prima tranche, 1,5 milioni, è intestata a un esercizio finanziario chiuso il 31 dicembre 2025, nove mesi prima che la legge delega nucleare esistesse. La seconda, 6 milioni, va impegnata entro il 31 dicembre 2026: tolti i quindici giorni di vacatio dopo la pubblicazione in Gazzetta, restano poco più di due mesi. Per informare «le popolazioni direttamente interessate» da impianti di cui, a oggi, non è stato individuato un solo sito — perché i siti li definiranno i decreti attuativi che ancora non sono stati scritti.

Non è una forzatura di lettura: è la relazione tecnica della legge delega nucleare a inchiodare la sequenza. «Il predetto importo di 6 milioni di euro si riferisce nell'anno 2026, atteso che le attività informative a beneficio dei cittadini e delle popolazioni interessate si pongono come prodromiche rispetto alla realizzazione di altri obiettivi previsti dal presente disegno di legge». Prodromiche significa preliminari. La legge è arrivata dopo il proprio preliminare.

Anche la cifra della legge delega nucleare ha una genealogia precisa. I 6 milioni sono stati stimati, scrive il Governo, «tenendo conto dell'ammontare di risorse (pari a 3 milioni di euro annui)» destinate al programma di sensibilizzazione sull'efficienza energetica previsto dal decreto legislativo 102/2014, raddoppiato «avuto riguardo all'eminente carattere innovativo della materia». Il ritorno dell'atomo è stato quotato il doppio di una campagna sulle bollette.

Venti milioni l'anno che finiscono nel 2029

Il comma 1 dello stesso articolo 4 stanzia «20 milioni di euro per ciascuna delle annualità 2027, 2028 e 2029». Sessanta milioni in tre anni, diventati nei resoconti «la dote del nucleare italiano». Due precisazioni cambiano però il senso della cifra.

La prima: non sono soldi nuovi. Il testo dice «a valere sulle risorse assegnate al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ai sensi dell'articolo 1, comma 875, della legge 30 dicembre 2024, n. 207» — cioè risorse del Fondo investimenti già iscritte al MASE dalla legge di bilancio 2025. La legge delega nucleare le riorienta, non le crea.

La seconda: è la relazione tecnica a offrire il metro di paragone che ridimensiona la cifra. «I progetti europei di ricerca e sperimentazione nel settore nucleare mostrano che ogni singola iniziativa pilota richiede investimenti annuali compresi tra i 10 e i 20 milioni di euro». Venti milioni l'anno, per ammissione del Governo, valgono da una a due iniziative pilota. Con quella dote la legge delega nucleare dovrebbe coprire Programma nazionale, sperimentazione, localizzazione e costruzione degli impianti, gestione avanzata dei rifiuti, ricerca e formazione.

Infine il calendario. Lo stanziamento si esaurisce nel 2029; le prime centrali, secondo il ministro, arrivano nel 2033-2034. Fra la fine dei soldi previsti dalla legge delega nucleare e l'accensione del primo reattore promesso restano quattro anni senza una riga di copertura. Il comma 4 li chiude con la formula di rito: «dall'attuazione delle deleghe legislative recate dalla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Il prospetto riepilogativo allegato, verificato con esito positivo dalla Ragioneria generale dello Stato, riporta di conseguenza saldo 0,0 su tutti e tre i saldi di finanza pubblica e su tutte e tre le annualità.

Fascicolo chiuso su una scrivania ministeriale: i decreti attuativi della legge delega nucleare
Siti, tecnologie e autorità di controllo: la legge delega nucleare rinvia tutto ai decreti legislativi. · Immagine generata con IA

Legge delega nucleare: chi paga i controlli sulla sicurezza

C'è poi una lettera della legge delega nucleare che nessun titolo ha raccontato. L'articolo 3, comma 1, lettera t), stabilisce «che gli oneri dei controlli di sicurezza e di radioprotezione […] siano posti a carico degli esercenti le attività nucleari». La lettera u) mette «a carico dell'esercente» anche garanzie e copertura assicurativa contro i rischi. Chi produce paga chi lo controlla: è un modello diffuso in Europa, ma è una scelta politica, e come tale andava raccontata.

Soprattutto, nella legge delega nucleare l'autorità che dovrebbe esercitare quei controlli è facoltativa. L'articolo 2, comma 1, lettera o), delega il riordino della disciplina su sicurezza, vigilanza e controllo «anche valutando l'istituzione di un'autorità amministrativa indipendente». Valutando. E l'articolo 3 la richiama con la clausola «ove istituita». Le agenzie hanno riassunto il punto della legge delega nucleare come «istituzione degli organi di controllo»: nel testo è un'ipotesi rimessa al legislatore delegato.

