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Triplice omicidio Roma Casalotti: famiglia bangladese uccisa

Triplice omicidio Roma Casalotti: in via Montiglio uccisi a coltellate Kamal Uddin, la moglie Arzu e la figlia Alicia di cinque anni. Il figlio diciottenne è scampato all'aggressore, un connazionale bangladese ora ricercato dalla Squadra Mobile.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Triplice omicidio Roma Casalotti, via residenziale della periferia ovest illuminata dai lampeggianti della polizia di notte
Immagine generata con IA

Il triplice omicidio Roma Casalotti ha sconvolto la periferia ovest della capitale nella tarda serata di venerdì 26 giugno 2026. In un appartamento di via Montiglio, alle pendici della pineta Sacchetti, una famiglia di origine bangladese è stata sterminata a colpi di coltello: padre, madre e una bambina di cinque anni. Si è salvato per miracolo il figlio maggiore, diciottenne, che è riuscito a dare l'allarme prima di crollare. Da quel momento è scattata una caccia all'uomo che ha tenuto la Squadra Mobile in strada per tutta la notte, con posti di blocco e droni a infrarossi tra le sterpaglie del quartiere.

Triplice omicidio Roma Casalotti: la dinamica in via Montiglio

L'allarme è scattato poco dopo le 20:30 di venerdì, quando i vicini del condominio di via Montiglio, in zona Casalotti, hanno sentito urla provenire dall'appartamento al piano rialzato. Pochi minuti dopo è apparso, barcollando in strada, il figlio maggiore della famiglia, sanguinante e con vistose ferite da arma da taglio. «Mi ha ucciso tutta la famiglia… c'era sangue ovunque», ha ripetuto ai soccorritori prima di essere caricato in ambulanza. Il ragazzo, ricoverato all'ospedale San Filippo Neri, non è in pericolo di vita ed è già stato sentito dagli investigatori della Squadra Mobile.

All'interno dell'appartamento la scena è apparsa subito agghiacciante. Tuttavia gli agenti hanno dovuto cercare i corpi: l'aggressore, infatti, aveva nascosto la madre e la bambina sotto un letto, in un tentativo macabro di guadagnare tempo prima della fuga. Il padre è stato trovato pochi metri più in là, anche lui in una pozza di sangue. Gli inquirenti parlano di una violenza «metodica e feroce», con colpi inferti a distanza ravvicinata e nessun segno di effrazione: la porta era stata aperta dall'interno.

Nastri delle forze dell'ordine all'ingresso di un cortile residenziale di Roma all'alba dopo il triplice omicidio Casalotti
Il cordone di sicurezza all'alba davanti al condominio di via Montiglio, dove la cronaca nera ha aggiunto un nuovo capitolo dopo il delitto di Casal del Marmo dello scorso 2 giugno. · Immagine generata con IA

La famiglia sterminata: Kamal Uddin, Arzu e la piccola Alicia

Le tre vittime sono Kamal Uddin, trentanove anni, dipendente di un supermercato della zona, sua moglie Arzu, trentotto anni, e la loro figlia minore Alicia, di appena cinque anni. La famiglia, originaria del Bangladesh, viveva in via Montiglio da diversi anni e non aveva alcun precedente con le forze dell'ordine. I vicini la descrivono come «riservata, gentile, sempre in regola con le bollette del condominio». Kamal lavorava su turni serali, Arzu si occupava prevalentemente della figlia piccola, mentre il figlio maggiore frequentava l'ultimo anno di un istituto tecnico ed era stato avviato al lavoro nello stesso supermercato del padre.

Proprio dall'ambiente professionale del ragazzo arriva uno dei punti più dolorosi dell'inchiesta. Secondo quanto emerso dalle prime ore d'indagine, il sospetto principale del triplice omicidio Roma Casalotti sarebbe un connazionale bangladese, collega del giovane sopravvissuto e di fatto «amico di famiglia». Tajani, ministro degli Esteri, ha espresso «cordoglio per la comunità bangladese di Roma» e ha messo a disposizione l'ambasciata per i contatti con i parenti rimasti a Dacca.

Il sopravvissuto, le sue parole e la fuga del sospetto

Il diciottenne è stato lucido fin dai primi minuti dopo l'arrivo dei sanitari. Pur ferito, è riuscito a fornire una descrizione precisa dell'aggressore: carnagione scura, polo azzurra, indossava un paio di guanti. Secondo la sua ricostruzione l'uomo sarebbe arrivato in casa intorno alle venti, accolto senza diffidenza perché conosciuto. Dopo un primo scambio di parole con il padre, avrebbe estratto un coltello da cucina e colpito alla schiena Kamal Uddin; quindi si sarebbe scagliato contro la madre e la bambina, rifugiate in cameretta.

