Terremoto Venezuela italiani dispersi: 589 morti a Caracas
Terremoto Venezuela italiani dispersi: la doppia scossa di magnitudo 7.5 a Caracas e La Guaira provoca 589 morti, 4.300 feriti e oltre 50.000 scomparsi. La Farnesina conferma la morte di un italo-venezuelano e cerca decine di connazionali irreperibili.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Terremoto Venezuela italiani dispersi: il bilancio del sisma
Il terremoto Venezuela italiani dispersi è il volto che la tragedia del 24 giugno 2026 ha assunto in Italia. Mentre il bilancio ufficiale comunicato dal ministro della Salute Carlos Alvarado parla di 589 morti e 4.300 feriti, la Farnesina lavora senza sosta per rintracciare decine di connazionali irreperibili tra Caracas e La Guaira, le due aree più colpite dalla doppia scossa di magnitudo 7.2 e 7.5.
La presidente Delcy Rodriguez ha confermato in serata l'aggiornamento del bilancio provvisorio, mentre il sito web venezuelano dedicato alle persone scomparse registra oltre 50.000 segnalazioni di dispersi. La comunità italiana in Venezuela, che conta decine di migliaia di persone emigrate da generazioni, vive ore di paura e attesa.
Doppia scossa e faglie: perché il sisma è stato così devastante
Secondo i dati dello United States Geological Survey, il terremoto Venezuela italiani dispersi rappresenta l'evento sismico più potente registrato nella zona settentrionale del Paese negli ultimi 126 anni, paragonabile soltanto al sisma storico del 1900. Tuttavia, è la combinazione fra l'elevata magnitudo e la ridotta profondità dell'epicentro, calcolata tra dieci e tredici chilometri, ad aver moltiplicato la forza distruttiva.
Gli esperti spiegano che il rilascio di energia è avvenuto in superficie, nel sistema di faglie che forma il confine meridionale della placca caraibica con la placca sudamericana. Si tratta dell'asse di deformazione che collega le faglie di Boconó e San Sebastián, infrastruttura tettonica responsabile della sismicità storica del Paese. Di conseguenza le onde si sono propagate per oltre centosessanta chilometri, raggiungendo anche regioni della vicina Colombia.
La doppia scossa, ravvicinata di pochi secondi e percepita come due movimenti distinti, ha colto la popolazione mercoledì pomeriggio ora locale, in piena notte italiana. Quindi gli abitanti hanno avuto pochi istanti per fuggire dagli edifici, molti dei quali sono crollati su se stessi mentre altri hanno subito danni strutturali tali da renderli inagibili.

La Guaira ecatombe: zone come dopo un bombardamento
La zona costiera dello Stato di La Guaira è la più colpita. Qui, secondo le prime ricostruzioni dell'ANSA America Latina, il sisma potrebbe aver provocato un'ecatombe con migliaia di vittime ancora da contare. All'alba i centri abitati ricordavano zone di guerra dopo un bombardamento: decine di edifici abbattuti, altri sventrati e ripiegati su se stessi, incendi provocati da fughe di gas, persone in strada in cerca di familiari fra montagne di calcinacci.
Infatti la macchina dei soccorsi ha già regalato anche immagini di speranza. Un neonato è stato estratto vivo dalle macerie di un palazzo di La Guaira, mentre a Chacao una donna è stata salvata dopo ventiquattro ore sotto le rovine. Una seconda donna è uscita viva dopo trentasei ore dal crollo del proprio appartamento. Tuttavia gli stessi residenti denunciano la carenza di mezzi di soccorso, ospedali al collasso e attrezzature insufficienti: in molte aree sono i vicini a scavare a mani nude.
Terremoto Venezuela italiani dispersi: la Farnesina in prima linea
Sul fronte italiano l'Unità di Crisi della Farnesina, guidata da Nicola Minardi, è operativa ventiquattro ore su ventiquattro. In serata è arrivata la conferma del decesso di un cittadino italo-venezuelano nato a Caracas nel 1970, con parenti in Italia, rimasto coinvolto nel crollo di un edificio a La Guaira. Minardi ha precisato che «stiamo registrando molte segnalazioni di persone che non rispondono», anche «su diversi italiani su cui si chiedono verifiche».
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha offerto immediatamente l'aiuto italiano alle autorità di Caracas. Le testimonianze raccolte fra i connazionali raccontano lo shock collettivo. Giovanna, originaria di Grottaminarda e oggi residente nella capitale venezuelana, ha vissuto il sisma come un déjà-vu del terremoto in Irpinia del novembre 1980. Suo figlio Fioravante De Simone, giornalista sportivo, stava guardando la partita dei Mondiali Scozia-Brasile quando l'alert sismico ha squarciato l'aria, seguito da oscillazioni «fortissime». Madre e figlio sono rimasti per quattro ore in strada con altri vicini, scendendo dall'undicesimo piano.
Antonella Pinto, avvocata italo-venezuelana residente a Valencia, descrive così la scena: «Appena la terra ha iniziato a tremare molti palazzi sono crollati, palazzi di molti piani e densamente abitati. Era un giorno festivo, in tanti erano in casa». Anche gli edifici rimasti in piedi, aggiunge, presentano danni strutturali e moltissimi residenti non hanno più un tetto.

Solidarietà internazionale, raccolte fondi e crisi umanitaria
La risposta internazionale si muove rapidamente. Il Messico ha inviato i primi aiuti umanitari, mentre Amnesty International avverte che il sisma rischia di aggravare la crisi umanitaria di un Paese già indebolito da anni di emergenza economica. Anche il celebre direttore d'orchestra Gustavo Dudamel ha annunciato un piano di supporto e solidarietà internazionale: «Ci sono occasioni in cui le parole non bastano», ha dichiarato il maestro.
In Italia si è subito mobilitata l'Associazione Casa italo-venezuelana NCS. La presidente Gabriella Cristina Castaldo Grassi ha annunciato all'ANSA l'invio immediato di medicine, abbigliamento e cibo. «Come abbiamo sempre fatto nelle emergenze, anche questa volta non possiamo mancare», ha sottolineato, definendo il sisma «il più forte della storia del Venezuela» e lanciando un appello alla solidarietà internazionale.
Perciò la sfida nelle prossime ore sarà duplice: completare il censimento dei dispersi, salvare quante più vite possibile sotto le macerie e ricostruire un Paese che, come ha ricordato il maestro Dudamel, «si è sempre rialzato dalle avversità con forza, unione e speranza». Infine, per la comunità italiana resta il filo sottile delle telefonate, dei messaggi inascoltati e delle verifiche affidate alla Farnesina. Per chi vuole approfondire le altre emergenze sismiche degli ultimi mesi è utile rileggere la cronaca del terremoto in Calabria e l'inchiesta sulla categoria società.


