Terremoto a Flores: 500 italiani sull'isola indonesiana
Terremoto a Flores di magnitudo 7.7: almeno 47 morti, oltre 5.000 sfollati e centinaia di edifici danneggiati. Sull'isola indonesiana si trovavano circa 500 italiani, nessuno tra le vittime secondo la Farnesina.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il terremoto a Flores, in Indonesia, ha ucciso almeno 47 persone e costretto oltre cinquemila residenti ad abbandonare la propria casa. Sull'isola, quando la scossa di magnitudo 7.7 ha svegliato la costa settentrionale all'alba di sabato 15 agosto, si trovavano circa 500 italiani. La Farnesina ha escluso fin dalle prime ore la presenza di connazionali tra le vittime.
Quel numero — cinquecento — è diventato il titolo di giornata in Italia. Racconta però una cosa diversa da quella che sembra: non un pericolo di massa per i nostri viaggiatori, ma quanto sia diventata affollata, ad agosto, la rotta turistica che porta all'arcipelago di Komodo. Il sisma ha colpito esattamente l'infrastruttura di quella rotta. Per i residenti, invece, il conto è di tutt'altra natura.
Terremoto a Flores: la scossa di magnitudo 7.7 e il bilancio
La scossa principale è arrivata poco prima delle sei del mattino ora locale, la notte fra venerdì e sabato in Italia, con epicentro in mare al largo della costa nord di Flores, nella provincia di Nusa Tenggara Orientale, e ipocentro a circa quindici chilometri di profondità. Una profondità bassa: è il motivo per cui l'energia è arrivata quasi intatta sugli abitati costieri.
Nelle ore successive si sono succedute decine di repliche, la più forte di magnitudo 6.1. Nel pomeriggio una seconda scossa di magnitudo 6.9, indipendente dalla prima, ha colpito Sumatra a 126 chilometri a sudest di Medan, senza vittime accertate.
L'agenzia meteorologica e geofisica indonesiana BMKG ha diramato un'allerta tsunami per onde comprese fra mezzo metro e tre metri, ordinando l'evacuazione immediata delle fasce costiere: almeno due chilometri verso l'interno oppure quote superiori ai dieci metri. L'allerta è stata revocata circa tre ore dopo. Le onde effettivamente registrate, secondo i dati BMKG ripresi da Open, si sono fermate fra i 19 e i 30 centimetri. Nel frattempo, però, circa duemila persone erano già salite verso le alture della reggenza di Nagekeo.
Il bilancio provvisorio del terremoto a Flores parla di 47 morti e una cinquantina di feriti, con squadre ancora impegnate a scavare sotto le macerie. Le frane hanno interrotto diverse strade di accesso e su parte dell'isola mancano elettricità e collegamenti telefonici: quindi il numero delle vittime è destinato a muoversi, non a stabilizzarsi.
I 500 italiani sull'isola e la macchina consolare
In Indonesia risiedono o soggiornano circa cinquemila cittadini italiani; di questi, all'incirca 500 si trovavano nell'area investita dal terremoto a Flores. Il comunicato della Farnesina del 15 agosto è netto: «Al momento, non risultano cittadini italiani tra le vittime». L'Unità di Crisi ha potenziato la propria operatività in raccordo continuativo con l'Ambasciata d'Italia a Jakarta e le autorità indonesiane.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso solidarietà all'Indonesia e ha confermato che l'ambasciata sta assistendo gli italiani che desiderano lasciare l'area. Sono stati diffusi i recapiti dell'ambasciata (+62 8151811344) e dell'Unità di Crisi (+39 06 36225).
È lo stesso schema già visto a giugno, quando la Farnesina attivò l'Unità di Crisi per il terremoto in Venezuela con italiani dispersi a Caracas. Con una differenza sostanziale, che vale la pena dire subito: lì i connazionali coinvolti erano in larga parte residenti, dentro il disastro; qui sono in massima parte viaggiatori di passaggio, con un volo di ritorno già prenotato. Il problema, per loro, non è la sopravvivenza. È l'uscita.

La rotta di Komodo e le vie d'uscita danneggiate
Flores non è una destinazione qualsiasi. È la porta d'accesso al Parco nazionale di Komodo e il porto di Labuan Bajo, all'estremità occidentale dell'isola, è il molo da cui parte la quasi totalità delle crociere in barca verso l'arcipelago. Ad agosto è alta stagione. Da qui i cinquecento.