Il ragazzo, ferito a un braccio e al fianco, è riuscito a divincolarsi e a scappare dalla porta di servizio. Infatti l'aggressore, accortosi della fuga, ha tentato di inseguirlo ma poi ha desistito ed è scomparso nelle stradine sterrate che dal quartiere portano verso l'area boschiva di Casalotti. Da quel momento la sua traccia è svanita. Gli inquirenti ritengono che possa essersi cambiato d'abito in fretta e che possa contare su una rete di appoggi nella comunità bangladese romana.

Volante della polizia con lampeggianti accesi in una strada residenziale notturna durante le ricerche del killer del triplice omicidio Casalotti
Le volanti della Squadra Mobile hanno setacciato per ore le strade del XIV Municipio tra Casalotti, Pineta Sacchetti e Selva Candida. · Immagine generata con IA

La caccia all'aggressore: posti di blocco, droni e Squadra Mobile

Le indagini sono coordinate dalla Squadra Mobile della Questura di Roma diretta da Roberto Giuseppe Pititto. Per tutta la notte sono stati attivati posti di blocco lungo la via Boccea, sulla via Aurelia, sull'Aurelia bis e ai caselli del Grande Raccordo Anulare in uscita verso l'A12 Roma-Civitavecchia. Droni con telecamere a infrarossi hanno perlustrato la zona boschiva al confine con Selva Candida, mentre gli specialisti della Scientifica completavano i rilievi dentro l'appartamento.

Gli inquirenti stanno passando al setaccio le telecamere di sicurezza dei supermercati e dei distributori di benzina della zona, le celle telefoniche agganciate nei minuti precedenti l'aggressione e i contatti recenti del telefono del padre e del figlio. Tuttavia non è ancora stata diramata una nota di ricerca pubblica con foto e generalità del sospetto: una scelta dettata, secondo fonti investigative, dalla volontà di non allertare la rete di possibili fiancheggiatori prima di averla individuata.

Casalotti sotto choc e la comunità bangladese di Roma

Il quartiere si è svegliato all'alba con il cordone di sicurezza in via Montiglio e una processione silenziosa di volanti. Casalotti, periferia del XIV Municipio a ridosso della Riserva dell'Insugherata, è una di quelle zone romane dove la convivenza tra famiglie italiane di lungo corso e nuove comunità migranti negli ultimi anni si era consolidata senza grandi tensioni. Quindi lo choc della comunità bangladese è doppio: per la perdita di una famiglia stimata e per il sospetto, sempre più concreto, che l'aggressore venga dall'interno della stessa comunità.

Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti compare anche un possibile presunto racket dei minimarket gestiti da imprenditori bangladesi nel quadrante ovest della capitale: una pista che resta ancora tutta da verificare ma che spiegherebbe la scelta di un coltello da cucina e la freddezza dell'esecuzione. Infine non è esclusa una matrice esclusivamente personale, legata a vicende sentimentali o a vecchie ruggini importate dal paese d'origine.

Il triplice omicidio Roma Casalotti nel contesto della cronaca nera italiana

Il triplice omicidio Roma Casalotti arriva in coda a un mese di cronaca nera particolarmente cupo per l'Italia. A San Stino di Livenza, nel veneziano, il 14 giugno un diciassettenne ha confessato l'omicidio della zia, la professoressa Chiara Guerra, gettata in un canale dopo essere stata colpita con quarantadue coltellate. Pochi giorni prima, il 4 giugno, sempre nella periferia ovest di Roma, a Casal del Marmo, un cinquantasettenne era stato ucciso a coltellate da un vicino diciottenne dopo una lite condominiale per i rifiuti.

Sono storie diverse per moventi e protagonisti, ma accomunate da uno stesso schema preoccupante: il coltello come prima arma, la prossimità affettiva o di vicinato come scenario, l'irruzione della violenza in famiglie senza precedenti penali. Di conseguenza il dibattito politico sulla sicurezza nelle periferie e sul disagio dei giovani migranti è destinato a riaccendersi. Tuttavia, per ora, l'unica urgenza è catturare il responsabile di questa strage prima che lasci l'Italia. Infine, resta il dolore di una bambina di cinque anni, Alicia, che a Casalotti tutti chiamavano «la piccola della scala».

Fonti: ANSA, Open, Tgcom24.

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