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Di Battista a Cuba: ha ripreso conoscenza, aereo pronto

Il ricovero di Di Battista a Cuba dopo un forte mal di testa e un malore: alcune ore privo di sensi a Santa Clara, poi il risveglio e il trasferimento verso L'Avana. Il governo tiene pronto un aereo sanitario, ma la decisione spetta ai medici. Le cause non sono state rese note.

Di Nicola Paparusso

Di Battista a Cuba: strada coloniale deserta di una citta di provincia cubana all'imbrunire, facciate pastello e lampioni accesi

Il ricovero di Di Battista a Cuba è la notizia che ha attraversato il sabato politico italiano, dalla prima nota del Movimento 5 Stelle a mezzogiorno fino ai dispacci della sera. L'ex deputato, 48 anni compiuti il 4 agosto, è stato ricoverato nella serata di venerdì 28 agosto in un ospedale di Santa Clara dopo aver accusato un forte mal di testa e poi un malore. Nel pomeriggio di sabato ha ripreso conoscenza, ha parlato con i medici ed è stato avviato al trasferimento verso L'Avana.

Le cause del malore non sono state rese note. È il dato che conviene fissare subito, perché intorno a quel vuoto si è costruita in poche ore l'intera giornata di Di Battista a Cuba: le rettifiche istituzionali, la macchina consolare, la solidarietà bipartisan e — inevitabilmente — la disinformazione.

Di Battista a Cuba, una giornata raccontata a strappi

La cronologia delle agenzie racconta una notizia che si assesta mentre viene scritta. Alle 12:57 il M5S diffonde una nota di «grande apprensione». Alle 13:18 fonti informate riferiscono all'ANSA che le condizioni sono «gravi». Due minuti dopo interviene il ministro degli Esteri.

Il primo post di Antonio Tajani colloca però il ricovero all'Avana. La correzione arriva alle 13:44, con un secondo messaggio dello stesso vicepremier: l'ospedale è quello di Santa Clara. Un ministro che rettifica in pubblico il luogo di un ricovero, a mezza giornata dall'evento, dice quanto sia sottile il filo informativo su cui si è retta la vicenda di Di Battista a Cuba nelle prime ore.

Alle 18:51 il quadro cambia di nuovo, e stavolta in meglio: fonti parlamentari riferiscono che l'ex deputato ha ripreso conoscenza dopo alcune ore privo di sensi. Non è una smentita di quanto detto prima, ma un aggiornamento clinico. Tuttavia, sommato alla rettifica del mattino, spiega perché su Di Battista a Cuba nessuna delle informazioni circolate vada letta come definitiva.

Strada rurale cubana fiancheggiata da palme reali all'alba, i trecento chilometri che separano Santa Clara dall'Avana
Fra l'ospedale di Santa Clara e la capitale corrono circa trecento chilometri: la distanza che ha condizionato ogni decisione della giornata.

Trecento chilometri: la geografia che detta i tempi

L'ospedale che ha accolto l'ex deputato si trova a est della capitale, a una distanza che le agenzie indicano attorno ai trecento chilometri. È un dettaglio che sembra di contorno e invece è il perno logistico dell'intera giornata: il trasferimento verso L'Avana è avvenuto in ambulanza, su strada, non con un volo interno. Ogni ipotesi di rientro in Italia passa quindi prima da quel tragitto. Nelle ore in cui si decideva il trasferimento di Di Battista a Cuba, insomma, la variabile critica non è stata la disponibilità dei mezzi ma la tenuta del paziente lungo una strada di quella lunghezza.

La macchina diplomatica si è mossa presto. Tajani ha dichiarato di essere in contatto con l'ambasciata italiana «da questa notte», cioè dalle ore immediatamente successive al ricovero, e l'ambasciatrice Simona De Martino si è recata di persona all'ospedale di Santa Clara per raccogliere informazioni e tenere il raccordo con le autorità sanitarie cubane. Non è un passaggio formale: su Di Battista a Cuba, la presenza fisica di un diplomatico in corsia è stata a lungo l'unico canale verificato fra l'isola e Roma.

Palazzo Chigi ha poi fatto sapere che un aereo sanitario è disponibile per il rientro in Italia. La formulazione, però, è stata prudente e va letta per intero: prima di procedere «è necessario verificare che le condizioni del paziente lo consentano e che il trasporto non comporti rischi per la sua salute», e la valutazione spetta ai medici. Il vincolo, insomma, non è politico né organizzativo: è clinico. L'aereo è pronto, la decisione no.

Che cosa si sa, e che cosa non si sa

Il perimetro accertato del malore di Di Battista a Cuba è stretto. Un forte mal di testa nella serata di venerdì, un malore, il ricovero in condizioni definite gravi, alcune ore di incoscienza, il risveglio nel pomeriggio di sabato, il colloquio con i medici, il trasferimento in ambulanza. Tutto il resto — a partire dalla diagnosi — non è stato comunicato da alcuna fonte ufficiale.