Il terremoto a Flores ha colpito proprio la catena logistica che serve quel flusso. Cinque aeroporti della provincia di Nusa Tenggara Orientale sono stati interessati e l'aeroporto internazionale di Komodo, il maggiore dell'isola, ha riportato danni. Due porti per i traghetti risultano gravemente danneggiati e a Maumere ampie sezioni in cemento del terminal sono crollate sui passeggeri in attesa.
Un gruppo di tredici turisti bolognesi si trovava in barca nell'arcipelago di Komodo al momento della prima scossa. «Le scosse continuano ma il rischio tsunami pare che sia passato», ha raccontato all'ANSA l'imprenditore Francesco Geminiani, aggiungendo: «Stanotte la passeremo in allerta a controllare la situazione». Il gruppo è stato sistemato in un hotel di Labuan Bajo indicato dall'ambasciata, edificio con qualche crepa ma dichiarato agibile.
Il dettaglio più istruttivo è però il piano di rientro: volo per Bali il giorno successivo alle 18, con scalo intermedio a Giava, perché i collegamenti diretti per l'Italia erano tutti al completo. Tradotto: l'assistenza consolare, in un caso come questo, è soprattutto un problema di posti disponibili su aerei e traghetti in alta stagione.
Perché il terremoto a Flores non è il 1992
Il paragone che qualsiasi sismologo fa in automatico è con il dicembre 1992. Stessa isola, stessa magnitudo 7.7, uno tsunami che raggiunse i 26 metri e oltre duemila morti. Trentaquattro anni dopo, lo stesso rilascio di energia produce 47 vittime. Non è fortuna, e vale la pena capire perché.
Il primo motivo è l'allerta. Nel 1992 l'onda arrivò senza preavviso. Ieri l'allarme BMKG e l'ordine di evacuazione hanno spostato duemila persone verso l'alto prima che si capisse quanto sarebbe stata alta l'onda — che poi è rimasta bassa. Il secondo motivo è geometrico: l'epicentro e il meccanismo di questa scossa non hanno generato lo spostamento d'acqua del 1992.
Il terzo elemento, invece, non è migliorato affatto. Il terremoto a Flores ha fatto quasi tutte le sue vittime per crollo di edifici, come accade sistematicamente nelle aree sismiche a edilizia non adeguata. È lo stesso nodo che, con scale e contesti diversi, torna anche in Italia: si veda quanto discusso dopo il terremoto ai Campi Flegrei di magnitudo 4.7, dove a fare la differenza non è stata l'energia liberata ma lo stato del patrimonio costruito. L'allerta salva dalle onde. Dalle case, no.

Il conto vero: 914 case, 93 scuole, 36 presidi sanitari
I numeri diffusi il 16 agosto dall'agenzia locale per la gestione dei disastri, ripresi dall'AGI, danno la misura reale del danno: 914 abitazioni gravemente danneggiate, 126 in modo moderato, 317 in modo lieve. A queste si aggiungono oltre cento edifici pubblici seriamente compromessi — 93 scuole, 36 centri sanitari, 38 uffici governativi.
Gli sfollati, che sabato sera erano circa duemila, hanno superato le cinquemila unità nella mattinata di domenica. Nei centri di evacuazione mancano tende, riso, medicinali, coperte, acqua potabile e generatori di corrente. «Soddisfare i bisogni primari e fornire rifornimenti nei centri di evacuazione è ora una priorità assoluta», ha dichiarato Berton SP Panjaitan, responsabile dell'informazione dell'agenzia provinciale per i disastri.
Il governo indonesiano ha annunciato l'invio di 50.000 pacchi di aiuti per 275 tonnellate complessive, mentre la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa preparano la distribuzione. Sul fronte europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha offerto l'attivazione del sistema satellitare Copernicus a supporto delle operazioni di ricerca e soccorso.
Qui sta la differenza che il conteggio dei cinquecento italiani rischia di nascondere. Per i viaggiatori il problema si chiude in due o tre giorni, con un volo via Bali. Per la provincia di Nusa Tenggara Orientale, tra le più povere dell'Indonesia, 93 scuole inagibili e 36 presidi sanitari fuori uso sono una condizione che durerà anni.
Infine, i due test datati che diranno come è andata davvero. Il primo: quando le frane saranno rimosse e le squadre raggiungeranno i villaggi ancora isolati, il bilancio dei 47 morti reggerà o si rivelerà una sottostima da fase iniziale? Il secondo: le 93 scuole danneggiate dal terremoto a Flores saranno rese agibili entro l'inizio dell'anno scolastico indonesiano, o migliaia di studenti passeranno l'anno sotto le tende viste in questi giorni nei centri di evacuazione?