La relazione tecnica spiega perché la scelta non è neutra sui conti, e dicendolo rivela il disegno: se si opterà per l'autorità indipendente, i suoi costi di funzionamento, «per la parte non coperta dal bilancio dello Stato», sarebbero finanziati «dai settori di competenza, sulla base di contributi versati dagli operatori». Il regolatore del nucleare italiano, quindi, sarebbe pagato in tutto o in parte dai soggetti che deve regolare. Una dinamica non lontana da quella osservata quando Bruxelles ha rimesso a Roma la partita sugli extraprofitti energetici.

I tre rilievi del Comitato per la legislazione

Il 9 marzo 2026 il Servizio Studi della Camera ha pubblicato sulla legge delega nucleare un dossier di valutazione della qualità normativa. Tre osservazioni, tutte rimaste senza risposta nella versione approvata.

La prima riguarda l'ordine dei passaggi. L'articolo 1, comma 2, prevede l'intesa in Conferenza unificata e il parere del Consiglio di Stato, poi dispone che gli schemi siano trasmessi alle Camere — «senza specificare, come previsto in numerosi precedenti», che ciò avvenga dopo quei due passaggi. La formulazione, scrive il Servizio Studi, non garantisce «che il testo trasmesso alle Camere abbia completato la fase procedimentale interna all'Esecutivo», come chiede la lettera dei Presidenti delle Camere del 12 febbraio 1998.

La seconda riguarda i tempi. Se il termine per il parere parlamentare scade nei trenta giorni precedenti la scadenza della delega, quest'ultima «è prorogata di novanta giorni»: è la cosiddetta tecnica dello scorrimento, che la Corte costituzionale nella sentenza n. 261 del 2017 ha definito di «formulazione e struttura lessicale oggettivamente complessa». In pratica i dodici mesi della legge delega nucleare possono diventare quindici.

La terza riguarda il peso del Parlamento. Se il Governo non intende conformarsi al primo parere, ritrasmette i testi e le Commissioni si pronunciano «sulle osservazioni del Governo» entro dieci giorni: il Servizio Studi segnala che dovrebbero invece pronunciarsi «sui testi nel loro complesso». In ogni caso, nella legge delega nucleare i pareri non vincolano — decorsi i trenta giorni, «il decreto legislativo può essere comunque adottato».

Legge delega nucleare: cosa succede adesso

Le opposizioni hanno contestato esattamente i vuoti che il testo conferma. Il senatore Nicola Irto (Pd) ha elencato ciò che manca nella legge delega nucleare: costi, tempi, coperture, valutazione delle tecnologie. Angelo Bonelli (Avs) ha parlato di «strumento di distrazione»; per Sergio Costa (M5s) «il nucleare sostenibile che ci raccontano non esiste in nessun angolo del pianeta». Carlo Calenda, che ha votato a favore, ha chiesto di accelerare sui decreti. La maggioranza, dal canto suo, rivendica con la legge delega nucleare il primo intervento normativo organico dopo i referendum del 1987 e del 2011 — quest'ultimo con il 54,8% di affluenza e circa il 94% di no.

Il vero orologio parte ora. Dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale scattano i dodici mesi (quindici con lo scorrimento) per i decreti legislativi, ventiquattro mesi ulteriori per i correttivi, più i passaggi di intesa e parere. Nel frattempo la legge delega nucleare resta in vigore con una dotazione propria di 7,5 milioni per informare i cittadini, riferita a due anni di cui uno è finito e l'altro sta per finire, e con 60 milioni di risorse già altrui da spendere entro il 2029. Il primo test della delega, infatti, non sarà un reattore: sarà capire se quei 6 milioni verranno impegnati prima di Capodanno o se finiranno in economia come gli 1,5 dell'anno prima. È il tipo di verifica che si fa sui numeri e non sui comunicati, come per ogni provvedimento che passa dalla nostra sezione Economia e Finanza.

Le fonti primarie della legge delega nucleare sono pubbliche: il dossier n. 165 del Servizio Studi della Camera sull'A.C. 2669, la cronaca del voto finale su ANSA e su Il Fatto Quotidiano, e la ricognizione delle incognite tecniche pubblicata da Avvenire.

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