Conviene inoltre distinguere due cose che nel racconto di Di Battista a Cuba tendono a sovrapporsi. Il risveglio è un fatto riferito da fonti parlamentari, non un bollettino medico: significa che il paziente ha ripreso conoscenza e ha parlato con i sanitari, non che le condizioni siano state dichiarate fuori pericolo. Nessun medico cubano o italiano, infatti, ha diffuso una nota clinica. La differenza è sostanziale, perché è esattamente nello spazio fra un aggiornamento di cronaca e una valutazione sanitaria che nascono le letture più azzardate.

Questa asimmetria fra l'enormità della notizia e la scarsità dei fatti verificati è la cifra ricorrente delle emergenze che coinvolgono cittadini italiani lontano da casa. La Farnesina si attiva, l'ambasciata invia qualcuno sul posto, il governo predispone i mezzi, ma il flusso di notizie resta governato dalla struttura sanitaria locale. È accaduto con i connazionali sorpresi dal terremoto a Flores e, in forma ben più drammatica, con gli italiani dispersi in Venezuela: la macchina consolare corre, l'informazione arriva a singhiozzo. Quando poi si entra nel terreno delle cure e dei costi, come nello scontro sulle spese mediche di Crans-Montana, il quadro si complica ulteriormente.

Corridoio d'ospedale vuoto e illuminato dalla luce del giorno, sedie di legno in attesa lungo la parete verde chiaro
L'attesa di una valutazione clinica ha scandito l'intera giornata: senza il via libera dei medici, nessun trasferimento è possibile.

La solidarietà trasversale e la macchina della disinformazione

Sul piano politico la reazione al ricovero di Di Battista a Cuba è stata compatta e senza distinzioni di schieramento, cosa non scontata per una figura che ha costruito la propria storia pubblica sul conflitto. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha scritto un secco «Forza Ale!»; la Lega ha diffuso un messaggio di vicinanza alla famiglia; l'ex compagno di partito Luigi Di Maio, con cui la rottura fu tra le più aspre della stagione grillina, ha pubblicato un «Forza Alessandro! Tutti con te». Si sono aggiunti Elly Schlein e Stefano Bonaccini per il Pd, Angelo Bonelli per Avs, Riccardo Magi di +Europa e, fuori dalla politica, Fiorella Mannoia.

In parallelo, però, è partito il rovescio esatto di quella solidarietà. Il fact-checking di Open, firmato da David Puente, ha documentato come la galassia No Vax abbia iniziato a sfruttare il caso di Di Battista a Cuba nel giro di poche ore, facendo circolare uno screenshot del dicembre 2021 in cui l'ex deputato annunciava di aver ricevuto la terza dose del vaccino anti-Covid.

Il meccanismo è quello già visto per il senatore Pd Bruno Astorre e, più di recente, per il maestro Vissicchio: la formula «malore improvviso» in maiuscolo, l'insinuazione di un nesso causale mai affermato apertamente, il post di apparente solidarietà accompagnato dagli hashtag sui vaccini. Dal dicembre 2021 sono passati quasi cinque anni, e l'ipotesi che una somministrazione del 2021 provochi un malore nel 2026 non ha alcuna base scientifica. Vale la pena ripeterlo proprio perché le cause del malore di Di Battista a Cuba non sono state rese note: il vuoto informativo non è neutro, viene occupato.

Dal Parlamento ai reportage: chi è Di Battista oggi

Un elemento aiuta a inquadrare la vicenda di Di Battista a Cuba, ed è il motivo per cui si trovava sull'isola. Non era un viaggio privato: stava lavorando a una serie di reportage per il Fatto Quotidiano e TvLoft intitolata «La polvere del mondo». È stato proprio Peter Gomez, direttore di Fattoquotidiano.it, a confermare pubblicamente il ricovero.

Uscito dal Parlamento nel 2018 dopo una legislatura da deputato del Movimento 5 Stelle, Di Battista ha progressivamente spostato il baricentro della propria attività dalla politica rappresentativa al giornalismo e all'attivismo, ed è oggi vicepresidente dell'associazione Schierarsi. I viaggi nel Sud del mondo, spesso in aree difficili, sono diventati la sua cifra professionale. Il ricovero di Di Battista a Cuba non lo ha colto in vacanza, ma nel mezzo del lavoro che ha scelto dopo il Parlamento.

Resta il punto che condiziona ogni sviluppo. Le condizioni di Di Battista a Cuba restano gravi nonostante il risveglio, l'aereo sanitario attende un via libera che solo i medici possono dare, e la diagnosi non è pubblica. Su Di Battista a Cuba, per ora, l'unica notizia buona della giornata è quella delle 18:51: ha ripreso conoscenza e ha parlato con i medici. Tutto il resto è, correttamente, ancora sospeso.

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